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TIRANNI O SALVATORI DELLA PATRIA?

E DI QUALE PATRIA.

di Zenone di Elea


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RdS, 20 Novembre 2011


Che ne sarà delle Provincie Napolitane con questi salvatori della patria - o “tiranni” (1) come vengono definiti sul blog di Claudio Messora)?

Potremmo iniziare con le parole pronunciate dall'allora governatore della Banca d'Italia, nell'agosto del 2010, al Meeting di Rimini...

“In complesso, la qualità dei servizi pubblici è inferiore nel Mezzogiorno; talvolta essa è connessa con una minore entità della spesa pubblica per abitante, ma spesso la minore qualità la si riscontra anche a parità di spesa. Le analisi devono essere condotte con strumenti di valutazione indipendenti da chi eroga il servizio, basati non tanto sui fondi spesi quanto sulla qualità dei risultati. Dare più spazio alla valutazione dei risultati non implica necessariamente una contrazione della spesa. Nel caso della lotta alla criminalità, per esempio, potrebbe essere necessario aumentare la spesa per ottenere condizioni di sicurezza omogenee sul territorio nazionale. In altri casi è invece necessario recuperare efficienza.”

…oppure dalle parole di insediamento pronunciate al Senato dal Presidente del Consiglio Monti...

“I problemi nel Mezzogiorno vanno affrontati non nella logica del chiedere di più, ma di una razionale modulazione delle risorse. Esiste anche una questione settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità. Il riequilibrio di bilancio, le riforme strutturali e la coesione territoriale richiedono piena e leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Occorre riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali, nel duplice binario della responsabilità e della reciprocità.”

Può anche darsi che questo governo divenga espressione di quel nord che il sud se lo vuol tenere stretto per tema di essere stritolato dagli stati forti e ridotto ad una miserabile appendice della Baviera.

Noi siamo scettici che dopo Berlusconi esista chi possa trovare un collante fra le due Italie, per rabberciare le crepe prodotte da ventanni di leghismo nella struttura della stessa costituzione italiana.

Questo non per limiti personali del personale politico (oggi governo Monti) bensì per la perversa struttura economica che si è creata e consolidata in questi centocinquantanni di vita disunitaria (2).

Noi leggiamo nelle parole di Draghi una strategia che serva soprattutto a ridare efficienza alle aziende del nord e a disboscare le mangiatoie meridionali non più sostenibili per la penuria di risorse legata alla crisi economica mondiale.

Se la stessa 'ndrangheta lombarda, forte del suo enorme potere finanziario, tramava per staccarsi dalla “mamma” calabrese, noi veramente ci illudiamo che la padania si rassegni ad accettare una riduzione del proprio benessere in nome di uno sviluppo delle provincie napolitane? Basta voltarsi indietro e ricordare cosa accadde negli anni sessanta ai tempi di Vera Lutz. Quando si alzava il telefono e si chiamava Roma per bloccare ogni velleità politica programmatoria che andasse minimamente contro gli interessi nordisti (3).

Il tempo della ricetta nazionale per le due Italie è finito. La lega recita la propria sceneggiata, abbandona Roma e si ritira nella pianura padana, il suo obiettivo, però, è completare il percorso federalista (si dice che manchino una settantina di decreti per completarlo), per questo voterà anche per Monti se occorre.

La ristrutturazione delle rappresentanze politiche adombrata da Maroni è inevitabile, al di là della durata del Governo Monti essa è in corso e non sarà certamente la invenzione di un ministero per la coesione e lo sviluppo a fermarla.

Siamo un territorio di 20 milioni di persone debancarizzato, quando al momento della unificazione avevamo un sistema bancario che funzionava come un orologio svizzero e che tutti ci invidiavano, le nostre migliori intelligenze sono costrette ad andarsene o a darsi al lecchinaggio politico o a mettersi al servizio dei boss della mafia, i nostri paesi si sono tramutati in cimiteri di vecchi elefanti al tramonto della vita, le nostre città sono metropoli da terzo mondo che rischiano di incendiarsi per un nonnulla.

Forse sarà la crisi economica a svegliarci dal torpore e a ridarci quella scintilla di dignità che ci manca per ricordarci che fummo magnogreci ed ora siamo dei servi.

______________

1 Secondo le versioni più accreditate il termine tiranno deriverebbe dal greco, il cui significato sarebbe dominare, oltrepassare, opprimere. Non a caso diverse voci fuori dal coro parlano di sospensione della democrazia se non di morte della democrazia e di nascita di un potere tecnocratico inafferrabile e pervaisvo che si starebbe impadronendo del mondo.

2 Vi consigliamo la lettura della interpellanza (http://www.eleaml.org) presentata alla CAMERA DEI DEPUTATI nella TORNATA DEL 4 MAGGIO 1866 dall'onorevole Avitabile, già direttore del Banco di Napoli, per capire come si orientarono i padri della patria nelle aule del parlamento italiano (che per quegli anni sarebbe meglio continuare a definire “subalpino” per il modo in cui venivano affrontati i problemi della neonata Italia).

3 A nostro modesto avviso con il senno del poi la Cassa per il Mezzogiorno sarebbe stato meglio denominarla Cassa per il Settentrione visto il ruolo prioritario sostegno alla domanda di prodotti del nord che svolse nelle Provincie Napolitane. Non certo per una cattiva volontà dei “fratelli padani” ma per la natura intrinseca di un capitalismo nato e sviluppatosi grazie agli aiuti dello stato unitario, quindi da sempre incapace di reggere una vera concorrenza, tanto meno di una concorrenza interna come sarebbe potuta essere quella di aziende meridionali. Non citiamo opere in quanto la pubblicistica in merito è sterminata, in quanto la questione è stata affrontata anche da diversi studiosi stranieri – siamo un “caso” per tutti.






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