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LIGA IL LUMBARD E LA VIA AMERICANA

Zenone di Elea

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RdS, 22 aprile 2012


Dietro la fuffa mediatica di tv, radio e giornali hanno montato contro la lega nord si sta svolgendo una guerra che non farà prigionieri. Le tribù padane danno l'assalto al carroccio per prenderne la guida. Un assalto a colpi di dossier e di passaggi televisivi con cui si cerca di affossare l'avversario.

Non veniteci a raccontare che un ministro dell'interno non si fosse accorto di ciò che si muoveva all'interno ed attorno al partito che lo aveva messo al Viminale, non ci crediamo manco se è vero. Altrimenti dobbiamo pensare che fosse uno spaventapasseri messo nel campo a far scena. Nel tal caso non meriterebbe di guidare il partito del nord.

Son beghe leghiste che non ci interessano se non per i contraccolpi e le conseguenze che avranno nella periferia dell'impero padano: le Provincie Napolitane.

Fra partiti per la nazione e tutti per l'Italia è chiaro che si sta cercando di realizzare quello che noi riteniamo impossibile, riesumare i fasti della repubblica resistenziale e quelli di sua figlia ovvero la repubblica berlusconiana (quella delle leggi Bassanini, della riforma del Titolo V, del federalismo fiscale). Quando in nome della patria ci hanno fatto il pelo e il contropelo.

Nella III Repubblica tutto sarà più complicato, la lega ha tolto il velo di ipocrisia che aveva tenuto unito questo paese con la favoletta della patria comune. Cosa sia stata questa patria bisognerebbe domandarlo alle centinaia di migliaia di morti della guerra di resistenza alla unificazione sabauda ed ai milioni di emigranti meridionali sparsi per tutti i continenti della terra.

 «Subito dopo il ballottaggio delle amministrative io e Berlusconi annunceremo la più grossa novità della politica italiana che cambierà il corso della politica italiana nei prossimi anni e sarà accompagnata dalla più innovativa campagna elettorale che la politica italiana abbia avuto dalla discesa in campo di Berlusconi del 1994» annuncia un euforico Alfano per mari e per monti.

Vogliamo proprio vedere cosa andranno a raccontare al nord che vada bene al sud e al sud che vada bene al nord.

Faranno un partito leggero, all'americana? Senza tessere e senza strutture rigide, con comitati (tipo grillini, con la differenza che invece di mettere mano alla propria tasca si lasceranno finanziare dalle lobbies?) che si costituiscono per fini elettorali e poi si sciolgono?

Sono fuori tempo massimo, avrebbero dovuto farlo quando in fondo al barile c'era ancora qualche euro da passare alle congreghe meridionali che fanno da supporto elettorale al potere padano. Sarebbe stata una sorta di federalismo elettorale che avrebbe potuto innestare qualche meccanismo positivo di rappresentanza territoriale. Oggi questa operazione ci appare ardua da realizzare.

A nord dovranno fare i conti con quello che resterà della lega nord. Qualcosa resterà, nonostante la scivolata infelice di Bossi sui soldi di partito di cui si può fare ciò che si vuole – battuta che gli costerà un mezzo milione di voti a nostro modesto avviso. Meno comunque di quel 3 per cento in meno di cui parlano i sondaggisti e che verrà recuperato quasi interamente con espulsioni e rinuncia al finanziamento pubblico. Siamo un popolo cattolico e conosciamo il perdono, anche i ladri leghisti verranno considerati gente che tiene famiglia e che comunque è stata prontamente allontanata quando si è scoperto che aveva messo le mani nella marmellata.

Ormai la lega dispone di centinaia di consiglieri comunali e regionali e non saranno certo le alchimie alla Casini-Rutelli-Fini che ne provocheranno la diaspora.

Anzi, se i veneti usciranno indenni da questa guerra di dossieraggio, metteranno all'angolo i lumbard che – complice bossiani e cerchi magici che oggi provano a limitare i danni incoronando Maroni leader, “bene della lega” –  hanno fatto in questi anni il bello e il cattivo tempo. Con i veneti il prezzo che verrà chiesto a Roma sarà molto più alto che nel passato. Vengono da una tradizione di autonomismo, sono figli della Serenissima,  non si accontenteranno di vaghe promesse dai palazzi romani.

Magari con i veneti noi meridionali riusciremo ad intenderci meglio e a trovare una strada per convivere e migliorare questo paese o a lasciarcelo alle spalle.

Il tempo del burlesque è finito.




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