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Il risorgimento: un tumore che uccide le coscienze

Antonio Pagano

Iniziamo, innanzitutto, da dati concreti: risulta che al Sud i disoccupati sono il triplo rispetto al Nord, e in alcuni casi addirittura il quintuplo (Calabria e Sicilia), si ha cioè che il tasso di disoccupazione si è ancor più incrementato: passa dal 6,1% del 2007 al 6,7% del 2008. Ecco, da questi e da altri dati dell'Istat, si capisce che non esiste l' "unità", ma ci sono due Italie, che si distaccano sempre più, mentre lo Stato italiano vuole dare a intendere - beffardamente - che ci sono 150 anni di "unità". 

Purtroppo la vera "unità" non è quella mascherata e mummificata che lo Stato italiano ci propone da 150 anni con la vigliacca commemorazione savoiarda che si continua a perpetuare nelle scuole, nelle pubbliche cerimonie, nei puerili congressi allestiti, spesso con lo scopo non tanto nascosto di impinguare gli amici degli amici con i soldi prelevati ad abundantiam dai fondi stanziati per il Sud.

Per il Sud lo Stato italiano non fa nulla. Non ha mai fatto nulla, se non quello di sfruttarlo. Per lo Stato italiano, supportato dagli ascari politici meridionali, il Sud deve restare sempre una colonia per far sguazzare le cosche finanziarie del Nord. Se allo Stato italiano interessasse veramente lo sviluppo del Sud avrebbe, dopo 150 anni, già risolto il problema, almeno per riparare all'immenso male che è stato fatto ai Meridionali con questa criminale "unità".

La Germania in soli 20 anni ha praticamente risolto il problema della sua riunificazione; da noi, invece, in 150 anni è stato creato un solco tra Nord e Sud. Come può considerarsi positiva l'unificazione se una grande nazione, quale era il Regno delle Due Sicilie, fu trasformata in dieci anni di violenze, soprusi, distruzioni e rapine nordiste-savoiarde, in una colonia piemontese e non in una parte dell'Italia?

Perché lo Stato italiano continua a mentire? Evidentemente c'è un interesse profondo se questa vigliacca presa per i fondelli dura da 150 anni.

L'unificazione ha eliminato, inoltre, un enorme capitale umano: sono milioni i meridionali che sono stati costretti a emigrare dal periodo postunitario ad oggi. Il Nord, che ha potuto svilupparsi a scapito del Sud, con le rapine delle nostre ricchezze, ha dunque un debito nei confronti del Meridione, eppure dopo 150 anni non è ancora giunta l'ora di una riflessione spassionata e veritiera. Eppure la vera storia del Sud è lì, reale, palpabile, accertata, ma si continua a mentire. Perché?

Il Regno delle Due Sicilie aveva una capitale, Napoli, che era una metropoli in cui si concentravano forti realtà industriali e internazionali. Aveva la ferrovia più efficiente d'Italia, una flotta meccanizzata, industrie meccaniche e di precisione, numerose industrie tessili. Dagli atti dell'Esposizione Universale di Parigi del 1856 risulta che il Regno delle Due Sicilie era lo Stato più industrializzato d'Italia, terzo in Europa, dopo Inghilterra e Francia. 

Negli stabilimenti di Pietrarsa, nel 1840, ben 44 anni prima della Breda, fu inaugurata la fabbrica metalmeccanica di motrici a vapore per uso navale, rinomata in tutta l’Europa, tanto che lo zar Nicola I la prese a modello per Kronstadt.

In Calabria, a Mongiana, nell'attuale deserto boscoso delle Serre, sorgeva un complesso siderurgico d’avanguardia, da dove uscirono le catene per i ponti sul Garigliano e sul Calore, e che sino al 1860 fu il maggior produttore di ghisa e semilavorati d’Italia. A Salerno esisteva il cotonificio von Willer che impiegava 1.425 operai, la filanda di Piedimonte 2.159, quando in Lombardia la maggior filanda, la Ponti, non raggiungeva che i 414 addetti.

La flotta delle Due Sicilie era la quarta del mondo, con 9.800 bastimenti di cui un centinaio a vapore, 40 eccellenti cantieri navali, come i Filona al Ponte di Vigliena da cui nel 1818 uscì il primo vascello a vapore del Mediterraneo o Castellammare di Stabia, che con 1.800 addetti era il primo cantiere navale del Mediterraneo. Lo Stato duosiciliano, inoltre, per indirizzare la politica economica del Regno, aveva istituito nel 1851 una Commissione Statistica Generale che, affiancata dalle Giunte Provinciali e Circondariali, e da un Istituto di Incoraggiamento, incentivava l'iniziativa privata. E nel 1860, prima dell’invasione piemontese, la bilancia commerciale era in attivo per 35 milioni di ducati.

Perché dopo 150 anni le cose si sono rovesciate? Tutto questo indica tre cose: a) i governi meridionali erano di gran lunga superiori a quelli settentrionali, b) che i nordisti hanno rubato al Sud ogni cosa per poter uscire dai debiti e dal sottosviluppo e c) che da allora fanno ogni sforzo per sottrarre al Sud ogni risorsa a loro utile.

Poiché questi 150 anni dimostrano che l'Italia è ancora più divisa che nel 1860, non si può più continuare a far finta che siamo «uniti» e che si deve "festeggiare" questa inesistente "unità". I festeggiamenti vanno bene per il Nord, che da questa unità ha tratto incommensurabili benefici, ma non certo per il Sud che ancora oggi ne paga le funeste conseguenze.

Analizzando la situazione sociale ed economica del Sud ci si accorge, però, che il suo più pericoloso nemico, non è la classe dirigente del Nord, ma soprattutto quella del Sud, formata da numerosi ascari, novelli «liborioromano» al servizio del Nord, o in cambio del classico piatto di lenticchie oppure per fare sceneggiate. Traditori e coglioni. Più o meno, forse in peggio, di quella classe politica duosiciliana del 1860 che permise agli sciacalli piemontesi di violentare il nostro territorio.

Dove erano, infatti, gli onorevolissimi politici meridionali quando la classe dirigente meridionale perpetrava l'assalto alla diligenza dei fondi comunitari? 

Quando divorava le risorse per la sanità e la formazione professionale organizzando corsi di cucito e di ballo televisivo? Dove erano mentre i centri storici delle città avevano bisogno di persone competenti e operai specializzati e non di speculatori edilizi, per salvaguardare il patrimonio culturale? 

Dove erano quando le centinaia di società partecipate da loro create a tutti i livelli, pure per gestire i giardinetti condominiali, venivano gonfiate di personale precario, opportunamente ricattabile a tempo di elezioni, per gestire tutte le stesse identiche funzioni? 

Dove erano durante l'emergenza rifiuti a Napoli e a Palermo? E possibile che nessuno si accorga che a Napoli e in Puglia arrivano ancora camionate di rifiuti tossici dalla "linda" Padania? Che nessuno di loro fosse sfiorato dal sospetto di tragiche connivenze sulla pelle dei meridionali? Dove erano e cosa facevano mentre con i fondi FAS si finanziavano le varie esigenze del Nord? 

Dove erano e cosa facevano quando il famoso black-out elettrico del 2003 oscurava l'Italia, ma soprattutto la Sicilia, l'ultima regione a riavere la luce grazie all'assenza storica di un piano energetico e nonostante sin da allora producesse gran parte del fabbisogno nazionale? Dove erano mentre tutto il Sud andava a rotoli e le risorse per il suo sviluppo venivano diversamente e arbitrariamente impiegate tenendo d’occhio solo il tornaconto personale e mantenere il culo ben incollato alla poltrona?

Dove erano tutti questi onorevolissimi signori? E con che faccia e con che propositi propongono ora un Partito del Sud? Un partito del Sud, tra l’altro già esiste, ma guidarlo non possono essere certo questi “onorevolissimi” signori. Con questa gente noi del Sud non possiamo andare da nessuna parte. Forse siamo l'unica nazione al mondo che ha sviluppato questo tumore al suo interno, un tumore che devasta le coscienze e rende, questi servi sciocchi, perfidi traditori e nemici del loro stesso sangue.

Antonio Pagano


DUE  SICILIE nr. 1 anno 2010DUE  SICILIE
nr. 1 anno 2010
Sommario
3. Largo ‘e Palazzo
4. La Reggia di Caserta
5. Torna il Parlamento delle Due Sicilie
6. La Civiltà Cattolica
8. I Borboni
10. Non tutti sanno che ...
12. Il Capitano Schiavone
14. I Cavalieri dell’Ordine della Nave
16. Accademia Italo Australiana
17. L’Assedio (10)
25. Lo Scaffale duosiciliano
26. Scalfari e il filo che lega Nord e Sud
27. L’Armata di Mare
28. Storia di Pignataro in età moderna
30. 2011
31. Mezzogiorno, infrastrutture e trasporti
32. Prove tecniche di secessione
33. Il sistema bancario meridionale
34. Il presepe dei napoletani all’estero
35. Brunetta e lo sbarco dei mille
36. Commemoriamo i 150 anni di unità
37. Sante Marie, Tagliacozzo
38. Le Voci di dentro

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