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Fonte:
Nazione Napoletana, Anno XIV, Sett. 2006, pag. 1

Spazziamoli via

Agli inizi del Novecento, quando Napoli conservava ancora il ricordo dei tempi in cui era stata Capitale e la principale città d'Italia, si sentì l'esigenza e si riuscì a varare una legge speciale che, seppur puntando in modo sbagliato sullo sviluppo dell'industria pesante, con appunto pesanti conseguenze sull'ambiente e sul suo tessuto sociale, seppe ridare ossigeno alla nostra città.

Oggi, dopo tanto parlare e straparlare, i nostri saggi governanti ed amministratori hanno sentenziato che la situazione di Napoli non è eccezionalmente "speciale" e che quindi non c'è bisogno di nessuna "legge speciale" per uscire dall'emergenza che attanaglia l'ex Capitale del Sud. 

I nostri amministratori, incapaci di grandi progetti, incapaci di pensare in grande per Napoli, capaci solo di fare a scaricabarile circa la responsabilità dell'emergenza rifiuti, dell'emergenza criminalità e dell'emergenza socio-economica, dopo aver come al solito allungato la mano solo per chiedere soldi (da sprecare poi in gran parte per le loro fameliche e familistiche clientele), si sono accontentati delle briciole che il governo nazionale ha lanciato.

Nazione Napoletana, Anno XIV, Sett. 2006, p1

Sembrerebbe proprio che il destino di Napoli, una volta etichettata semplicisticamente come Paradiso popolato da diavoli, sia quello di diventare un inferno popolato da poveri diavoli. Napoli, però, non può continuare a scivolare lungo il precipizio che la cecità dei suoi disamorati ceti "dirigenti" ed "intellettuali" le hanno preparato. 

Buoni solo a chiacchierare e ad affondare le mani nella torta delle risorse pubbliche: stanno parlando da anni di bonifica di Bagnoli e dell'area orientale della città, senza concludere niente; hanno sperperato circa un miliardo e duecento milioni di euro per "risolvere" il problema dei rifiuti, e ci siamo ritrovati territori ulteriormente devastati da discariche, megainceneritori, montagne di nauseabonda immondizia sotto i riflettori e i sorrisetti derisori del mondo intero; hanno un tesoro tra le mani: il meraviglioso paesaggio, le specialità alimentari, gli immensi "giacimenti" culturali rappresentati dai nostri capolavori artistici, dalle nostre meravigliose chiese, e in gran parte lo tengono chiuso a chiave per tutto l'anno, pensando che possano bastare le "porte aperte" del solo Maggio dei Monumenti o, peggio ancora, della Notte Bianca, per valorizzarlo. 

Per non parlare del dissesto del territorio, di buche crolli e voragini che si verificano dopo ogni acquazzone. In qualunque altra città o pae-sino del mondo, di fronte a problemi del genere, ci si allarmerebbe e si ricorrerebbe a interventi urgenti e speciali... e qualcuno avrebbe la dignità di dimettersi, togliendosi dai piedi.

Oggi molti sono presi addirittura dalla tentazione di "dimettersi" da napoletani! 

Noi, non ci rassegniamo. La storia insegna che a periodi di spaventosa crisi possono quasi miracolosamente e repentinamente seguire periodi di ripresa, se solo un pugno di uomini e donne coraggiosi esprimono la volontà di ottenerla e mettono in atto le misure necessarie. Si facciano avanti.

Gabriele Marzocco

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Fonte:
Nazione Napoletana, Anno XIV, Sett. 2006, pag. 2

Ciao cari amici del Sud,

Vi ringrazio ancora per questa bellissima bandiera. Sto facendo attualmente le miei studi fananziari al Canada e faceva molto tempo che la cercavo e è un onore adesso per me di averla.

Questa bandiera rappresenta una parte importante della storia dell'Italia, una storia che molto gente non conoscono perché questa storia è stata mistificata dal governo.

Il Risorgimento, l'epoca dove i piemontesi hanno invadato il sud senza dichiarazione di guerra e dove milhoni di innocenti ci sono fatti uccisi di modi barbari. Il risorgimento è stato un grandissimo crimine.

Questa invasione Piemontese è stata più di una sconfitta militare, hanno cancelatti la nostra identità, la nostra fiertà, les nostre costumi.

Ancora oggi in Italia siamo aggrediti con violenze verbali.

Ma il sud resterà sempre il sud, abbiamo la nostra cultura, abbiamo la nostra identità, abbiamo la nostra fiertà, la fiertà di essere del sud.

Non abbiamo niente da invidiare dal nord, ci hanno abbandonato, ci hanno rubato tutto e anche le notre ricchezze.

Sono figlio di calabrese e anche se non vivo in Italia, è un' onore per me di rippresentare la Calabria e tutto il sud dell'Italia all'estero.

Siamo molti immigrati del sud dove abito, calabresi, siciliani, napolitani che vivono insieme e questa storia la conosciamo, non la sbagliamo e la contiamo a tutti per che il mondo sa.

Complimenti ancora a voi per la vostra voglio di fare conoscere la verità a tutti.

Ancora grazie per tutto.

La fiertà di essere del Sud non ha confine. Insieme siamo più forti e potremmo cambiare tutto.

Loic Pittella-Lamour, Thìonville (Metz), Francia







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