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Antonio Scialoja: padre della patria o affossatore 

delle finanze del Regno delle Due Sicilie?

Zenone di Elea

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RdS, 8 Dicembre 2010 - modificato il 30 Maggio 2011


Sul web dilaga il revisionismo sulla storia d’Italia ed in particolare sulla storia del Regno delle Due Sicilie gettato nel dimenticatoio dall’Italia sabauda prima e dall’Italia repubblicana poi.

Ultimamente abbiamo letto un interessante intervento su radiocivetta (Per la rinascita dello Stato delle Due Sicilie e la fine del colonialismo dell’antimafia e dell’immondizia) e un video su youtube (L'attacco dello stato all'industria meridionale - lecittadelsud). Prova entrambi di una conoscenza della nostra storia non certo da sussidiario di scuola primaria ma di gente che sa quello che dice, che ha studiato e ben conosce la materia che tratta.

Unico appunto, ovviamente non rivolto direttamente ai due casi sopracitati ma in generale agli amici che scrivono di storia meridionale, riguarda gli uomini politici meridionali che collaborarono a sottomettere e a spogliare le provincie napolitane. Se ce la dobbiamo prendere con la combriccola Garibaldi-Mazzini-Vittorio Emanuele-Cavour-Bombrini-Cambray Digny onestamente non possiamo ignorare personaggi come Scialoja-Mancini-Spaventa-Massari-Pica-Crispi-Nicotera-De Sanctis.

Per semplificare, se Bombrini (genovese, mazziniano in gioventù, avrebbe detto secondo alcuni siti: «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere» riferendosi ai meridionali – frase di cui però non abbiamo trovato alcuna fonte) fu l’affossatore della industria meridionale, Scialoja (napoletano, ministro delle Finanze nel governo provvisorio di Garibaldi, nel secondo Governo La Marmora e poi nel secondo Governo Ricasoli) fu senza dubbio l’affossatore delle finanze napoletane.

Il giudizio che ne diede Ludovico Bianchini (il più grande economista napolitano di tutti i tempi) - in un manoscritto dato alle stampe qualche anno fa da Assunta Esposito (Nove Anni del Regno d'Italia, Ludovico Bianchini, a cura di Assunta Esposito, Cedam 1996 – cfr. pag. 240-242) e di cui vi consigliamo caldamente la lettura – è tranchant:

Un nuovo ministero venne ricomposto dal generale Lamarmora che avea preseduto il ministero dimesso, ed in quella ricomposizione il senatore Antonio Scialoja Consigliere alla Corte de' Conti prese il portafoglio delle finanze. Era costui uno de' più saldi puntelli della consorteria. Avendo vissuto in Torino per più anni, e tenutavi cattedra di civile economia ed uffici elevati nel ministero di agricoltura e commercio e delle finanze era più Piemontese degli stessi piemontesi. Creatura di Cavour resse il dipartimento delle finanze in Napoli in tempo della dittatura di Garibaldi e della Luogotenenza Farini, e vi operò in gran parte la distruzione dell'ammirevole sistema delle napoletane finanze nella preconcetta idea di annettere precipitosamente le meridionali regioni al Piemonte. Era stato il negoziatore del trattato di commercio colla Francia siccome dicemmo sagrificando gl'interessi dell'Italia alla politica di Napoleone. Nato ed educato in Napoli odiava la sua patria e tutte le occasioni avea prese per nuocerle. Non di meno avea molto appoggio nella camera, e molto in lui speravasi per ristabilire l'Italiana finanza; ma tutto l'orgoglio, il prestigio di cui circondavasi sparì immediatamente, ed incontrò sorte peggiore Il dei suoi predecessori.

Conchiudevasi intanto nel 10 aprile di quell'anno 1866 il trattato segreto d'alleanza della [Italia] colla Prussia contro l’Austria. Imminente appariva la guerra che di fatti venne dichiarata nel 20 giugno; nel frattempo si cominciò a sussurrare del corso forzoso da darsi ai viglietti della Banca nazionale, vale a dire emettere carta moneta. Bastò questo sussurro perché la carta della banca cominciasse a scapitare, e non pochi possessori della medesima affrettarsi a mutarla in numerario. Un tal fenomeno che pur era naturalissimo allarmò gli amministratori della Banca i quali invece di adottare spedienti soliti in simili casi si rivolsero al governo onde decretasse corso forzoso de’ viglietti di quello stabilimento col privilegio della loro incontrovertibilità. Tale domanda tendeva non solo a rassicurar le sorti della banca e ad accrescerne il monopolio ed i grossi guadagni, ma a profittare dell’occasione per dare un colpo terribile al Banco di Napoli e ad altri istituti di credito che erano in Italia.

[…] E’ stato dimostrato dalla stampa ed in ispecialtà da apposita commissione d’inchiesta nominata dal parlamento che Scialoja per favorir la banca fece decretare il corso forzoso de' suoi viglietti quando non ve n’era bisogno, e quando pur bisogno vi fosse stato invece di spediente così micidiale potevasi ricorrere ad altri provvedimenti. “


A proposito del corso forzoso e del ruolo di Antonio Scialoja, scrive Nicola Zitara*:

In effetti la supposta crisi è frutto di un complotto volto a fottere gli italiani dottrina che Cavour aveva ben inoculato ai suoi discepoli una provocazione immaginata a tavolino. Scialoja non è che un povero fesso, che si fa patriotticamente incastrare nel ruolo dell’asino tirato per la cavezza. Benché capisca che la posta che Bombrini butta sul tavolo della vita nazionale è il corso forzoso, reagisce come uno scolaretto. In realtà, è un affiliato di pelle nera nel Ku Klux Klan padanista. Gli altri ministri sono dalla parte di Bombrini, che ormai domina la scena italiana.”

* Prevista per  gennaio-febbraio 2011  la puibblicazione  dell'ultima opera  di Nicola Zitara:  L'INVENZIONE  DEL MEZZOGIORNO,  una storia finanziaria,  con introduzione  di Francesco Tassone,  Jaca Book.

Antonio Scialoja
Nove Anni del Regno d'Italia, Ludovico Bianchini, a cura di Assunta Esposito, Cedam 1996



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