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ANNALI CIVILI

DEL

REGNO DELLE DUE SICILIE

Paulum sepultae distat inertiae Celata virtus.

HORAT. Lib. IV. Od. IX.

VOLUME LV

SETTEMBRE, OTTOBRE, NOVEMBRE E DICEMBRE

1855

NAPOLI

STABILIMENTO TIPOGRAFICO DEL REAL MINISTERO DELL'INTERNO

NEL. REALE ALBERGO DE' POVERI

1855

SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, DELL'AGRICOLTURA, 

DELLA PASTORIZIA E DELLE INDUSTRIE 

NELLE PROVINCE CONTINENTALI 

DEL REGNO, DAL 1815 FINO AD ORA.

Ad un dotto ed importante lavoro si sobbarcavano le Reali Società Economiche delle Province continentali del Regno, quando invi tate dal Reale Istituto d'incoraggiamento a dissertare su tredici argomenti o quesiti agronomo-industriali, intendevano la mente a svolgere la storia particolarizzata di queste primarie fonti di ricchezza tra noi, considerandola specialmente nello stadio di circa 40 anni quanti ne sono decorsi dal 1815 in lino ad ora, e partendola in categorie perché più spiccanti e sensibili ne sieno i paragoni ed i risulta menti. E il Cav. Felice Santangelo, degnissimo Presidente che è dell’illustre benemerito nostro Istituto, nel suo Discorso agli Accademici, messo in fronte alla Disamina eseguita dal Reale Istituto d'Incoraggiamento de' saggi esposti nella solenne mostra industriale del 30 Maggio 1853, nell’assegnare le ragioni per le quali si era indicato il 1815 come punto da cui iniziare la rassegna de' fatti industriali fino a' giorni nostri, con molta verità soggiungeva:

» Non doversi rivocare in dubbio che la storia del nostro progresso industriale metta capo all’epoca felicissima della ristorazione, cioè al 1815.

» Se nello scorcio del passato secolo, e in sul cominciare del presente il movimento industriale, che come elettrica scintilla scosse dall’un capo all’altro Europa tutta, trovò un' eco nella operosa attività di queste piagge amenissime, fu forza irresistibile si arrestasse nel mezzo del cammino.

» Abborrono le industrie ed i privati commerci da' bellici ¡strumenti e dal cozzare delle spade. L'iride della pace, la simpatia, e la stabilità di un reggimento paterno soltanto possono far sì che essi prosperino ed avanzino.

» Della quale storica verità a persuadere coloro, che per sistema sono schivi a prestar benigna credenza a non mendaci parole, acconcia più che mai mi è parata la occasione, avvegnacché per poco mi slargassi dal proposto subbietto, metter loro sott'occhio un riassunto, per quanto rapido, altrettanto fedele de' progressi industriali per noi da quel l'epoca in avanti ottenuti in ogni svariata branca delle nostre industrie patrie.

Segue il eh. uomo ad esporre il promesso reassunto de' preziosi documenti all’uopo raccolti; e comeché per sommi capi egli tocchi assai dottamente di tutti, pure agli studiosi delle scienze economico-industriali, della statistica e della storia, non parrà mai superfluo il potersi impossessare delle speciali monografie e de' minuti particolari onde poté l’operoso Presidente delineare il più bel quadro di cui si adorna l'elegante volume intitolato al magnanimo Monarca ebe regge felicemente i nostri destini.

32 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


Gli argomenti di mi facevamo parola sono i seguenti,

1.° Quali terre che fino al 1815 non erano coltivate sono state poi messe a coltura, indicandone la posizione, la condizione e la natura. Quali fra queste erano prima paludose o sterpose e si son poi bonificate. Da chi e come sono fatti colli lavori. Io quale epoca sonosi cominciati ed in qual'altra menati a compimento.

2.° Quali nuove coltivazioni sonosi introdotte; se di derrate o piante del Regno o straniere; con quale successo. Presente loro condizione. Epoca della loro introduzione ed estensione.

3.° Quali coltivazioni antiche hanno ricevuto maggiori incrementi o miglioramenti. Indicarsene la natura e la loro presente importanza.

4.° Quali nuove piante destinate all’esercizio delle manifatture si sono coltivate. Stato presente delle coltivazioni di dette specie di piante.

5.° Quali nuovi metodi macchine ed ordigni sonosi introdotti nell’agricoltura con successo, da chi ed in qual'epoca.

6.° Stato presente della pastorizia, paragonato a quello tanto del 1815 che del 1830. Quale nuove razze sonosi propagate, quali miglioramenti, e quando e con quali mezzi.

Quali nuove specie di caci si fabbricano, quali miglioramenti si sono recali alle antiche maniere di fabbricarli, da chi e quando e con quali mezzi.

8. Quali miglioramenti si sono ottenuti nella qualità delle lane, da ciìi, in qual epoca, e con quali mezzi,

9.° Quali mutamenti trovansi recati al nutrimento ed allevamento del bestiame; effetti ili questi mutamenti; loro maggiore o minore estensione. Per opera di chi ciò siasi conseguito.

10.° Quali miniere sono ma lavorate. Quali abbandonate.

11.° Quali arti e manifatture nuove si sono vedute stabilite dal 1815 finora in ciascuna Provincia. Qual'e precisamente l’epoca dalla quale si è notato maggiore progresso. Loro presente condizione.

12.° Quale è lo stato delle arti e manifatture che si esercitavano prima del 1815.

13.° Quali arti e manifatture si esercitano negli Stabilimenti di Beneficenza.

Ad essi hanno così risposto le Commissioni prescelte nel seno di ciascuna Società Economica a studiare i quesiti ed esaurirli.

TERRA DI LAVORO

Molte terre ne' cinque Distretti onde compresi questa provincia, specialmente di Nola, Sora, Gaeta e Piedimonte, site in tutte le posizioni e di natura sabbiosa, argillosa, e calcare sono state messe a coltura dal 1815 fin oggi, ed ora prosperano al pari delle altre per piantagione di alberi fruttiferi, o di appoggio alle viti detti comunemente arbusti, non che per abbondanti ricolti di cereali e civaie. Riuscirebbe impossibile dinotarne la estensione, e vi vorrebbe del tempo, poiché la maggior parte di esse si sono confuse con le altre antecedentemente dissodate e coltivate.

Cresce poi alla giornata e sotto gli occhi di tutti nel Distretto Capoluogo l'avidità de' proprietarii di stendere le loro coltivazioni fin sotto le cime delle colline, e nelle pianure che vi esistono.

33 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


I terreni paludosi bonificati in questa provincia esistono principalmente nella vasta estensione dell'antico Campostellato, ora Mazzoni di Capua, presso il lago di Fondi nel Distretto di Gaeta, ed in Acerra Comune del Distretto dì Nola.

La vasta estensione ile' Mazzoni ora è divisa in tre parti; la prima asciutta, ma di qualità cattiva perché soggetta ai miasmi delle zone sottoposte; la seconda fu prosciugata, mediante canali di bonifica; la terza zona, perché sottoposta al livello del mare, lo dovrebbe essere con opportune colmate, facendovi sboccare il Volturno che vi scorre; e ciò appunto è cominciato a praticarsi con buon successo.

Opera immortale del felice Governo dell'Augusto nostro Re Ferdinando II si è stata quella d'intersecare i terreni suddetti con apposite strade in più direzioni, toccando i principali paesi di quei luoghi, e precipuamente da mezzogiorno a settentrione con la via, che da Napoli mena a Cappella Reale sulla strada di Mondragone, traversando il fiume con un ponte a battelli. Altre strade la intersecano, e specialmente quella, che da Capita mena a Castelvolturno, posto alla foce del fiume presso il mar Tirreno. Tale saggio provvedimento, oltre che ha reso più attivo e sicuro il commercio, ed inciviliti i paesi, ha fatto accessibili quei luoghi, che erano un tempo impenetrabile asilo de' malviventi.

Altra stessa quantità di terreni sì nell'agro dicano, che in quello di Mondragone è stata messa a coltura, e corrispondono con si abbondante prodotto, che danno oltre le quaranta tomola a moggio di granone; essendosi ancor creato un capitale non insignificante per alimentare il bestiame d’ogni sorta, che vi si mantiene. Finalmente gode l'animo nel vedere quelle deserte terre oggi in più punti rivestite di alberi fruttiferi e da legname, nonché di vigneti ed arbusti, secondo l'uso di queste parti della provincia.

Con minore alacrità dal 1815 in poi si è proceduto alla bonifica de' terreni di Fondi presso al lago dello stesso nome. Poche terre inoltre montuose e boscose sono state dissodate. Il gran canale detto di Feere, ed il ripulimento e scavo di altri han però utilizzata qualche parte delle estese pianure paludose; ma in generale è a ritenersi che le opere fatte per la bonifica Fondana non hanno avuto tutto quel risultamelo, che era da attendersi dalle grandi spese erogate, le quali sono andate per la massima parte perdute.

In Acerra poi esistono i tre demanii di Lenza, Grottareale, e Cappelluccia, a circa quattro miglia dal paese, ed al Nord-Est, e precisamente in quel seno che con Calabricito, Pantano e Frusciteli!, formano l’antico bacino delle perenni inondazioni del vetusto Clamo. Il poco terreno vegetale è quivi sempre mescolato a frammenti di pietra non vulcanica da formare massi disposti orizzontalmente, ove più duri e profondi, ove fragili e superficiali. Vi si vedono al presente prosperare pioppi gelsi, altre piantagioni.

All’Ovest del demanio di Lenza giace il pantano di Acerra, che pure faceva parte del bacino sopraindicato. Ora il terreno è semipaludoso argilloso, e mercé la buona agricoltura reso fertile. Grazie però ai lavori praticativi dal Real Governo, pe' quali da molli anni abbassatosi il letto del vicino lagno dell’Inferno o Liscara, lo scolo delle acque del Pantano essendo più libero, non più si è avuto a deplorare inondazione veruna.

34 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.



Al Nord del detto Pantano giacciono i due demanii di Frascitelli e di Sagliano, il primo di moggia 830, il secondo di moggia 312 parimenti bonificati. Egual sorte dal 1815 al 1844 si ebbe il feudo detto di Sannereto della estensione di circa novecento moggia, di terreno pressoché tutto argilloso; nonché i palchi Feneria vecchia e Feneria nuova di oltre a cento moggia resi fertili dal 1820 al 1821.

L'ultimo bosco dissodato in Acerra è quello di Oalabricito. Nel suo centro scorgonsi varie sorgenti di acqua sulfurea, ed un tempo da esse prendeva origine una parte del Clanio. Calabricilo è limitrofo ai demanii Cappelluccia e Grottareale verso l'Est; tre quarti di esso furono dissodate dal 1836 al 1842 dai Signori Spinelli, e l'altra estremamente petrosa, rimasta a fienile, serve ora di debole appoggio alla decaduta pagliaia di Acerra; ed un embrione di bosco di circa moggia 20 vedesi tuttora cingere le principali sorgenti del Ricello e di S. Giuseppe, le cui acque unite al così detto Ponte del Be, immettendosi di està nella gora di macerare canape e lino, e. poscia nel loro corso ingrossate, danno moto perenne a macchine idrauliche, dette i mulini di Acerra.

In conchiuaione i terroni boscosi dissodati in detto Comune giungono a circa tremila moggia, e quelli paludosi a circa cinquecento dal 1815 sin oggi.

Qui è d’uopo notare il periodico prosciugamento del lago posto sulle vette del Malese nel Distretto di Piedimonte, il quale in ogni anno all’inoltrata primavera, ritirandosi le sue acque, lascia una estesa porzione di terreni da pascolo, e coltivabili con profitto del signor Duca di Laurenzana, e di altri condomini.

Finalmente le opere di bonificazioni suddette nel bacino del Volturno, nel lago di Fondi, e nelle acque del Clanio, sono state effettuite dalla solerte Direzione di Ponti e strade del Regno, a spese de' fondi provinciali e comunali, e con speciali imposizioni su' terreni a proprietari, che han risentito giovamento.

2.° Dal 1845 sia per disposizione del Real Ministero degli Affari Interni, che a consiglio dell’operosissimo Istituto d'Incoraggiamento, e per ¡spontanee proposte della Società Economica, si sono introdotti e diffusi i semi della lupinella, erba medica, loglio perenne, cavolo arboreo, bietola bianca, meliloto di Siberia, panico altissimo, pimpinella, il cepisello, rutabaga, trifoglio bianco, il riso a secco delle China, l'orzo imaliense, a non ha guari quello del Perù, ed il pisello cece detto uovo di trotta fra le leguminose, come fra le graminacee il grano gigante di S. Elena, ed altre piante, di cui talune e specialmente le pratensi si vedon prosperare in lunga estensione di terreni: fra questi l'erba medica primeggia nel Mozzone per cura del Socio Sig. Giacomo Gallozzi, ed in Acerra per cura del socio Sig Ferdinando Spinelli.

Il poligonum tintorium, introdotto nel Regno nel 1840 dal Socio Sig. Giuseppe Antonio Rieci, solerte zelatore delle patrie industrie, fu con buon successo nell'anno seguente coltivato nel Capoluogo, ove mercé le cure adoperatevi dal segretario perpetuo della Reale Società signor Ferdinando d' Elia, si giunse da lui ad ottenere un bel saggio di perfetto indaco, da far gioire della riuscita il medesimo introduttore signor Ricci. Ciò risulta da apposita memoria inserita nel periodico della Società intitolato Campania industriale al volume primo, quaderno terzo, pagina 25.

35 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


Con buon successo inoltre vedonsi introdotti il gelso delle Filippine, della cui foglia si son fatti esperimenti, come nutrizione de' bachi, ma che ora si adopra come di facile vegetazione, e per innestarvi quelli di foglia migliore; tra gli agrumi i mandarini, che sonosi innestati con gli aranci, danno copiosissimo e gradevole frutto; tra le viti le varie specie di America, del Brasile, e di altri siti, dette uve fragola, Isabella ec.; (tra gli ortaggi il pomidoro piccolo a foggia di pero, di cui si diffonde sempreppiù la coltura, perché si conserva sino alla state susseguente; non che il topinamburo, la lattuga sanguigna, il nespolo del Giappone, la petromiàna del Brasile, l'ananas, varie specie di fragole, di aranci esotici, di progna, ed altri frutti.

3.° Le patate precisamente hanno ottenuta una estesa coltivazione e sempreppiù crescente, mercé le cure della Reale Società Economica, che sin dal 4817 pubblicava e diffondeva le analoghe istruzioni, sia riguardo alle varietà da introdursi, che pel metodo di cottura ed uso delle stesse, e che erano seguite da altee simili, e da ultimo per lavoro più completo del Socio Segretario perpetuo d' Elia approvato da una Cemmisstoae di Soci.

E guai premura si è data la medesima Società per propagare i gelsi, siano qudii delle Filippine, che gli ordinari! detti bolognesi, pubblicando ancora apposite istruzioni del detto Socio Segretario perpetuo d'Elia approvate dalla Commissione all'uopo eletta. Infatti si vedono moltiplicare alla giornata, tanta è la richiesta delle sue foglie per alimentare i bachi da seta, oggetto di generale industria nella provincia. E da rilevarsi con piacere che il Real Governo ne ha fatta estesa piantagione lungo la Regia strada ferrata da Napoli a Capua.

Da questa parte meridionale da qualche anno in qua veggonsi diffondere i pitti, sia pel loro frutto ricercatissimo che per I'alto prezzo del suo legno ne' lavori della marina. Questi alberi vedonsi alternati co' gelsi ne' lati della Regia strada ferrata.

Gli agrumi, gli olivi, i fichi, i noci, i mandorli, ed altri alberi da frutta ottengono un giornaliero incremento.

I prati artificiali, e massime il granone acquistano sempreppiù luogo nelle industrie agricole, come oggetti di grande importanza.

4.° Robbia. — Nel 1833 Attanasio Laisnè fu il primo ad introdurre la coltivazione della robbia nell'agro acerrano. Nel 1836 Pasquale Nuzzo e Vincenzo Calzolaio ne fecero un altro saggio. Nel 1838 il Commendatore D. Antonio Spinelli ne seminò moggia 25, nel palco quarto del Pantano. Nel 1840 la robbia occupava circa sessanta moggia: ad 1844 moggia centoventisette, e diede: fino a sedici cantaia a moggio, e fu venduta a ventotto ducali il cartaio.

Da quell'epoca il genere si accreditò tanto che di anno in anno si addicono sempre nuovi terreni alla coltura di tale pianta.

Da' piani di Acerra (ove in quest'anno forse per la stagione piovosa è cresciuta al massimo), la introduzione della robbia si e estesa nel Comune di Siriano e ne' campi di bellona e Vitulanio, adibendovi gli acerrani.

36 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


Canape o lino. — Queste piante già da da gran tempo fra le principali colture della provincia, e specialmente del primo Distretto, ove sono stimati i lini fini detti gualani di S. Prisco per le tele fine di uso comune fra le genti agiate, ed i lini rustici de mozzoni per tele più solide, e la canapa di Marcianise ed altre parti per le tele più forti, e di cui si covre la classe agricola ed operaia, si sono andate migliorando ed estendendo altrove per la ricerca all'estero, e per quella di altre parti del Regno, e specialmente per la fabbrica di filatura meccanica in Sarno limitrofa a questa provincia, che n'è fornita dal contiguo Distretto di Nola.

Sembra abbandonata per ora la coltura del sommacco e del cotone.

5.° Questa Reale Società Economica introdusse il coltre toscano, detto aratro del Ridolfi, l'estirpatore, l'erpice, il sarchiatore, quattro maciulle per la canapa, ed altri nel 1835.

Il defunto Socio Sig. Giuseppe d' Aquino, Principe di Caramanica, alla cui memoria non poco elogio è dovuto, introdusse ancora un aratro scozzese e diversi altri strumenti; non che gli strettoi idraulici per olio, e l'argano portagraticci per l'allevamento de bachi da seta sul modello in piccolo presentato a questa Società Economica dal socio Signor Giuseppe Caruso. Simili strettoi idraulici nel- T anno scorso si son posti da' Signori Lucarelli di Santa Maria nel loro casino presso S. Angelo informisi Il Signor Nicandro Marselli di S. Germano ha introdotto ivi un trebbiatore, che non ha corrisposto bene allo scopo, ed un ventilatore di utilissima riuscita. Finalmente in Acerra è molto divulgato Fuso di un piccolo aratro a tre vomeri per la seminagione della robbia e della canapa, introdotto da circa venti anni ad esempio nel vicino Comune di Pomigliano d'Arco; potendo adoprarlo un sol uomo in un terreno di circa due moggia al giorno, ed il terreno si esenta dal calpestio degli animali. 6.° La pastorizia, mercè i consigli e gli esempi della Reale Società Economica, se non è di molto immegliata dal 1815 in poi in quanto a qualità di razze, lo e senza dubbio per quantità. Ciò non ostante si sono introdotti i buoi di vantaggiosa statura, le capre di Angora, ed i merini, che fin dal 1850 danno copioso ed ottimo prodotto di lana e di latte. La specie equina poi, sia per gli stalloni provinciali forniti dal Real Governa, sia per lamor proprio de' posseditori di armenti v è alquanto progredita, fornendo alla giornata de' buoni cavalli per tiro e per sella, massime alla cavalle ria ed al treno.

Buoni porci poi si veggono nell'annua fiera di S. Stefano in Capua, taluni giungendo al peso di circa tre cantaia. L'Amministrazione della Real Casa del Re (N. S.), il defunto socio d' Aquino Duca di Casoli, i Signori Massari di Capua, i Signori Spinelli di Acerra, ed altri, han cercato d'introdurre degli armenti di vacche svizzere; ma comunque n'esistessero ancora in provincia, si è veduto per le osservazioni della Società Economica che la quantità di latte che ogni vacca fornisce, gioverebbe se si smaltisse in genere, non già manifatturate; giacchi la materia caseosa che contiene oltrecchè è scarsi, non può state a fronte di quella del le vacche indigene.

L'allevamento del filugello oltremodo esteso e la industria della seta organzina in Caserta, che tiene il posto fra le prime del Regno per la sua qualità, va qui ancora menzionata.

37 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


Tale industria, che in Caserta e taluni dei suoi villaggi giunge fino a 400 caldaie, ed occupa oltre le 1200 braccia, composte per la massima parte di donne, dà prodotto pregevolissimo per l'abilità delle filatrici e la qualità de' bozzoli, ed è spacciato in Napoli per le fabbriche d'Inghilterra, di Francia, ed anche di America, oltre il consumo delle fabbriche indigene, e specialmente quella di S. Leucio. Tale industria, che d' anno in anno è progredita, trovasi sempre in continuo aumento, di tal che la Real Fabbrica di S. Leucio merita menzione onorevole per la trazione, e pei tessuti di seta distinti per qualità, bellezza di colore, varietà e gusto di disegni, pe' velluti, pe' gros, per gli ormesini, i rasi, ed altre stoffe svariate, e richieste sopra ogni altro del Regno.

1.° I caci, che si fabbricano nella provincia si son mantenuti nel loro stato primitive: son tuttavia celebri le mozzarelle de' mazzoni, le provature di Acerra, le marzoline del Distretto di Gaeta, le così dette caciottelle di Piedimonte e de' Tifati, le ricotte di vetusta celebrità di Avella, Venafro, S. Germano e delle Mainarde e luoghi circonvicini, le natie o fior di latte di più luoghi, e i butiri di Carditello, di S. Leucio, e de' Mazzoni medesimi. Questi sono alquanto migliorati.

8.° Le lane, che si ottengono da' merini di Spagna, introdotti da' signori Spinelli di Acerra, dai signori Lanni, Vertechi e Petrarcone in S. Germano ed altrove, nonché dalle pecore indigene e da' merini suddetti, hanno migliorala non poco la loro qualità v e lo faranno sempreppiù in processo di tempo.

9.° Dalla introduzione de' prati artificiali si è tratto gran profitto pel nutrimento del bestiame, come assicura il Socio Signor Gallozzi, proprietario di pregevoli razze equine, bovine, e bufaline. Fra tutte le piante, che hanno meglio corrisposto è da menzionarsi l'erba medica, che dal 1819 od in quel torno vedesi coltivata la prima volta in Acerra, ed ora ne' Mazzoni ed altri siti.

Si è cercato dall'altra parte meglio condizionare le stalle; si è studiato di portar rimedio all'epizoozia, che sviluppasi di quando in quando, ed al tremendo male del barbone, che d'anno in anno attacca e distrugge intieri armenti di bufali. E da notarsi con piacere che i mandriani stessi contribuiscono a tale scopo, essendosi praticato di già l'inoculamelo per opporsi alla strage della schiavina nelle pecore.

10.° Le miniere di asfalto, ferro, manganese e caolinsite di Picinisco, che anderanno a cavarsi per conto del Real Governo, giusta il Decreto del 6 dicembre 1852.

La pietra detta idroclorica nel bosco di Monticello di proprietà del Comune di Colle S. Magno, conceduta per anni quindici ed a norma de' regolamenti al signor Bartolomeo d'Erba.

Di altra miniera di manganese, sin dal 1823 rinvenuta dal fu Socio Lapira negli Appennini, si ha notizia dagli antecedenti di questa Società Economica; come pure di una specie di carbon fossile rinvenuta in S. Donato, e non ha guari in Fontana presso Sora dal Dottor Zarlenga dimorante in Montecasino.

In quanto a marmi, la Società ha preso tutto V impegno per ricercarne i naturali depositi, occupandosi di quelli di bel colore ed ottima qualità esistenti in Pietraroia, ove ha spedito il Socio Sig. Gaetano Tenore, versata negli studii geologici. Se no hanno puro da Mondragone, da Dragoni ed altri siti, noti che da' monti di Caserta testé esplorati dal Socio segretario perpetuo signor d'Elia, e dal Socio signor Feniziani,

38 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


secondo i saggi presentati alla medesima Società, del pari clic risulta dalle carte di essa, che financo l'alabastro sì trovi su i monti di Picinisco.

11.° Sino al 1815, ogni specie d'industria nella provincia sia agricola, che manifatturiera, ed il commercio interno medesimo non presentava né movimento, nè immegliamento.

In S. Leucio la Colonia stabilita per munificenza dell'Augusto Monarca Ferdinando I, di felice memoria, cominciava a darvi qualche spinta. Poche cartiere; quasi niuna fabbrica erasi stabilita in provincia. Il maggiore ostacolo al loro stabilimento si era la mancanza di strade rotabili; e bene la provvide la saggezza dell'attuale Regnante FERDINANDO II Nostro Signore (D. G.) il quale non solo per questa provincia, ma per tutto il Regno ancora, fin dal suo ascendere al Real Trono intendeva a promuovere le opere pubbliche, ed in preferenza le strade, siccome sta disponendo ancora per altri luoghi della provincia stessa.

Da ciò il successivo stabilimento della fabbrica di cotone e cotonine del signor Gio. Gaspare Egg in Piedimonte sul Torano, che occupa oltre a mille e dugento individui, de' quali dugento recluse.

I tessuti di filo del suddetto signor Egg in Piedimonte.

La fabbrica privilegiata del signor Gioacchino Manna in Sora.

La cartiera del Fibreno del signor Carlo Lefebvre con le macchine per la carta senza fine; e le carte di parati che gareggiano con quelle di Francia, mentre costano assai meno.

Le fabbriche di manifatture di lana de' fratelli Pisani. di d' Elia Cacchione e Lanni in S. Elia, di Ciccodicola in Arpino, e Polsinelli in Isola, le fabbriche di Zino in Carnello, ed altre in Piedimonte.

Molte concerie di pelli in S. Maria, in Sora, in Arpino, le quali decadute risorsero e progrediscono tuttavia sin dal 1818. Sono pregevoli le pergamene di Arpino per le coperture di libri ed altri usi.

Le ferriere poste in Teano da' fratelli Guerrieri, le ramiere del Duca di Laurenzana.

Altre fabbriche di carta in S. Elia del Sig.

Francesco Lanni, in Picinisco del Sig. Antonio Bartolomucci, in Atina del signor Risoechi, Couvrier in Isola.

Le fabbriche di second'ordine pel sapone, per lo spirito di vino, pel cremore di tartaro, ed altre site nella provincia.

12.° Lo stato delle arti e manifatture dell'epoche anteriori al 1815 era senza dubbio deplorevole, siccome si desume dall'antecedente capitolo. Senza strade rotabili, senza alcun incoraggiamento, nè i nazionali, nè gli esteri ardivano alcuna utile intrapresa. Ora però che l'esimio signor Direttore dell'Interno, sotto gli auspicii dell'ottimo Sovrano, ha preso a proteggere l'agricoltura, il commercio, e le industrie del Regno, incominciando dall'utilissimo proponimento di avere un esatta statistica delle condizioni delle provincie affidate all'alta sua protezione, è da ripromettersi un felice successo dalle benefiche sue intenzioni.

13.° Gli Stabilimenti di Beneficenza della provincia son pressocchè tutti intesi ad opere di cristiana pietà, mercé di ospedali, case, ritiri, orfanotrofii, tutti grandemente migliorati, mercé le cure del Consiglio generale e la protezione del Real Ministero dell'Interno.

39 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


Nell'Ospizio di S. Lorenzo in A versa, oltre il leggere, lo scrivere, e le arti manuali in generale, si apprende dagli allievi la musica, uscendone de' buoni professori.

Nel Real Morotrofio del medesimo Comune i folli sono addetti da qualche anno in qua alla tipografia, alla tessitura ec.

Altre private industrie sono introdotte in più asili di Beneficenza, ma non ancora al punto di poter influire sul progresso dell’industria provinciale.

PRINCIPATO CITERIORE

1.° Per conoscersi quali miglioramenti, quali innovazioni siansi falli sì nell’economia rurale, che civile dal 1815 al 1853 che decorre, fa duopo stabilire un dato di paragone delle due diverse epoche, e nel medesimo tempo avvertire, che dal 1815 al 30 lo immegliamento economico progrediva con molta lentezza, ma posteriormente non solo sonosi migliorate le industrie, ma molte nuove introdotte.

E per poter rispondere al primo quesito convien premettere che in tutta l'estensione del territorio del Principato Citeriore molte terre salde siansi dissodate, ma molti siti però montuosi si sono disboscati, potendosi stabilire, che la maggior parte delle nuove coltivazioni siano avvenute sulle falde de' monti delle colline, che erano prima popolate da boschi, e che disboscate e dissodate or veggonsi. Il primo distretto, e buona parta di quello di Campagna formano però un'eccezione moderata a questa mania che da più anni predomina. Infatti nelle vaste pianure di Nocera, di Sanseverino,, di Salerno, di Montecorvino, di Eboli, di Capaccio o Pesto fino ad Agropoli Distretto di Vallo, la cui estensione approssimativamente è la più vasta de' siti piani della Provincia, quantunque delle terre pendinose e boscose siansi benanche dissodate e disboscate, pur non è da paragonarsi co' guasti avvenuti in buona parte del Distretto di Campagna, e moltoppiù nel Distretto di Sala e Vallo.

E dando prima di tutto un rapido sguardo sulla parte piana della Provincia, fa duopo incominciar dall’owest, ossia da quella di Nocera, e l'altra al sudest di Sanseverino, dove le coltivazioni rimontano ad antichi tempi, ed altro non ammirasi che un successivo miglioramento derivante si dalla fertilità della terra, che dalla industria dell’uomo, per cui si ottengono abbondanti e svariati prodotti. Si può tal contrada chiamare il giardino di Eden, ed i proprietarii in molti luoghi ritraggon da 36 a 40 tom. al moggio, molto più perché tutta la contrada è abitata da una popolazione superiore all’estensione de' terreni.

Dalle pianure di Nocera e di Sanseverino passando a quella di Salerno, si noti che estendesi lungo il golfo, circoscritta al nord, all’est ed al sudest dalle sovrastanti colline, e risulta da varie tenute più o meno coltivate. Nel triangolo che dalla parte orientale di Salerno si e stende sino al lato dritto del fiume Picentino, dal 1815 e particolarmente dal 1830 a questa parte la svariata coltivazione ha avuto grande sviluppo, ed i prodotti più abbondevoli si ottengono e di miglior qualità per le maggiori cure, che al presente si prestano alle agrarie industrie La maggior parte dei campi è coverta da viti, ossiano arbusti: gli alberi fruttiferi di svariata natura si sono accresciuti, e la piantagione e coltivazione dei gelsi tuttogiorno si aumenta. Pochi campi sono irrigabili colle acque del Picentino, e sono appunto quelli posti tra questo fiume ed il torrente Fuorno.

Verso il mare quindi è la gran pianura un tempo addetta alla coltivazione de' risi, nella quale a cagione delle micidiali influenze, che recava non solo a' coltivatori,

40 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


ma benanche alle vicine popolazioni, non esclusa Salerno, con Sovrano Decreto fu abolita la campestre perniciosa industria; ed ecco perché dal 1815 in poi specialmente i proprietarii dovendo dare altra destinazione a' loro campi, cercarono bonificarli, prosciugandoli con opportuni fossi di scolo; e resa quella sorgente pestilenziale più accessibile e mollo meno letale, or quelle terre si sono fatte produttive di abbondevole ricolte di cereali, granone, fagiuoli., ed altri generi.

Dell’altra pianura che sussegue tra il Picentino e l’Asa la parie lungo il Picentino, dal 1830 in qua, si è tutta coverta di arbusti ed alberi fruttiferi di svariata qualità; 4à un beli aspetto, perché quelle piantagioni son tramezzate da scampie coltivate sulle stesse orme della piana di Salerno, donde si ottengono ubertosi prodotti.

Sulla dritta dell’Asa nel territorio di Montecorvino-Pugliano cominciando dalle falde delle colline di Santa Tecla, scendendo verso il mare o golfo, la contrada che prima del 1813 offriva annosi querceti, or disgraziatamente vedesi spopolata, e ridotta a scampie tenute per pascoli nomadi di bufali e pochi cavalli di pertinenza de' proprietari Signori Serfilippo e Morese. In questi terreni nel mentre godesi il vantaggio di avere acque purissime fluenti, che dalle deliziose colline di Santa Tecla sgorgano, pure si vedono esse disperdere in piccoli stagni artifiziali destinati a dar comodo a' bufali per bagnarsi, infangarsi e covrirsi di melma; il che moltoppiù influisce ad accrescere gli stagni medesimi, a rendere l’arte micidiale benanche ne' paesi vicini, togliendosi all’agricoltura ed alla pastorizia molti fertili terreni.

Sulla sinistra dell'Asa sino alla dritta del Tusciano presentasi la pianura di Montecorvino Rovella. Della porzione di tal contrada clic resta tra la sinistra della strada Regia e le falde delle colline di Santa Tecla e di Montecorvino Rovella, dal 1830 in qua una parte presenta degli arbusti sparsi e divisi separati tra loro da sezioni di annose querce risparmiate dalla ferocia della tagliente scure, e dall’avidità del guadagno: la rimanente poi si è serbata e destinata alla pastorizia di bufali, cavalli, buoi, pecore,, neri e capre. L'altra porzione sita tra la dritta della Regia Strada ed il lido del mare, e precisamente la cosi letta, difesa nuova, di proprietà del Comune di Montecorvino dal 1830 si è cominciata a dissodare, ed ora vedesi quasi tutta coltivata a cereali, che danno fertilissimo prodotto. Verso la base di tal contrada trovasi lo stagno detto Fonte, il quale nelle maggiori elevazioni delle sue acque estendesi per un miglio circa di lunghezza, ed un quinto di larghezza. In tempo estivo ordinariamente si dissecca, e le mefitiche esalazioni divengono molto perniciose.

Sulla sinistra quindi del menzionato fiume comincia la molto vasta pianura di Eboli, che distendesi sino alla dritta sponda del Sele. L'estensione de' terreni siti alla sinistra del Tusciano poco o nulla erano coltivati, ma da circa venti anni in qua le coltivazioni si sono introdotte, accresciute e migliorate, c tutto giorno si aumentano. Quivi verso il mare travasi la tenuta detta la Spineta, dove un gran tratto di terreno denominato Bracciale è sempre paludoso anche nella cocente state. In questo luogo si concentrano ne' calori estivi tutt'i bufali 9 che nelle altre stagioni pascolano ne' dintorni della Fonte per cui è la sorgente perniciosa de' miasmi paludosi.

E proseguendo verso l'est e sudest incontransi estesi terreni, che dopo del 1815 furono rivestiti di feraci arbusti, che per la natura del suolo, e per l'accurata coltivazione

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danno eccellente prodotto. Segue quindi la gran difesa comunale detta il Bosco, della quale dal 1830 al 1840 una buona parte è stata dissodata e destinata alla coltivazione specialmente de' cereali, nel mentre la più vasta estensione di essa contrada, che ammonta a circa 4000 tomoli è quotizzata a particolari cittadini per addirli all’agricoltura, moltoppiù perché terreni fertili ed irrigabili. Ma essendo stati di poi addetti a pascolo errante de' bufali, ed essendo affatto scomparsi tutt'i fossi che le quote circondavano e le strade traverse, tali spaziosi e fertili terreni si sono resi e convertiti in tante pozzanghere, che giornalmente si vanno trasformando in stagni a discapito della pubblica salute e dell’agricoltura. Le terre seminatone e l'agricoltura tutto giorno si accrescono. I signori Corrado in quest'anno hanno dissodato e proseguono a dissodare i terreni denominati i Fili, di proprietà del Barone Clario, ed i cereali apposti lussureggiano in tale fertile regione, nella cui parte superiore prima non vi era altro che ristagni; ma or più non vi sono, perché con le successive coltivazioni, miglioramenti e riempimenti apportali da taluni proprietarii si convertirono quei sili in feraci campi di cereali. Nella parte inferiore poi vicino al mare trovasi il così detto Lago grande di proprietà degli eredi della famiglia Angri.

Il lago e gli stagni di Eboli, quantunque non avessero avuto luogo finora i diversi progetti di bonifica all’uopo fatti, pure essendosi da taluni proprietarii fittaiuoli acquistata gran parte di quella superficie più elevata, in successive riprese dissodando, riempendo e restringendo le acque, fra il giro di pochi anni a questa parte la ridussero in ubertosi pascoli estivi, alla coltivazione di cereali e particolarmente a quella di granone, e ritraggonsi abbondevole ricolte. Il primo ad intraprendere cotanto utile campestre speculazione fu il Sig. Nicola Genovesi di Eboli, quindi il principe di Angri, ed ora i fratelli signori Farina di Baronissi. Fa duo po osservare, che forse colle coltivazioni, piantagioni, riempimenti, inondazioni ec., si otterrebbe a mano a mano la bonifica di quelle vaste pianure, senza mettere in esecuzione tanti dispendiosi progetti.

Dalla sinistra sponda del Sele comincia la vastissima pianura di Capaccio o di Pesto, dove per la maggior parte offresi un feracissimo e svariato suolo, bagnato dal Tirreno, e per lo più irrigabile, ma soggetto alla influenza di pestifere esalazioni, che molto più in tal contrada svolgonsi dalle acque stagnanti e dalle paludi, dai laghi e dalle maremme, da rendere ne' tempi estivi ed autunnali qucll’aria micidiale non solo a coloro che ivi portansi a raccogliere col sudore della propria fronte un meschino guadagno, ma alle popolazioni vicine.

E cominciando dalle vaste tenute del Real Sito di Persano, di Altavilla, Albanella, del Barrizzo della Casa Angri, e percorrendo verso il sudest le grandi estensioni di terreni spettanti alla famiglia Bellelli e a molti altri proprietarii, e giungendo verso Spinazzo della famiglia Angri, e percorrendo lungo la linea della parte piana, molti territorii spettanti a varii Comuni del Circondario di Torchiaro Distretto di Vallo, e terminando in Agropoli, in tale estesa superficie molte migliaia di moggia di terreno sonosi dissodate; molte paludi e varii stagni sonosi prosciugati; varii siti cespugliosi sonosi convertiti in ubertosi campi di cereali ed altre coltivazioni, dal 1830 specialmente a questa parte.

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Il veder le sovrapposte valli, le colline li monti verdeggianti di piante ed alberi di diversa natura, forma un dolce spettacolo, avvelenato però dalla miasmatica influenza, quantunque tanto intensa non fosse quanto era prima del 1815.

Passiamo dalle denotate pianure o bacini a quello del Vallo di Diana Distretta di Sala, dove molte terre sonosi aggregate dopo del 1815 alla coltivazione de' cereali e succedanei specialmente del granone delle patate ec., le quali terre prima altro non erano, che inutili prati naturali abbandonati ad una meschina pastorizia nomade. Tale incremento e miglioramento nell’agricoltura devesi moltoppiù attribuire all’aumento ed alla industria delle popolazioni e benanche alla saggia bonificazione di quel bacino, che intersecato in tutta la sua lunghezza dal fiume Tanagro, e raccogliendo le acque che succedono da diversi luoghi dei Comuni del Circondario di Sala, di Padula, di Montescano, Diano, Polla ec., andava soggetto a grandi e lunghi impantanamenti, che scomparsi sono dopo che si è formato un canale di scolo e di raddrizzamento alle acque, dal ponte Cappuccini sotto la contrada Sapano al ponte di Polla, per la lunghezza di circa dieci miglia, canale che ne riceve molti altri secondarii. Con tal bonifica non si è tolto al Vallo di Diano il credulo benefizio dell’allagamento, che ne feconda le terre col limo che vi deposita; ma son tali gl'impantanamenti, che negavano all’agricoltura tutt'i bassi fondi, e rendevano l'aria pure malsana in alcuni luoghi. I lavori di bonifica principiarono sotto l’amorevole governo dell’Avo del nostro angusto Monarca nel 1785, a spese del Real Tesoro sotto la direzione dell'ingegnere Pollio, che profondò il canale in tempi di dirotte piogge, facendovi fluire le acque, in tutte le stagioni, nel mentre prima lentamente esse sprofondavano nel così, detto bacino delle Clive vicino Polla. Il miglioramento del canale, e tutte le opere suppletorie posteriori cominciarono di bel nuovo nel 1811, e man. mano si proseguirono, non più a spese del Real Tesoro, ma co' fondi provinciali e la tassa su' terreni piani, ed anche co' grani addizionali sul contributa fondiario. Pur tutta volta rimangono altri lavori e miglioramenti a Carsi, per la cui esecuzione vi è il fondo di cassa le sperasi compiere l'opera importante sotto il paterno governo del Re N. S.

Son piccola estensione offre nella Provincia il bacino del Vallo di Rovi; esso forma l'abbondanza e la ricchezza del Vallo medesimo molte terre seminatorie nelle adiacenze si sano dissodate; molti arbusti sonosi accresciuti; brillanti frutteti aumentati; ci agricoltura di molto migliorala, più sodisfacente l'orticoltura: e le nuove coltivazioni introdotte rendono più comoda la vita di quegli abitane ti, e danno rendita maggiore. Da quanta finora si è esposto rilevasi che dal 1815 e particolarmente dal 1830 a questa parte si può approssimativamente stabilire, che le terre se minatorie tanto piane e nude, di prima, seconda e terza classe, con alberi e con arbusti, nonché le declivi, vallinose. pendinose ed alpestri dissodate e disboscate progressivamente siansi aumentate la metà o almeno il terzo al presente dippiù di quello che erano nell’epoca denotata. In tutta la vasta estensione delle dette terre seminatorie tanto nude che con arbusti a alberati dal 1815 al 1830 non erano più che moggia 261.200, ed ora giusta un calcolo prudenziale ammontano a moggia 440,500; dunque vi è un aumento in moggia 113,300.

E d’uopo aggiungere che nel tenimento di Campagna il Sig. Giuseppe Cantalupo, possidente di un' estensione di terra di 500 moggia, de' quali 40 irrigatorii, denominata Serra d'Arco nella contrada Puglietta, terreno prima abbandonato e sterile;

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dopo il 1830 incomincio il dissodamento delle terre salde, ed ima coltivazione tale con metodi razionali ed intelligenti da introdurre svariate piantagioni ed una coltivazione mista in modo da ridurre quelle terre da sterili fertili, e da ottenere una rendila di erbaggi di ducati 145 a 2000 circa. Volle quindi censire a 120 coloni di que' circonvicini paesi moggia 400, ritenendo 100 per se: ed imitando essi l’esempio del proprietario han reso quelle località abbondevoli di tutt'i prodotti; che anzi 10 coloni costruirono delle buone case da formare un villaggio, che ora ha circa 100 abitanti, dove si sta erigendo una chiesa a spese del proprietario e di quel degno Vescovo di Campagna«

Ma se notansi tante terre che si son poste a coltura dopo del 1815, pure non si osserva quella vantaggiosa gradazione, che richiedesi nelle diverse coltivazioni. Gli abitatori de' paesi montuosi invece di scendere nelle pianure a dissodare le fertili terre che ancor salde si trovano, volendo passare dalla pastorizia all’agricoltura si diedero a dissodare i prati naturali pendinosi de' monti per convertirli in campi arabili, e sradicare per 1 oggetto medesimo funa foresta, che appena i secoli poterono far crescere a traverso i terreni straripevoli. Le malintese coltivazioni e le dirotte piogge trascinando in basso la terra vegetabile, le ghiaie quindi e le sepolte piante trasportate ne' sottoposti terreni, dovevano necessariamente produrre la sterilità ne' dissodali monti e ne' luoghi piani.

Siffatta smania di disturbare la natura, e di disquilibrare l'andamento regolare delle coltivazioni ebbe il primo impulso nel decennio, quando essendo in vigore il sistema continentale, chiuso il commercio, alcuni finanzieri per non veder languire le arti e manifatture in Francia, volendo promuovere la coltivazione del cotone, de' cereali e delle biade, stimarono doversi addire le pianure pel cotone, e disboscarsi i monti le valli e le colline per,le biade, per le vigne ec.

Progredì senza calcolo tal mania nelle vicende politiche del 1820, e per dirla in breve in quelle del 1848 si giunse al colmo della devastazione, in modo che pochi boschi rimasero esenti dagl'incendi dai disboscamenti e dalle dissodazioni.

In vista del desolante stato il Real Ministero dell’Interno sin dal 1851, nel mentre conosceva l'esorbitante cifra di più milioni nel Regno di moggia legali sin allora di boschi spariti, affreltavasi richiedere i Signori Intendenti a proporre le riforme di miglioramento da recarsi all’importante ramo forestale cotanto degradato. In allora richiesta all'uopo la Reale Società Economica dall’ottimo Signor Intendente, partendo la stessa dalla massima, che mal si potrebbe conservare ciò che s'ignora, divisava doversi sollecitamente prima di tutto compilare una statistica sullo stato in cui trovavansi i boschi e le selve residuali, le montagne, le valli, le colline, le terre pendinose e piane, le salde e le dissodate, le sorgive e le paludi, i laghi e gli stagni, i fiumi ec., per potersi fissare a norma del bisogno delle popolazioni gli opportuni miglioramenti di rimboschire e di rinsaldire.

Intanto osservare si può che generalmente esistono gì' inconvenienti medesimi, che principiati nella denotata epoca, proseguirono nella Provincia, comeche non manchino energiche superiori disposizioni, ed ordinativi dell’Intendente di rimboschire e rinsaldire le terre ed i boschi manomessi o devastati dal fuoco o dalla tagliente scure delle popolazioni montanare.

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Che sia così fa d'uopo ritenere che tutt'i boschi della Provincia prima del 1830 approssimativamente ammontavano a moggia 131,100, della quale estensione ora non esiste che presso a poco la metà, cominciando dal monte Sarno sito all’ovest della Provincia, girando al nord tutta la catena de' monti, che dividono il territorio del Principato Citeriore da quello di Avellino, e dalla Basilicata, annoverando quelli che l’intersecano; e dando termine all’est dove finisce la superficie del suolo del tenimento provinciale verso il monte Serino ed i monti di Lagonegro, altro non scorgesi che la salvezza di quelle montagne, che un tempo non solo allettavano l'occhio, ma producevano l’abbondanza alla provincia sì con le loro produzioni, sì perché colla loro influenza rendevano fertile l’agricoltura dei luoghi piani, sì perché la pastorizia trovava pascoli a cibarsi, limpide acque per dissetarsi, ricovero sotto annosi alberi per garantirsi dai cocenti raggi del sole, dalla gragnuola, dalle dirotte piogge, dalle meteore. Si guardino tutt'i i paesi che posseggono boschi nella provincia per restar convinti delle parlanti verità. Lo stato di confronto è compilato, che per brevità non si riporta. Il 1853 offre in meno boschi di quello del 1815 circa 5000 moggia, oltre di que' monti ch'erano calvi per la sterilità naturale, e che dalla umana industria in parte potevansi vestire.

2.° Dal 1812 al 1813 fu introdotta eon privativa la coltivazione della robbia in Scafati, facendosi il saggio in un piccolo spazio di terra. Dal 1815 al 30 e progressivamente è cresciuta sempre la coltivazione, tanto da vedersi diffusa in tutto il territorio di Scafati e di Angri. Presso a poco nell’epoca medesima del 30 il signor Faraud, francese, l’introdusse per conto della Società Sebezia nella piana di Salerno e di Montecorvino; quindi i proprietarii Pacifico, Spiriti ed altri. Nel 1831 si è diffusa la coltivazione nel tenimento di Capaccio dai signori Bellelli, il cui esempio venne seguito da varii altri possidenti. Nel 1840 si introdusse in Eholi dal signor Domenico Cesara di Olevano, dai signori Alfano, e Bellelli, e quindi da altri. Al presente la coltivazione è tanto estesa, che approssimativamente occupa più di 4000 moggia di terreno.

La produzione di tal nuovo ramo d'industria in questa provincia ed in quest' anno (1853), dicesi, essere stata al di sopra di cantaia 40.000, e nel venturo sarà molto dippiù, accrescendosi progressivamente. Tal quantità di robbia si spedisce da Napoli quasi tutta in Francia. Le altre province del regno non danno appena che un altro sesto. Aggiungasi che per la qualità la robbia di questa provincia ne' mercati di Francia pagasi al 16 per 100 dippiù delle migliori qualità della Francia stessa; ed è perciò che la sua coltivazione dovrà estendersi vieppiù, attesa la fortissima preferenza, che gode ne' mercati. Vedi Memorial de Vaucluse del 6 marzo all’articolo Garame.

Fu introdotta la coltivazione della barbabietola nell’Agro Sarnese per la fabbricazione del zucchero indigeno. Si era diffusa nella piana di Salerno da pochi proprietarii, ed in quella di Eboli da' signori Bellelli. L'intrapresa della Società Sebezia per molti motivi fallì; allo stabilimento per l'estrazione del zucchero in Sarno si è data altra destinazione; e la coltivazione cessò sul nascere. Fra tanti motivi addotti vi fu benanche quello, che i succhi pressi dalle radici contenevano di sali o sostanze eterogenee nocive al principio zuccheroso, per cui rendevasi difficile il processo di purificamento e di raffinamento, e molto scarso il prodotto in zucchero.

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Conviensi su ciò per la barbabietola che coltivasi in Sarti o e sue adiacenze, ma dalle coltivazioni che fecero nella piana di Salerno, ed in quella di Eboli i risultamenti riuscivano molto utili. Intanto tale agraria speculazione videsi del tutto cessare per la fallita della Società industriale.

Erasi a cura della Società Economica nel 1840 introdotta la coltivazione del formento semiduro, comunemente chiamato gigante, o meglio di S. Elena. Per quattro o cinque anni ebbe un incremento significante la seminagione, ma siccome si è conosciuto per esperienza non doversi preferire alla risciola, né per la qualità, ne per la quantità, ed inoltre perché da anno in anno degenerava, così da anno in anno minorossi la coltivazione. Fa d'uopo aggiungere che la maturazione del seme tarda più di 15 giorni della risciola, per cui va soggetto ad essere arrestalo nella sua maturità, e spesso distrutto dal vento di mezzogiorno che suole in tal'epoca spirare. Per tali motivi dunque poco curasi la coltivazione al presente.

Coltivasi ancora un altro formento, che molto rassomiglia alla risciola, e perciò chiamasi risdolella. Una tale specie o varietà si dice introdotta sotto il Governo di Francesco I di f. m., padre dell'Augusto Monarca, mercé le benefiche cure dal quale venne dalla

Russia. Questo frumento si mostrò molto produttivo e di eccellente qualità, ma è andato di anno in anno degenerando, del pari che quello introdotto dalla Società Economica per mezzo del suo Socio signor Mele, dalla Toscana, denominato granone pelonillo.

Neil'anno 1851 si è introdotto l'orzo peruviano, coltivato l’anno precedente nel Reale Orto delle piante in Napoli, e rimesso da quel Direttore Cav. Tenore alla Società Economica. Quest'orzo peruviano però nel mentre vedesi feracemente uscire e dare abbondevole prodotto nel nostro orto agrario, pure è lo stesso per quanto sembra che l'orzo nudo o mondo, che coltivasi nella Basilicata ed in altre province del regno.

Nel 1843 per cura della Società si è introdotta in questa provincia la giuggiolena, e si è benanche da' suoi semi estratto lolio del pari che dai semi del girasole, e dalle sementi del cece di terra.

Dal 1830 a questa parte molte specie o varietà di vitigni sonosi introdotte nella provincia, come lalemanna, il bordeaux bianco e nero, lo champagne, il tokai, la tintiglia, il zagarese, il borgogna, l'Isabella d’America ec.

Sonosi introdotte molte specie e varietà di agrumi, come il mandarino, il portogallo maltese, cannella, cedro, cedrino, bergamotti di Reggio ec. Molte varietà e specie di piante fruttifere, moltoppiù per via d'innesti, sonosi poi introdotti, siano esse a drupa, a noce, a bacca, porruferi, ec.

Nel 1834 per mezzo del Direttore del Real Orto delle piante in Napoli dalla Reale Società Economica si ebbero 18 piantatine del gelso delle Filippine, e se ne introdusse in questa Provincia la coltivazione. Rapido ne fu lo sviluppo e l’incremento, e molto più la diffusione, perché moltiplicasi per talee. Quindi si divenne ai saggi dell’allevamento de' bachi, e de' bozzoli alla trattura della seta.

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Varii furono i pareri sulla bontà, qualità e quantità del prodotto sul rendiconto tra l'educazione de' bigatti colle foglie di gelsi indigeni, e quelle delle Filippine. Intanto nel mentre era rapida «ed estesa la coltivazione nel giro di pochi anni, si videro i proprietarii raffreddarsi nella piantagione di detti gelsi delle Filippine, e propagare con entusiasmo il nostro gelso bianco varietà Sarnese.

Sin dal 1830 e forse qualche anno prima per cura della Società Economica a' incominciò ad introdurre la coltivazione de' prati artificiali nel primo Distretto. I primi a sentire la voce della ragione furono i signori Carlo Vernieri, Giuseppe Pacifico, Raffaele Rinaldi i fratelli Farina di Banonissi, i signori Moscati ec., e dietro lesempio dell’utilità molti altri abbracciarono l'avviso. La luzerna, la lupinella, le più belle specie di trifoglio, il meliloto, la sulla ebbero il primato nella scelta. Nel 1838 dal fu Sig. Domenico Genovesi in Eboli, dai signori Bellelli ed altri proprietarii in Capaccio, si adottò la coltivazione. Ne' due Distretti poi di Sala e Vallo ben pochi incominciarono a farne uso, ma sperasi che convinti de' vantaggi propagheranno la coltivazione. Non ostante ciò più di 12,000 moggia sono destinate a prati artificiali in tutta la Provincia. L'erba che più stimasi utile per foraggio, e che più estesamente si coltiva è la luzerna.

Nel 1826 per lo sviluppo che prendevano le manifatture di cotone crasi introdotta la coltivazione dell’arboreo, ma siccome da' aggi fatti rilevavasi, che le capsule non venivano a maturazione nell'autunno, e che col sopravvenire de' freddi iemali appassivansi, così abbandonossi questa impresa campestre.

Il cotone siamese si è posteriormente conosciuto nella coltivazione molto produttivo, ma i proprietarii non credono del loro interesse promuovere estese coltivazioni di qualunque specie. Anche la canape e moltoppià il lino poco curati vengono nelle campestri speculazioni, giacché la qualità e quantità che si ottiene di prodotto, e gl'inconveuienti che ha luogo, non allettano i coltivatori.

Dal Signor Faraud, francese, dimorante in Salerno, erasi introdotta la coltivazione del cardo di lanaiuoli (dipsacus fullonum di Lin.) pianta biennale che adoperasi nelle fabbriche di panni, per garzare i tessuti prima della cimatura; della quale avea portalo i semi da Avignone. I risultameli si offrirono propìzii ed eguali a quelli di Francia. Dal tempo però, che dalle speculazioni campestri ritirossi il detto signor Faraud, niun altro coltivatore o proprietario ha saputo o voluto imitare il suo esempio; ed il paese per le aumentate manifatture di lanificii a caro prezzo paga il cardo, che in quantità proviene da Avignone.

Dal medesime signor Faraud fu benanche introdotta la coltivazione del bolsat brasica, Nupas colsat, cioè navone domestico, da' semi del quale, pretendesi che dopo l'olio di ulivo si ottiene il migliore. Dai conti che il degno introduttore faceva, risulta che spediti i semi raccolti dal bolzat a Marsiglia, gli davano tal prodotto netto da triplicare quello, che da eguale estensione di terra avrebbe potuto ricavare dalla coltivazione de' cereali. Nessuno però dopo di lui ha stimato degna della sua cura tal campestre speculazione. L'olio di colzat al certo non si potrà mettere al paragone di quello delle olive.

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Dovrebbesi però sanzionare con altre esperienze, se il prodotto riuscisse tanto vantaggioso da poter incoraggiare la coltivazione fra noi dove vegeta feracemente l'olivo, che dà a' proprietari una rendita abbondevole.

Sin dal 1838 la Società Economica aveva introdotto nell'orto agrario la coltivazione della batata, convukulus batatas. Questa pianta delicata tuberosa vegetava con buon successo, ma la sua coltivazione diveniva difficile e penosa. Per varii anni si è proseguita la sua coltura da qualche proprietario, ma nel rigido verno del 1845 non solo si perderono i tuberi serbati per moltiplicarli, ma posti alcuni al suolo e venuto il tempo della ricolta si trovarono muffati, e la coltivazione no& si è potuta più riprodurre.

Nel 1842 per disposizione superiore la Real Società fece il saggio della coltivazione del polygonum tinctorium: estrasse dalle foglie raccolte in luglio e da quelle in settembre l'indaco, che rimesso a S. E. il Ministro degli Affari interni fu gradito per la sua qualità. Se si fosse proseguita la coltura, ed acquistata pia faciltà nell'estrazione dell'indaco, forse esente sarebbe il Regno dalla introduzione dallo straniero di tal genere cotanto necessario alla tintoria.

Nell'anno 1852 per disposizione di S. E. il Ministro delle Finanze si è introdotto dal Segretario perpetuo un saggio di coltivazione del tabacco di Avana co' semi inviati dalla stessa E. S. E lasciando tutte le fasi di tal coltivazione, il metodo conosciuto idoneo e le cure a tenersi, solo fa di uopo conoscere che brillante è riuscita la vegetazione, rigoglioso l'incremento, ferace lo sviluppo delle foglie, presentandosi buona parte di esse della lunghezza di palmo uno e mezzo, e di uno e quarto di larghezza, e gli steli alti sette palmi circa, tramandanti le foglie un grato odore, e dando piacevole sapo re molto accetto a' fumatori. E se la coltivazione non veniva letalmente attaccata dalla crittogamopatia, presentava un bello e maestoso aspetto. Si può assicurare però che nella Provincia la vegetazione del tabacco di A vana riesce ferace, dando semi perfetti, e perdurando a vegetare non ostante la sopravvegnenza dei freddi; e troncate le piantoline e lasciandole al suolo, nell’avvicinarsi dell'opportuna stagione ripullulano, senza bisogno di fare annualmente i semenzai, essendo forse pianta biennale.

3. Fra le antiche coltivazioni quelle che hanno ricevuto maggior incremento sono i cereali, ma moltoppiù il formentone e la cui seminagione annualmente si accresce, e le attenzioni che si usano per la prossima riuscita sono massime. Fra le tante piante leguminose quelle che più coltivansi sono i fagioli bianchi ed ora benanche i tabacchini, ed accresconsi i così detti cannellini, oltre delle altre varietà. La cresciuta popolazione, il dissodamento di ottime terre piane, la regolare distribuzione delle acque de' denotati fiumi, sostenuta e garentita da saggi regolamenti sanzionati dal Real Governo di S. M. sin dal 1835 influiscono, anzi sono la cagione dell’immegliamenlo e delle abbondanti ricolte. Lr avvicendamento si è con molto successo introdotto. Le terre non mai restano inoperose. I novali sonosi del tutto abbandonati. Le sementi si calcinano prima di spargerle sulla terra, per garantirle dalle malattie, e specialmente dal carbone. I metodi di coltivazione sono più accurati pe' cereali 7 e moltopiù pel formentone. Molte diligenze si adoperano per preservare le piante leguminose dall’orobanche ( neca ).

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La conosciuta importanza dell'irrigamento per migliorare le produzioni campestri ha animato in primo luogo il signor Federico Vernieri di Salerno, possidente di molti fondi nel territorio di Campagna, e la maggior parte di quei proprietarii, ad aprire un canale del fiume Tenza attraverso verso monte, e superiormente alla strada rotabile clic a Campagna mena, per avere il benefizio di rendere fertili molte migliaia di moggia di terreno. Il principale prodotto, conchiudesi, e in conseguenza la rendita maggiore, è quella che si ottiene dalle denotale coltivazioni: quindi dall'accresciuta e migliorata coltivazione delle vigne e degli arbusti, per la quale adoperaci tutte le cure da buona parte de' proprietarii non solo nel prescegliere le terre, dell'esposizione di esse, nel prepararle, nel la scelta di magliuoli per la piantagione, dell'allevarli, nella scelta delle uve, nel raccoglierle, nel vendemmiarle, ma benanche nel la vinificazione, per la quale sebbene non si adoperasse l'antico metodo, pure si usa più accuratezza e diligenza per tale operazione, per cui riusciva prima della dominante crittogamopatia una delle più importanti derrate di rendita della provincia.

Gli oliveti moltissimo propagati al presente nella superficie del Principato Citeriore, e migliorati nella loro qualità per via dell'innesto di quelle varietà più oleifere, dànno un abbondante prodotto quando le stagioni procedo no con regolarità, e portano la ricchezza nel la provincia, e specialmente nel Distretto me no fertile, cioè nel Vallo.

Accresciuti e migliorati per via d'innesto delle più belle variopinte olezzanti varietà i frutteti danno un vistoso prodotto.

Quello che più ammirasi, è, da 30 anni a questa parte, come sempreppiù accrescesi la piantagione e coltivazione de' gelsi varietà sarnese, e come prospera la serica industria, la quale darebbe forse il triplo della rendita, se la trattura della seta si trovasse diffusa nei quattro Distretti, non dico in molli Circondarii de' medesimi, senza dar luogo al monopolio di taluni speculatori negozianti, che mandano a comperare i bozzoli per quel valore che a loro piace, e profittano del bisogno delle povere famiglie, per fare più guadagno, moltoppiù perché mancano di mezzi e di conoscenza per portarsi in Angri, dove solo è ora una trattura da convertire i bozzoli in seta, e quindi venderla nella Capitale.

Introdotta, come sopra si è detto, la coltivazione de' gelsi delle Filippine, alcuni proprietarii, tra' quali il signor Vincenzo Gaietti Socio corrispondente di Montano nel Di stretto di Vallo, 1' hanno sostenuta, e con tal foglia proseguono ad allevare i bigatti con molto successo: i bozzoli sono pregevoli perché più compatti, di miglior qualità, danno seta più abbondevole, più fina, e più lucida ec.

L'orticoltura è nel massimo immegliamento ; tutto quello che ricercasi per sodisfare ai bisogni sociali ed anche al gusto particolare coltivasi ne' giardini, che veggonsi ben ordinati e produttivi.

La coltivazione de' pomi di terra o delle patate annualmente si accresce e si migliora.

Nel Vallo di Diano ottengonsi nella massima quantità e di una grossezza maravigliosa. Le talee impiegansi per foraggio. La Società Economica nell'Orto Agrario ha introdotto più di quaranta varietà, ricevute dal suo Socio corrispondente signor Scheltret, reduce dalla Francia e dal Belgio.

49 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


In conchiusione di quest'articolo fa d'uopo convenire, che la coltivazione mista nella provincia, in qualche Distretto più, come in quello di Salerno, in altri meno, è nel massi immegliamento con molto profitto, in modo che quando una derrata per vicende atmosferiche minorasi. l’altra rimpiazza la perdita quante volte la vegetazione delle derrate primarie non soffra,

4.° Le piante che per le manifatture coltivansi, vengono comprese nell'art. 2°, dove vien denotata l'epoca della introduzione e lo stato in cui al presente trovansi. Occupa presentemente la robbia il primo poste. Il cotone, la canape, il lino, pococuransi. I gelsi accresconsi di giorno in giorno per la serica industria, e per dare materia prima alle manifatture io seta. Gli ulivi danno abbondante prodotto per la domestica economia e pel commercio.

La maggior parte de prodotti della vegetazione, ed i vegetali medesimi occupano un posto nelle svariate industrie manifattrici, non escluse le patate medesime, ed anche le selve.

Generalmente nella provincia non si adoperano per l'agricoltura che gli antichi strumenti, ma ragionevolmente modificati e migliorati, da potersi adattare alle diverse coltivazioni, alla differente natura delle terre ed alla loro varia posizione. L'aratro, la vanga, la zappa, l'erpice a punte di legno ed anche di ferro, bellamente modificati, sono gli strumenti rurali più in «so. La scure, la ronca, la falce, le forbici ec., sono gli utensili che adoperami. Per lo più si potrebbe dire che in ordino agli strumenti non si è (atto gran miglioramento. Gli agricoltori trovano il loro conto facendo uso degli antichi, e non de' tanto decantati nuovi, ed amano con predilezione que' medesimi strumenti, che usavansi a' tempi di Columella e di Virgilio.

Infatti sia dal 1841 la Società Economica a proprie spese introdusse quali strumenti modelli, o macchine agrarie:

1. L'aratro sul modello di Dombasle con qualche modifica sul rovesciatore, portata dal macchinista signor Bandiera in Napoli, tanto decantato per la sua utilità.

2. Un gran seminatore atto a seminare dalle grosse fave al piccolo acino di miglio, e suscettibile a tirare ad un tempo sei solchi alla profondità che si vuole, distribuire il seme, e quindi a ricoprire i solchi medesimi. Tale vantato strumento presenta, come si pretende, l'altro vantaggio, che nel mentre trovasi in azione si possono arrestare i sei getti delle semenze in quelli spazii di terra che non si vogliono seminare; e tutte queste operazioni da potersi eseguire con la massima facilità e precisione;

3. Un grande erpicatore a cinque vomeri col suo regolatore, calma ed altri pezzi accessori

4. Un erpice a 24 punte da portarsi ad una gradazione più o meno stretta di lavoro secondo la posizione che si presceglie nel metterlo in opera, fornito benanche della catena;

5. Un piccolo estirpatore a mano, che può addirsi ancora per calzare le piccole piante, e svellere intorno ad esse l'erbe nocive;

6. Una piccola tromba aspirante ed espellente da poter essere con faciltà trasportata da luogo in luogo, servibile tanto ad inaffiare i giardini, quanto a smorzare gl'incendi, munita del tubo di allungamento corrispondente da formare all'uopo una pioggia, compresavi benanche la vaschetta per acqua, portabile sopra carrettino a mano.

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Di tutti questi strumenti rurali il solo aratro di Dombasle con altra modifica fatta al vomere, da pochi proprietarii nel primo Distretto si è costruito e viene adoperato per le preliminari operazioni del terreno. Si usano benanche gli erpici con punte di legno, e da qualcheduno di ferro. Tutti gli altri furono ributtati come complicali, facili a guastarsi senza potersi accomodare per mancanza di opportuni artefici; finalmente come inabili ad eseguire con facilità, speditezza ed esattezza i campestri lavori.

Eravi benanche nel primo Distretto l'aratro Grange del sopradetto Sig. Faraud, ma si è trovato assai difficile a tirarsi da un paio de' nostri più robusti buoi: e dal medesimo quindi si preferì il nostro. Erasi pure dallo stesso introdotto il seminatore, ma e gli l'abbandonò e preferì il nostro sistema di seminagione, a mano volante, a politica, ed a piuolo che i nostri bifolchi, anzi le donne a pollica ed a piuolo eseguono con tanta regolarità. sollecitudine e maestria ne' solchi lasciati simmetricamente dall'aratro. I popoli che diconsi più di noi inciviliti, i coloni francesi, cui il Sig. Faraud denotava i risulta menti facili e pochissimo costosi di tali metodi di seminagione, stentavano a credere, che i nostri agricoltori capaci fossero di tanta esattezza pratica e di tanta operosità!

Fa d'uopo conchiudere clic la mano de' nostri coloni diretta da uomini intelligenti sia preferibile a tutti gli strumenti perfezionati degli altri popoli inciviliti, e che la nostra agricoltura sarebbe Dell’immegliamenlo molto più innanti della straniera, se gli operai sentissero la voce d'istruiti agronomi, e se da' loro sudori ritraessero un giusto compenso, proporzionalo a sodisfare i loro ben limitati bisogni.

6.° Se la pastorizia non è in uno stato di tanta floridizza, qual dovrebbe essere nel Principato Citeriore, da sodisfare ai bisogni dell’agricoltura, delle arti e manifatture, nonché a quegli economici, pure trovasi in un incremento e miglioramento molto maggiore di quello ch'era al 1815. Il ritardato progresso di quest'essenziale ramo dell'economia rurale nasce dal perché un genio sorto non si vide finora a dare l'esempio della buona costruzione delle stalle, e della loro tenuta, della diligente scelta delle razze, e del modo come migliorarle, dell’accurata scelta de' luoghi, dove e come allevare il bestiame, nonché di tutte quelle cure, che sono necessarie a tale oggetto.

Nonostante tali ostacoli, la maggior parte delle razze di grosso armento trovansi ne' tenimenti di Montecorvino, Eboli e Capaccio. nel Distretto di Salerno e di Campagna, e particolarmente tra il fiume Picentino e Tu sciano, nella piana di Eboli, ed in quelle benanche di Capaccio: ed in primo luogo vi è la razza de' cavalli de' Reali siti di Persano, di cui per la grandezza per la forma e il pelo gli allievi sono imponenti. Quelle degli eredi del Principe d'Àngri al Barrizzo. Quelle dei Signori Bellelli d'Alessio ed altri presso Pesto; de' Signori Moscati, Corrado, SerFilippo e Morese nella piana di Montecorvino; de' Signori Budella, Cesaro, Parisi, Giudice, Catarina nella piana di Eboli, dove vi è anche quella de' Signori Farina di Baronissi, della quale è d’uopo far particolare menzione, perché i poliedri di questa razza presentano una grandiosa statura, un delicato manto, maestosa testa e fattezze eleganti ed attraenti, da vendersi una pariglia sino a due. 900. Tutte queste razze risultano approssimativamente al numero di teste 3000, alle quali aggiungendo altre 1000 in tutta la Provincia, gli animali cavallini formanti razze ammontano al numero di 4000, esclusi quelli inservienti alle altre destinazioni.

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In generale si può dire, che se le razze non sonosi accresciute, pure sonosi migliorale molto, sì per la rimonta cogli stalloni provinciali ed allievi di questi, che per la propagazione de' prati artificiali, ed il più accurato allevamento.

Le principali razze di buoi sono quelle dei Signori Corrado, e Moscati, che non possono ammontare a più di 1000 teste circa. E da notarsi, che il Sig. Moscati oltre le vacche ed i buoi della razza compera qualche migliaio di buoi annualmente, provenienti dallo scarto che si fa nella Basilicata, nelle Calabrie ed in altre provincie, l'ingrassa nelle sue difese e li vende dopo pel macello ai negozianti di Napoli e di Salerno. Vi sono altre piccole razze, oltre di una, due. tre e quattro vacche, che in varii luoghi allevano i coloni per aver vitelli; ed oltre benanche la speculazione, che da varii agricoltori si fa di comprare piccoli giovenchi, di allevarli in stalla, e cresciuti venderli o destinarli ai lavori dell'agricoltura, o pel macello. Approssimativamente stabilire si può, che in tutta la provincia gli animali bovini destinati per le razze ammontar possono a 1100, eccettuandone quegli addetti a gli svariati usi e ad altre speculazioni.

Il fu Barone Bellelli per conto della Società Partenopea aveva introdotto in S. Mattia, contrada del Comune di Eboli, di sua proprietà, una quantità di vacche svizzere, e vi si faceva il formaggio a fazione svizzera. Ma siccome quella regione è esposta all’umido eccessivo, al caldo estuante, ai rapidi cangiamenti atmosferici, ed alla perniciosa influenza de' miasmi paludosi, aggiungendo che forse gli erbaggi tanto salubri non sono, gli animali deperivano, e la intrapresa è cessata sul nascere. Se presceglievasi altra località, che offrir poteva e piani e colli e valli ed aprici monti, forniti di prati naturali ed artifiziali, con una buona direzione ed amministrazione, al certo le vacche si acclimavano ed ottenevansi felici risultamenti.

Si è fatto il tentativo sin dal 1834 dalla Società d'introdurre la razza delle pecore Merinos, e posteriormente da qualche proprietario della provincia; ma gl'introdotti Merinos di sangue puro, sì l'ariete che le due pecore, perirono, dopo un anno le pecore dopo tre l'ariete, ed i rimessiticci ottenuti si degradarono: la razza si è spenta.

Nel primo Distretto ed in quello di Campagna ne' sili pantanosi si trovano delle razze di bufali. Ne' tenimenti di Montecorvino vi sono quelle de' Signori Moscati, Corrado, Serfilippo, Morese e Vietri; di Eboli quelle de' Signori Angri, Farina, Budella, Cesaro, Parisi ed altri; di Capaccio quelle degli eredi del Principe d'Angri al Barrizzo, ed allo Spinazzo de' Signori Bellelli, d’Alessio ed altri. Tutte le razze ammontano a teste 10000 circa.

La razza delle pecore indigene è in aumento. Nelle piane denotate spettanti a' medesimi proprietarii possonsi calcolare, compresovi Vernieri, Spiriti e qualche altro, a circa 15000. In questo numero non vanno comprese tante migliaia di pecore che in tempo d'inverno da' luoghi e paesi montuosi discendono nelle piane specialmente di Eboli. Negli altri due Distretti di Sala, e particolarmente del Cilento superiore del Distretto di Vallo, e della parte montuosa del primo Distretto e quello di Campagna, calcolar si può il numero delle capre a 50,000 circa.

Le capre sono in molto incremento, perché con poca spesa si ottiene molto guadagno.

Le razze porcine sono in aumento nonostante che i querceti trevinsi in decremento,

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in modo che nella provincia le industrie di questi animali seno comuni, e quasi tutt'i proprietarii mandano ne' mercati a tempo proprio un immenso numero che calcolar si può a più di 60,000, oltre quelli che cresconsi per proprio uso.

L'industria de' bigatti, come si è detto, va aumentando da anno in anno nonostante che una sola bigattiera del fu Sig. Francesco Miele nel Distretto di Sala trovisi eretta.

Quella delle api procede a rilento,. quando che in molti siti ameni della provincia, e dove spontaneamente nascono dell’erbe ed olezzanti fiori potrebbesi accrescere tale industria dalla quale si otterrebbe un vistoso prodotto specialmente se per l'allevamento si tenesse un metodo più conducente ed un trattamento più analogo ed umano.

Da quanto si è dette è facile dedurre qual guadagno ricavino gl'industrianti campestri dalla pastorizia.

7.° So nella manifattura e preparazione dei nostri diversi latticinii, e specialmente in quella de' caci non si è molto progredito, pure essi sono di migliore qualità di quella ch'era prima 1830. Immegliata l'agricoltura, introdotta e diffusa la coltivatone de' prati artifiziali, adoperata maggiore attenzione Dell’allevamento e manutenzione digli animali, da cui si ottiene latte migliore ed usata più diligenza quella preparazione, quantunque mancanti ancora di cascine opportune e di più adattati utensili pule i nostri cuci spregevoli non sono i caciocavalli e moltoppiù le mozzarelle, le provole lo ricotte, i butirri, il burro ec. sono abbastanza ricercati ed ottienesi un proporzionato guadagno. Squisiti poi sono i latticini della Real Tenuta di Persano, e di una qualità tale che le provole consumansi soltanto dalla Reale Famiglia. Nel Barriazo, estesa tenuta degli eredi del Principe d'Angri, anche manipolansi ottimi latticinii. Dalle industrie di animali de' Signori Bellelli, Corrado, Moscati, Farina, Cesaro, Genovese ed altri detta Provincia mettonsi in commercio buoni latticinii, da' quali ricevasi una rendita molta vantaggiosa.

8.° Le lane generalmente nella provincia se non sono di ottima qualità da servire alla industria manifatturiera pei delicati tessuti,, pur te con esse si tessono de' panni non spregevoli e del calore di duc. 6 la canna. I nostri agnelli le nostre pecore, i nostri castrati ordinariamente sono di razze indigene; ne si prestano tutte te cure necessarie affinché le lane riescono della miglior qualità possibile», di modo, che que' pastori che usano maggiori attenzioni ottengonosene migliori, ed in conseguenza, di maggior prodotto. La differenza tra il valore delle lane pugliesi che si adoperano per la fabbricazione de' castori ed altre stoffe più fine, e quello delle lane della provincia non è più che di duc. 10 al cantato..

É vero che il bestiame ancora, si alleva e si nutrisce all’aperta campagna:, ossia alla nomade; eccettuandone da molti proprietarii le pecore; ma se ciò si pratica, pure non si abbandona sempre ad errare fra prati naturali, giacché abbastanza si è diffusa la c olii vagone de' prati artifiziali nonché quella de' cosi detti pasconi, pascoli di trifoglio, di lupini, di tape di biade, fave ec., de' quali parte impiegasi per soverscio e la, massima parte poi di tali foraggi adoperasi per nutrir i buoi destinati all’aratro che al presente tengonsi e nutrisconsi nelle stalle, quando che prima del 1830 tenevansi in aperta campagna nelle cosi dette chiuse, e destinavansi a pascolare delle erbe spontanee ne' prati naturali, dando loro versa sera una pie dola dose di fieno.

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Ne' Circondarli sovrapposti al Vallo di Diano nel Distretto di Sala moltoppiù degli altri luoghi, perché ivi la estivazione delle patate è fertilissima ad ottenere ili 00 per 1 7 si allevano le vacche in stalla dando loro la profenda di talee e foglie di patate. Devesi un tal miglioramento dunque alla cresciuta industria de' prati artifiziali, per cui i proprietarii ora non mancano di vernaglia, come spessa accadeva prima del 1830; per cui i buoi son pia forti, robusti e durevoli alle fatiche; le vacche e la bufale danno più latte e di migliore qualità, allevano meglio i loro allievi; i cavalli pi&maestosi, coraggiosi e brillanti, di più bella forma ed agilità; gli animali da macello più pingui e danno carne più sapida ec.; la pecore, latte, lane, allievi abbondo voli e migliori, i castrati più pingui, e le capre che si dovrebbero bandire, più prolifiche.

10.° Nella provincia non sono miniere conoscile. In Giffoni sono delle tracce indicanti potersi rinvenire nelle viscere del monte carbon fossile. Quello infoiato dai torrenti nelle invernali tumultuose piogge non si. è trovato vantaggioso. Molti anni sono forse per superiore disposizione si cominciò ad aprire qualche galleria, masi abbandonò l'impresa, né altri posteriormente occuparonsi. Si pretende che ne' monti di Acerno vi siano delle tracce di minerale ferrifero come pure in altri luoghi. Quanto assicurar si può è che i lavori di decorazione per gli edifizii si fanno con basalti o» marmi che si estragono dalle cave, o dalle grandi masse marmorea a macigni che trovansi in varii siti della provincia.

I marmi esistenti per lo più appartengono alla varietà marmi breccia di granitura, più o meno fina, suscettibile di pulitura, e che pe' loro più a meno vivaci colori, essendo ben rari i perfettamente bianchi, vengono impiegati per le decorazioni degli edifizii, per masserizie, ma moltoppiù per ornamenti de' templi, delle cappelle ec.

Le pietre e i marmi, che più adoperane per ornati nella provincia sono il basalto di color bianco bigiccio, che si estrae dalle cave di Paterno spettanti al Marchese dello stesso nome; il marmo breccia di color bianco-torchiniccio-striato-maculato-lucido delle cave di Calitri; i marmi della stessa natura ma di colori variegati di Bracigliano e di Giffoni; quello di Eboli che sembra appartenere alla varietà lumachelle di color bianco-latteo-perlato-sporco; quello di Carili di color bluastro striato di vene biancastre-maculate, che sembra piuttosto appartenere alle pietre litografiche. Quello che trovasi alle pendici di Capaccio vecchio di color nero-verdiccio fu impiegato con buon successo dall’Architetto Sig. Gaetano Genovese a decorare le gradinate della Reggia in Napoli, e ne' remoti tempi impiegossi per ornare quelle monumentali basiliche. Quello di Buccino e S. Gregorio è di variegato rosso-giallo colore; quel di Piaggine soprane di color giallo sbiadato, o rosso sporco iridato; quel di Piaggine sottane e Campora di color giallastro con vene bianche, ch'è piuttosto un eccellente marmo litografica. L'alabastro e le ammirevoli stalattiti della grotta di Castelluccio Controne sono di biancolatteo colore tendente al giallastro. In Contursi Comune del Distretto di Campagna, dove molte acque minerali scaturiscono 9 trovasi un terreno allumino-sosolfureo. Ivi nel decennio volevasi costruire un edificio per l'estrazione dello zolfo, e quindi forse anche per ottenere l'acido solforico.

Non ostante che ti manchino miniere ferrifere pur vi sono 14 ferriere, le quali estraggono il ferro dalla miniera che perviene dall’isola dell’Elba; e benanche vi sono delle ramiere, che fondono, distendono e lavorano rame usato e vecchio.

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11.° Le arti e manifatture prima del 1815 nella provincia non consistevano che in erse ordinarie da sodisfare a' bisogni sociali della bassa gente, piuttosto che dell’agirla, la quale provvedevasi di stranieri tessuti, o di oggetti provvedenti dalla Capitale per sostenere il lusso del tempo.

Infatti l'arte cotoniera dalla dinotata epoca fino al 1823 limitavasi alla filatura e tessitura di generi piuttosto ordinarli, che si fabbricavano per la maggior parte in Cava, e ne' villaggi che non son pochi, ove filavàsi benanche il cotone indigeno, e si facevano vani tessuti.

L'importazione dall’estero di cotoni filali nel Regno crebbe da tal'epoca da cantaia 200 circa a 1000 sino al 1823. Dal 1824 l'aumento dell’importazione fu molto rapido, di tal che al presente s'immettono 20000 cantaia circa di cotoni filati dallo straniero, a' quali aggiungendo la produzione delle filande di cotone stabilite dal 1826 in poi, che ascende a circa altri 20000 cantaia, formano il totale di cantaia 40000.

Questa gran quantità vien tutta consumata nel Regno, ed il Principato Citeriore può considerarsi come il più produttivo dopo la Provincia di Napoli per la fabbricazione di generi di cotono. Che sia così, il fatto lo dimostra. La Provincia conta i seguenti stabilimenti industriali non solo di cotone, ma di diversa natura:

Due filande meccaniche di cotone sull’Irno: la prima stabilita nel 1830, la seconda nel 1835, ed ambidue annualmente producono 14000 cantaia circa di cotoni filati. Un'altra filanda di cotone in Scafati, che produce circa cantaia 1000 di cotone filato ogni anno. Delle due prime l'una appartiene alla Società Wonviller e Comp. e l'altra a quella di Escher e Comp.; la terza poi in Scafati a Mayer e Comp. Oltre queste tre filande non è nelle province continentali che un'altra sola in Piedimonte di Alife:

Una gran tessitoria meccanica fornita al presente di 500 meccanici telai in Angri, ed un'altra a mano di 400 telai, ambedue stabilite nel 1835, che appartengono alla Società Schelepfer, Wenner e Com.:

Due grandi fabbriche di tessuti stampati, 1'una eretta in Scafati nel 1826, e l'altra sull’Imo nel 1835, dalla Società Maver, Zollinger e Comp. la prima; Schelepfer Wenner e Comp. la seconda:

Due tintorie rosso Adrianopoli in Scafati, spettante luna alla Società Maver, e l'altra forse al signor Avallone. Un'altra sull’Imo pe' diversi colori, Società Wenner e Comp.; una a Vietri di Giuseppe d’Amico, oltre delle altre di secondo e terz'ordine.

Vi sono due stabilimenti di biancheggio per le stoffe, l'uno sull'Imo di Wenner, l'altro in Sarno di Wumacls.

Il maggiore slancio preso dalla industria co tornerà si nota dal 1839 a questa parte, e molto più ne sarebbe stato il progresso, se il sistema daziario potesse essere più proporzionato per le materie prime, ossiano grezze, e quelle manifatturate.

Oltre gli stabilimenti d'industria cotoniera, in Sarno si è eretta nel locale destinato prima per l'estrazione del zucchero dalla barbabietola, una grandiosa filanda meccanica di lino e di canape, unita ad una vasta tessitoria di diversi generi, non che biancheggio, tintoria, stamperia de' medesimi, e tutto quanto occorre per dare l'eleganza alle stoffe.

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Una più esatta descrizione di tal grandioso, bellissimo e molto produttivo stabilimento diretto dal signor Wiemay, potrebbe meglio farla il Presidente del Reale Istituto d'Incoraggiamento signor cavaliere Felice Santangelo, perché come uno de' gerenti principali conosce meglio di chiunque tutte le particolarità di sì vantaggioso edilizio.

Le, manifatture e gli opifizi di lana sono in gran numero in questa provincia. Sull’Imo al presente trovansi quattro completi stabilimenti eretti dal 1835 al 18509 con ordigni per filare le lane, tessitorie, tintorie e tutte h altre macchine necessarie per produrre de' panni della miglior qualità.

Il più grandioso è quello eretto dalla Società del Sebeto, diretto prima da Geldret, quindi per la fallita della Società dato in amministrazione, ed ora in fitto al signor Minervini.

Il secondo appartiene al signor Ermenegildo Fumo di Pellezzano. Il terzo al signor Geldret, il cui opifizio riunisce filande e tessitoria. Il quarto al signor Pasquale Iannuzzi, il quale possiede quattro ammirevoli filande per ora, perché non pose ancora in attività la tessitoria. Quasi tutte le lane filansi nello stabilimento.

Oltre tali stabilimenti vi sono poi molti altri fabbricanti di panni più ordinarli, e precisamente quelli destinati a fornire le truppe de' Reali Eserciti. Capriglia, Baronissi, Saragnano sono i Comuni dove più si manifattura no tali tessuti. Coperte di lana ed altri tessuti si costruiscono in S. Cipriano, Castiglione cc.

La fabbricazione de' panni prese il suo maggiore sviluppo dal 1836 in poi, epoca nella quale s'introdussero le prime macchine per filare la lana, le garzerie meccaniche, le macchine da cimare, le gualchiere moderne e le soppresse per apparecchiare i panni. I menzionali stabilimenti fanno altri tessuti di lana, come flanelle, circassie, tricò ec. ec.

La fabbricazione di berrette e calze di lana, che tanto fioriva sino al 1830 in varii comuni vicino Salerno, e che ne metteva in commercio una gran quantità per l'esportazione benanche presso lo straniero, al presente è molto decaduta, ma rimpiazzata dall’accrescimento della costruzione de' panni ordinarii.

Sull’Imo vi è benanche una fonderia diretta da un tale Lips.

Un vasto lavoratorio di prodotti chimici diretto dal signor Wenner e Schelepfer vi è anche sull'Irno.

Una fabbrica di lastre, campane ed altri oggetti in Vietri, diretta dal signor Saulle, come pure una di vetro nero dal signor Favilla. Ve ne sono altre due, l'una in Giifoni, da Dino, l'altra in Montecorvino sotto le cure di Schienet.

Nel primo Distretto vi sono cartiere n. 9, in Vietri 5, a Maiori 1, a Minori 1, Acerno 1, ed in Oliveto 1.

Faenziere n 10 in Vietri.

Ferriere n. 15, in Acerno 2 una di Criscuoli e l'altra di Consiglio, in Alfano 2 di Pietro Novelli, in Sanza e Pertosa 2 di due proprietarii, in Sapri 1 di Autori ed Eboli. Ferriere chiuse a Vietri 2, in Amalfi 1, Salerno 1, Fajanol, Giffone 2.

Vi sono ramiere n. 3, due a Vietri di proprietà di de Simone, una in Sanza.

Vi sono delle fabbriche di cremore di tartaro n. 6 in Salerno, Roccapiemonte e Giffoni spettanti a Granozio, Giordano, Siniscalchi, Fiore, ec.

56 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


Tratture di seta 2, l'una io Angri di una società francese, l'altra in Majori di un particolare, che forse avrà lasciata la speculazione.

Vi sono varie Concie benanche all'uso di Francia, come quelle di Scafati; altre in Salerno, molle nel Vallo ed in altri siti dove si conciano le pelli più ordinarie, si fanno pergamene ec.

Nel 1839 sul fiume Tenza si sono erette dallo Svizzero Sig. Ferdinando Frey due macchine idrauliche, l'una destinata per molire il grano, e l'altra è pressoio per estrarre l'olio, al quale è annesso benanche un piccolo lavoratolo addetto a chiarire nel segreto l'olio all'uso di Francia. Possonsi vedere i saggi mandati all'esposizione generale. Tutte e due le macchine vi prosperano e danno molta utilità.

Vi è una grande quantità di fabbriche di maccheroni e paste fine nella costiera di Amalfi, Vietri, Salerno, Nocera, Boccapiemonte, Penta ed altri comuni.

Molte fabbriche di potassa in varii luoghi della provincia, come in Buccino 9 Oliveto, Montecorvino, Salerno, Eboli ec. Vi sono delle fabbriche per la distillazione dell'acquavite in Salerno, Roccapiemonte ed altri luoghi. Granozio, Taddei ed altri sono i speculatori principali.

Nell'anno che corre dal Signor Filippo Giordano si sta introducendo la distillazione di acquavite estratta da cereali e specialmente dall'orzo, e forse dalle patate e dalla fermentazione dille frutta.

Vi ha ceraiuoli che fabbricano cere benanche ali uso di Genova. Principali sono Manzo, Granozio, Taddei, Varie fabbriche vi sono di argilla cotta, dove si costruiscono quadroni di diversa grandezza, mattoni, tegole, tubi ec. in Salerno, Vietri, Giffoni, ed in ogni Circondario della provincia.

Fa d'uopo annoverare una gran tipografia istallata da molti anni, e prima forse del 1809, ma al presente ingrandita di molto e migliorata ne' caratteri.

Molte fabbriche di salone vi sono alla costiera di Amalfi, alla Molina, villaggio di Vietri ec.

Lavori di coltellinaio si fanno in Penta. Fabbrica di pallini in Salerno.

12.° La descrizione dello stato in cui trovansi le arti e manifatture che si esercitavano nella provincia prima del 1843 è fusa nel precedente articolo. Infatti non consistevano che in quelle ordinarie destinate a sodisfare agli urgenti bisogni comuni; è perciò che costruivansi tutte quelle cose che servivano agli usi con più o meno delicatezza, ma senza veruno macchinismo complicato.

13.° Le arti finalmente e le manifatture che esercitavansi nell'Orfanotrofio di S. Ferdinando, Stabilimento di beneficenza che trovasi in Salerno, sono la musica, il disegno pratico e paesistico, la sartoria, calzoleria e tessitoria.

In quello poi detto delle Orfanello si fanno de' lavori donneschi, filare, tessere, cucire, ricamare, far fiori, calze ec.

Nelle prigioni centrali sono benanche de' telai; si cuce, si fanno delle scarpe, si fila ec.

Nel pensionato delle Figlie della Carità si fanno lavori più delicati dalle Signorine che trovansi in educazione, e più ordinarii da quelle ragazze che intervengono alla istruzione in separato sito e sono del basso ceto.


57 SU' PROGRESSI DELLE MANIFATTURE, EC.


MOLISE

1.° Le terre non coltivate sino al 1815 ed indi messe a coltura erano prima boscose o macchiose, o saldi erbosi. La loro posizione era in pendio, più o meno ripido, di rado in dolce pendenza, e solo in qualche caso eccezionale, in falso piano. Le terre in discorso si avevano una mezzana fertilità a causa della soprastantevi terra vegetale accumulatavisi per effetto dello spoglio degli alberi o della putrefazione delle piante erbacee. Fertilità che a mano a mano si è andata scemando, perché le acque solcando tali terre ordinariamente pendióse han portato via il terriccio, e talvolta sino al segno di lasciarvi denudata la sottostante roccia: o pure perché le stesse terre, soprabbondanti di argilla, o soprapposte a strati quasi saponacei poggiali ad altri sodi, sono rimaste sconvolte dalle frane.

La natura delle terre state incolte sino al 1815 è tale che troppo abbondano o di calce o di argilla, per modo che non si hanno una normale composizione meccanica, e solo una volta erano, come si dicea, sopraccari che di humus, che non molto tardi è poscia andato perduto.

Le stesse terre poco o nulla si avevano di paludoso, e quasi tutte erano sterpose.

Sono state bonificate da' singoli coloni senza potervisi ravvisare alcun che di straordinario, o d’idea di assieme. E ciò col mezzo di più che ovvii ¡strumenti rurali, co' quali il suolo si purgava degli sterpi che l’ingombravano. Fatto che avveniva nel tempo della coltura, e che in pochi anni rimaneva all’intutto compiuto.

Nota. Le terre e massime quelle messe a coltura dopo il 1815 eransi sterilite in grado da lasciar temere un generale fallimento; ma mercé la pratica de' prati artificiali, di sul la sopra de' suoli argillosi e di lupinella nei suoli calcarei, le medesime terre sono tornate fertili. E così succedendo detti prati alla coltura e viceversa, le terre si mantengono sempre in un plausibile valore. Il quale avvicendamento va agevolmente sostenuto dalla spontanea riproduzione della sulla o della lupinella in quelle terre nelle quali a tali piante son succeduti i cereali.

La introduzione di detti prati artificiali cominciava ad avvenire intorno all’anno 1830. E ciò si doveva alle cure della Reale Società Economica, che vi provvedeva per mezzo de' suoi Socii signori Mannelli da Ripalimosani, Sig. Benedetto Palombo da Lucito, Sig. Duca di Canzano, signori Graziano da Palata, Mastrandrea da Morrone, e Magno da Toro, e più tardi di non altri pochi solerti proprietarii della Provincia. I signori Magno però meglio di ogni altro contribuivano a diffondere la pratica de' prati in discorso, sia raccomandandola con efficaci parole, sia largheggiando con chiunque in doni di semi e di piante. tutti poi gareggiando in premura, e disprezzando i dilegi del volgo troppo avverso ad ogni maniera di novità, si facevano solleciti di propagare la coltivazione di siffatte piante prative, che han tornato in valore non pochi terreni affatto steriliti, o franati, e tutti da lunga pezza lasciali in abbandono.

2.° Innanzi tutto merita di essere ricordata la nuova coltivazione de' prati artificiali, fenduta già generale, e da ogni dove prosperosa nella Provincia. Dopo di quello che al riguardo si è rilevato nella nota al primo quesito, non occorre di dirsi altro.

Le piante di gelsi erano una rotta singolari, ora ne è pieno l'agro della Provincia. Merita qui di essere ricordato con lode il cavaliere Sig. Giovanni Cenni. che nell’anno 1840, Intendente della Provincia, e Presidente della Reale Società Economica

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della stessa, seppe trovar modo di far vagheggiare la coltura di tale pianta da' più intelligenti ed agiati abitanti del paese, da quali poscia è stato con buon successo raccomandata presso dell’universale. Vi concorrea pure la Reale Società Economica, che, stabiliti in quest'orto agrario degli ampii semenzai di gelsi, ne distribuiva a larga mano e gratuitamente a quanti ne facevano richiesta. Non ancora le piante in discorso sono tutte adulte sino al segno da potere tollerare lo sfrondamento; ma già questo è prosperosamente incomincialo per modo che non manca, sebbene in non grandi proporzioni, la produzione de' bozzoli della se la, ed in qualche luogo anche di quest'ultima.

I gelsi delle Filippine sono stati pure introdotti nella provincia mercé le marze e le gemme, che la Reale Società somministrava a gl'innesti delle sue piante coltivate nell’Orlo Agrario. Anche qualche tentativo, ma non altro che tentativo, della tenuta delle piante a siepi per educarvi i bachi all’aria aperta.

Il quercussuber è stato pure seminato nella provincia, e già le piantoline vi vegetano prosperosamente. Era pure il cavaliere Cenni, che nella succennata epoca ne faceva venire i semi dalle Calabrie, e ne donava ai suoi amministrati.

La patata che in epoca non molto remota si coltivava solo in qualche Comune, e che bastava appena a condire le vivande degli agiati ora trovasi diffusa da per tutto all’agro della provincia, e ben serve a provvedere ai bisogni alimentari delle masse.

Il Cipresso, indice una volta della esistenza di qualche Cenobio presso cui stava, ed il pino, che si credeva non poter vegetare nel suolo e nel clima del Sannio, tali due alberi sono ora presso che generali nella provincia. Non peranco sono tutti appariscenti; ma tra non molto, divenuti adulti, faranno di loro bella mostra nel territorio. Il grano gigante; F altro di Bengala e l’orzo peruviano vi erano del pari introdotti, il primo e l'ultimo per le cure della Reale Società Economica, ed il secondo nel 1839 dal benemerito suo Socio corrispondente Sig. Luigi de Rubertis da Lucito. Grani, che se non ancora diffusi presso del generale, offrono già sicuri ed abbondanti prodotti.

Di novelle piante da ortaggio, e di varietà di frutta e di uva, quasi tutte derivate da' siti Reali, non è da dirsi quali e quante se ne siano introdotte. L'enumerarle e dirne partitamente sarebbe opera da apportar tedio.

La dolica, il fieno greco, il trifoglio incarnato, e qualche altra pianta da soverscio, che una volta erano affatto ignote nella provincia, vi si trovano ora non solo introdotte, ma in buona parte del territorio di Molise vi prosperano, e ben si prestano al servizio del soverscio, che già si pratica con soddisfacente successo.

Di acacie, di alianti, dell’albero di Giuda, de' rossi, de' papiri, de' castagni cavallini ec. il numero è presso che infinito; e non vi mancano i corbezzoli; gli olivagni di Boemia, del Sommacco, ed i platani; alberi tutti nuovi nel paese, nel quale già cominciano a sopperire al troppo imponente bisogno del combustibile.

3.° Il canape ed il lino sono ora molto generalmente coltivati e con soddisfacente successo. Anzi il lino, che nella solenne mostra del 1853 presentava il Sig. Pasquale Spina, da Colledanchise, meritava di essere mensionato con distinzione. Tale industria però non ancora basta a sopperire a tutto il bisogno del paese, che continua ad estrarne dalla limitrofa Terra di Lavoro.

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L'olivo si è sì largamente propagato nella provincia, che non vi sono bastati i pollini proprii, ed è perciò bisognato farne venire in gran copia dalle falde meridionali del Taburno. Vegeta ora prosperosamente tale albero anche ne' Comuni ne' quali i pregiudizii, e municipali tradizioni facevano credere non vi sarebbe potuto acclimare. E la produzione in olio abbondantissima soddisfa a' bisogni del paese di modo che non poca quantità di tal derrata si trasmette nella Terra di Lavoro e nella metropoli.

I vigneti sono stati notabilmente migliorati e per la qualità delle uve che vi si coltivano e pel modo di tenere le viti. Erano queste una volta tutte basse, donde grave spesa di coltura, e la niuna attitudine del terreno fra' filari ad altre coltivazioni. Ora non poche vigne trovansi ridotte o a filari mollo distanti fra loro, oppure ad arbusteti nuovi tenuti a spalliera. Da ciò quasi nulla la spesa peculiare della vite, e non dispregevole prodotto in cereali o civaie dal suolo che rimane fra i filari.

Gli ortaggi messi su di una scala assai più larga che non era una volta, ed accolgono altre piante un dì affatto straniere.

I pioppeti renduti assai più generali e più popolati dell’ordinario; ciò che si deve principalmente al bisogno del legname cresciuto a mille doppii dopo tali e tanti disboscamenti finora avvenuti.

I pometi sono giunti ad una ampiezza esatta di qualità di pomi tali, che mentre nulla lascia a desiderare, danno sì abbondanti prodotti, che, dopo provveduti i bisogni del luogo, vengono smerciati nella Capitanata e nella Terra di Lavoro.

Le granaglie, mercé la cura che si danno gli agricoltori di scegliere i semi, di bene adattarli alle località, e di purgare delle erbe triste i seminati, son divenute più abbondanti e di miglior qualità.

4.° Niuna nuova pianta destinata all'esercizio delle manifatture è stata introdotta nella provincia, dove si continuano a coltivare solo quelle, che già erano note prima del 1815, cioè, il lino, il canape, il guado, la rubia per altro spontanea, e qualche altra.

Lo stato di coltivazione di dette piante già conosciute prima dell’anno 1815 nulla offre di notevole, tranne solo che, dopo le continue insistenze della Real Società, cominciasi tale coltivazione a praticare su di una scala alquanto larga. Presso il Comune di Casacalenda venne diversi anni or sono istituita una normale coltivazione di rubia, ma restò indi abbandonata solo per effetto di disquilibrio finanziero avvenuto nel patrimonio dell’intraprenditore.

Non vi è mancato chi avesse introdotte nella provincia poche piante di Sommacco fatte venire dalla Sicilia. Niuno ostacolo incontravano nelle condizioni topografiche ed atmosferiche nel Comune di Toro in cui vennero affidate al suolo, fra cosa però non uscì da' limiti di un semplice tentativo, a causa delle moltiplici cure che distraevano l'introduttore di tali piante dal prenderne assidua cura.

Avveniva altrettanto delle piante del colzuto, del croco, dell’indaco e di qualche altra introdottavi mercé le cure della Reale Società Economica.

5.° Tutte le zelose cure spiegate al riguardo da questa Reale Società han solo da pochi anni in qua prodotti questi risultamenti:

La rotazione agraria, è stata notabilmente migliorata con esservisi introdotte le piante leguminose e le prative, e con l’esservi divenuto presso che ignoto il maggese morto.

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I vigneti una volta tenuti tutti a viti latine ora rimpiazzati in non piccola estensione da viti a filari ben distanti fra loro e mantenute o a spalliere o ad arbusteti nani.

Divenuto presso che generale l’uso del bidente nelle non poche terre argillose della provincia.

Anche qualche aratro a coltello incominci» a vedervisi.

Non poche pratiche di coltura del grano a solchi o pure a fossetti.

E diverse altre cose, che non sarebbe facile enumerare.

6.° Il partaggio. de' demanii comunali ed ex feudali, la disposizione di non poche terre salde o boscose e la minore generosità introdotta nella determinazione del prezzo degli erbaggi, divenuti più ristretti, avevano prodotto una certa decadenza nella pastorizia della provincia dal 1815 al 1830; in guisa che lo stato di tale industria nella seconda epoca trovatasi bene al di sotto dell'altra della prima.

Dal 1830 in qua la introduzione de prati artificiali ha non poco elevato di mano in mano lo stato della pastorizia per modo che l’attuale sua conditone e più lusinghiera di quella del 1815.

E di vero attualmente Le mandrie moltiplicate nel numero di; esse, ma ristrette nella continenza di ognuna, di loro, sentono meno la necessità di trasmigrar re nel verno nel piano del Tavoliere perché, mercé i prati artifiziali, trovano sufficienti foraggi ne' luoghi dove abitualmente stanziano Nel generale la pastorizia, se non diveduta, stazionaria, è di certo meno girovaga che non era per lo innanzi.

Non mancano delle vacche tenute con lieto successo nelle stalle.

La pastura delle capre governata in modo da portare alle campagne il minor possibile danno.

Le pecore ridotte in buona parte a merinos, quasi tutte le altre a meticce, e pochissime rimase delle antiche razze.

Il Sig. Luigi de Rubertis da Lucito nel 1839 introduceva nella provincia le vacche svizzere che vi hanno bene prosperato; e tale esempio è stato pure da qualche altro più tardi imitato.

Le razze equine si sono pure migliorate nel Distretto di Larino, prossimo alla Capitanata, da' cui stalloni si è tratto profitto.

Ed in taluni Comuni della parte meridionale della provincia veggonsi pure introdotti gli animali neri di una razza gigante.

1.° Sono tornate vane tutte le cure della Real Società e de' suoi Socii clic in tutti i modi si sono sforzati di portare un miglioramento nella fabbricazione de' formaggi, facendone almeno seguire la pressione in vasi di legno, e non più in quelli di giunchi che so no generalmente adoperati. Le pratiche al riguardo sono rimase quali anticamente erano, tranne qualche singolare esempio che non vale la pena di rammentare.

Tutto questo però non toglie che si abbiano, non ostante la continuazione delle vecchie usanze degli squisiti formaggi dovuti esclusivamente alla bontà de' pascoli., e tra, quelli i più conosciuti son fabbricati nel Comune di Pietracatella.

8.° Da circa venti anni in qua le lane han ne ricevuto un notabile miglioramento dovuta alla introduzione de' merinos, o de' meticci ed anco al pascolo sopra da' prati artificiali.

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Non sarebbe facile indicare chi ne fosse stato il primo promotore, perché in ciò han gareggiato tutti i proprietarii degli animali lanuti. E forza però confessare, che la maggiore influenza vi si è portata da' locati del Tavoliere. i cui armenti appartengono meno alla industria di Molise in cui passano la sola stagione estiva, che all’altra della Capitanata dove stanzionano durante il verno.

9.° Lo slargamento de' prati artificiali ha permesso a tutti i proprietarii di bestiame di potere a gara concorrere ad operare il mutamento portato al nutrimento degli animali, eh' è divenuto più abbondante e più proficuo, e che si è potuto talvolta apprestare nelle stalle, e generalmente in maniera che l'armento si è sostenuto meno girovago.

Dond’è pure derivato, che gli allievi si sono ottenuti più numerosi e più sani.

I quali effetti del mutamento in discorso si sono verificati in una piuttosto larga estensione.

10.° Niuna miniera è stata per lo passato esplorata nella provincia: niuna quindi trovasi abbandonata, e niuna neppure vedesi attualmente lavorata.

Non mancano de' fondati sospetti, che nel perimetro della provincia esistessero delle miniere di zolfo, di carbon fossile od almeno di qualche altra materia, che potesse ritenersi come torba; ma il difetto de' mezzi valevoli a praticare de' saggi di esplorazione ha impedito sinora di verificare quanto tali sospetti fossero ben concepiti.

11.° I tessuti di lana, di lino e di cotone erano una volta troppo rozzamente lavorati dalle donne da contado ad uso delle proprie famiglie. Da non pochi anni in qua siffatte produzioni si s no notabilmente migliorate per modo che non disdegnano di avvalersene anche persone di qualche civiltà; sotto del quale scopo sono pure ricercate nel commercio interno della provincia. E forza però confessare, che sono ben lungi dall’avvicinarsi alla perfezione a segno da potersi anche altrove spacciare.

Non manca qualche timido saggio di costruzione di canne da schioppo, che è rimasto coronato da lieto successo non ostante il difetto de' sussidii delle macchine, che trovansi negli stabilimenti all'uopo destinati.

Altrettanto può dirsi della fabbrica delle spille, per altro praticata su di una meschina scalal’e perciò non sovvenuta da' miracoli della divisione del lavoro, ed in conseguenza anche poco proficua.

Le liste di piombo da commessure delle lastre di cristallo vengono da parecchi anni si largamente prodotte in questo Capoluogo, da Nunzio Ricciuti da Campobasso, da non sentirsi il bisogno di ricercarle altrove, anzi sino al punto di poterle spacciare fuori della provincia.

L'arte de mobilisti era nella Provincia presso che ignota. Bisognava che tutto si fosse chiesto alla Metropoli del Regno. Ma già da diversi anni è tale necessità in buona parte cessata. Si fabbricano nella provincia de' mobili, che per precisione, eleganza e solidità nel lavoro e per economia nella spesa non fanno più desiderare quelli che la capitale ne forniva.

Vi si fabbrica pure qualche pianoforte non del tutto dispregevole. I primi erano l’opera de' fratelli Guglielmi da Gambatesa, i quali vi riuscivano solo per effetto della loro naturale altitudine a siffatti lavori, e nello assoluto difetto de' soccorsi degli strumenti e dell'arte. Erano tosto imitati da Fabrizio Nucciarone da Morcone

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12.° Sebbene per peculiari condizioni topografiche, atmosferiche ec., gli abitanti di Molise fossero nel generale addetti alla pastorizia, ed all’agricoltura, pure le arti e le manifatture quivi esistenti nel 1815 vi han progredito in modo da non esserne molto scontenti. IVon si tace specialmente, che i lavori di acciaio in questo Capoluogo e nel Comune di Frosolone sono ora di una precisione, eleganza e solidità tale, da potere, se non altro, reggere alla concorrenza de' lavori inglesi. Così lo potessero anche per la economia dalla spesa, nel che questi artefici difettano di larghi sussidii delle macchine, del vapore, della divisione del lavoro ec. Vi si distinguono in cima a tutti i pregevolissimi ¡strumenti chirurgici fabbricati da Giuseppe de Stefano da Campobasso.

I lavori di ferro, e tra essi quelli da magnano, vi hanno pure non poco progredito. Il sunomato Nunzio Ricciuti e Ferdinando de Sanctis, costruiscono serrature involventi segrete, che non rimangono al disotto dei lavori esteri. Cosi vi concorresse, lo si ripete, pure la economia della spesa, che vi è ancora desiderata pe' motivi di sopra cennati!

Ed in quanto si attiene a' tessuti di lana, di lino e di cotone, si è precedentemente detto abbastanza.

13.° Mancano nella provincia gli stabilimenti di che trattasi, e perciò torna affatto negativa la risposta.

(Continua)

D. Moschilli.







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