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Seguito della discussione dello schema di legge 

per una nuova convenzione per la continuazione

dei lavori delle ferrovie calabro-sicule

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TORNATA DEL 1° AGOSTO 1868

PRESIDENZA DEL VICE-PRESIDENTE AVVOCATO PISANELLI


SOMMARIO. Atti diversi. = Seguito della discussione dello schema di legge per una nuova convenzione per la continuazione dei lavori delle ferrovie calabro-sicule — Approvazione del voto motivato del deputato Oliva, a cui aderisce il deputato De Pasquali e delle proposte del deputato La Porta agli articoli 2 e 3, che sono pure adottati — Osservazioni e istanze dei deputati Miceli e De Pasquali, e spiegazioni del deputato Morsico e del ministro pei lavori pubblici — Approvazione dei rimanenti articoli e del voto motivato dalla Commissione — Opposizione dell'ministro alla proposta del deputato Bottaì che è ritirata. = Deliberazione stille sedute della Camera, a istanza dei deputati Melchiorre e Massari G. = Domande dei deputati Mussi e Ferrari sopra le loro interpellanze, e spiegazioni del presidente del Consiglio. = Istanza del deputato Botta sull'ordine del giorno. = Discussione dello schema di legge sulla dotazione immobiliare della Corona — Istanze dei deputati Massari G. , Assanti, Cortese, Lancia di Brolo, Malenchini ed altri circa la proposta retrocessione al demanio di alcune proprietà a Palermo, Napoli e Livorno — Dichiarazione del relatore Martelli Bolognini e del ministro per le finanze — Opposizione del deputato Toscanelli alla legge, e sua proposta di rinvio — Risposte del ministro e del relatore — Reiezione della proposta del deputato Toscanelli, e approvazione di quelle dei deputati Assanti e Lancia — Gli articoli sono approvati — Istanza del deputato Villa T. e dichiarazione del ministro. = Spiegazioni del guardasigilli sulla interpellanza annunziata dal deputato Mussi — Deliberazione sulla medesima — Votazione a squittinio segreto e approvazione dei due disegni di legge ora discussi.


La seduta è aperta al tocco e mezzo.

MASSARI G. segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antecedente, il quale ò approvato.

[…]

SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLO SCHEMA DI LEGGE PER UNA NUOVA CONVENZIONE
PER LA COSTRUZIONE DELLE FERROVIE CALABRO-SICULE.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno porta il seguito della discussione sul progetto di legge relativo alla convenzione stipulata colla società delle ferrovie calabro-sicule.

Come rammenterà la Camera, ieri si doveva votare l’articolo 2 proposto dal deputato La Porta, del quale do nuovamente lettura:

«Art.2. Il Governo provvederà alla ripresa dei lavori delle gallerie di Girgenti e di Lercara, valendosi del fondo di cui nell’articolo seguente, salvo a proporre lo stanziamento sul bilancio passivo dei lavori pubblici delle somme necessarie al proseguimento dei lavori medesimi.»

A questo articolo gli onorevoli De Pasquali e Deodato propongono, come sotto-emendamento che, dopo le parole «alla ripresa dei lavori delle gallerie di Girgenti e di Lercara,» si aggiunga: a ed alla costruzione della galleria di Castrogiovanni.»

DE PASQUALI. D’accordo col mio onorevole collega Deodato, che firmò il sotto-emendamento, io dichiaro che, prendendo atto delle cose dette ieri dall’onorevole ministro dei lavori pubblici, ritiro la proposta, ma vi sostituisco un ordine del giorno, che ho avuto l’onore di far arrivare al banco del presidente, e di cui prego sia data lettura.

PRESIDENTE. Al banco della Presidenza è pervenuto un ordine del giorno sottoscritto dagli onorevoli Oliva e La Porta.

È questo di cui intende parlare?

DE PASQUALI. L’onorevole presidente vuole compiacersi di darne lettura?

PRESIDENTE. L’ordine del giorno è concepito in questi termini:

«La Camera, prendendo atto delle dichiarazioni del ministro relative agli stanziamenti necessari per i lavori di costruzione della galleria di Castrogiovanni e al proseguimento della linea, passa alla VQtazione dell’articolo.»

DE PASQUALI. Una volta che vedo che sono prevenuto nel mio desiderio coll’ordine del giorno presentato dagli onorevoli Oliva e La Porta, che risponde perfettamente al mio intendimento, non mi resta che uniformarmi vi, e prego il signor ministro per parte sua di accettarlo.

PRESIDENTE. Non vi è dubbio, poiché quest’ordine del giorno non fa che prendere atto di quanto ha detto il signor ministro.

CANTELLI, ministro per i lavori pubblici. Siccome l’ordine del giorno ora proposto, secondo notava l’onorevole presidente, non mira ad altro che a prendere atto delle mie dichiarazioni; e siccome ieri, quando rifiutai l’iscrizione in bilancio dei due milioni che voleva aggiungere l’onorevole De Pasquali, lo feci soltanto perché non credeva fossero questi necessari per le opere alle quali si possa dar principio durante l’anno, così accetto quest’ordine del giorno, colle riserve però fatte ieri; io disporrò, cioè, perché si compiano gli studi necessari affinché i lavori della galleria di Castrogiovanni possano essere incominciati più presto che sia possibile.

Prendo altresì quest’occasione per avvertire la Camera che è occorso un errore di stampa nel testo della convenzione. Ove si dice: «il secondo tratto da Rocca imperiale a Rossano, chilometri 70, dovrà essere terminato il 31 maggio 1869,» si deve dire; «il 31 marzo 1869.»

MACCHI, relatore. Perfettamente.

PRESIDENTE. S’intende adunque rettificata la stampa in questo senso, che, invece di maggio» si deve dire marzo.

Pongo ai voti l’ordine del giorno di cui diedi lettura, che è accettato dalla Commissione e dal Ministero.

(È approvato. )

Porrò ai voti l’articolo 2 di cui ho dato lettura, proposto dal deputato La Porta, invece dell’articolo 3 della Commissione.

(È approvato. )

Ora viene l’articolo che era 2 ed è diventato 3:

«Sarà provveduto per decreto reale allo stanziamento nel bilancio del. Ministero dei lavori pubblici delle somme occorrenti per l’adempimento del disposto deH’articoló 10 della convenzione preindicata.

«Inoltre, per far fronte a tutte le possibili eventualità, come pure per provvedere agli assegni ed alle indennità da pagarsi al personale tecnico-governativo incaricato della direzione e della sorveglianza delle opere, verrà stanziata nel bilancio del Ministero dei lavori pubblici la somma di un milione di lire da procurarsi mediante emissione di Buoni del tesoro a misura del bisogno.

«Per soddisfare agl’interessi per tutte indistintamente le anticipazioni suddette, fatte e da farsi con Buoni del tesoro, è autorizzata la successiva emissione di altrettanti di tali Buoni da portare in aumento al capitale.»

Al secondo comma di quest’articolo il deputato La Porta propone un emendamento, cioè, che invece di un milione di lire, siano stanziati due milioni.

MACCHI, relatore. La Commissione accetta.

PRESIDENTE. Il Ministero accetta?

CANTELLI, ministro per i lavori pubblici. Accetta.

PRESIDENTE. Allora pongo ai voti l’articolo 3 così emendato.

(È approvato. )

«Art.4. A cura del Governo saranno preparati i progetti per lo intraprendimento dei lavori delle gallerie di Stallati lungo il littorale Ionio e di Castrogiovanni tra Caltanissetta e Leonforte, non che quelli relativi alle linee della sezione di Lercara e Leonforte, colle diramazioni di Girgenti e di Licata, e della linea da Cariati al torrente Assi, e di quella da Eboli a Potenza.»

MICELI. Nella relazione dell’onorevole Macchi, accanto alla raccomandazione per la ferrovia di Potenza vi è quella dalle foci del Crati a Cosenza; e siccome la necessità di fare l’una e l’altra di queste contrade è riconosciuta da tutti ed è egualmente imperiosa, così io credo che non debba essere obbliata, nell’articolo in discussione, la ferrovia dalla foce del Crati a Cosenza, della quale ha pur parlato l’onorevole Araldi, sostenendo giustamente la teDU3 utilità della ferrovia lungo il littorale del Ionio, senza la costruzione contemporanea di quella Basento-Potenza e Crati-Cosenza, che farebbero sboccare alla gran linea longitudinale ionica il commercio di provincia popolose e molto produttive.

MARSICO. Precisamente. L’idea che ha mosso l’onorevole Miceli a prendere la parola preoccupò interamente la Commissione; ed essa, a proposta mia e dell’onorevole Lacava, adottò un ordine del giorno, col quale è invitato il Governo, fra le prime opere che si debbono eseguire, a provvedere che sia fatto il tratto dal Orati a Cosenza, come quello dal Basento ad Eboli per Potenza. Tutte le ragioni che determinarono questo concetto della Giunta furono esposte francamente non solo dall’onorevole Araldi, che ha fatto vedere quanto le linee interne sieno quelle che fruttano e che servono al commercio del paese; ma sono idee generalmente intese da tutti i membri della Commissione, e da ogni uomo esperto in materia di ferrovie.

DI PASQUALI. Io unicamente vorrei rivolgere una preghiera allonorevole ministro dei lavori pubblici, affinché, nel dare esecuzione a quest’articolo 4 del progetto della Commissione, ponga la maggior possibile solerzia, di cui io certamente non diffido, onde si abbia una volta a metter mano ai lavori delle diramazioni di Licata e di Girgenti, che sono di grandissima importanza; ed una volta che già si è votata una somma per la costruzione della galleria che serve per la diramazione di Girgenti, mi pare che giustizia voglia che l’esercizio della strada ferrata che concerne cotesta diramazione non abbia ad avere una precedenza su quella di Licata, perché ciò nuocerebbe certamente agli interessi di quest’ultimo paese, anzi li sposterebbe grandemente e per modo da compromettere varie fortune. Io quindi raccomando efficacissimamente alla giustizia del signor ministro questa mia mozione, facendomi interprete del supremo bisogno e del voto comune di tutta intera una popolazione, qual è quella di Licata, che io so benissimo essere tenuta in molta considerazione dal Governo.

CANTELLI, ministro per i lavori pubblici. Le instanti e continue raccomandazioni che vengono fatte al Ministero, affinché coll’esecuzione dell’una o dell’altra linea, rendono necessaria qualche mia dichiarazione alla Camera, onde non sia soverchiamente impegnatala responsabilità del Ministero. Secondo dissi ieri, lo scopo della convenzione era di condurre a compimento più sollecitamente che fosse possibile quei tronchi di ferrovia, sui quali i lavori erano già sviluppati, e di sciogliere tutti gli impegni colla società Vittorio Emanuele. La legge perciò doveva necessariamente indicare qualche cosa riguardo alla costruzione degli altri tratti di ferrovia che si debbono allacciare ai primi, onde non succedesse il grave inconveniente di votare una legge che ordinava il compimento d’alcuni tronchi affatto isolati nelle Calabrie e nella Sicilia, senza poi darsi alcun pensiero della congiunzione di questi tronchi fra di taro.

Mentre dunque il Ministero portava innanzi alla Camera il progetto di convenzione per terminare i 640 chilometri di strade il più presto possibile, aggiungeva un articolo, con cui si impegnava a proporre nella prossima Sessione i provvedimenti che sarebbero stati opportuni per allacciare queste linee fra di loro, e compiere, fino ad un certo punto, la rete. Ma non volendo il Ministero prendere un impegno troppo vasto, nè volendo dare al Parlamento un affidamento che andasse al di là dei mezzi che per avventura sarebbero stati in suo potere, si limitò a proporre i soli tronchi necessari per allacciare quelli dei 640 chilometri. Ecco la ragione per cui il Ministero non parlò d’Eboli, non parlò di Cosenza, nè delle diramazioni di Girgenti e di Licata.

Non nego che si abbiano pure a fare queste strade; io óra espongo soltanto la genesi del presente progetto di legge, ed espongo il perché il Ministero ha agito in questo modo.

Rettifico un’inesattezza. Il Ministero introdusse anche le diramazioni di Girgenti e di Licata, ma s’impegnò, non già a provvedere, perché non ne ha i mezzi, ma a presentare al Parlamento un progetto per chiederli a seconda dei casi.

Il Ministero andò un passo più avanti, aggiunse la linea da Eboli a Potenza. Noti bene la Camera che questa linea ha lo scopo di mettere in comunicazione Potenza con Napoli, e di dare alla Basilicata, provincia sì importante, uno sfogo verso il centro delle provincie meridionali e verso il centro d’Italia.

Ora si chiede che si faccia anche la linea da Cosenza al Crati. È naturale che adottando questa linea si dovrà pur costrurre quella da Potenza al Basento. A tale riguardo, mentre rinnovo la promessa di ripresentare un progetto di legge e di studiare in qual modo si possa venire, al più presto possibile, al compimento di questa rete, debbo dichiarare che, qualora non si potessero avere completamente i mezzi necessari all’uopo, il Ministero dovrà forse limitarsi a domandare ai Parlamento l’immediata esecuzione dei tronchi che sono più urgenti, rimandando in epoca più lontana l’esecuzione di quelli meno urgenti.

Debbo nello stesso tempo dichiarare che io non potrei aderire alle istanze che si fanno di mettere inimediatamente mano ad un tronco piuttosto che ad un altro, non conoscendo ora con quali mezzi si potranno eseguire queste strade ferrate, e quale somma sarà necessaria. Io non posso perciò prendere alcun impegno a tale riguardo, fintanto che non avrò dal Parlamento i fondi occorrenti.

Dico solo che vivo desiderio del Governo è di compire al più presto possibile le strade calabro-sicule.

Il Ministero si darà infatti tutta la premura per proporre al Parlamento nella prossima Sessione quei mezzi che crederà più opportuni; ma, ripeto, ora non posso prendere impegno veruno riguardo ad una determinata linea.

Queste sono le dichiarazioni che ho creduto di dover fare riguardo all’ordine del giorno, che, come già dissi, sono disposto ad accettare.

Voci. Ai voti I ai voti!

DE PASQUALI. Io non tedierò la Camera e sarò brevissimo.

Voci. Ai voti! ai voti!

DE PASQUALI. Mi permettano i miei onorevoli colleghi che io possa dire pochissime parole. Io voleva osservare al signor ministro che la mia raccomandazione era la conseguenza di un fatto già compiuto, quello cioè di avere la Camera stanziata una somma per la galleria di Girgenti; perocché importa che, per non rendere inutile questo lavoro, si dia mano al proseguimento della linea di Girgenti. Ed infatti questa galleria, se non vi è la strada ferrata, non so a che cosa possa servire.

Sotto tale aspetto adunque ho rivolto la mia preghiera al signor ministro, nello scopo di fargli osservare che, siccome nell'articolo 4 si parla di doppia diramazione di Girgenti e di Licata, ragion vuole che, quando si metterà mano ai lavori della linea di Girgenti, si faccia imprescindibilmente altrettanto per la linea di Licata, di guisa che l’esercizio di esse strade si avveri contemporaneamente.

PRESIDENTE. Pongo dunque ai voti l’articolo 4.

(È approvato. )

«Art.5. Nella prossima Sessione il Governo proporrà al Parlamento il modo di far fronte alla spesa necessaria per l’eseguimento dei lavori suddetti.»

(È approvato. )

Dopo gli articoli viene l’ordine del giorno proposto dalla Commissione, sul quale si è fatta pure la discussione, e che è del tenore seguente:

«La Camera invita il Governo a provvedere nel tempo più breve alla costruzione di tutte le altre linee che costituiscono la rete calabro-sicula, e specialmente quelle dal Crati a Cosenza e dal Basento a Potenza, giusta la legge 25 luglio 1863 e correlativi decreti.»

Debbo aggiungere che vi sono due altri ordini del giorno. Uno, presentato e già sviluppato dall’onorevole Cadolini, è così concepito:

«La Camera invita il Governo a proporre provvedimenti legislativi per la pronta costruzione di tutte le linee necessarie a compiere la rete delle ferrovie calabro-sicule, e passa all’ordine del giorno.»

LACAVA. Domando la parola.

PRESIDENTE. L’altro ordine del giorno è presentato dall'onorevole Botta, ed è del tenore seguente:

«La Camera invita il Ministero ad esercitare la più stretta e rigorosa sorveglianza sui lavori, e passa all’ordine del giorno.»

Non essendovi contestazione, pongo anzitutto ai voti l’ordine del giorno della Commissione, accettato dal Ministero.

(È approvato. )

Indubitatamente l’ordine del giorno della Commissione esclude quello dell’onorevole Cadolini. Resta a deliberare su quello dell’onorevole Botta.

LACAVA. Signor presidente, io aveva chiesta la parola.

PRESIDENTE. Ha la parola.

MELCHIORRE. Domando la parola sull’ordine del giorno.

LACAVA. La Commissione accetta l’ordine dei giorno del deputato Botta.

CANTELLI, ministro per i lavori pubblici. Domando la parola.

È un ordine del giorno perfettamente inutile. Io non vedo come si possa comandare al Governo di esercitare questa sorveglianza. 0 si crede che il Ministero tenga il modo e si adoperi per sorvegliare i lavori di queste ferrovie, e l’ordine del giorno è inutile; o non lo si crede, ed allora una raccomandazione generica torna superflua.

Certamente il Ministero non potrà cambiare sistema di sorveglianza, quand’anche sia votato quest’ordine del giorno. Io sono poi persuaso che la sorveglianza si esercita abbastanza ampiamente.

In occasione della votazione di un’altra legge di ferrovie faceva un’osservazione alla Camera, che credo conveniente il ripetere.

Si lamenta tanto la cattiva costruzione dei lavori ferroviari in Italia, mentre non v’ha paese in Europa in cui siano avvenuti così pochi disastri come sulle ferrovie italiane. Direi perfino che i disastri in Italia sono sconosciuti, se si guarda quanto avviene sulle ferrovie degli altri paesi.

Si ò censurata grandemente la costruzione di alcuni tronchi, dicendola mal fatta e così pericolosa da non durare che pochi mesi. Or bene, queste ferrovie sono in esercizio da parecchi anni, e non si è verificato alcun guasto.

Io credo quindi che in generale non si possa fare alcun rimprovero nè al Ministero nè agii ingegneri che sorvegliano le costruzioni.

Io prego l’onorevole proponente a non insistere sull’ordine del giorno, il quale non avrebbe alcun risultato pratico, essendo il Ministero determinato ad usare tutta la sua energia perché i lavori, pei quali impiega tanta parte della ricchezza pubblica, siano eseguiti a dovere ed in modo da corrispondere al fine per cui sono fatti.

BOTTA. Non dubito menomamente dell’energia dell’onorevole ministro. Però mi risulta che in Sicilia sono ancora vive le memorie di quanto è avvenuto tempo fa a Lercara allorquando più di 600 operai, che per 40 giorni avevano prestato l’opera loro nei lavori di tracciamento fra Termini Imerese e Lercara, furono lasciati senza il dovuto pagamento; avvenimento il quale minacciava di produrre dolorosissime conseguenze, se non fosse intervenuta l’opera conciliativa di un ufficiale superiore dell’esercito.

Sta al Governo di fare il possibile perché non si ripetano siffatti sconci; cd io veniva a proporre questo ordine del giorno giusto perché il Ministero non è sufficiente a governare le provincie siciliane da Firenze, ma bisogna che faccia facoltà più larghe per essere esercitata la più stretta e rigorosa sorveglianza sui lavori ferroviari alle autorità locali e ai prefetti; e giacché il Ministero ha avuto il felice pensiero di mandare un distinto personaggio a reggere la provincia di Palermo, il generale Giacomo Medici, il quale è tutto buona volontà per beneficare quelle provincie, unico modo come assicurarsi il principio d’autorità, gli lasci libera l’azione, e lo autorizzi a non pagare gli operai se non quando si sia controllato il numero, e a non spiccarsi pagamenti se non nella misura dei lavori eseguiti.

È accaduto qualche volta (dico qualche volta per non sembrare troppo pessimista, poiché la convenzione è stata accettata), qualche volta è accaduto che cento operai lavoravano sulle linee e se ne facevano figurare mille sulle liste. Ecco perché io mi era deciso a presentare l’ordine del giorno, dichiarando eziandio che accetto la convenzione come un’altra stirata di corda, e propriamente speranzoso di vedere una volta che qualche cosa sia fatta per il mio sventurato paese.

CANTELLI, ministro per i lavori pubblici. Veramente quando venne annunziato l’ordine del giorno dell’onorevole preopinante, io dichiarava di non accettarlo per le ragioni testé dette, credendo che esso si riferisse alla sorveglianza sui lavori. Ma siccome ora vedo che con esso s’intende d’invitare il Ministero a sorvegliare che sieno pagati gli operai, a vedere che non sieno in numero maggiore o minore di quelli che figurano sulle note, debbo dichiarare che tale cosa non è di competenza del Ministero.

Io non so veramente che cosa possa fare il Ministero a tale riguardo. Se gli operai si credono lesi ricorrano alle autorità a ciò destinate, ai tribunali. Non è il Governo che faccia eseguire i lavori per conto proprio, ma è la società che li fa per conto del Governo, e che è perciò soggetta ad un controllo. Il Governo non deve, cioè, pagare un centesimo a questa società, se non ha la certezza che i denari furono impiegati per i lavori della linea. Ma intorno poi al modo col quale la società stabilisce il pagamento degli operai, osso non ci può avere ingerenza, e certamente non sarebbe desiderabile che l’avesse. Se il Governo facesse eseguire i lavori per suo conto, allora necessariamente si dovrebbe pure occupare di questa particolarità. Ma non è questo il caso nella attuale convenzione. Il Governo affida ad accollatari parziali l’esecuzione di un chilometro di ferrovia, o di una galleria a tutto loro rischio e pericolo; esso cura che i lavori siano ben fatti, m i non deve cercare se e come sia fatto il pagamento agli operai dagli accollatari.

Per conseguenza pregherei l’onorevole Botta di ritirare il suo ordine del giorno, che io non potrei accettare.

BOTTI. Io ho proposto il mio ordine del giorno per evitare i disordini che potrebbero essere provocati fra gli operai dalla mancanza di pagamento dei lavori da essi eseguiti, e per essere sempre più assicurata la continuazione dei lavori sotto la vigilanza del Governo; ma poiché l’onorevole ministro dei lavori pubblici ci vuol vedere un ostacolo, poiché l’onorevole ministro non vuole intenderne la portata, io lo ritiro.


INCIDENTE SULL’ORDINE DEL GIORNO.


PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione sul progetto di legge relativo a modificazioni della dotazione immobiliare della Corona.

MELCHIORRE. Domando la parola sull’ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.

MELCHIORRE. Essendosi distribuita la relazione dell’onorevole Martinelli sulla convenzione dei tabacchi, ed essendo generale l’aspettativa che questa convenzione sia presto discussa e votata, e ritenendosi da tutti che sia un lavoro su cui l’attenzione della Camera sarà naturalmente rivolta, io domanderei che questo progetto di legge sia posto all’ordine del giorno di lunedì, e che domani vi sia seduta pubblica per discutere la legge sui corso forzato dei biglietti di Banca.

PRESIDENTE. La Camera ha già deliberato che il progetto di legge concernente i tabacchi sia posta all’ordine del giorno dopo i provvedimenti proposti dalla Commissione sui corso forzoso dei biglietti di Banca. Non mi sembra dunque opportuno determinare il giorno in cui andrà in discussione il primo, poiché questa discussione potrebbe essere anticipata, quando fossero votate prima le leggi che la precedono.

Come vede l’onorevole Melchiorre, nella sostanza mi pare che siamo d’accordo.

MASSARI G. Domando la parola su questo incidente.

Per quanto la cosa possa parere fenomenale, io aderisco intieramente all’opinione espressa dall’onorevole Melchiorre, tanto perché si abbia a tener seduta domani, quanto perché si abbia a cominciare, colla riserva fatta dall’onorevole signor presidente, la discussione della legge sui tabacchi.

Mi permetto però di fare un’aggiunta, che spero che dal lato suo l’onorevole Melchiorre vorrà accettare, come io ho accettata la proposta sua, vale a dire che da lunedì in poi non abbia pià ad esservi che una sola seduta, e che questa seduta abbia a cominciare a mezzogiorno preciso. (Seghi generali di assenso)

MELCHIORRE. Incominciando da domani.

PRESIDENTI. Vi sono due proposte, la prima è che domani si abbia a tenere seduta pubblica.

Voci. No! sii

PRESIDENTE. La pongo ai voti.

(La Camera approva. )

MELCHIORRE. A mezzogiorno.

PRESIDENTE. La seconda proposta è che le sedute comincino a mezzogiorno, e che non si tengano più (eccetto che la Camera per ragioni d’urgenza deliberi altrimenti) le sedute straordinarie di mattina.

La pongo ai voti.

(È approvata. )

MUSSI. Domando la parola sull’ordine del giorno.

Io non ho che a prender atto della interpellanza che aveva presentata sul modo di esecuzione della legge crei le disposizioni intorno alla soppressione delle corporazioni religiose in Lombardia e la liquidazione dell’asse ecclesiastico, interpellanza accettata dal ministro guardasigilli e da lui rimandata dopo la legge dell’esazione delle imposte, e che fu, me assenziente, prorogata dopo la legge delle calabro-sicule.

Oggi ancora, mancando il guardasigilli, io capisco che la mia interpellanza non potrà aver luogo; siccome però sorgono sempre nuovi ostacoli contro queste due leggi le quali patiscono di tisi in grado inoltrato, per guisa che non produrrano alcun vantaggio alle finanze dello Stato e riconfermeranno delle istituzioni condannate dalla legge e dalla civiltà, così io prendo atto che per questa nuova mancanza del signor ministro, la parola che mi fu data non mi fu mantenuta; questo varrà per far comprendere alle popolazioni di Lombardia e all’Italia tutta con quanta serietà i signori ministri accettano le interpellanze. (Rumori e segni di disapprovazione a destra)

MENABREA, presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Per conto del mio collega il ministro guardasigilli io non posso accettare il rimprovero che gratuitamente il deputato Mussi ha lanciato contro di lui. Il mio collega il guardasigilli non ha mai ommesso d’intervenire alla Camera nei giorni prefissi per lo svolgimento delle interpellanze a lui dirette; e se egli avesse saputo che in questo momento, cioè alle ore 2 e mezzo, fosse terminata la legge sulle linee ferroviarie calabro-sicule, certamente sarebbe venuto in quest’Aula per rispondere all'interpellanza a cui ora si accenna.

Una voce a destra. Ma non è neppure all’ordine del giorno.

MENABREA, presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Notisi poi che l’interpellanza dell’onorevole Mussi non è iscritta nell’ordine del giorno dell’odierna tornata; cosicché trovo un po’ singolare che l’interpellante venga a muovere somigliante censura al momento stesso in cui non è presente il guardasigilli, il quale non poteva esserne avvertito dall’ordine del giorno. (Bene!)

Voci a destra. Ha ragione.

PRESIDENTE. Ha la parola l’onorevole Mussi.

MUSSI. Avverto nuovamente che non sono stato io, ma il signor guardasigilli che ha fissata l’epoca di questa interpellanza dopo quella della riscossione delle imposte; quindi mi pare che avrebbe dovuto trovarsi presente ieri. . .

FOSSOMBRONI. Ma non poteva essere indovino.

Voci. Ieri c’era.

MUSSI. Mi lascino parlare; se mi si nega la parola, allora tacerò.

FOSSOMBRONI ed altri a destra. No! Parli pure!

MUSSI. Dunque osservo puramente in linea storica che il guardasigilli aveva accettato la mia interpellanza dopo la legge sulla riscossione delle imposte. Dopo questa legge, avendo veduto che nell’ordine del giorno la mia interpellanza non figurava, quantunque la Camera si fosse compiaciuta di determinare il tempo in cui doveva svolgerla; pure, io vedendo assente il guardasigilli e volendo esagerare di delicatezza e non turbare la discussione della legge sulle calabro-sicule che riguardava interessi preziosissimi di alcune elette provincie italiane, io non ho creduto d’insistere nel mio buon diritto, ed ho acconsentito a che l’interpellanza fosse fatta dopo la legge delle calabro-sicule.

La Camera è sovrana, e può rimandare a tempo indefinito la mia interpellanza, ma sta bene di sapere che dopo questo impegno positivo il signor guardasigilli ha creduto bene di non rispondervi e non presentarsi alla Camera.

Ciò potrà sembrare singolare all’onorevole presidente del Consiglio dei ministri, e, per dirgli la verità, pare un po’ singolare anche a me, per cui, accettando quelle nuove conclusioni che la Camera crederà nella sua saviezza di prendere, io credo di essermi sdebitato del mio dovere davanti la Lombardia e davanti l’Italia. (Oh! ohi — Interruzioni) Sì, del mio dovere, lo ripeto; il mio dovere l’interpreto secondo i miei principii e secondo la mia coscienza. Credo dunque essermi sdebitato e di avere adempiuto al mio dovere, quando ho fatto quello che per me si poteva, perché la parola data dal guardasigilli e confermata dalla Camera, avesse in linea di fatto un esito concreto e positivo.

MENABREA, presidente del Consiglio dei ministri 6 ministro per gli affari esteri. Non posso lasciar passare senza replica le ultime parole pronunciate dall’onorevole Mussi. Poiché ha parlato di delicatezza da lui usata verso il guardasigilli, io credo che avrebbe potuto spingere un po’ più oltre la sua delicatezza aspettando che il guardasigilli comparisse alla Camera, poiché tutti i giorni egli è intervenuto, e ieri qui sostenne la discussione dello schema di legge, da lui presentato alla Camera, per lo scioglimento de9 vincoli feudali nelle provincie della Venezia e di Mantova.

D’altronde io debbo ricordare all’onorevole preopinante che, siccome egli è il promotore dell’interpellanza, spettava a lui di fare sì che questa fosse portata all’ordine del giorno all'epoca che era stata prefissa. Se poi il deputato Mussi si fosse compiaciuto di ricordare un’altra volta che egli aveva da muovere un’interpellanza al guardasigilli, probabilmente a quest’ora egli vi avrebbe già risposto, poiché ha dichiarato di accettarla.

Osservo ancora che l’ordine del giorno è fissato dalla Cambra sulla proposta del presidente: e, siccome il deputato Mussi non ha fatto veruna mozione relativamente all’ordine del giorno che si trova stampato, quando fu letto, io credo perciò che non si possa rivolgere alcun rimprovero al guardasigilli se egli non si trova presente in questo momento per rispondere all’appunto che inopportunamente gli è fatto dall’onorevole deputato Mussi.

MUSSI. Puramente in via di rettificazione di fatto, dirò che la Presidenza della Camera, a cui io mi era rivolto perché fosse messa all’ordine del giorno la mia interpellanza, mi disse di parlarne in Camera. Io dunque non seppi davvero come spingere più in là le mie istanze, imperocché io non ho già la forza di Atlante per spingere la Presidenza, la Camera e poi anche il ministro guardasigilli.

PRESIDENTE. Quanto alla Presidenza debbo dichiarare quello che so, cioè che ieri l’altro l’onorevole Mussi voleva fare istanza per questa sua interpellanza, ed essendo assente il ministro di grazia e giustizia, io gli feci avvertire che sarebbe stato conveniente di rinviare la sua istanza ad un momento che il ministro fosse presente, ed egli si arrese alla mia preghiera.

Ieri mattina però il signor ministro fu presente alla tornata, e l’onorevole Mussi tralasciò di profittare di quella congiuntura per rinnovare la sua istanza. Di poi non mi giunse altra richiesta perché le sue interpellanze fossero poste all’ordine del giorno; e non essendosi prèso nessun altro concerto intorno a questo, non si poteva dalla Presidenza metterle all’ordine del giorno.

FERRARI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ora credo che l’incidente sia stato abbastanza largamente trattato, e quando verrà il signor guardasigilli, potrà l’onorevole Mussi mettersi d’accordo con lui su questo punto.

L’onorevole Ferrari ha facoltà di parlare.

FERRARI. Poiché oggi si è determinato il giorno in cui comincierà la discussione sui tabacchi, e poiché vedo che l’onorevole presidente del Consiglio si mostra assai premuroso di rispettare le interpellanze, di non eluderle in nessun modo e sotto nessun pretesto, io vorrei ricordargli l’interpellanza relativa al Concilio ecumenico. (Si ride) Sarebbe questo il momento di sapere se la medesima sarà rinviata dopo la proroga, o se potrà farsi prima vedrà il signor ministro che la mia domanda non è indiscreta, e che nessuno potrà accusarmi di non stabilire colla massima franchezza.

MENABREA, presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Io rendo grazie all’onorevole deputato Ferrari del modo gentile con cui ricorda l’interpellanza circa il Concilio ecumenico che egli ha intendimento di muovere al presidente del Consiglio dei ministri.

Dal canto mio dirò che ho dichiarato, come dichiaro, che sentirò (non dico che accetterò) con molto piacere l’interpellanza ch’egli vorrà muovere sopra un argomento di sì alta importanza e che saprà più di ogni altro svolgere colla debita ampiezza; ma ricorderò eziandio alla Camera ch’è stato deciso che cotesta interpellanza sarebbe rimandata dopoché fosse recata a compimento la discussione delle molte leggi importanti di cui il Ministero stese l’elenco e soprattutto di quelle finanziarie ed organiche. Io aggiungeva altresì non essere urgente di addivenire ad una deliberazione sopra quest’argomento, poiché vi sono 18 mesi davanti a noi per pensarvi e per prendere una determinazione.

Non faccio altro che ricordare fuggèvolmente queste cose alla Camera, dichiarando dal canto mio che sentirò sempre con piacere l’onorevole Ferrari, ma che il Ministero desidera anzitutto che siano esauriti gli argomenti importanti ed urgenti che reclamano le deliberazioni della Camera.

FERRARI. Sono lieto d’una sola cosa, cioè che l’onorevole presidente del Consiglio riconosca l’importanza del Concilio e l’utilità di parlarne; ma non sono egualmente lieto che l’interpellanza sia rinviata ad un tempo indeterminato.

Dal momento che l’onorevole presidente del Consiglio riconosce l’importanza dell’avvenimento, dal momento che ha già accettata l’interpellanza quando la feci, debbo indicare una speciale ragione che milita contro il rinvio. Qualunque opinione si abbia sul Concilio, ed anche riducendolo coll’immaginazione ad un fatto di secondo ordine, mi si concederà che il Concilio sarà almeno un anniversario di San Pietro infinitamente prolungato, una commedia romana per agitare il mondo cattolico, e scuotere l’Italia. L’onorevole presidente del Consiglio sa quali sono state le conseguenze del centenario di San Pietro, sa che il generale Dumont andò a Roma per proteggerlo a nome della Francia; egli sa che per questo arringava gli zuavi pontificii. . . (Interruzioni)

Mi perdonino, non entro in nessuna discussione, e mi limito ad una semplice osservazione, poiché tutti sanno quale influenza abbia esercitato il centenario, tutti sanno l’agitazione che ne seguì, come a tutti ò nota la tragedia di Mentana. Tutti sanno eziandio che le vacanze del regno d'Italia sono spesso tristissime e luttuose.

Il pontefice non dimenticherà la convocazione del Concilio, negozierà, ecciterà in ogni modo amici ed avversari; i giornali ne parlano all’estero e lascio giudicare se l’Italia, più interessata di ogni altra nazione, debba tacere. Perciò volli richiamare l’attenzione della Camera sulla mia interpellanza, lasciando ad essa la decisione.

BOTTA. Quando è stata fatta la proposta alla Camera di sopprimersi le sedute straordinarie della mattina, non sono sorto a combatterla, perché realmente la Camera deve essere molto stanca di queste continue tornate, e per altre considerazioni che stanno in ciò; che io sono stato il più insistente a mantenere fermo l’ordine del giorno; però giova mettere in rilievo che questa soppressione delle tornate straordinarie è stata appunto alla vigilia della discussione della legge sulle incompatibilità parlamentari; ora, perché la pubblica opinione non formasse di tali giudizi, che tante volte a ragione fa contro talune deliberazioni di questa Assemblea, la Camera farebbe opera sommamente commendevole se, prima di chiudersi questa Sessione, 'si occupasse della legge sulle incompatibilità

PRESIDENTE. Certamente se il corso dei lavori della Camera lo consentirà, questa legge e parecchie altre che sono già in pronto, e che hanno più bisogno di essere spedite per urgenza, potranno essere discusse e votate, e credo che si potrà, all’occorrenza, anche tenere sedute straordinarie.

BOTTA. Io non ne faccio una proposta formale, giacché la Camera or ora ha preso una deliberazione sulla quale non puqssi portare qui dentro alcun altro giudizio.


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