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Lettere tratte da:

Il Corriere della Sera - Primavera 2003

LETTERE AL CORRIERE - risponde PAOLO MIELI

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Giovedi' 27 Marzo 2003

BRIGANTE CROCCO

Carmine Donatello

Caro Mieli, in relazione al suo intervento sul brigantaggio, desidero farle presente che il famoso brigante Crocco, diversamente da quanto asserito da Liberazione , si chiamava Carmine Donatello e non Francesco.

[lettera firmata]


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Giovedi' 27 Marzo 2003

SAVOIA

Gruppi a Napoli

Caro Mieli, in merito alla sua risposta sulle manifestazioni di «non benvenuto» ai Savoia, desidero precisare quanto segue: a Napoli vi erano ben sei gruppi organizzati (dai neoborbonici, agli indipendentisti liguri, a gruppi di destra, qualche mazziniano, qualche gramsciano, ecc..). I disoccupati sono arrivati per ultimi e la provocazione è partita dai seguaci di Savoia e lo scontro è stato poca cosa. Era una questione di dignità dei meridionali, di principio: al Duomo vanno per primi gli invasori e la lapide al dormitorio dei poveri dedicata al conquistatore Vittorio Emanuele II con l'elemosina poteva risparmiarsela. Si informi meglio sui fatti e Barbagallo denunci la censura dei documenti sulla nostra guerra civile anziché dire cose imprecise, i disoccupati erano posizionati nella parte opposta rispetto a dove si sono svolti i fatti.

Sebastiano Gernone, [email protected]


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MERIDIONE

Il brigantaggio

Caro Mieli, nelle sue risposte si torna a parlare del brigantaggio meridionale 1861-1870. Coloro che ne nobilitano la causa sono ormai molti. Vorrei però sapere: se i tanti soldati (di leva) italiani morti combattendo contro i briganti (che nessuno ricorda) erano, o meno, degli assassini che hanno combattuto per una causa sbagliata; se sarebbe stato meglio che l'unità d'Italia, contro la quale hanno combattuto i briganti, non si fosse realizzata; come mai, se la causa di tutto è stato il malgoverno piemontese, le prime rivolte sono cominciate già nel 1860, contro i volontari garibaldini.

[lettera firmata]

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Domenica 30 Marzo 2003

NAPOLI

Rientro dei Savoia

Caro Mieli, le colpe dei Borbone verso il Mezzogiorno e Napoli sono certamente più gravi dei quelle dei Savoia. La protesta dei neoborbonici per i ritorno a Napoli di Vittorio Emanuele è stata perciò del tutto fuori posto. Ancor più quella dei disoccupati. Vittorio Emanuele, discendente maschio di Umberto II di Savoia, fu colpito, solo per questo suo legame naturale, dalla XIII disposizione transitoria della Costituzione Repubblicana, norma ingiusta, ma certamente opportuna per il tempo in cui fu approvata.
Ha sbagliato a dare al suo rientro un tono da visita di un vero principe ereditario.
In fondo era solo un esule contro la sua volontà al quale era vietato il ritorno nella città in cui era nato. Motivi di protesta non ce n'erano proprio.
La Napoli vera, quella intelligente, colta, tollerante, cordiale e generosa con tutti, anche se non l'ha manifestato pubblicamente, gli ha offerto lo stesso la simpatia e la cordialità del suo grande cuore.

[lettera firmata]



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Lunedi' 31 Marzo 2003

BRIGANTAGGIO

Quei documenti

Caro Mieli, in una sua risposta a un lettore su Borbone e brigantaggio leggo: «Quella storia è finita centoquarantadue anni fa e va discussa e studiata, appunto, come storia». Condivido questa sua posizione e non mi spiego perché esistano ancora centocinquantamila documenti non consultabili negli archivi militari riguardanti la repressione del «brigantaggio». Mi piacerebbe sapere se si tratta di una bufala o corrisponde a verità.

Mino Errico, [email protected]

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Il Corriere della Sera - 14 aprile 2003

Un museo per i vinti del 1861

Un museo per i vinti del 1861

 
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Sabato 19 Aprile 2003

RISORGIMENTO

Quegli archivi segreti

Caro Mieli, alla gente comune la storia non serve per studiarla (come scriveva lei in relazione alle proteste contro il rientro dei Savoia a Napoli), né serve per sentirla raccontare sbriciolata, a pezzetti, da chi ne sa di più pro o di contro (il quesito posto dal signor Carioti, nessuno era santo). La storia serve per conoscerla, cioè sentirla e trovarci in essa le proprie radici vere. La storia la vogliamo vera, visibile, palpabile, senza «credere» ma «sapere per certo». La storia se non è vera (documentata) rimane al livello di frottole. Da studiare? È semplicemente scandaloso che fra tutto il mondo moderno civile, solo in Italia esistano ancora, dopo 143 anni, archivi militari e dell'ex Casa reale ecc. segreti che documentano la vera natura del Risorgimento.
Si dice che dal 1861 30 milioni di meridionali sono partiti e ne continuano a partire. Ancora oggi i loro discendenti non conoscono il vero perché! Non vi sembra giunta l’ora di cominciare a scrivere che ogni giorno che passa con il segreto su quegli archivi, è un altro giorno di vergogna nazionale?

Antonio Serao , [email protected]


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