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Due Sicilie
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Il Mediterraneo tra USA ed Europa

di Nicola Zitara


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Prendiamo preliminarmente in considerazione tre particolari, peraltro importantissimi, della vicenda umana: la lotta, la guerra e il saccheggio. Gli uomini si combattano fra loro sia individualmente, all’interno dello stesso gruppo, sia classe contro classe, all’interno della stessa città o nazione, sia città contro città e nazione contro nazione.

Nel tempo, la lotta, la guerra e il saccheggio hanno assunto procedure diverse. Con la formazione degli Stati, i conflitti fra individui e fra le classi della stessa nazione hanno perso gran parte della loro originaria crudeltà. E’ nato lo Stato, che è dotato di una forza militare (guardie, poliziotti, gendarmi, ecc.) pronta ad intervenire contro chi si oppone alla legge. L’individuo che usa violenza viene quasi sempre punito. All’interno dello Stato le varie classi, padroni, lavoratori, possidenti, capitalisti, proletari, hanno accettato la dialettica democratica.

La classe più forte, quella che di regola domina lo Stato, sin dal tempo della città greca, si autoassoggettata al rispetto delle altre classi e ricorre all’impiego della milizia solo nel caso che la tregua non venga rispettata. Invece i conflitti fra gli Stati nazionali continuano. A livello internazionale non esiste una sovranità planetaria dotata di una forza militare capace di punire lo Stato che viola i trattati (le norme internazionali, le risoluzioni dell’ONU). Gli Stati più forti sono anche più forti delle milizie internazionali. Quindi non punibili.

Cosa diversa dal governo planetario è l’impero, che si avvicina alla funzione sovrana dello Stato sovranazionale, ma tale non è. Esso dà luogo alla finzione di Stato unico, nei cui confini vige una legge fintamente nazionale. Lo Stato imperiale possiede la forza militare necessaria a cancellare, entro i suoi confini, le leggi nazionali degli Stati dominati, le consuetudini internazionali e i trattati, e per imporre la sua legge. Con Roma imperiale, eccezionalmente è accaduto che la dominazione è durata così a lungo che molte nazioni assoggettate hanno assimilato la cultura dello Stato dominante. L’Impero carolingio è durato molto meno di Roma, ma anch’esso ha lasciato un’eredità secolare (disastrosamente) diffusa in larga parte dell’Europa. Persino qui al Sud, che in origine era rimasto fuori dall’Impero barbarico.

La sovranità militare internazionale è un fenomeno storicamente raro. Credo che si riduca a un solo caso: la Santa Alleanza, fondata a difesa degli Stati dinastici ed esauritasi appena 35 anni dopo la sua creazione, con l’ascesa al potere in Francia di Napoleone III e con la guerra di Crimea, 1854). Oggi, la carenza di una effettiva sovranità internazionale dà adito al pericolo (quasi la certezza) di una guerra fra gli USA e l’Iraq (e forse anche a guerre più vaste). Intanto bisogna tenere presenti due dati. Uno: oggi non esistono processi in itinere tali da poter dire che siamo vicini alla nascita di uno Stato mondiale dotato di forza militare, anzi il ruolo dell’ONU, parvenza di parlamento delle nazioni, si va esaurendo. Due: oggi non si può realisticamente dire che gli USA siano un impero planetario, anche se sono un impero che si estende su più continenti.

Gli USA sono incredibilmente potenti, saccheggiano il mondo intero, ma non sono tanto potenti da essere la sovranità militare di tutto il mondo (la legge unica del mondo). Sono solo un impero fra i tanti che la storia ha conosciuto, e forse un impero meno potente di quello di Carlo V o della Regina Vittoria. Per un diverso aspetto, il resto del mondo non ha la forza d’imporre la sua fiacca legge alla potenza militare statunitense.

Sulle soglie del conflitto tra Iraq e Usa, parrebbe che tutto si riduca a questo: l’impero americano sì o no? Ma non è così.
L’attuale pacifismo europeo e cattolico sottintende l’impegno (o la velleità) di condizionare l’impero americano e di riaffermare (o affermare per la prima volta) la funzione dell’ONU, inteso come governo planetario condiviso. La debolezza dell’ONU è stata ed è l’ineguaglianza degli Stati membri, d’essere il parlamento e il governo delle potenze "più potenti", quasi una Santa Alleanza dei grandi paesi industriali. Questo governo delle grandi potenze, nei decenni trascorsi, ha usato la potenza militare USA allo stesso modo che la Gran Bretagna usò l’esercito prussiano contro Napoleone primo. George Bush ha mandato in frantumi tale specie di Tavola rotonda in cui tutti comandavano e uno solo combatteva.

La storia in grande è spesso la dilatazione della storia in piccolo. Storicamente, all’interno degli Stati europei e latino-americani, il costituzionalismo del primo Ottocento (i rappresentanti parlamentari eletti soltanto dai ricchi, come nello Statuto concesso da Carlo Alberto ai piemontesi), fondato su una égalitè al condizionale e senza alcuna fraternitè, ha dovuto cedere il passo, prima, a qualche forma di solidarietà sociale (nazionale) e, subito dopo, alla eguaglianza formale dei cittadini, espressa dall’elettorato universale maschile e femminile.

L’ONU ripeteva il cartismo (da Carta, costituzione) ottocentesco. L’incanto si è rotto (uno) a causa della ineguaglianza parlamentare fra le nazioni, (due) per colpa degli USA, che hanno permesso a Israele di violare le risoluzioni a esso contrarie, (tre) per l’incalzare del debito estero e della fame biblica che esso provoca nel mondo. Se i paesi senza industrie non vedranno piegarsi alla solidarietà internazionale potenze come la Francia e la Germania, essi continueranno a dare la loro preferenza all’impero USA, potenza militare di primissimo rango e borsellino (anche se usurairio) del mondo povero, invece che a un’ ONU fintamente democratica. Inoltre, con il solo precedente di Roma imperiale, gli USA sono la sola potenza imperiale a cui è riuscito di dissimulare il saccheggio delle altre nazioni.

Nel sistema liberista, il saccheggio internazionale è nascosto nello scambio mercantile. Inutile indugiarsi a smontare cavilli teorici. I fatti parlano da sé, e sono molto eloquenti. Mai le nazioni ricche sono state altrettanto ricche, e mai le nazioni povere sono state altrettanto povere, anzi morte di fame.

Chi non ha coraggio non può andare alla guerra. Se le democrazie europee non avranno il coraggio di aprire i borsellini, di lasciare spazi vitali ai paesi non industrializzati (es., la figuraccia di Chirac che in Algeria dice di volerne favorire le esportazioni agricole e in Francia dice l’esatto contrario), il loro cartismo non sarà in alcun modo credibile. Un parlamento fondato sulla smobilitazione delle potenze militari e una milizia capace di far rispettare la sovranità internazionale non ci saranno senza un autoassoggettamento delle potenze industriali al rispetto formale e sostanziale degli altri aggregati nazionali (cosa che peraltro significa una globalizzazione democratica).

Il pacifismo di Francia, Germania e Russia non è credibile, come non è credibile il pacifismo dei vinti, nel caso gli arabi. Più in generale non è credibile il pacifismo, un’ipotetica generosa volontà di non impiegare le armi a difesa degli interessi personali o nazionali. La sola cosa credibile è un assetto planetario modellato sugli assetti interni delle nazioni democratiche, in cui la sovranità della legge assume una forma concorrenziale e le leggi sono modificabili per volontà maggioritarie.

Le attuali armi d’offesa potrebbero provocare, fra la popolazione civile irachena (non combattente, disarmata, non parteggiante), un numero di morti e sofferenze tali che il comune senso morale giudica istintivamente sproporzionati alla posta in gioco. Offende inoltre la disparità delle forze in campo, per cui la guerra statunitense appare un nuovo sopruso del forte sul debole. Nel corso del XX secolo il mondo si è fatto piccolo e il problema avente per oggetto l’uso e la divisione di tutte le risorse (non solo del petrolio, ma anche dei dollari) va affrontato, e affrontato democraticamente. Assolutamente in modo molto diverso dai veti che Francia, Germania e Russia vorrebbero interporre.

In quanto popolazione mediterranea, la cosa tocca da vicino noi meridionali. Il sostantivo Mediterraneo e l’aggettivo conseguente sono non solo alquanto generici, ma sono anche equivoci. Intanto riguardano il mare soltanto come mezzo di comunicazione, mentre riguardano le popolazioni che si affacciano sul mare e che un tempo comunicavano fra loro principalmente con la navigazione. Il Mediterraneo orientale fu l’epicentro della civiltà materiale, perché il sapere tecnologico vi era più avanzato che altrove e gli scambi pacifici vi erano più intensi, e perché la sua cultura morale era più elevata (la filosofia socratica, il cristianesimo).

La scoperta dell’America e la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza hanno cambiato la geografia commerciale a favore dell’Inghilterra, cosicché il Continente mediterraneo, da saccheggiatore (moderato) qual era, è passato ad essere un continente saccheggiato, allo stesso modo dell’India e l’America Latina. La faglia del saccheggio europeo attraversa anche l’Italia sulla linea che va da Gaeta a Foggia. E il saccheggio toscopadano è incipriato di liberismo.

Se ciò è vero, noi meridionali non dovremmo farci trascinare al seguito degli interessi della parte europea d’Italia. La pace degli ingordi e dei saccheggiatori non ci conviene. Costretti a scegliere fra due padroni, ci conviene optare per quello che gli eventi hanno posto a ispiratore del mondo presente e che, per tal motivo sarà costretto, volente o nolente, ad assumere su di sé la funzione conseguente di governarlo. D’altra parte l’Europa e gli USA hanno atteggiamenti diversi, se non del tutto opposti relativamente al Continente mediterraneo, il quale è stato e rimane un’area marginale per Francia, Germania, Russia e Gran Bretagna, mentre potrebbe non essere tale per gli USA, sempre che essi sappiano uscire dalla trappola israeliana, in cui si sono cacciati per inseguire un interesse elettoralistico interno (il consenso degli ebrei americani) e un interesse militare (una base militare d’interdizione posta fra i paesi arabi) che si è rivelato infondato. Infatti, per fare la guerra all’Iraq la base israeliana non basta. Senza le basi arabe, sarebbe praticamente impossibile portare la guerra all’Iraq.

Nicola Zitara












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