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Fonte:
DUE  SICILIE - nr. 4 / 2008

Meglio l’indipendenza che essere una delle due Italie


Dopo tre tentativi andati a vuoto la Lega Nord, con un governo  composto da nordisti e da alcuni servi meridionali, riuscirà ad applicare in Italia il federalismo fiscale. Il Sud, così, ormai non più utile ai bisogni coloniali dei tosco-padani, verrà buttato via come un limone spremuto, quadruplicando la disparità con il Nord, tanto che la "questione meridionale" si trasformerà in "Italia divisa in due".

Il federalismo, infatti, prevede di lasciare alle Regioni l'80% dell'Iva, un gettito Irpef non inferiore al 15% e il Fisco applicato a giochi e tabacchi. Da evidenziare che l’IVA pagata dal Sud a imprese che hanno sede legale al Nord è conteggiata (e resta) al Nord.

Meglio l’indipendenza che essere una delle due Italie

In Lombardia così rimarrebbero 22 miliardi di euro, in Veneto 10 miliardi, in Emilia Romagna 9,3 miliardi, in Piemonte 8,2 miliardi, in Campania 5,8 miliardi e in Puglia 4,6 miliardi. La regione che più dovrà preoccuparsi è la Basilicata, che, anche se produce il 18% di petrolio consumato in Italia, avrebbe un deficit di 2 mila euro per abitante, seguita dalla Calabria con 1.789 euro e dal Molise con 1.776 euro.

La amoralità di questo federalismo fiscale sta, dunque, nella voluta dimenticanza delle enormi risorse drenate dal Sud verso il nord, dal 1860 fino ad oggi. Tra le quali son da ricordare gli enormi sussidi concessi alle aziende settentrionali, il forzato consumismo dei meridionali a vantaggio delle industrie del Nord, a loro volta realizzate e portate al successo col sudore di generazioni di emigrati dal Sud, fino ai veri espropri, spesso in connivenza con le mafie, di tutte le risorse locali, nazionali e comunitarie che le classi dirigenti meridionali, quasi sempre conniventi, hanno "dovuto" far gestire all'imprenditoria e alle istituzioni del nord - che hanno "operato" con la illegalità del "liberismo" padano - alla finanza dei Sindona e dei Calvi, a tangentopoli, alla Parmalat, ecc.

Questo federalismo è, quindi, antimeridionale, come avviene sempre con i provvedimenti primari del governo "italiano" di turno.

La prima conseguenza sarà quella di permettere alle organizzazioni criminali di gestire sovranamente i propri affari, anche perché al Sud lo Stato non è mai presente.

La seconda è che il Sud nel 2013 sarà escluso dai fondi europei per le sue relative migliori condizioni rispetto ai Paesi ultimi entrati nell'Unione, cosa che non avverrebbe se il Sud fosse indipendente.

Oggi, all'assistenzialismo a cui è stato relegato il Sud, che paradossalmente le statistiche scoprono essere fenomeno maggiormente diffuso a Nord, si risponde col fare un faraonico ponte sullo Stretto, appaltato alla Impregilo (Fiat) e ad altre aziende del Nord, cioè con soldi che si faranno apparire inviati al Sud e che invece ritorneranno, come sempre, al Nord. è, poi, prevista anche una "Banca del Sud" (sarà la stessa entrata nelle recenti inchieste della magistratura?) per metterci i risparmi e le tasse dei meridionali da trasferire più facilmente al Nord. A parte, ovviamente, tutti gli altri enormi interventi per risolvere il "malessere" del Nord, vedi Malpensa, l’Expo, le autostrade, ecc. ecc.

Questo è il vero volto di questo federalismo fiscale che è, in pratica, il riconoscimento ufficiale del dominio effettivo del Nord sul Sud, come impone il capitalismo, soprattutto non globalizzato, affinché la parte produttiva possa scaricare quotidianamente le proprie merci con minori costi possibili nel più vicino mercato di consumo e comodamente incassare il prezzo, incluse le risorse fiscali autoctone.

Basta! Bisogna dare un alt a queste rapine legalizzate a nostro danno. Ogni giorno in modo subdolo, vergognosamente spudorato, l’economia del Sud viene saccheggiata senza opposizione da parte della nostra classe dirigente, passiva, prona ai dominatori tosco-padani?

Si deve ritornare indipendenti: è una necessità storica. Potremmo avere sicuro sviluppo solo se liberi da questa parassita Italia, mafiosa e massonica, fondata nel 1860 da ladri famelici, assassini, servi sciocchi, traditori furbi, ruffiani avidi e ignoranti. è con l’Italia unita che queste jene sono nate e hanno formato, senza soluzione di continuità tra i vari regimi succedutisi, la classe dirigente di questo Stato cosiddetto "italiano" che, per noi del Sud, per come siamo da sempre trattati, non è il nostro Stato e, meno che meno, la nostra nazione.

Indicativa, in proposito, è l’intervista fatta il 15.12.2005 da Antonio Di Pietro ad Angelo Notarnicola: «C’è una rete trasversale di potere politico-economico e finanziaria che non è mai stata smantellata, che è impossibile smantellare, che determina chi deve andare al governo, chi deve andare in Parlamento e chi deve fare il Governatore della banca d’Italia. Si adatta al colore politico emergente, a quello verso cui i cittadini sembrano in un determinato momento provare una certa fiducia». La rete trasversale è quella massonica.  chissà se Di Pietro, quand’era al Governo, era cosciente di essere una semplice marionetta.

Questa Italia è marcia. è nata marcia.

E per nascondere le sue vergogne non smette mai di coprirle con le menzogne del "risorgimento", vile propaganda per ingannare l’opinione pubblica sulla guerra di conquista fatta dai piemontesi con l’aiuto degli inglesi e dei francesi. E a scuola si continua a insegnare che il Regno delle Due Sicilie era povero, arretrato, con un Re quasi barbaro, crudele, oppressivo, mentre il regno piemontese, al contrario, era progredito, benestante, liberale, "europeo". Assassini e terroristi, come Garibaldi, Cavour, Savoia II, Cialdini e Mazzini, sono considerati "eroi". E vengono nascosti i genocidi fatti dai piemontesi nel Sud. E che si legittimò la criminale conquista con falsi plebisciti.

Le menzogne create dai beceri Savoia non sono più giustificabili oggi che c’è una repubblica. Con queste ormai puerili menzogne è evidente che l’apparato statale è sempre lo stesso del 1860. I Savoia furono cacciati nel 1946 perché non fossero di impedimento ai ladroni di turno.

Lo Stato è contro il Sud.

Basta, dunque, con questa Italia che ha riempito il Sud di rifiuti tossici delle industrie del Nord, del quale fatto, sui media, non si parla mai anzi si insiste solo e sempre con il mostrare le proteste "selvagge" della "plebe" napoletana.

Basta con questa Italia che sfrutta il Sud come mercato per le industrie del Nord. Basta con questa Italia che non tralascia occasione per far risaltare il sottosviluppo del Sud per coprire il malgoverno del Nord. è l’ora, dunque, di un altro plebiscito per far conoscere al mondo la nostra determinazione a non voler star più con questa Italia. Uno Stato mafioso e massonico che non ci appartiene, che semina odio e che pian piano sta distruggendo l’identità della nostra gente in un crescendo ormai quasi irreversibile.

Antonio Pagano

Due Sicilie

Nr. 4, luglio/agosto 2008

Sommario

3. Largo ‘e Palazzo – 4. Bitonto 2008 – 5. Meglio l’indipendenza che essere una delle due Italie – 6 La Civiltà Cattolica – 8. I Borboni – 10. Non tutti sanno che – 11. Garibaldi contro Garibaldi – 12. Il Grande archivio di Napoli -  14. Federalismo fiscale. Emigrazione – 15. Real Osservatorio di Capodimonte – 16. Così morì Capua – 17. L’assedio – 25. Lo Scaffale duosiciliano – 26. ‘A Madonna ‘e Vagne – 27. Attacco all’arma … Bianca Tragni – 28. Quando il ferro contava più dell’oro – 29. Ipse dixit – 30. L’età dello scrocco – 31. L’ineluttabilità della separazione italiana – 32. L’Armata di Mare – 33. L’Associazione Due Sicilie di Gioiosa Jonica – 34. Così fu fatta l’unità – 36. L’isola di Ponza – 38. Le Voci di Dentro.



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