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Il papa nero

Zenone di Elea
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11 Novembre 2010

Solo i mafiosi sono vivi, tutti gli altri sono morti” quanta distanza tra questa affermazione, amara ma efficace, e il sermone che ci propina il Saviano tutte le volte che gliene si da l’occasione. La criminalità organizzata nelle regioni napolitane è pervasiva e onnipotente e l'affermazione di Zitara – fatta durante una intervista rilasciata a mizar-rubrica del tg2 – non lo vuol certo nascondere o giustificare. Semplice constatazione di cosa sia diventato il sud in 150 anni di unità.

Sinceramente non siamo affatto felici che si adombri una discesa in campo di Saviano come futuro leader del PD (visti gli ascolti stratosferici che ha totalizzato in “Vieni via con me” insieme a Fazio, a Benigni e al tricolore).

Egli ha introdotto la serata con una gran dissertazione sulla macchina del fango. E chi più di noi meridionali è stato vittima di una colossale macchina del fango, orchestrata da potenti centrali massoniche – per favore non venite a raccontarci la barzelletta del complottismo e della dietrologia perché se cominciamo a farvi una lista, provate a cancellare dai nomi che abbiamo scritto i non massoni...

Nel 1851 – con l'edizione di Londra, di New York e di Torino delle lettere di Gladstone – si diede la stura ad una delle più grandi campagne diffamatorie della storia moderna e tutto per liquidare dallo scenario geopolitico uno stato secolare che disturbava gli interessi delle superpotenze di allora, la Francia e l'Inghilterra. Uno stato con una grande marineria, come quella delle Due Sicilie, avrebbe certamente ostacolato i commerci nel Mediterraneo, dove si stava progettando l'apertura del Canale di Suez.

Saviano ovviamente di tutto questo o non sa nulla o fa finta di non saperlo. Si mette il tricolore sulle spalle – chissà come ha fatto a procurarsi uno dei primi tricolore, mah... – e ci fa la lezioncina sul grande affare che è stata l'unità della patria. Non solo, cerca pure di convincerci che noi meridionali abbiamo tutto l'interesse a salvaguardarla.

Poi chiude il tutto col giuramento mazziniano, tacendo sui metodi che venivano utilizzati in certi gruppi nei confronti di coloro i quali tradivano il giuramento o si tiravano indietro in caso di attentati (emblematico il caso di Filippo Carabi).

Le favolette da risorgimento mitologico si possono (anzi, si potevano, visto che la storia del risorgimento non fa più parte di quell'ordine di scuola) raccontare ai bambini delle elementari, non a chi ha iniziato a scavare tra le menzogne e le omissioni – e ormai sono migliaia, soprattutto giovani, i meridionali che non si fanno più incantare da certi sermoni.

Ovviamente siamo consapevoli che, per come si son messe le cose in questa farsa di paese, Saviano possa costituire l'estremo incantatore delle elites italiane del mezzogiorno. L'ultimo baluardo dell'Italia risorgimentale, il patto finale fra gli epigoni delle congreghe meridionali che collaborarono col potere sabaudo e le centrali padane che sono ancora interessate a conservare un sud sottomesso.

Non esiste altro personaggio a nostro modesto avviso in grado di portare a termine una tale operazione. Fini l'avrebbe avuta questa possibilità, ma crediamo l'abbia persa per strada: oggi se tira la corda troppo verso sud perde il nord e se la tira troppo verso nord perde il sud. Saviano, invece, potrebbe conciliare gli interessi di alcune forze dell'area tosco-romagnola messe all'angolo dal potere berlusconiano (potere eccessivamente schiacciato sulla lega nord) e le elites che al sud sono in un modo o nell'altro legate allo stato italiano così come esso oggi è configurato.

Sarebbe questo l'unico modo di impedire a chi sta dietro al cespuglio di uscire allo scoperto e sbaragliare il campo pappandosi, definitivamente, la parte più ricca del paese. Non dimentichiamoci però che anche gli americani stanno studiando la penetrazione della lega nord in Emilia-Romagna e forse potrebbe essere fuori tempo massimo anche la nostra ipotesi sulla efficacia di una eventuale discesa in campo del papa nero.


Consigli per le buone letture (per Saviano, che non leggerà mai...):








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