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Gentile Paolo Villaggio,

Da: ROSALBA
Data: 06/11/2011 15.37.07
A: [email di Paolo Villaggio]

Gentile Paolo Villaggio,

quando si è personaggio pubblico bisogna stare attenti a quello che si dice giacché il proprio dire , sia che dia coraggio e dignità sia che che alimenti denigrazione, arriva assai  capillarmente.

Lei  con la sua infelice battuta  «I liguri hanno la presunzione di essere una cultura anglosassone diversa dalla cultura sudista-borbonica che è forse la piaga di tutta l'Italia»,  ha contribuito a perpetuare ignoranza e beceri cliché.

Innanzitutto il Liguri non hanno bisogno di rassomigliare a nessuno altro che a se stessi per essere un popolo di grande dignità, come sono.   Nonostante gli errori si possono commettere.

Farne il confronto, poi, in peggio rispetto agli anglosassoni che tanto dolore hanno apportato ad altri popoli della terra massacrandoli, affamandoli, schiavizzandoli  sfruttando e appropriandosi delle loro ricchezze,  è sminuirli come mai si meriterebbe questo ammirevole popolo ligure dalla storia gloriosa pluricentenaria che agli inglesi avrebbero da insegnare come si può fare il bene proprio apportando ricchezza anche ad altrui.

Quanto alla cultura "sudista-borbonica" :

1) Ci fu un tempo in cui, noi "meridionali" non eravamo il sud di nessuno (non meno di quanto l'Austria non è il Sud della Germania) e i nostri guai iniziarono proprio da quando divenimmo subalterni nel regno sabaudo e ci appiopparono il ruolo di iloti di questo Stato.

Lo sa, Lei, che Carlo Bombrini, costruì la fortuna dell' Ansaldo  (allora 500 operai) smantellando Pietrarsa (2500 operai nel 1860) ?

E che a Pietrarsa furono costruite le prime sette locomotive comprate dal Piemonte nel 1847 e nominate: Pietrarsa, Corsi, Robertson, Vesuvio, Maria Teresa, Etna e Partenope. (“ Il centenario delle ferrovie italiane 1839-1939”, Pubblicazione celebrativa delle FF.SS, Roma 1940)  mentre i vagoni sin da principio furono costruiti a Napoli, nello stabilimento di San Giovanni a Teduccio. E anche di queste  il governo piemontese commissionò?

2) Sappia che l' Italia è una creatura dei liberal-massoni sia del Nord che del Sud della Penisola;  voluta da essi, cresciuta e pasciuta a proprio uso e consumo, la casta dei parvenus "onorevoli" che hanno cospirato  per appropriarsi di ingenti ricchezze e del potere politico per gestirle.

3) L'Inghilterra, vorace sui beni altrui come sempre, avida degli zolfi di Sicilia ( valore come il petrolio oggi) e dei commerci con l'Oriente dato dall'apertura del Canale di Suez (1856) ha finanziato tutta l'operazione del "distruggimento" del Regno delle Due Sicilie, la seconda flotta d'Europa capace di farle concorrenza con i suoi quasi 5mila bastimenti.

4) Nel 1860, nel Regno delle Due Sicilie circolavano gli scudi d'oro, quotati alla borsa di Parigi (1scudo= 19,4 euro di oggi). nel Regno Sardo circolavano le lire di carta a corso forzoso (non garantiti cioè dai depositi in oro che mancava) e quello stato presentava un debito pubblico da voragine ... con le banche Inglesi e Francesi (specie i Rotshild).

5) Quando furono unificati tutti i tesori degli ex stati della Penisola nel 1861,  nella cassa del neoregno d'Italia  il tesoro ammontava allora 668,4 milioni di lire e gli apporti dell'ex Regno dei tanto vituperati Borbone fu di 443,2milioni di lire ORO (il 60% di tutta la ricchezza) e ci accollarono il debito piemontese passando le tasse da 4 a 28 ( persino la tassa sulle finestre si inventarono i liberal-massoni del governo sabaudo ... e le case, allora, nei nostri centri storici si trasformarono in tuguri insalubri dai minuscoli finestrini!).

Ma per tornare al tema delle cose fatte per bene, delle amministrazioni lungimiranti, La rendo edotta di come i tanto "brutti" Borbone amministravano il territorio, eh! Sì perché loro, alla propria Terra e alla propria Gente ci tenevano, era casa loro e non colonia da sfruttare.

Quando le frane da noi non esistevano :

Roma 16 giugno 2010, forum degli Ordini Regionali e del Consiglio Nazionale dei Geologi.

E'stato più volte evidenziato che “una volta” la gestione del territorio era quotidiana e che il mestiere dello “studio della terra”era affidato a soggetti che coordinavano tutte le scienze del territorio.

Un’azione continua e sistematica che assicurava la vita serena e senza pericoli dei cittadini.

Tra i relatori, il Prof. Domenico Calcaterra, docente dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Polo delle Scienze e delle Tecnologie - Facoltà di Ingegneria - Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Geotecnica ed Ambiente - Sezione di Geologia Applicata.

Nel suo documentato intervento, esordendo con  “Così hanno operato i tanto vituperati Borbone”, ha messo in evidenza quanto la gestione del territorio sotto i Borbone si avvalesse del concorso di più scienze e discipline per l’assetto idrogeologico ... a differenza di quella attuale di “terreno da sfruttare” come fonte di interessi economici e politici immediati.

Nel ribadire “una volta tutto andava meglio”, ha fatto un excursus senza precedenti.

I successivi relatori, tra i quali il Prof. Alessandro Guerricchio dell’Università della Calabria, facendo riferimento ad importanti documenti del tempo, hanno confrontato l’approccio di estremo rispetto del territorio di “una volta” (fin dal 1783) con quello di aberrante sfruttamento di adesso.

L’Ing. Gian Vito Graziano, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Sicilia, tra l’altro ha affermato che le famose “New Town”, tanto esaltate dai “nostri” politici, da realizzare in aree sicure dove “delocalizzare” (spostare) gli abitanti delle aree a rischio, già nell’800 erano state realizzate dai Borbone in aree ottimali.

In quella occasione, molti "meridionali" del pubblico presente, che il proprio vero passato storico conoscono, si sono resi conto con orgoglio, ancora una volta, dei primati raggiunti dalla Nazione dei loro antenati  e con amarezza, tanta amarezza che ancora una volta quanto è andato perduto divenendo terra di conquista, colonia, di un altro Stato a dispetto della ipocrita retorica dei "fratelli d'Italia".

Ancora una volta il lavoro e l’ingegno dei nostri Padri sono emersi nel loro  amore e competenza per la propria Terra a dispetto del diniego finanche dell’esistenza della nostra dignità  di Popolo e di Nazione.

...L'Italia Una, dai savoi, ... ha avuto bisogno di un popolo di iloti, che stringesse la cinghia e realizzasse un surplus su cui mettere le mani ... Per averlo ...più economicamente (ha preferito)  dicreditare la figura ... per ottenere quanto serviva senza dire grazie.

Mi creda, Signor Paolo Villaggio, non è più il caso di continuare a propagandare il falso storico denigrante voluto dalla vulgata liberal-massone per giustificare la loro azione di accaparramento di uno Stato che fu ricco e colmo di risorse e ancor di meno per una Nazione culla di antica civiltà dalla Magna Grecia, passando dai Bizantini e Federico II via via fino l'annientamento per opera dei giacobini nel 1860.

 I Borbone furono ottimi sovrani innamorati della propria gente e della propria terra e a riprova le riporto, in allegato, il Proclama ( 8 dicembre 1860) dell'ultimo Re Nostro, Francesco II di Borbone di soli 24 anni, mentre da tre mesi era assediato nella fortezza di Gaeta con i soldati rimasti fedeli (le note in calce sono mie).

Giudichi lei se una tale persona potesse mai davvero essere la "negazione di Dio" come Lord Gladstone  (primo ministro inglese), i liberali mazziniani e i rapaci Savoia-Carignano vollero  farlo passare.

Se lo leggerà con calma, quando le preoccupazioni per la sua Terra Le lascerranno un pò di tregua. Io intanto le assicuro che il mio cuore è stato per tutto il tempo vicino ai Genovesi con trepidazione e preghiere.

Viva la gloriosa Genova!

Rosalba Valente - una "meridionale" 

della ex provincia Terra d'Otranto delle Due Sicilie.

Ringraziamo Rosalba Valente per averci autorizzato a pubblicare la sua "Lettera a Paolo Villaggio in replica alla sua sparata «I liguri ... dalla cultura sudista-borbonica ... piaga di tutta Italia" che trovate sul suo profilo facebook.

Zenone di Elea – 8 novembre 2011







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