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Signori Dirigenti Scolastici di Marsala

di Ubaldo Sterlicchio

22 Novembre 2009

Signori Dirigenti Scolastici di Marsala,

ho appreso che è stato da Voi programmato, d’intesa con una delegazione del comune di Genova, un «itinerario garibaldino “I luoghi simbolo dell’unità d’Italia”, rivolto alle scuole» ... «in vista delle prossime celebrazioni per la ricorrenza del 150° anniversario dello sbarco dei Mille a Marsala».

A tale riguardo, reputo sia doveroso – da parte Vostra – che ai giovani studenti si dica tutta la verità su quel processo storico che fu il risorgimento e, lungi da me qualsivoglia auspicio di “secessione” o qualsivoglia intento di provocare “contrasti”, ritengo opportuno che i nostri ragazzi conoscano le informazioni storiche qui di seguito riportate.

Lo sbarco a Marsala del 1860 fu l’inizio di quella disastrosa campagna che portò alla fine del Regno delle Due Sicilie: le popolazioni del Sud furono aggredite da una banda irregolare, guidata da un capo irregolare, di nazionalità estranea al regno stesso e che nessuno aveva chiamato, all’infuori di alcuni oppositori al regime borbonico (legalmente e legittimamente vigente), ideologicamente impegnati e, per tale qualità, entrati e usati in un gioco politico internazionale non favorevole alle Due Sicilie.

Giuseppe Garibaldi tutto era, tranne che un eroe. Era innanzitutto un avventuriero e mercenario, con tanto di “patente da corsaro”, dedito ad atti di pirateria; in Sud America non combatté per la libertà delle popolazioni del Rio de la Plata, ma per favorire gli interessi commerciali inglesi: assaliva le navi non britanniche e le depredava; i suoi marinai si abbandonavano a razzie, stupri e violenze d’ogni sorta. E’ stato anche un mercante di schiavi cinesi dall’estremo oriente in Cile.

La spedizione dei mille e la conseguente invasione del Regno delle Due Sicilie fu, a pieno titolo, un gravissimo atto di “pirateria internazionale”. Il nizzardo, durante la sua poco “eroica” avventura nel meridione d’Italia, fece saccheggiare tutto quanto trovava sulla sua strada: banche, musei, regge, chiese, arsenali ed anche casse private di molti cittadini, appropriandosi e distribuendo ai suoi amici ricchezze d’ogni genere.

La c.d. vittoria di Calatafimi non fu conseguita sul campo, bensì fu letteralmente “comprata” da Giuseppe Garibaldi, il quale aveva già provveduto a corrompere il generale borbonico Francesco Landi.

L’arrivo del nostro personaggio nel Sud d’Italia costituì, inoltre, il vero spartiacque nell’evoluzione e nella storia della Mafia e della Camorra: le organizzazioni criminali meridionali – grazie a lui che, nel 1860, si avvalse della loro “preziosa” collaborazione – entrarono a pieno titolo nella vita sociale, economica e politica dello Stato, mutando la loro caratteristica: da parassitarie, diventarono imprenditoriali e politiche.

In buona sostanza, Garibaldi è stato uno dei più acerrimi nemici del Sud e del suo popolo ed i meridionali stanno ancora pagando per gli immensi guasti da lui provocati.

Il medesimo don Peppino, forse in un momento di sincero rimorso, nel 1868, così scrisse all'attrice Adelaide Cairoli: «Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò, non rifarei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio».

In particolare, rammento a Voi siciliani che il c.d. “eroe dei due mondi” fu il mandante dell’eccidio di Bronte, dove fece fucilare, per mano di Nino Bixio, i contadini che avevano osato “usurpare” le terre (da lui stesso promesse a quei disgraziati) che erano di proprietà degli inglesi. L’eccidio di Bronte è stato narrato, con dovizia di particolari, dal garibaldino Cesare Abba, nel suo libro Da Quarto al Volturno; consultalelo!

Pertanto, per i siciliani e per tutti noi meridionali, celebrare Garibaldi è come se gli ebrei festeggiassero Hitler e i criminali nazisti che li hanno sterminati.

Non è cosa onesta, quindi, dimenticare, ma occorre far conoscere a tutti gli italiani la verità – anche se scomoda – per togliere la cappa di menzogna che grava ancora sugli eventi che portarono alla conquista del Sud. E la Verità deve essere conosciuta appieno soprattutto dai giovani, smettendola di raccontare loro la solita favoletta risorgimentale, secondo la quale il Sud era “arretrato” e che Garibaldi & company sono venuti a “liberarci” dalla tirannide borbonica. Ingannare i nostri ragazzi (come lo siamo stati noi adulti quando eravamo studenti!) con queste colossali fandonie è oltremodo diseducativo.

Si faccia, quindi, prevalere l’onestà intellettuale e si chiamino le cose con i loro veri nomi: una strage è una strage, un assassino è un assassino, un ladro è un ladro.

Perché, se si vuole davvero fare l'Unità d'Italia (quella spirituale e morale, oltre che territoriale), non la si può fondare sulle falsità, sulle ipocrisie, sulle menzogne, sulle stragi impunite e pure negate, sulla corruzione, sulle rapine e sui saccheggi.

Le bugie non portano da nessuna parte!

Egregi Signori Dirigenti Scolastici,

un popolo non può prendersi in giro sulla propria storia e, se vogliamo che l’Italia diventi finalmente un paese “normale”, dobbiamo partire proprio da qui. Basta con le ipocrisie e con le menzogne: il Sud d'Italia, in particolare, ha bisogno di ritrovare quella giustizia e quella dignità che i vincitori del 1860-61 gli hanno negato per esaltare la corruzione, il tradimento, la falsità.

E la giustizia verso il Sud deve cominciare proprio dalle verità della Storia.

Ripartiamo allora dalla storia d'Italia, ma da quella “vera” e che il Vostro «itinerario storico-culturale» serva proprio a questo; vi prego, non sprecate questa grande opportunità!

Fatelo e riscuoterete la gratitudine di tutti coloro che amano la Verità.

E concludo con una preziosa frase del re Francesco II di Borbone: «Miei cari, ricordatevi che gli usurpatori e le bugie, presto o tardi, vengono scoperti!»

Distinti saluti, con i più sinceri auguri di buon lavoro,

dottor Ubaldo Sterlicchio.


Fonte;
http://www.trapanioggi.it/

Presentato l’itinerario garibaldino per le scuole

sabato 21 novembre 2009

21 novembre 2009 -Alla presenza dei dirigenti scolastici e di una delegazione del comune di Genova, è stato presentato ieri, presso l’Aula Magna del’Istituto Agrario di Marsala, il primo itinerario garibaldino “I luoghi simbolo dell’unità d’Italia”, rivolto alle scuole.

Il progetto è stato ideato dalla signora Marina Ingrassia della società marsalese Ingra. Imm., che opera nel settore del turismo scolastico, in vista delle prossime celebrazioni per la ricorrenza del 150° anniversario dello sbarco dei Mille a Marsala.

“L’idea è stata quella di creare un rapporto con le scolaresche di Genova e Marsala, città cardine nell’impresa eroica di Garibaldi e dei Mille, avvalendosi del supporto dell’associazione Progetto Giovani, che si occupa di creare itinerari per giovani studenti e il cui responsabile Roberto Bagnetti ha presenziato all’incontro”– ha affermato Marina Ingrassia.

Un modo per dare maggiore peso al loro percorso formativo, consentendo di vivere l’esperienza del viaggio nei luoghi storici che abitualmente studiano nei libri.

Presenti all’incontro anche Antonella Coppola, dirigente del’Istituto Magistrale di Marsala, coordinatrice della rete Re. Ma.Pe., che ha preparato i giovani intervenuti con alcune letture di testimonianze storiche su Garibaldi e di poesie in francese dedicate ad un soldato marsalese dell’epoca.

Alla giornata ha partecipato anche il coro dell’Auser che si è esibito con alcuni canti, tra cui l’inno di Mameli, diretto dal maestro Simeti. A fare da contorno alcuni giovani che indossavano abiti storici rappresentando i protagonisti dell’Unità d’Italia. A dare il benvenuto agli ospiti di Genova è stato il vice sindaco di Marsala, Michele Milazzo.

Presente il deputato regionale Giulia Adamo, che ha portato il patrocinio della regione e ha sottolineato la lentezza, da parte delle istituzioni locali, con cui si sta procedendo nella realizzazione delle manifestazioni garibaldine. Nicolò Scialfa, vice presidente del consiglio comunale di Genova, ha ribadito l’importanza del progetto in un momento delicato dove spesso si parla di secessione e di contrasti.








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