L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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A San Luca: come pestare acqua nel mortaio

di Antonia Capria

Siderno, 8 Ottobre 2007

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Si sa, il traffico di droga è il più grosso business mondiale, grosso come le esportazioni di petrolio. Esso porta in Italia una massa di valuta estera si dice pari a trenta volta l'esportazione di automobili. Rifiutare una tale entrata valutaria non spetta a noi ma al governo italiano e ai suoi alleati euro. E neanche ai mafiosi e meno che mai ai ragazzi di Locri. La retata a San Luca era prevedibile. L'opinione pubblica andava placata. Come è facile intuire: con una dimostrazione mediatica che il mondo avrebbe apprezzato. Ci sono stati accordi segreti con la Germania, con la Banca europea o anche con la stessa mafia? 

I capitali del traffico di droga restano in gran parte tra Milano, Ginevra e Francoforte, dove trovano complice accoglienza nelle borse-valori, nelle grandi banche, nelle grandi e piccole industrie, e presso la grandi società per le costruzioni, in quei luoghi dove gli uomini pontificano correttezza e onore, come se fossero dei sacerdoti. 

Le indagini della magistratura alla ricerca del capitale mafioso vengono vanificate dalla sorda connivenza bancaria. Logicamente i danari trovati nei bunker di San Luca sono degli spiccioli che i mafiosi tengono nel portamonete per comprare un gelatino al figlio. Perché lanciare il grido d'allarme che il paese è in pericolo, oggi 2007,  e non invece nel 1957? Forse perché oggi ad ascoltare il grido dovevano essere i Ragazzi di Locri, come se essi fossero una nuova classe del Novantanove, mandata al fronte per contenere il dilagante esercito austriaco? 

I giovani del Mezzogiorno non credono più nei partiti e nei sindacati, e al punto in cui siamo arrivati, neppure ai padri, alle madri, all'amore e alla felicità. Sono tutti disoccupati, e l'Italia li ama tanto che è l'unico grande paese dell'Occidente dove non esiste un'indennità di disoccupazione a favore di chi non ha mai trovato un lavoro.

E' evidente anche ai ciechi che la retata di San Luca, oltre ad essere un accordo volto ad allettare il pupo, lascia anche il tempo che trova. Vogliamo veramente credere che gli stati dell'Unione Europea  sono disposti a rinunciare al giro d'affari mafioso che, per la sola 'ndragheta, ascende a 36 miliardi annui! 

Gli onesti e coraggiosi  giovani di Locri ben sanno che  loro coetanei che hanno la sfortuna (o la fortuna) di essere figli di mafiosi, sono i più rispettati e benvoluti dalla gente comune, per non parlare del credito che essi hanno presso deputati, senatori, sindaci e consiglieri che si sbracciano sui podi e nei consessi elettivi a urlare che la mafia è un nemico da distruggere.

Sono ben 150 anni che questi signori offendono la libertà, la dignità, il lavoro della stessa gente fra cui sono nati. Ormai siamo tutti ben contenti di vivere in questa società giunta ad un punto di degrado senza ritorno. Da questa terra maledetta chi ha coraggio fugge fisicamente, e chi non lo ha rimane, ben consapevole che si dovrà piegare.

Nessuna speranza nei nostri rappresentanti politici, incastrati con loro diletto in poltrone di velluto rosso, i quali parlano a vanvera del nostro futuro. 

La vanità e l'avarizia li annebbiano, ma se per un attimo riflettessero a mente fredda che esiste un esercito di disoccupati, la poltrona che essi occupano scotterebbe i loro glutei e i soldi che rubano gli spellerebbero le mani. Il cinismo e l'affarismo li soverchiano loro. 

La speranza va ai nostri emigrati al Nord, che sanno come vanno le cose qui, e alle stesse popolazioni del Nord e del Centro Italia, la cui avversione verso la gente del Sud è il frutto di una vecchia manipolazione politica. Far sapere la nuda verità dei fatti è decisivo per il domani dei meridionali.







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