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Se non ora, quando?

di Zenone di Elea
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RdS, 17-18 maggio 2012


In questi giorni abbiamo fatto un tuffo nel passato. Un caro amico campano ha accompagnato i suoi studenti in uno stage di quindici giorni in un albergo di Rimini – dove fra l'altro li hanno messi a lavare le sedie! Per carità meglio di niente, anche se uno stage dovrebbe servire ad altro. Senza contare le migliaia di euro che sarebbero potuti andare nelle tasche di un albergatore campano, pugliese, lucano o calabrese. A beneficio anche dei lavoratori del posto ivi impiegati.

Ieri pomeriggio abbiamo fatto una lunga chiacchierata sui tempi che furono e sui tempi che sono, spaziando da Antonio da Afragola alla Calabria derelitta, allo spettro greco, al rimpianto per i democristiani che almeno negoziavano la raccolta dei voti, mentre oggi grazie al leghismo il sud i voti li regala senza contropartite.

Ovviamente noi non rimpiangiamo i tempi demitiani (manco il nostro amico ad essere onesti, rimarcava solamente il fatto che non arrivano risorse, nella sua zona decine di forestali da due anni sono senza stipendio, e il tutto avviene nel silenzio assordante della politica).

L'amico faceva anche notare il deserto di personalità di rilievo nella classe politica meridionale, se si esclude la Puglia (con Emiliano e Vendola) e la Sicilia (con Lombardo). In Campania Antonio da Afragola si sarebbe fatto buggerare dall'ancora potentissimo partito demitiano che attraverso il controllo della raccolta della monnezza lo avrebbe messo all'angolo ed eliminato politicamente. Il che potrà anche essere in parte vero, abbiamo detto noi, ma ciò non toglie che Bassolino avesse frequentazioni non sempre candide e che come commissario si prese una barca di soldi senza trovare soluzioni al problema. De Luca secondo il nostro amico non avrebbe la stoffa da leader nazionale, giudizio che non condividiamo in quanto in politica come in altri settori si può sempre migliorare col tempo.

Ora, con la crisi dell'euro e l'attacco alla lega le provincie napolitane rischiano di subire un ulteriore mortale abbraccio tricolorato. Uno dei tanti della sua storia: c'è stato quello antibrigantaggio, quello coloniale crispino, quello dell'ascarismo giolittiano, quello della macelleria della quarta guerra d'indipendenza, quello fascista, quello resistenziale del vento del nord, quello berlusconiano; ed oggi si prepara quello europeo alla monti-napolitano.

Il tutto perché manca una classe politica identitaria, legata al territorio. Esiste una miriade di gruppuscoli o sedicenti movimenti, ma il nostro peso politico è vicino allo zero. Non esistiamo, non contiamo nulla. Non riusciamo ad ottenere nulla. Avremmo potuto coalizzarci tutti quanti per chiedere un gesto significativo nel corso del centocinquantenario, chessò magari chiedendo la messa in onda del film di Squitieri in seconda serata su una rete Rai. Niente di niente. Ci siamo sorbiti le beceri prediche dell'ultimo risorgimentalista napolitano, senza riuscire ad opporre qualcosa di rimarchevole.

Ora ci ritroviamo...

Perché un dato è certo, a dirigere la unificazione furono le elites sabaude che fecero poi blocco dominante con quelle lombarde, emiliane e toscane, ma i benefici andarono (e continuano ad andare) a tutto il popolo del nord, operai e contadini compresi.

Se non si chiarisce questo punto, spiegateci perché si dovrebbe restare insieme. E se si resta insieme dobbiamo pretendere un piano marshall per le regioni meridionali, come suggeriva il direttore di CalabriaOra qualche giorno fa nel suo editoriale.

In caso contrario meglio la indipendenza.

Verità storica e piano marshall sono strettamente interconnessi. Sia i padani che i meridionali devono conoscere la verità, altrimenti...

Almeno su questi semplici due punti, verità storica e piano marshall, tutti i meridionali che pretendono di avere una cultura identitaria potrebbero ritrovarsi. Il nome del movimento o del partito o chiamatelo come vi pare dovrebbe essere provvisorio per lasciare la scelta di quello definitivo ad un futuro congresso di tutte le componenti. A noi non servono etichette di destra o di sinistra. Dobbiamo marciare uniti.  Destra e sinistra sono solo indicazione stradali recitava un bellissimo slogan del pdsud che ci pare sia stato abbandonato per strada! Ebbene, andrebbe ripescato e utilizzato come principale slogan di questo movimento unitario.


La classe politica meridionale, le amnesie, le presunte derive giacobine… di Andrea Balìa



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