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La consorteria napoletana

di Zenone di Elea
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RdS, 12 Gennaio 2008


Di fronte allo scempio campano non si può restare indifferenti. Come non si può restare indifferenti di fronte a certi titoli urlati come quello del quotidiano di Feltri del 10 gennaio 2008.

Noi napolitani – accogliamo l’invito del blog josephepomeo.myblog.it a rivedere anche la terminologia consegnataci dal risorgimento e ad evitare di utilizzare termini nati già con una connotazione intrinsecamente negativa, come ad esempio “meridionali”– dobbiamo però essere onesti prima di tutto con noi stessi se vogliamo pretendere che altri ci portino il rispetto dovuto.

A partire dai primi decenni postunitari al Sud è emersa una classe dirigente servile e accattona che ha causato solo disastri al proprio paese. Questa classe dirigente, ammettiamolo, non è che non abbia avuto o non abbia un enorme potere di contrattazione col potere centrale, allora col nascente stato ital-sabaudo oggi con lo stato ital-repubblicano.

Se esaminiamo uno ad uno i nomi della cosiddetta consorteria napoletana del tempo troviamo nomi che diedero un contributo fondamentale alla costruzione dello stato risorgimentale – se volete farvene una idea abbastanza precisa leggetevi I moribondi del Palazzo Carignano di Ferdinando Petruccelli della Gattina che trovate su liberliber.it/ da scaricare gratuitamente.

Il difetto principale di tale consorteria era genetico, in gran parte si trattava di fuoriusciti che avevano trovato in Piemonte appoggi e denari per sé e per le proprie famiglie, quindi una volta tornati a casa invece che farsi portavoce del territorio a cui appartenevano per nascita e formazione, si fecero strenui difensori di interessi esterni ovvero degli interessi della dinastia sabauda.

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Collaborarono a stroncare nel sangue la opposizione armata al nuovo regime, combattuta dalla guerriglia contadina per un decennio, senza o non volendo rendersi conto che così facendo avrebbero finito per divenire  complici di chi stava asservendo la loro terra d’origine militarmente, politicamente ed economicamente. Scrive Giuseppe Ressa in una delle sue monografie, Il ruolo degli esuli e dei parlamentari meridionali:

“I deputati meridionali che giunsero a Torino, nel febbraio 1861, per l’inaugurazione del nuovo parlamento erano tutti accesi filopiemontesi e avevano avuto una parte molto rilevante nel favorire la conquista savoiarda prima screditando il governo meridionale e poi collaborando all’invasione. La maggior parte, pur di rimanere nel gruppo di potere, chiuse tutti e due gli occhi di fronte all’annientamento economico e civile del Sud con un atteggiamento che è perdurato fino ai giorni nostri”

Da allora ad oggi nulla è cambiato nel Sud, gli epigoni di quella consorteria sono ancora all’opera: qualche decennio fa si chiamavano “comandante” e davano una scarpa prima e una dopo il voto ed oggi si chiamano “governatore” e si comportano da viceré di un potere lontano e dispotico che quando decide di fare sul serio lo fa solamente per mantenere il controllo militare del territorio, come si faceva appunto nelle colonie.

Nella storia di questo paese, di passaggi che lo provano ne possiamo citare a decine. Oltre alla famigerata legge Pica che interessò vaste aree del territorio continentale dell’ex Regno delle due Sicilie – dividendo in due entità separate il neonato stato, una in cui vigeva lo statuto albertino e l’altra in cui venivano sospese tutte le garanzie costituzionali – il pugno di ferro fu utilizzato durante:

Oggi la storia si ripete in Campania, con le rivolte per i rifiuti. Ovviamente i progressisti di casa nostra son bravi a mimetizzare dietro le parole la sostanza dei fatti. Oggi sui giornali nazionali si parla di utilizzo logistico dell’esercito! Meditate sulla coerenza di certi progressisti-pacifisti nostrani, scendono in piazza per far ritirare l’esercito dall’Iraq ma non si scompongono se poi viene inviato in Campania.

Al nord le persone bene informate, che sanno come stanno le cose, che conoscono le vicissitudini dei rifiuti tossici sversati nel territorio campano ridotto a pattumiera d’Italia, ci sono.

Il popolino padano (formato anche da meridionali o da secondos,  figli di meridionali), però, quello che ha votato o che potrebbe votare per la lega lo ignora, magari qualcuno fa finta di ignorarlo perché gli conviene. Il quotidiano Libero non fa altro che farsi portavoce di tali umori della gente e  facendosene portavoce finisce per amplificarli e consolidarli.

Sinceramente a volte lo preferiamo comunque a chi predica bene ma razzola male, a chi in nome dello sviluppo del mezzogiorno è venuto al sud a riempirsi le saccocce per poi tornarsene a casa – vedi ricostruzione post-terremoto e Legge 44/86 (Legge De Vito).

Meglio un avversario sincero che un amico interessato. Ovviamente va aggiunto che anche la stampa del nord che si mostra apparentemente più schietta, nel tempo si adegua con disinvoltura agli eventi che possono portare vantaggi all’area territoriale di cui è espressione.

Ci viene in mente lo straordinario pezzo pubblicato sulla gazzetta “Piemonte” nel 1860:

«Le imprese di Garibaldi nelle Due Sicilie parvero sinora così strane che i suoi ammiratori hanno potuto chiamarle prodigiose. Un pugno di giovani guidati da un audacissimo sconfigge eserciti, piglia d’assalto città in poche settimane, si fa padrone di un reame di nove milioni di abitanti. E ciò senza navigli e sez’armi: altro che veni, vidi, vici! Non havvi Cesare che tenga a petto di Garibaldi. I miracoli non li ha fatti lui ma il generale Nunziante e li altri ufficiali dell’esercito che, con infinito onore dell’armata napoletana, disertarono la loro bandiera per correre sotto quella del nemico; i miracoli li ha fatti la Guardia Nazionale che, secondo il solito, voltò le armi contro il Re che gliela aveva date poche ore prima; li ha fatti il Gabinetto di Liborio Romano il quale, dopo aver genuflesso fino al giorno di ieri appiè del trono di Francesco II, si prostra ai piedi di Garibaldi. Con questi miracoli ancor io sarei capace di far la conquista, non dico della Sicilia e del Reame di Napoli, ma dell’universo mondo. Dunque non state a contare le prodezze di sua maestà Garibaldi I. Egli non è che il comodino della rivoluzione. Le società segrete che hanno le loro reti in tutto il paese delle Due Sicilie, hanno di lunga mano preparato ogni cosa per la rivoluzione. E quando fu tutto apparecchiato si chiamò Garibaldi ad eseguire i piani».

Sembrano parole scritte in questi giorni da qualche nostalgico revisionista borbonico!

Per oltre un secolo al nord, però,  nessun giornale ha mai più scritto cose del genere e il “comodino della rivoluzione” è stato trasformato in “liberatore delle Due Sicilie dalla tirannia borbonica”, anzi il Garibaldi venne descritto come un santino nei sussidiari della scuola elementare del regno d’Italia prima e della Repubblica italiana poi, sussidiari tutti stampati al nord. Come ben sanno in tanti, fra cui l’amico siciliano che da anni ci tormenta perché vorrebbe scrivere un sussidiario dalla parte dei napolitani – impresa inutile a questo punto, in quanto il risorgimento è sparito dai programmi della scuola primaria.

Questo per dire che la stampa del nord gioca sempre su due tavoli, da un lato urla contro l’insipienza della classe politica meridional-borbonica e dall’altro sfrutta quella stessa insipienza per coprire gli interessi delle grandi lobbies che spadroneggiano in Italia. Così finisce sempre che la nostra classe politica – non solo quella campana – si lascia comprare per un piatto di lenticchie e tutti stan zitti e contenti finché non scoppia qualche altro problema in Terronia.

Non ci risulta che Libero, tanto per fare esempio, abbia mai fatto una seria inchiesta giornalistica sullo smaltimento della Moby Prince a Castelvolturno. Se lo ha fatto e ci è sfuggito chiediamo pubblicamente scusa.

***

Noi della diaspora abbiamo un’altra percezione della realtà e dei problemi del Sud rispetto a chi vi risiede, certo a volte sbagliamo perché ne conserviamo una idea mitica, praticamente di un Sud che non esiste più, altre volte invece abbiamo quel distacco necessario che ci permette di mettere a fuoco meglio i problemi e a intravvederne le soluzioni.

Ad esempio quelli che si illudono che tanto la situazione non cambierà e si andrà avanti così , secondo noi verranno smentiti e di brutto.

Qui al nord la gente pensa che Napoli i suoi problemi se li debba sbolognare da sola, delle recriminazioni sulla Campania immondezzaio dei rifiuti padani gliene può fregare meno di nulla.

Stamattina al bar mi son trovato a far colazione con un maresciallo dell’esercito che andrà in missione volontaria in Libano – non andrebbe a Napoli per nessun motivo al mondo. Cito a memoria:

“Se si allaga la mia città, Alessandria, mi offro volontario, ma a Napoli? Dove rischi la pelle e se provi a difenderti ci sono i media che ti crocifiggono come è successo a Genova? Almeno in Libano posso rispondere al fuoco se mi attaccano. Comunque ognuno si risolva i suoi problemi, ci pensino i napoletani alla loro immondizia”.

Se gli amici che vivono a sud credono che sia una posizione isolata o estrema, ebbene si sbagliano di grosso. I tafferugli in terra di Sardegna sono una avvisaglia del clima che monta.

Proprio oggi sul solito Libero in prima pagina vi è un battibecco tra Feltri e un suo bravissimo cronista di origine meridionale, Mainiero.Le argomentazioni di Mainiero fanno tenerezza per il loro illusorio tentativo di convincere l’interlocutore (Ma io terrone dico: pure il Nord ha colpe di Mattias Mainiero), mentre quelle di Feltri sono ineccepibili nella loro ovvietà (Però l'inciviltà è solo affare vostro di Vittorio Feltri).Noi pensiamo che convincere persone come Vittorio Feltri utilizzando argomentazioni verbali sia tempo sprecato. Occorrono fatti concreti. Solo la politica potrà farlo.

Secondo il nostro modesto parere il sud non potrà recuperare la propria dignità se non esprime una nuova immagine di sé, fiera della storia fino a ieri negata - gli ultimi feroci difensori di una visione mitizzata della storia risorgimentale sono proprio i meridionali!.

E questo potrà avvenire solamente se sorgerà una nuova classe politica sganciata dai partiti nazionali ed espressione autentica degli interessi dell’ex regno borbonico.

Chiudiamo con le parole di Nicola Zitara (cfr. L’unità truffaldina, Cap. VI), nelle quali si condensano modi e conseguenze della nascita di quell’infernale meccanismo di sudditanza materiale e morale che ci ha ridotto – sono sempre parole sue – a “ludibrio delle genti”:

"La consorteria toscopadana  formò il suo capitale, cioè il potere di comandare lavoro, nei primi anni - se non del tutto nei primi mesi - della fondazione dello Stato unitario. Ma credo che la frase vada capovolta. Fu essa che fece lo Stato unitario. Una volta fattolo, usò la sovranità statuale per moltiplicare fittiziamente il suo capitale. L'appropriazione fu regolarmente dissimulata nei  meccanismi di mercato, sapientemente orientati a suo favore mediante leggi falsamente generali e atti governativi grandemente equivoci."

...E con una notizia appena ascoltata dall’inviato in Campania di Tgr Ambiente Italia:

“Sessantamila studenti al di là delle dichiarazioni di Prodi ancora non vanno a scuola.”


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 ALCUNI ESPONENTI DELLA CLASSE POLITICA MERIDIONALE POSTUNITARIA

Antonio Scialoja
Antonio Scialoja
  • Rappresentante per il Piemonte al Congresso internazionale per le riforme doganali.
  • Ministro delle finanze nel governo dittatoriale di Giuseppe Garibaldi
  • Segretario generale al Ministero dell'Agricoltura, industria e commercio nel Ministero Ricasoli nel 1861-62
  • Consigliere della Corte dei Conti e poi senatore dal 1862
  • Ministro delle finanze con Lamarmora nel 1865-66, con Ricasoli nel 1866-67
  • Ministro della pubblica istruzione nel Ministero Lanza (1869-73)
Silvio Spaventa
 Silviio Spaventa
  • Nel luglio 1860 viene inviato a Napoli per preparare il meridione all’annessione al Regno di Sardegna.
  • Ministro della Polizia impegnandosi da novembre al luglio 1861
  • Deputato (dal 1861 al 1889) tra le file della Destra storica.
  • Sottosegretario all’Interno (1862-64), consigliere di Stato (1868)
  • Ministro dei Lavori Pubblici (1873-1876)
  • Nel 1889 viene nominato Senatore del Regno.
Pasquale Stanislao Mancini
 Pasquale
Stanislao Mancini
  • A Torino fu istituita nel 1850 per lui la prima cattedra di diritto internazionale. La prolusione, letta nel 1851, La nazionalità come fonte del diritto delle genti, fu la dottrina giuridico-politica del Risorgimento italiano
  • Vera mente giuridica dello Stato liberale piemontese, fu deputato della Sinistra a partire dal 1860
  • Ministro della P.I. nel ministero Rattazzi.
  • Ministro della giustizia (1876-78).
  • Ministro degli esteri (1881-85)
  • Nel 1882 stipulò la Triplice alleanza con Germania e Austria-Ungheria
  • Nella sua attività di avvocato, assistette Giuseppe Garibaldi per la causa di annullamento del suo secondo matrimonio, con la marchesa Giuseppina Raimondi.
Ruggiero Bonghi
 Ruggiero Bonghi
  • Ebbe dal Cavour la cattedra di logica presso l'università di Pavia.
  • Nel 1860 tornò a Napoli dove fondò e diresse il "Nazionale"
  • Per molte legislature fu deputato, sino al 1892.
  • Nel 1862, tornato a Torino per insegnare letteratura greca fondò "La Stampa" che uscì fino al 1865.
  • Dal 1866 al 1874 diresse, a Milano, "La Perseveranza" – giornale che pubblicò le famose lettere meridionali del Villari.
  •  Dal 1874 al 1876 fu ministro della pubblica istruzione









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