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Fonte:
http://nazionedelleduesicilie.blogspot.com/

LE MATRICI DELLA CRISI IDENTITARIA - 3

Nello Esposito

lunedì 12 luglio 2010

NON GENERALIZZO, MI GUARDO ATTORNO

La rinascita dell’identità di un popolo, passando per la riscoperta della propria storia, mal si concilia con la strafottenza, la prepotenza, il bisogno si essere assistiti, ed il voler passare per furbi del popolo meridionale.

Sic et simpliciter.

La prepotenza dei piccoli gesti di un popolo, come il non saper stare in fila, o voler parcheggiare in sosta vietata, o voler costruire una casa abusiva, caratterizza la vita di tante persone.

Chi commette un atto incivile, come chi lo subisce, che deve sottostare, con le conseguenze del caso, alla prepotenza altrui, ricavandone perdite di tempo, di diritto e di civiltà diffusa, nonché l’etichettatura da parte dell’intera nazione italiana, di “popolo incivile che bisogna educare”.

Esempio di sfruttamento di un'etichetta, sono le assicurazioni RCA.

Il meridione è posto fra l’incudine ed il martello.

Da una parte le compagnie di assicurazione toscopadane, che sfruttando dati statistici ormai superati, hanno catalogato il popolo del meridione come truffatore, e per tanto lo punisce, indistintamente, con tariffe proibitive.

Dall’altra i truffatori, i prepotenti, quelli che si svegliano la mattina per farsi i giri degli ospedali in cerca di feriti a cui proporre l’affare, essere ufficialmente “investiti” per riscuotere il risarcimento danni.

Altro capitolo sono invece, tutti quei falsi lavoratori, che trovano posto nelle imprese fantasma, lavatrici della camorra, quelle create per attingere dalle emergenze del meridione. Il lavoratore, solo ufficialmente, visto che continua a fare il parcheggiatore abusivo, percepisce una parte della busta paga emessa dall’impresa della camorra, l’altra parte va nelle tasche del clan, soldi puliti.

Di meridionali truffatori, l’italia intera ne è piena. Cercare un modo di guadagnare SENZA LAVORARE (ma parliamo di poche migliaia di euro, perché per la categoria MILIONI TRUFFATI nessuno batte i padani) è sintomo di mancanza di identità, strafottenza del territorio e di un popolo.

Perfino la gioventù, quella che dovrebbe essere il nostro domani, è fiera di portare un coltello, o fare da pony express delle armi per la camorra, che gli garantisce un “fisso” mensile solo per fare il palo nei quartieri ghetto.

Migliaia di contadini che dismettono la coltivazione tipica della propria famiglia e della propria terra, per accedere ai fondi comunitari, si ritrovano poi con un pezzo di terra economicamente improduttivo, costretti quindi a mettere a reddito, tramite l’abusivismo edilizio, il loro pezzo di terra.

Ancora l’assistenzialismo forzato, cioè tutti quei lavoratori che, schiavi di un padrone, fanno parte della squadra di operai di un azienda improduttiva, che magari fino a ieri hanno prodotto videocassette, ed oggi si trovano ad affrontare la crisi per colpa di chi non ha investito nella rigenerazione e riconversione della produzione. Pretendono che lo stato risolva il loro immobilismo.

Pure i professionisti, i colletti bianchi, gente che per 30 anni sono stati a capo chino sui libri di scuola per diventare, avvocati, architetti, commercialisti. Anche loro vivono ancora nell’idea che si è più bravi si hanno le conoscenze giuste nel posto giusto. Purtroppo è così! In un quartiere si da il permesso per costruire un palazzo architettonicamente orrendo, mentre chi vuole costruire una semplice scala riceve un secco diniego. È veramente squallido passare una giornata sull’ufficio tecnico comunale, vedere i dipendenti in divisa da fancazzista, accerchiati da viscidi professionisti intenti ad accaparrare qualche favore o qualche “distrazione”.

Il resoconto di una giornata tipo di un meridionale, lo si può leggere nella favola della gazzella e del leone, “non importa tu chi sei, basta che inizi a correre”, che tu sia una vittima o un carnefice del disagio del popolo meridionale, sei costretto a sopravvivere, arrancare per arrivare a fine giornata, quindi non ti biasimo se storci il naso quando senti parlare di rinascita di identità meridionale, hai altro a cui pensare.

Naturalmente per ogni punti evidenziato, ci sono centinaia di voci che possono affermare il contrario, ma vi assicuro che ho solo tristemente descritto la maggioranza della gente che mi circonda.

Nello Esposito


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