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Vincenzo D'amico ha inviato la lettera che pubblichiamo, ben argomentata, a Mario Cervi autore di "Ma quali colpe dello Stato: coi Borboni stavano peggio" pubblicato a pagina 11 del quotidiano il Giornale del 2 settembre 2009.

Caro Direttore Cervi,

Vincemzo D'Amico
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3 Settembre 2009

Caro Direttore Cervi,

in primis la invito a chiamare i Sovrani con il proprio nome, perché lei sta offendendo non solo la memoria del pio e coraggioso Francesco II, ma pure la memoria storica del Sud Italia.

Inoltre le ricordo che a Gaeta sotto le bombe del cugino, dimostrò un coraggio e una dignità che altri personaggi non ebbero nel 1943. Eppure la nostra toponomastica abbonda di riferimenti per quel piccolo uomo, il firmatario delle leggi razziali.

In base a quale criterio nel 1859 il Piemonte era "liberale" e il Reame "reazionario"?

Lo sa lei che quando Ferdinando II sposò Maria Cristina di Savoia dei funzionari piemontesi vennero a Napoli per studiare i codici napoletani, che avevano conservato e migliorato i codici francesi. Mentre in Piemonte non solo furono abrogati, ma per cancellare la memoria del periodo napoleonico, periodo in cui il Piemonte divenne una provincia francese, si discuteva sulla opportunità di abbattere un ponte costruito dai transalpini. Se non mi crede legga, Pro domo mea, un libro del 1865, conservato presso la Biblioteca Provinciale di Avellino.

Lei mi dirà che il Piemonte, era l'unico tra gli stati italiani, ad aver mantenuto la costituzione. Ma questa carta ottriata a quanti cittadini dava il diritto al voto?

Mentre la massa dei sudditi del re savoiardo non se la passava affatto bene, basti leggere Don Giovanni Bosco.

Invece nel Reame dai tempi di Don Carlo esistevano i Real Alberghi dei Poveri, che accudivano preparando alla vita i poveri. Lei sa bene che dopo la "liberazione", tali istituti decaddero... ma come mai tutto decadde nel Reame dopo il 1860?

A Napoli la costituzione, dopo i gravi episodi del 15 maggio 1848, era stata sospesa. A detta di Settembrini, l'autore delle famigerata protesta (chissà se vivesse adesso nel Sud Italia cosa scriverebbe!!!), il fallimento della costituzione e la giornata di sangue è da imputare alle pretese assurde dei radicali.

Riporta Napoleone Colajanni, in L'Italia del 1898 edito da Galzerano, il quale non aveva alcuna simpatia borbonica, che nel Reame dal 1815 al 1856 ci furono 2067 condanne per reati politici. Mentre nel solo 1898 in sole tre città del Regno d'Italia: Napoli, Milano e Firenze, i soli tribunali militari (esclusi quelli civili quindi) emisero 2500 condanne per reati politici.

Le faccio un altro esempio, il fratello di Pisacane, Filippo, non ebbe alcun problema dopo la folle impresa del germano, potè continuare a militare nell'esercito napoletano.

Passannante, che graffiò con un coltellino il re buono, fu sepolto vivo in un carcere toscano, mentre il fratello e la madre furono rinchiusi in manicomio, semplicemente perché suoi congiunti. E solo l'anno scorso la testa di Passannante ha trovato degna sepoltura.

Mi dica, egregio Direttore, qual è lo stato più civile il Regno delle Due Sicilie o l'Italia umbertina?

Sull'amministrazione del Reame, quando Ferdinando II ascese al trono nel 1830, la situazione finanziaria era drammatica, retaggio del decennio francese, ma soprattutto dei moti del 1821 e della conseguente invasione austriaca. Ma Ferdinando II, che la democraticissima Italia ha condannato alla damnatio memoriae, condannando un terzo dei suoi figli allo sradicamento, risanò il bilancio pubblico senza aumentare la tassazione, al contrario. Ma d'altra parte il Reame ha sempre potuto contare su grandi economisti, nel periodo ferdinandeo brillò la stella di Ludovico Bianchini, fondatore della storia economica, anticipatore del List, nonché autore della monumentale Storia delle finanze del Regno di Napoli. Ma il Bianchini dopo l'invasione non andò in soccorso dei vincitori e pertanto è stato condannato all'oblio. Un altro esempio di mentalità liberalissima e democraticissima.

Lei porrebbe chiedermi perché il Reame crollo?

Per capirlo bisogna analizzare la politica estera napoletana del periodo ferdinandeo.

Ferdinando II si emancipò da qualsiasi tutela straniera, riuscendo a tener testa in più occasioni alle pretese della potentissima Inghilterra, cedendo solo davanti alla forza.

Ma la vera svolta ci fu nel 1853, quando l'Austria, in occasione della guerra di Crimea, rimase neutrale, facendo passare il principio del non intervento. Così nel 1859 nessuno difese l'Austria e l'anno successivo la stessa cosa capitò al Reame.

Ma le ricordo che se i genovesi hanno venduto la Corsica, se il ganeiale Cavour ha venduto Nizza e Savoia, i Borbone non hanno mai ceduto un centimetro quadrato delle Due Sicilie!

E lei dovrebbe sapere che se oggi la Sicilia è italiana, il merito o più probabilmente la "colpa", visto come si sono evolute le cose, è di Ferdinando II. E le ricordo che ai tempi di Francesco I i diplomatico borbonici reclamavano ancora la sovranità su Malta.

Molti accusano Ferdinando II di miopia nella gestione della politica estera, essendosi illuso di poter vivere in pace, protetto dall'acqua santa e da quella salata. Invece se analizziamo bene la storia italiana, scopriamo quanto saggia fosse la politica ferdinandea. Il Re aveva capito che le Due Sicilie dovevano puntare sul Mediterraneo ed infatti aveva costruito una flotta formidabile, ed evitare di restare coinvolte nelle guerre europee. Guerre da cui si aveva tutto da perdere e niente da guadagnare come dimostrano i due conflitti mondiali.

Lei dice che questo revisionismo duro prende a calci il "nostro passato". Ma nostro di chi?

Fino a prova contraria state prendendo a calci da un secolo e mezzo il passato delle Due Sicilie, "regalandoci" un presente angosciante, noi si emigra ininterrottamente da un SECOLO!

Noi che siamo i "nipotini" di coloro che furono definiti "beduini affricani", di coloro che venivano fucilati sul posto, perché sorpresi nei campi con "troppo pane", o degli abitanti dei paesi rasi al suolo (ha mai sentito parlare di Pontelandolfo, Casalduni, Auletta e Montefalcione?) o di coloro a quali veniva misurato il cranio, per stabilirne scientificamente la loro innata propensione a delinquere, noi per questi e tantissimi altri motivi, come possiamo identificarci in coloro che, in barba al diritto internazionale invasero e saccheggiarono il sette volte secolare Regno delle Due Sicilie?

Concludo ricordandole che i famosi plebisciti non furono che una farsa, e che come recita un proverbio napoletano "Vittorio spogliò Napoli per vestire Torino".

Quindi non vedo perché io che vivo sulla MIA PELLE la catastrofe del 1860 dovrei festeggiare il centocinquantesimo anniversario della colonizzazione della mia Patria. o comunque avere una qualche forma di riconoscenza per personaggi come Cavour, che oggi sarebbe accusato di crimini contro la pace.

La saluto ricordandole che come è finito il vicereame spagnolo, un periodo aureo rispetto all'attuale, così un giorno, spero non lontano, finirà ...

Cordialmente

Vincenzo d'Amico





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