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Martedì 21 aprile 1840 - n. 1362

Gazzetta della Italia centrale

LA VOCE DELLA VERITÀ


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La Gazzetta del Mezzodì contiene il seguente carteggio di Napoli in data del 9 corr:

«La circolare del console inglese a tutti i negozianti della sua nazione annunziava una volontà manifesta di convertire in fatti le minaccie del sig. Temple. Quindi le cose procedettero rapidamente. Il 4 aprile, il ministro inglese spediva all'ammiraglio comandante la stazione di Malta un corriere che gli recava l'ordine di venire a bloccare i porti delle Due Sicilie: ma già dirette istruzioni giunte d' Inghilterra aveano ingiunto all'ammiraglio di raccogliere all’istante tutte le forze navali di cui poteva disporre e di mettersi sotto gli ordini dell'inviato straordinario a Napoli.

«In tal modo, lord Melbourne si apparecchiava ad atti ostili nel medesimo istante in cui dichiarava alla camera dei lordi aver egli una promessa del Re per lo scioglimento del contratto degli zolfi, e lord Melbourne si sapeva benissimo la sincerità di questa parola, poiché sino dal 22 febbrajo il Re aveva manifestato al direttore della compagnia francese il desiderio di risolvere il contratto mediante un' indennità.

«Non sì tosto ricevuti gli ordini del governo, l’ ammiraglio inglese fece sortire dal porto della Valletta i legni da guerra che vi stanziayano, spedì un battello a vapore a Vurla, vicino alle Smirne, per chiamare a se le forze navali che sono in que' paraggi e spiccò un secondo battello a vapore per venire a prendere le istruzioni definitive del sig. Temple.

«All’arrivo di questo legno, il 5 aprile, l'inviato straordinario indirizzò al Re un' ingiunzione in tutte le forme affinché avesse a procedere entro quarantott'ore allo scioglimento del contratto, che come dicevano, violava il trattato del 1816, e a riconoscere il principio dell'indennità dovuta ai sudditi inglesi pei danni ad essi cagionati da questo medesimo contratto.

«Il Re, inteso il suo consiglio di stato, fece pervenire all'inviato questa risposta, degna del nipote di Luigi XIV.

«Il trattato del 1816 non è evidentemente violato dal contratto dei zolfi. Anzi che soffrire dei danni,i sudditi inglesi hanno conseguito considerabili benefizj. Io ho dunque per me Dio e la giustizia, e ripongo maggior fiducia nella forza del diritto ‘che nel diritto della forza.

«Il corpo diplomatico avvisò allora di far qualche istanza al Re e di sottomettergli un progetto più rispettoso e men prepotente di quello dell'inviato britannico. Il Re ricusò di annuirvi, e il 7 alla sera, il battello -a vapore, che aspettava il risultato di questi uffizj posti in opera dagli ambasciatori, salpò per Malta recando all'ammiraglio l'ordine di formare immediatamente il blocco dei porti di Napoli e di Palermo e di catturare qualunque bastimento con bandiera delle Due Sicilie.

«In pochi giorni, vennero trasportate in Sicilia poderose forze: i porti, le coste, i forti furono posti in istato di difesa. Da tutte le parti si drizzano batterie, il porto di Napoli è chiuso da una grossa catena di ferro: soldati e marinai rivaleggiano di zelo, e la Gran Bretagna potrebbe trovare un grave inciampo nelle ostilità che essa non provocava che nella fiducia di non trovar resistenza.»

Una lettera di Malta trascritta dal suddetto foglio reca quanto segue:

«L‘ammiraglio Stopford ba ricevuto colf ultimo pacchetto di Francia dispacci che si credono importantissimi, e si dice abbia spedito l' ordine all'ammiraglio Lewis di inviare qui 4 vascelli. Si accerta che le differenze sopravvenute tra l’ambasciatore inglese a Napoli e il governo delle Due Sicilie, si son fatte più gravi, e che le ostilità sono imminenti. Il Bellerofònte che era in procinto di partire per Vurla, è stato qui trattenuto. Abbiamo sempre nel nostro porto i vascelli la Principessa Carlotta, il BelIerofònte, la bombarda Beacon e cinque battelli a vapore. Si aspetta dal Levante il Talavera, il Pembowe, l'Implacabile e il Belliste, insieme ad alcune corvette e brick.»











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