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Lettera Napoletana n. 17 - giugno 2009

Martedì 31 Maggio 2011

Lettera Napoletana n. 40

DUE SICILIE: UN PROGETTO DI LAGER PIEMONTESE NEL BORNEO

Nuovi documenti emergono dagli archivi militari sulla deportazione dei soldati borbonici progettata ed operata e dal governo italiano all’indomani dell’annessione del Regno delle Due Sicilie. Tra i piani del nuovo governo c’era quello di realizzare una grande colonia penale nel Borneo, isola dell’arcipelago indonesiano.

Giuseppe Novero, giornalista e ricercatore piemontese, lo documenta in un saggio appena pubblicato “I Prigionieri dei Savoia” (Sugarco, Milano 2011). Le ricerche di un luogo per confinare i soldati del disciolto esercito delle Due Sicilie, che in grandissima parte non avevano voluto entrare nell’esercito piemontese, ed i cosiddetti “briganti”, nella cui fila combattevano numerosi ex militari borbonici, cominciarono nel 1862 e “si protrassero – scrive Novero – fino al 1873”.

L’esplorazione del Borneo fu affidata al Comandante Carlo Alberto Racchia, che comandava la pirocorvetta “Principessa Clotilde”. «Lo stabilimento che l’Italia vorrebbe fondare – scriveva all’ufficiale nel 1869 il presidente del Consiglio Luigi Menabrea (1809-1896) – dovrebbe essere capace di almeno dieci o quindicimila deportati». Da sola, la cifra fornisce un’idea della repressione in atto nell’ex Regno delle Due Sicilie. Il ricorso alla deportazione di massa dei resistenti verrà teorizzata in questi termini nel 1872 dal ministro degli esteri Emilio Visconti Venosta (18291914) in una lettera all’ambasciatore a Londra Carlo Cadorna: «(..) se ci ponessimo in Italia ad applicare la pena di morte con un’implacabile frequenza, se ad ogni istante si alzasse il patibolo, l’opinione e i costumi in Italia vi ripugnerebbero, i giurati stessi finirebbero per assolvere o per ammettere in ogni caso le circostanze attenuanti. Bisogna dunque pensare ad aggiungere alla pena di morte un’altra pena, quella della deportazione, tanto più che presso le nostre impressionabili popolazioni del Mezzogiorno la pena della deportazione colpisce più la fantasie e atterrisce più della stessa pena di morte».

Prima del Borneo, il governo italiano aveva tentato senza riuscirvi di impiantare colonie penali in Patagonia (Argentina), in Tunisia, nell’arcipelago di Socotra, isola dell’Oceano indiano al largo del Corno d’Africa, nell’Africa portoghese. La deportazione nel Borneo dei soldati borbonici non riuscì per l’opposizione del governo inglese e, in misura minore, di quelli di Olanda e Spagna, che temevano l’avvio di una politica coloniale italiana. Ma l’Italia – come documenta il libro di Novero – continuò ad insistere fino al 1873. (LN 40/11)





Rapporto del Capitano di Fregata Comm. CARLO ALBERTO RACCHIA,

sulla traversata della Clotilde da Singapore ad Hong Kong



















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