L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


Il tradimento dei padri

di Nicola Zitara

Siderno, 9 Luglio 2007

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La morte di Peppe Tarzia – un insegnante d’alto profilo, una persona proba, buona e franca  - addolora chi lo amava e lo stimava, e sicuramente chi intravedeva, nella sua tensione a superare lo schema ideologico democraticista, l’angosciata ricerca del quid capace di innescare il rinnovamento del socialismo (marxismo) meridionale, cosa che non è tanto una questione di pulizia morale quanto l’esigenza di una proposta socialmente incisiva.

 Peppe Tarzia avvertiva chiaramente che al Sud la tematica socialista è direttamente collegata con la questione nazionale (del paese meridionale, cosa diversa dalla questione meridionale) e con la  specifica condizione delle popolazioni meridionali; una tematica che travolge e supera lo schieramento di sinistra. Nella tradizione i termini erano capovolti: la classe proletaria, ponendosi come agente per sé, si faceva  agente di una più vasta rivoluzione. 

Questa identificazione non era una novità. Già a metà Settecento, i riformatori napoletani identificavano la rinascita del paese con la costruzione di una classe di contadini proprietari. I più anziani fra i lettori ricorderanno come la questione della proprietà contadina, pesantemente contrastata  dalle decisioni fintamente progressiste e moderne dei re Napoleonidi, prima, e dei liberali risorgimentali e cavourristi, poi,  tornò in primo piano nel dopoguerra, per merito degli stessi contadini e della sinistra meridionale, che aveva prodotto una nuova teoria dello Stato.  

Le  “Lotte per la Terra”, cioè l’azione contadina contro la rendita parassitaria,  vennero considerate il presupposto per la modernizzazione del paese meridionale. Ma tra Antonio Genovesi e Fausto Gullo c’erano di mezzo ben due secoli, nonché  il radicale cambiamento dei mezzi della produzione; cosa che faceva dell’agricoltore del 1950 un puro e semplice consumatore - uno sbocco - delle merci dell’industria monopolistica dei concimi, dei trattori e della Società Meridionale di Elettricità. 

Quelle lotte non potevano che fallire. Il paese meridionale non si è rinnovato in senso morale e politico (le automobili non rinnovano l’etica pubblica e privata). Non solo, ma lo Stato Italiano ha operato in modo che la classe della rendita fondiaria si riproponesse nella classe della rendita politica e burocratica, facendo in modo che attraverso le organizzazioni mafiose ottenesse il consenso (quantomeno quello elettorale) delle popolazioni,  specialmente fra le classi subalterne.

La consistentissima evoluzione dei mezzi della produzione e dei consumi, che si è avuta negli ultimi venti anni, ha fortemente integrato il lavoro meridionale con il produttore padano, cosicché a sostegno della rendita politica oggi sono schierati, oltre alla mafia del narcotraffico e alla finanza che ripulisce il danaro sporco, quei settori del lavoro che conseguono elevate remunerazioni (e che le accrescono in virtù di un sistema fiscale predisposto proprio per l’evasione).

Come a qualunque marxista, a  Peppe Tarzia la nuova condizione dei rapporti di classe, al Sud,  era chiara. Gli era chiaro che i detriti dell’integrazione tra industria produttrice e mediazione commerciale e artigianale, erano costituiti dalla disoccupazione giovanile (ipocritamente detta precariato), dal lavoro nero, dalla crisi agraria, dal crollo verticale del civismo, della cultura operaia, del senso di appartenenza nazionale. Cosa ancora più meritevole d’essere segnalata, capiva che la storia prestigiosa del socialismo italiano poteva costituire una remora alla elaborazione di una proposta coerente con l’attuale dramma meridionale.

La morte di Peppe Tarzia è una perdita per Gioiosa, per la Locride, per i più vecchi, che hanno forgiato le loro armi in tempi di scontro frontale e che oggi si ritrovano a confrontarsi con una fluidità globale che impone di identificare il luogo prima ancora della classe sociale.

 Non c’è re senza una terra, si diceva mille anni fa. Il detto potrebbe essere attualizzato: non c’è proletario senza la sua terra. Ma su questo punto i padri hanno tradito i figli, e a loro volta i figli tradiscono i loro figli.






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