Eleaml - Nuovi Eleatici


La rivoluzione napoletana del 1820-1821 tra "nazione napoletana" e "global liberalism" di Zenone di Elea

CATECHISMO MORALE, E POLITICO

SECONDO LA COSTITUZIONE DI SICILIA DEL 1812

PER L’ISTRUZIONE DELLA GIOVENTÙ AD USO DELLE SCUOLE

DELL’AVVOCATO GIO BATTISTA NICOLOSI

PALERMO

Nella Stamperia di Barravecchia

ANNO SECONDO DELLA COSTITUZIONE

1814

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

Consentaneum enim est primam de ipsis juvenibus curam suscipere, ut quam optimi evadant.

Plato in Erthyphrone

A. S. E. SIG. D. GIUSEPPE VENTIMIGLIA

PRINCIPE DI BELMONTE, GENTILUOMO DI CAMERA CON ESERCIZIO DI S. M. CAVALIERE DELL’INSIGNE REAL ORDINE DI S..GENNARO, GRANDE DI SPAGNA DI PRIMA CLASSE, E CONSIGLIERE DI STATO ETC. ETC.

ECCELLENTISSIMO SIGNORE

Era necessario fra noi un libro di retto ad istruire il popolo su i principi del governo, su i propri doveri, e specialmente sulla libera Costituzione, che grazie al paterno animo del Principe, che ci governa, al vostro patrio zelo ed alla potente mediazione dell’Inghilterra nostra fedele alleata, noi abbia mo adottato, e non essendo sin ora uscita alla luce verun’opera, che a tali oggetti mirasse, mi sono animato ad intraprender questa fatica, e formare un Catechismo costituzionale, nel qua le, fossero trattate in dialogo e con ordine le materie tutte, che nella nostra Costituzione contengonsi; aggiungendovi tutte quelle dilucidazioni, che sono necessarie a renderne facile la intelligenza, onde così nelle parrocchie, nelle università degli studi, e nelle scuole facendosi apprendere alla gioventù i propri doveri e la Costituzione, si destasse ne' loro teneri cuori l’amor della patria, e del nuovo governo. Mi venne fatto portar a compi mento questo Catechismo, che colla maggior fiducia ho pubblicato per le stampe sotto i vostri auspici, perchè questo a nessun altro potea intitolarsi meglio che a voi, che siete stato il premotore della politica rigenerazione di questo regno, e dello stabilimento della Costituzione, che tanto vi è a cuore, che con patrio zelo e fermezza procurate sostenere. Gradite intanto che col più pro fondo rispetto io sia.

Palermo, 12. Marzo 1814,

Dell’E. V.

Umil.mo Div.mo Obb.mo Servid

Gio: Battista Nicolosi

SEZIONE PRIMA

DE' DOVERI DELL’UOMO, E DEL CITTADINO

P. Vi sono doveri, che ognun di noi deve osservare?

R. Si signore.

P. Di quante sorti sono questi doveri?

R. Sono vari secondo i diversi rapporti sotto de quali ogni uomo può essere considerato, cioè o come uomo semplicemente, o come cittadino.

P. Quali sono i doveri, che ognun di noi considerato semplicemente come uomo, ha verso degli altri uomini?

R. Non offender alcuno né nella persona, ne beni, e nell’onore; adempire alle promesse; non contravvenire alla convenzione a patti; e finalmente far agli altri tutto il bene possibile.

P. Da qual principio derivano tutti questi doveri?

R. Dalle due principali leggi, che la natura ha impresso nel cuore di tutti gli uomini: cioè primo non fate ad altri ciò che non volete sia fatto a voi; secondo fate sempre agli altri il bene, che volete riceverne.

P. Ditemi i doveri, che ha ogni uomo considerato come cittadino?

R. Osservare e rispettare la religione del lo stato; ubbidire e difendere il Sovrano e la Costituzione; servir la patria e prender le armi per la sua difesa; pagare i tributi, vivere sommesso alle leggi, rispettare le autorità legittime, ed ubbidire a magistrati, che sono gli organi delle leggi.

P. Basta per esser ottimo cittadino che uno adempisca questi doveri?

R. No: egli deve anche osservar esattamente quei doveri, che ha come membro della sua famiglia o come padre, o come marito, o come figlio, o come padrone etc.

P. A che più e tenuto ogni buon cittadino?

R. Ad osservar i doveri di umanità.

P. In che consistono questi doveri?

R. Nell’aver compassione de deboli, del la sensibilità per gl’infelici, della carità per i poveri.

P. Ogni cittadino è obbligato conoscere questi doveri?

R. Si tutti siamo obbligati a conoscerli, ed osservarli.

P. Per qual ragione?

R. Perché noi non possiamo adempire a nostri doveri se non li conosciamo pienamente; quindi è che il buon ordine ed il mantenimento della società esige che tutti coloro, che la compongono, conoscano ed adempiscano esattamente i loro doveri.

P. In qual parte delle nostre leggi è prescritto l’obbligo di conoscersi gli anzidetti doveri del cittadino?

R. Nella nostra Costituzione.

SEZIONE II

DELLA COSTITUZIONE

P. C osa è Costituzione?

R. Una collezione di leggi fondamentali.

P. Che intendete per leggi fondamentali?

R. Quelle che stabiliscono la forma del governo, cioè a dire le condizioni, secondo le quali altri hanno a comandare, altri ad ubbidire

P. Chi ha formata questa nostra Costituzione?

R. La Nazione riunita per mezzo de' suoi Rappresentanti nel Parlamento del 1812. ed il Re, che l’ha sanzionata?

P. Che s'intende per sanzionata?

R. Che S: M: l’ha approvata, e permesso che fosse adottata.

P. Su di quale Costituzione è stata modellata la nostra?

R. Su di quella dei regni uniti della gran Brettagna, o dell’Inghilterra.

P. E' forse una novità introdotta fra noi questa Costituzione?

R. Signornò; noi avevamo prima la nostra Costituzione e le nostre leggi: ma siccome queste nella maggior parte o eran cadute in dimenticanza o non si osservavano, il che avea renduto arbitraria l’amministrazione del la giustizia, e l’imposizione de tributi, la Nazione approvandolo S. M. ha formato questa nuova Costituzione, che abbiamo adottato.

P. Nella nostra Costituzione si prescrivono altri doveri al cittadino?

R. Si signore quelli, che riguardano la religione.

SEZIONE III

DELLA COSTITUZIONE

P. Che significa questa parola Religione?

R. La conoscenza della Divinità, e del culto, che le è dovuto.

P. In che consiste il culto dovuto a Dio?

R. Nello adempimento del nostri doveri verso Dio secondo le forme stabilite.

P. Come si divide questo culto?

R. In interno ed esterno: il primo consiste nelle orazioni e preghiere puramente interne o mentali, e l’esterno si pratica per mezzo delle preghiere pubbliche, nell’esercizio di tutti gli atti religiosi, nell’adorazione, e nell’assistere alle funzioni della chiesa, e simili.

P. E' necessaria la religione in uno stato?

R. Signor sì.

P. La Costituzione qual religione ha prescritto di seguirsi?

R. La religione cattolica apostolico romana, che ha stabilito di esser sola (1).

P. Perché ha voluto che fosse sola?

R. Per esser convinta della verità di questa religione.

P. E' lecito ad alcuno scrivere contro la nostra religione?

R. Non mai: poiché chiunque scriverà o pubblicherà articoli, che direttamente siano contrari alla nostra religione commetterà un grave delitto(2).

P. Possiam noi parlare ed operar contro la nostra religione?

R. Signornò: poiché essendo questa la religione dello stato bisogna rispettarla e sommettersi a suoi precetti; né può chiunque attaccarla senza commetter delitto; e sebbene ognuno sia padrone della sua opinione, non ha certamente il dritto di combatter quella, che forma la felicità dello stato, e calma la co scienza degli altri cittadini.

P. E' lecito turbare il culto pubblico?

R. No Signore; poiché il mantenimento della religione esige che vi sia un culto pubblico, e che questo sia da tutti rispettato.

P. Quali sono i vizi principali contro la religione?

R. L’empietà, e la superstizione.

P. Che intendete per empietà?

R. L’ostinata perversità, colla quale alcuni ad onta delle prove non vogliono prestar fede alla religione.

P. In che consiste la superstizione?

R. Nell’indiscreto e stravagante zelo per la Divinità, nato da falsi principi sulla religione, è che é proprio della ignoranza.

P. Dunque la superstizione è nociva nello Stato?

R. Signore sì, perciò conviene che la Nazione siciliana sia illuminata sul i veri principi della religione, onde così evitarsi le cattive conseguenze della superstizione.

SEZIONE IV

DELLA NAZIONE SICILIANA

P. Poiché avete accennato che la Nazione siciliana debba essere illuminata anche su i veri principi della religione, di temi che intendete per la Nazione siciliana?

R. L’unione di tutti i siciliani ed il Re.

P. Quali obbligazioni hanno i siciliani riuniti e considerati come Nazione?

R. L’obbligo di proteggersi reciprocamente: e così la Nazione sarà sempre obbligata a conservare e proteggere con leggi sagge e giuste i legittimi dritti di tutti gl’individui, che la compongono

P. Ditemi quali sono questi dritti?

R. La libertà, la sicurezza, la proprietà, e l’ugualità.

P. In che consiste l’ugualità? R In ciò che la legge sia uguale per tutti tanto se questa protegga quanto se punisca, che tutti siano ugualmente soggetti alla legge, e che abbiano i medesimi dritti, e le stesse obbligazioni senza eccezione o privilegio alcuno.

P. Che intendete per sicurezza?

R. Il concorso di tutti in generale per assicurare i dritti di ognuno in particolare,

P. La proprietà in che consiste?

R. Nel dritto esclusivo, che ognuno ha di godere e disporre a suo piacere de' suoi beni, delle sue rendite, del frutto del suo travaglio industria o talento, senza che alcuno abbia la facoltà di spogliarlo di questi frutti o in tutto o in parte.

P. La Nazione siciliana ha beni propri?

R. Si Signore.

P. Quali sono?

R. Tutti i fondi, rendite e cespiti riguardati anticamente come fiscali e demaniali, quali tutti oggi appartengono in proprietà alla Nazione (3); l’amministrazione pei de gli stessi beni, e della rendita nazionale appartiene a S. R. M. per mezzo del Ministro, e del Consiglio delle finanze (4).

SEZIONE V

DE' SICILIANI, DE’ LORO DIRITTI E DOVERI

P. Doro di aver parlato della nazione siciliana bisognate dire chi sono i cittadini siciliani?

R. Tutti coloro, che sono nati in Sicilia da padre siciliano; ed anche co loro, che nati fuori della Sicilia da padre siciliano non sono divenuti sudditi di altra potenza straniera (5).

P. Qualunque straniero può essere riputato come siciliano dimorando in Sicilia?

R. Signornò: ma sarà riputato tale dopo che avrà ottenute le lettere di naturalizzazione dal Parlamento (6).

P. Un estero, che avrà ottenute le lettere di naturalizzazione, potrà fra noi occupare cariche pubbliche, ed aver delle pensioni?

R. I naturalizzati non mai, i figli però di costoro sì (7).

P. Quali sono i dritti, che la nostra Costituzione accorda a Siciliani?

R. Questi dritti sono primo, che ogni siciliano ha la facoltà di parlare su di qualunque oggetto politico, e lagnarsi de magistrati per le ingiurie fattegli (8); secondo potrà tenere delle cacce ne' suoi fondi girati di mura (9); terzo ha il dritto di resistere a chiunque senza ordine del legittimo magistrato voglia usargli violenza o con la forza o con le minaccie (10); quarto non può esser chiamato in giudizio, accusato, arrestato, o de tenuto se non nei casi stabiliti dalle leggi, e secondo le forme dalle medesime prescritte (11); quindi non è tenuto riconoscere altre autorità, che quelle stabilite dalla legge (12); sesto finalmente non può esser forzato arbitrariamente a servire nelle truppe se non nel caso che il Par lamento lo avrà stabilito (13).

P. Quali doveri ogni siciliano è tenuto osservare?

R. Primo quello di non impugnar le armi contro la patria, né prender servizio sotto altra potenza senza il permesso del Re (14) secondo non potrà ricusarsi ad essere giudice di fatto meno che fosse impedito per ragione di parentela (15); terzo dovrà saper leggere e scrivere per aver par te diretta o indiretta alla formazione della legge; vale a dire per essere Rappresentante o Elettore (16) e sapere la costituzione del 1812 e tutte le leggi che la compongono (17). Finalmente non potrà esercitare più di due impieghi pubblici lucrativi (18).

SEZIONE VI

DELLA LIBERTÀ IN GENERALE

P. Poiché come sopra avete detto alcuni dritti del cittadino sono fondati sul la libertà; ditemi in che consiste questa libertà?

R. La libertà, consiste nel poter fare quel che non é proibito dalle leggi, e che non offende i dritti degli altri; ma non consiste in ciò, come alcuni credono, che ognuno abbia il dritto di fare quel che gli piace.

P. Le leggi dunque sono contrarie alla libertà?

R: No: anzi la proteggono, poiché se fosse permesso usurpare o ledere i dritti degli altri, allora il più forte, il più astuto, il più potente opprimerebbe il più debole, il più semplice, il più povero, ed in questa maniera non vi sarebbe libertà veruma.

P. E' l’istessa cosa libertà, ed indipendenza?

R. No: perché l’indipendenza consiste in ciò che una Nazione non sia in conto alcuno sotto la soggezione o influenza di un’altra; e la libertà consiste in ciò che la Nazione non sia soggetta all’arbitrio di uno o pochi uomini; e così quando noi diciamo di combattere per la nostra libertà, intendiamo dire di combattere per difendere la nostra Costituzione, ed evitare l’arbitrio di coloro, che governano soggettandoli alle leggi; e quando si dice di sostenere la mostra indipendenza s' in tende che ciò facciamo per non esser soggetti ad altre Potenze.

P. Quante sorti di libertà vi sono?

R. Le principali sono tre; vale a dire libertà naturale, libertà politica, e libertà civile.

P. Qual è la libertà naturale?

R. La facoltà, che avrebbe ogni uomo non essendo in società di far tutto ciò che vuole.

P. Dunque in questo stato, che si dice di natura, l’uomo non sarebbe soggetto ad alcuna legge?

R. L’uomo qualunque sia, vivendo fuori di ogni società, lo che appena si può concepire, resta soggetto alla legge naturale, così che non potrà offendere o ferire un altro uomo, togliergli i frutti, che avrà raccolto per suo mantenimento, né fargli alcun altro male

P. Cosa è libertà politica?

R. La tranquillità di spirito, che nasce dalla opinione della propria sicurezza sostenuta dal governo, che non fa temere ad un cittadino l’esistenza di un altro, e la facoltà che ha ogni uno di concorrere in qualche e maniera per se, o per mezzo de' suoi Rappresentanti al governo della I 9 nazione, e dello stato, a cui appartiene.

P. Qual è la libertà civile?

R. Quella che ogni uomo, il quale vive in società ha di i fare ciò che gli torna in vantaggio; di scrivere e parlare, in una parola di fare un libero uso di tutte le sue facoltà fisiche e morali in ciò che non è contrario alle leggi.

SEZIONE VII

DELLA libertà' DELLA STAMPA

P. LI, libertà della stampa a quale di queste tre specie si appartiene?

R. Alla libertà civile.

P. In che consiste la libertà della stampa?

R. In ciò che siccome l’uomo non ha bisogno di domandar licenza ad autorità veruna per parlare, così non è obbligato ricercar permesso alcuno per imprimere le sue idee e pubblicarle; ma nella guisa istessa che non si può parlare impunemente contro la Religione, la Costituzione, il Re ed i particolari, così non si possono stampa re cose, che offendano la Religione il Re la Costituzione ed i particolari.

P. Cosa ha prescritto la nostra Costituzione sulla libertà della stampa?

R. Che ogni cittadino ha la facoltà di scrivere e pubblicar ciò che ha pensato senza precedente revisione, licenza o approvazione, sotto alcune restrizioni dalla medesima Costituzione stabilite (19).

P. Ditemi quali sono queste restrizioni?.

R. Che non si possono stampare I. scritti contro la nostra religione e buoni costumi. II. che offendano la persona del Re, III. gli individui della real famiglia. IV. che tendessero a distruggere le basi della Costituzione del 1812.; V. che promovessero a disegno la disubbidienza alle leggi, ed ordini de magistrati, e VI. finalmente, che contenessero libelli infamatori, scritti calunniosi o licenziosi e contrari alla decenza pubblica (20).

P. A che è obbligato secondo la Costituzione ogni stampatore?.

R. A far firmare dall’autore innanzi due testimoni, i fogli del manoscritto, che deve pubblicare; ed aver piena cognizione di colui, dal quale ha ricevuto l’originale, apporre il suo nome il luogo e l’anno della impressio ne, e presentare nella segretaria dell’interno una copia in istampa di ciascheduna cosa che avrà pubblicato (21).

P. Può lo stampatore esser obbligato a manifestare a chiunque lo ricercherà il nome dell’autore?

R. No: menoché al Giudice ordinario dietro l’istanza della parte offesa, e negando egli dare questa giustificazione o tacendo, incorrerà nella pena istessa stabilita per l’autore (22).

P. Quali sono i vantaggi che risultano dalla libertà della stampa?

R. Quelli di svelarsi tutti gli abusi, far propagare le buone idee, intimorire i cattivi cittadini, proporsi de saggi regolamenti, combattersi con successo i malvaggi sistemi, e di estendere le cognizioni umane. Di più la libertà della stampa è il più fermo soste gno della libertà pubblica, ed il mezzo più efficace per facilitare la libera comunicazione de pensieri e delle opinioni degli uomini.

P. Perché dunque la libertà della stampa ha molti nemici?

R. Perché vi sono molti uomini, che tirano la loro sussistenza dalla calunnia, che si fanno un mestiere della menzogna, che mettono giornalmente un tributo sulla credulità del popolo, che sconcertano la sua imaginazione con delle chimere, e che vivono per mezzo degli abusi; e la libertà della stampa illuminando il popolo promuove e solecita la riforma di questi abusi.

SEZIONE VIII

DEL GOVERNO

P. Cosa intendete per Governo?

R. Le regole secondo le quali la sovranità si esercita in ogni stato.

P. Sono queste regole le medesime presso tutte le nazioni?

R. No: e perciò avviene che vi siano diverse sorti di governo, in alcune nazioni un uomo solo esercita assoluta mente la sovranità, in altre sotto al cune limitazioni, in alcune altre comandano diverse persone, che sono e lette fra i cittadini o a vita, o per uno stabilito tempo, e finalmente vi sono di quelle nazioni, in cui il potere sovrano, e l’esercizio della sovranità è divise.

P. Come avviene questa divisione?

R. Quando alcuni fanno le leggi, altri fa esequirie, e ne cura l’osservanza, e finalmente altri decidono le cause secondo le leggi ed ordinanze.

P. Data questa divisione come chiamate la facoltà in forza della quale opera no coloro, che partecipano del comando?

R. Potestà o sia potere, quindi la potestà di far le leggi si chiama Potere legislativo; la persona o il corpo, che fa eseguir le leggi si dice Potere esecutivo; e finalmente chiamiamo Potere giudiziario il corpo de magistrati, che hanno la facoltà di giudicare le cause applicando le leggi a fatti e casi particolari.

P. Essendo dunque varia la divisione di questi poteri, e diverse le regole secondo le quali la sovranità si esercita ne diversi stati quante forme di governo vi sono?

P. Le principali sono tre cioè monarchico, democratico, ed aristocratico.

P. Qual è il governo monarchico?

R. Quello in cui il capo del governo chiamato monarca, imperadore, o re ha il dritto di far le leggi e di farle e seguire da magistrati. Se il Re non è obbligato ad osservare alcuna legge fondamentale nell’esercizio della sovranità, il governo è monarchico assoluto, o arbitrario; se però regna a condizione di osservar le leggi fondamentali allora il governo si chiama monarchia moderata, o costituzionale.

P. Se il Re abusando del suo potere fa egli stesso eseguire le leggi a capriccio della sua volontà passagiera come si chiama il governo?

R. Dispotico, e perciò il dispotismo nasce dalla corruttela della monarchia.

P. Oltre la suddetta divisione della monarchia in assoluta, o costituzionale, vi ha forse altra divisione?

R. Si signore, in monarchia elettiva, ed in ereditaria.

P. Qual è la monarchia elettiva?

R. Quella in cui il potere sovrano è stato confidato dalla nazione al re per tutta la di lui vita, a condizione che dopo la sua morte questo potere ritornasse alla nazione, la quale eleggerà il Re successore.

P. E la monarchia ereditaria?

R. Quando l’eminente grado di monarca, e l’esercizio della sovranità si conserva nella medesima famiglia regnante, trasmettendosi da padre in figlio, e ne' successori legittimi.

P. Qual è il governo Aristocratico?

R. Quello in cui i nobili soli esclusiva mente esercitano gli atti del potere sovrano, come era quello di Venezia.

P. Qual è il democratico?

R. il governo democratico è quello ove il popolo indistintamente esercita tutti tre poteri, come quello delle antiche repubbliche greche, e romana.

P. Come degenerano queste forme di governo?

R. L’aristocratico diviene oligarchico quando il supremo potere si riconcentra nel le mani di poche famiglie, che arbitrariamente governano. Il democratico degenera in oligarchico quando la moltitudine, e la feccia del popolo usurpando il supremo potere lo esercita in disordine e tumultuariamente, per cui ne avviene indi l’anarchia, e la dissoluzione del governo

P. Che intendete per anarchia?

R. Quel governo, ove non vi è capo: e tutto si opera confusamente, e senza ordine alcuno.

P. A quale specie di governo appartiene l’attuale governo di Sicilia?

R. Al monarchico costituzionale ereditario.

P. Come sono divisi nel nostro governo i i tre poteri?

R. La potestà di far le leggi interpretarle dispensarle modificarle ed abrogarle risiede esclusivamente nella nazione riunita in Parlamento: ma gli atti del Parlamento non han forza di legge, ne potranno obbligare se non ricevuta la real sanzione (23).

P. In questo senso dunque il re fa parte del potere legislativo?

R. Signor sì; perchè colla sua sanzione concorre a formar la legge,

P. Presso di chi risiede il Potere eseguetivo?

R. Nella persona del Re (24).

P. A chi è affidato il Potere giudiziario, o sia la potestà di applicare le leggi a casi e fatti, sì nel civile che nel cri minale?

R. Al corpo de' magistrati stabiliti dalla legge (25).

P. Perché dite stabiliti dalla legge?

R. Perchè nessuno può giudicare ed esercitare le facoltà giudiziarie. Se non un giudice o magistrato eletto in forza della legge di maniera che né anche il re può formare nn Tribunale particolare, o eleggere un giudice estraordinario per giudicare una persona, e che tutti i Siciliani in qualunque siasi caso debbano esser giudicati da competenti magistrati, ordinarj (26).

SEZIONE IX

DEL PARLAMENTO

P. Giacché risiede nel Parlamento il Potere legislativo, ditemi chi compone il nostro Parlamento?

R. Questo vien composto da due Camere l’una detta de Pari, e l’altra de' Comuni (27).

P. Da chi è formata la Camera de' Pari?

R. Da tutti gli Arcivescovi e Vescovi di Sicilia incluso anche quelle di Lipari, dagli Abbati e commendatori di regio padronato, da quei Principi, Duchi, Marchesi, Conti e Baroni che sedevano ed avevano dritto di votare nell’antico Par lamento, e finalmente da quei Pari temporali, che S: M: vorrà creare (28).

P. Come si dividono questi Pari?

R. In Pari spirituali, e Pari temporali.

P. Chi sono i Pari spirituali?

R. Gli Arcivescovi. Vescovi, ed Abbati.

P. Quali sono i Pari temporali.

R. I Principi Marchesi Duchi Conti e Baroni, che nell’antico Parlamento formavano il così detto braccio militare o baronale.

P. Quali persone compongono la Camera de Comuni?

R. I Rappresentanti di tutte le popolazioni del regno senza distinzione di demaniale o baronale liberamente eletti da tutti quei cittadini, i quali possedono nella stessa città terra o distretto una rendita netta vitalizia almeno di 0,18. all’anno (29).

P. Vi ha eccezione per questa regola generale:

R. Si, i soli elettori de' Rappresentanti della città di Palermo devono possedere una rendita netta vitalizia alme no di 0,5o all’anno (30).

P. Quanti sono questi Rappresentanti, e quanti se ne mandano da ogni popolazione?

R. Il numero de Rappresentanti non è sempre l’istesso, poiché risulta dalla maggiore o minor popolazione di ogni città o terra del regno; la nostra Costituzione però ha stabilito alcune regole e leggi per questa rappresentanza nazionale

P. Quali sono queste regole, e come è stato diviso il regno per questa rappresentanza nazionale?

R. Il regno tutto è stato diviso in 23 distretti, in ogni uno de quali vi è una città capitale del distretto, e da ogni uno di questi distretti si mandano due rappresentanti alla Camera de' Comuni (31).

P. Le città e popolazioni del regno quanti rappresentanti mandano?

R. La città di Palermo ne manda sei, Messina e Catania tre per ognuna, qualunque altra città la di cui popolazione ascende oltre li 18. mille anime ne manda due, quella che trovasi minore di 18. mille, e maggiore di sei mille anime ne manderà uno (32).

P. Qual eccezione vi è per le città demaniali, che nell’antico Parlamento godevano la rappresentanza?

R. Le cennate città, ancorché la loro popolazione non arrivi a sei mille anime, hanno il dritto di mandar sempre al Parlamento il loro rappresentante; purché non sia ridotta a due mille anime la loro popolazione (33).

P. Tutte quelle città e terre, che conti no meno di sei mille abitanti ove sa ranno comprese?

R. Nel rispettivo distretto, vale a dire che gli Elettori di tutte queste popolazioni dovranno eleggere i rappresentanti del loro distretto, e dare il loro voto nella città capoluogo dell’istesso distretto (34).

P. Quali altre popolazioni sono abilitate a mandare loro rappresentanti nella Camera dei Comuni?

R. L’isola di Lipari, la quale ne man da uno; l’Università degli studi di Catania, che ne manda parimente uno, e quella di Palermo, che ne manda uno come Università degli studi, ed un altro come proprietaria di abbadie (35).

P. Quali sono le qualità ricercate dalla Costituzione per essere Rappresentante?

R. Queste sono I. che ogni Rappresentante debba essere siciliano nato, o figlio di siciliano abitante in Sicilia (36) avere venti anni compiti (37) e che posseda una rendita netta vitalizia di 0,3oo all’anno se debba rappresentare un distretto; una rendita annuale come sopra di 0,500. per essere Rappresentante di Palermo, ed 0,150. all’anno come sopra per rappresentare le altre città e popolazioni del regno ed Università degli studi; (38) sono però esentati dal giustificare la sudetta rendita i cattedratici delle Università degli studi.

P. Perché la Costituzione ha voluto che tanto gli Elettori quanto i Rappresentanti delle città e popolazioni del re gno debbano possedere la sopra indicata rendita?

R. Perché si é creduto che colui il qua e le possiede in proprietà de beni debba ispirare più confidenza, e che essendo personalmente più interessato debba procedere con più accorgimento nella scelta de' Rappresentanti, o nella formazione della legge, o nel fissare la contribuzione.

P. Quali sono le persone, che non posso no essere Rappresentanti nella Camera de Comuni?

R. Coloro che sono criminalmente accusati, i Presidenti e giudici di tutti i tribunali, e magistrati con giurisdizione; gl’impiegati secondari nelle Reali Segreterie, Segrezie, Dogane, ed altri rami di pubblica amministrazione; gli esteri di qualunque nazione; coloro che non avran compiti 2 o anni; coloro che avranno pensioni amovibili a piacere di S. R. M. (39): finalmente i debitori dello stato (40); questa ultima condizione ha pure luogo nella Camera de Pari.

P. Chi ha il dritto di convocare, il Parlamento?

R. Questo dritto di convocare, prorogare e sciogliere il Parlamento appartiene esclusivamente al Re, il quale però e tenuto convocarlo in ogni anno (41).

P. Qual differenza fate fra lo sciogliere e prorogare il Parlamento?

R. Quando si proroga il Parlamento devonsi sospendere tutte le sedute, ed operazioni del corpo legislativo, ed i membri delle due Camere si debbono riunire in Parlamento ad altro tempo stabilito nell’atto della proroga, purché questo tempo non oltrepassi l’anno da che fu convocato o prorogato il Parlamento; sciogliere però il Parlamento vuol dire che S. M. vuole che cessassero assolutamente le sedute ed operazioni del Parlamento, e sia cassata e disciolta la Camera de' Comuni, ed eletti nuovi Rappresentanti, in maniera che nel venturo Parlamento dovranno intervenire nuovi membri nella Camera de' Comuni (42).

P. Che vuol dire che la rappresentanza alla Camera de' Comuni non ha vita al di là di quattro anni?

R. Che li Rappresentanti non possano durare più di 4 anni, e che scorso questo termine bisogna che fossero e letti nuovi Rappresentanti (43); con che però potranno essere rieletti li medesimi membri della passata rappresentanza.

SEZIONE X

DE DRITTI DEL PARLAMENTO, E DELLE PREROGATIVE DELLE CAMERE E FE' SUOI MEMBRI

P Quali facoltà ha il Parlamento?

R. Primo, come si è detto quella di far le leggi, interpretarle, abrogarle, modificarle ed emendarle sempre colla real sanzione (44); secondo, creare ed organizzare nuove magistrature, e supprimere le antiche (45); terzo, fissare annualmente le contribuzioni, ed alte rare quelle stabilite (46); quarto, disporre con piena facoltà de' beni ed introiti dello stato sempre però colla real sanzione (47); quinto, il Parlamento ha pure il dritto di domandar conto e ragione di qualunque atto del Potere Esecutivo, di processare e punire i Ministri e membri del Consiglio quante volte li troverà contrari alle prerogative ed interessi della nazione (48); sesto, di esaminare ed approvare i conti dell’amministrazione del danaro dello stato, e punire il Ministro delle finanze trovandolo reo di malversazione, o di peculato, cioè di appropriazione del danaro dello stato (49).

P. Quali altri dritti ha il Parlamento?

R. Quello di stabilire una Reggenza nel caso della minorennità o demenza del re (50); più venendo a mancare i legittimi successori della famiglia attualmente regnante, il Parlamento ha il i dritto di eleggersi il suo re, con iscegliere un Principe ultrogenito di famiglia reale, straniero e che non abbia sovranità alcuna in altro paese (51); di decidere tutti i dubbi e questioni riguardanti lo stabilimento della i successione al trono (52). Si appartiene ancora al Parlamento il dritto di concedere o negare il permesso d'introdurre truppe straniere nel regno (53); di accordare le lettere di naturalizzazione a forastieri (54); e di prestare il consenso per esser ammesso ogni estero ne corpi facoltativi dell’armata (55).

P. Quali sono le prerogative delle due Camere?

R. La prima prerogativa si è, che nessun giudice o magistrato potrà mai inquirere o processare o arrestare o proferir sentenza contro le camere, o i membri delle medesime per qualunque cosa siasi da loro detta, fatta o discussa e deliberata nel Parlamento istesso (56); né S.M. potrà ingerirsi o prender cognizione alcuna delle proposte, che sono pendenti nelle Camere del Parlamento (57). Seconda, che ogmuna delle Camere potrà prendere cognizione degli eccessi, che i suoi membri commetteranno nella Camera istessa, e ad essa sola si apparterrà di punirli (58); terza, che entrambe le Camere potranno fare arrestare qualunque persona, dalla quale saranno sta te oltraggiate (59); quarta, finalmente che i Presidenti delle due Camere dovranno scegliersi fra i membri delle Camere istesse (60).

P. Da chi sono eletti i Presidenti delle due Camere?

R. Il Presidente della Camera de Pari sarà in ogni Parlamento eletto da S.

R. M.; quello però della Camera de' Comuni sarà eletto da membri della stessa Camera, ed approvato da S. R. M. (61).

P. Qual prerogativa ha la Camera de' s Comuni sulla proposta delle contribuzioni e sussidi?

R. Che tutte le proposte relative a sussidi e contribuzioni dovranno aver principio nella Camera de' Comuni. e la Camera de Pari solamente ha il dritto di assentirvi o dissentirvi senza fa re modificazione alcuna (62).

P. La Camera de’ Pari qual prerogativa ha riguardo le proposte di legge, che potranno ledere i dritti della patria.

R. Che tutte le proposte, che potranno ledere i dritti de Pari dovranno iniziar si nella Camera de Pari, e quella de' Comuni solamente potrà dissentirvi o assentirvi senza modificarne parte al cuna (63).

P. Ditemi ora le prerogative de membri del Parlamento, e primo de' Presidenti delle due Camere?

R Il Presidente di ogni Camera ha la facoltà di sedere in luogo distinto di rispondere in nome della Camera; mettere gli affari in deliberazione proporre il tempo di dare i voti e pubblicarne il risultato; decidere definitiva mente le controversie insorte fra i membri della Camera; intimar silenzio ed ordine, ammonire e punire col voto di censura coloro che non desisteranno; sopraintendere al regime ed alla polizia della Camera; avere il voto in caso di parità di voti, eseguire e sottoscrivere da parte della Camera tutti gli atti della medesima; egli però come tutti gli altri membri della Camera e sottoposto alla censura, e punizione della stessa Camera (64).

P. Quali altri attributi hanno i Presidenti delle due Camere?

R. Ognuno de cennati Presidenti ha il dritto di eleggere il Cancelliere, e l’Usciere della sua Camera (65).

P. Ogni membro delle due Camere quali prerogative ha?

R. Le seguenti cioè, Io non potrà essere processato arrestato o posto sotto l’inquisizione, o condannato da verun giudice o magistrato per qualunque cosa, ch'egli avrà fatta detta o discussa nella Camera (66); secondo poi potrà ogni membro delle Camere avanzare nella rispettiva Camera qualunque proposta o progetto di legge (67).

P Quali prerogative hanno i Pari?

R La prima è quella di essere Consiglieri ereditari della corona; seconda che eglino le loro mogli, ed il successore immediato della parra nelle cause cri minali dovranno essere giudicati da' Pari; e la terza di giurare sul proprio onore; e non come i Comuni i quali devono formalmente prestare il loro giuramento (68).

SEZIONE XI

DELLA LEGGE

P. Come chiamate ogni atto del Parlamento sanzionato da S. M.?

R. Legge.

P. Cosa è la legge?

R. La norma o regola, secondo la quale ogni cittadino deve dirigere nella società le sue azioni, se questa prescrive di farsi qualche cosa si dice precettiva, se proibisce le cattive azioni o delitti si chiama legge proibitiva.

P. Come si stabilisce la legge?

R. Per mezzo della volontà generale manifestata nelle forme costituzionali dal la maggior parte della nazione, o de' suoi Rappresentanti vocati. legittimamente convocati.

P. Che intendete per volontà generale?

R. Il concorso delle volontà particolari di tutti, o della maggior parte di coloro, che compongono la nazione su di un progetto, che si propone per legge.

P. Cosa importa nelle forme costituzionali?

R. Queste sono le liturgie ed il metodo, col quale la Costituzione ha stabilito che si formino le leggi; trascurate le quali liturgie la legge diviene viziosa.

P. Quando i Rappresentanti della nazione sono legittimamente convocati?

R. Quando S. M. che ha il dritto di convocarli ne ha intimato nelle stabilite forme la loro convocazione.

P. Perchè si stabilisca una legge è necessario che tutti si uniscano per manifestare la loro volontà, e che convenghino sulla medesima cosa?

R. Signorsì; ma non potendo unirsi tutti coloro che compongono una nazione conviene almeno che si uniscano delle persone elette da tutti, perchè in loro nome esprimano la volontà di tutti, es sendo la maggioranza quella che decide della miglior risoluzione; perchè sarebbe quasi impossibile che tutti convenissero sulla medesima cosa.

P. Perchè la volontà generale decide della miglior legge?

R. Perché nella volontà generale l’interesse pubblico, e quello de' particolari si accordano insieme, quando al contrario la volontà di un solo è sempre di dominar su gli altri, e l’interesse privato fa tacere il bene pubblico.

P. Qual è l’oggetto delle leggi?

R. L’oggetto delle leggi si è di garantire tutti i dritti, ed assicurare l’adempimento di tutti i doveri.

P. Quante classi di leggi vi sono?

R Ve ne sono diverse secondo gli oggetti che le medesime riguardano, e per cui sono state stabilite: sono fondamentali quelle che come già abbiam detto stabiliscono la forma del governo; si dicono leggi civili quelle che stabilisco no le regole per determinare i dritti de cittadini nell’uso libero de loro beni, ne' contratti e negozi; e finalmente si chiamano leggi criminali quelle, che proibendo i delitti ne stabiliscono le pene corrispondenti.

P. Dunque essendo impossibile che tutti si possano unire per far le leggi è necessario che i siciliani debbano eleggere i loro Rappresentanti?

R. Si Signore; cosi ha stabilito la nostra Costituzione, con che però questi rappresentanti debbano essere Siciliani.

SEZIONE XII

DELLA MANIERA COME SI FORMA LA LEGGE, E DELLA REAL SANZIONE

P. Dopo che abbiam parlato del Parlamento, in cui risiede la facoltà di far le leggi; ed avete spiegato cosa sia legge, ditemi or quale è il metodo da osservarsi nella formazione della legge?

R. Ogni membro delle due Camere, che come abbiam detto può avanzare progetti di legge, propone alla rispettiva Camera o a voce, o in iscritto il suo avviso su di un progetto, ch'egli vuol che passasse per legge: questo progetto chiamato mozione si legge, indi deve esser discusso in tre differenti sedute, e poi passarsi alla deliberazione e votazione, allorché la maggior parte de' membri della Camera sarà di accordo per l’accettazione se ne farà un bill, o sia l’atto, che dalla Camera ove fu proposto ed accettato si manda all’altra per l’accettazione (69).

P. Questo atto per esser accettato dal la Camera, nella quale é passato dovrà esser soggetto ugualmente alle discussioni già dette?

R. Si; e subito che sarà accettato a maggioranza di voti si rimette alla Camera dalla quale fu proposto, ed indi così approvato dalle due Camere si reputa come un atto del Parlamento a

P. Perchè avete detto che si reputa co me un atto del Parlamento e non come una legge?

R. Perché non può questo atto chiamar si legge se prima non sia stato sanzionato da S. M.

P. Dunque cosa bisogna perché questo atto del Parlamento abbia vigore di legge, e possa eseguirsi?

R. E' necessario che S. M. l’approvi e lo sanzioni, perciò è che abbiam detto che la potestà di far le leggi risiede nel Parlamento col re.

P. Questo atto delle due Camere; che come si è detto non ha forza di legge senza la real sanzione, come vien sanzionato da S. M.?

R. Sì fatto decreto vien presentato a S. R. M., la quale inteso prima il parere del suo Consiglio privato, o con real dispaccio, o a voce intervenendo nella Ca mera de Pari alla presenza de' Comuni manifesterà la sua approvazione o disapprovazione con assoluto placet, o veto (70).

P. Che significa questa parola placet posta sotto ad ogni articolo di legge?

R Che S. R. M l’ha approvato, e vuol che passi per legge

P. E quando vi vedrete scritta la parola veto?

R. Che S. M. non approva il progetto di legge, e quindi questo atto non produrrà veruno effetto.

P. Perchè nella formazione della legge si accorda al re questa facoltà, che solo appartiene al potere legislativo, R Per ottenerne la miglior certezza, evitandosi con questo mezzo la precipitazione colla quale il Parlamento potrebbe qualche volta procedere nella formazione della legge, ed usurpare qual che cosa sugli altri poteri.

P. Un progetto di legge proposto dal Par lamento, e rigettato da S. R. M. potrà nuovamente proporsi per esser sanzionato?

R. Signor si; ma dal Parlamento sussequente, poiché potrà succedere che nell’esaminare la proposta legge si possa ingannare su la necessita o utilità della stessa, e quindi bisogn’aspettare che il re meglio informato passi a sanzionarla.

P. La mozione rigettata in una delle Camere potrà nuovamente riproporsi.

R. Non si potrà riproporre nelle sessioni dell’istesso Parlamento, ma in quelle dell’anno susseguente (71).

SEZIONE XIII

DEL RE O DEL POTERE ESECUTIVO

P. Dopo che abbiamo parlato del Potere legislativo conviene dir qualche cosa del potere esecutivo o sia del Re; quindi ditemi chi è il Re?

R. Il capo della nazione, o la per sona scelta per far eseguire le leggi.

P. Da chi riceve la sua autorità?

R. Dalla Costituzione, e dalla nazione che egli governa.

P. Che prescrive la Costituzione riguardo il re?

R. Che la di lui persona sia sagra ed in violabile (72); vale a dire che non possa esser tenuto a veruna responsabilità relativa alle sue funzioni.

P. Perché gli si è dato questo carattere sagro?

R Primo perchè si suppone che S. M. menochè ingannata non può tentar co sa veruna contro la Costituzione e le leggi per la esecuzione delle quali egli è posto in un sì eminente grado; secondo se la di lui persona potesse in alcuna maniera essere responsabile si darebbe luogo a continui intrighi degli ambiziosi, che produrrebbero gravi disturbi nella nazione; terzo finalmente per ottener egli quel rispetto venerazione ed ubbidienza, che il bene generale esige che si presti a colui, che resta incaricato della esecuzione delle leggi, e della tranquillità dello stato.

P. Ma se il re ordinasse qualche cosa contrarià alla Costituzione chi ne sarà di ciò risponsabile?

R. I Ministri ed i membri del Consiglio (73); perchè il re da se solo non può far tutto, e bisogna che negli affari pubblici uno de' suoi Ministri sia principale agente.

P. Quali sono le attribuzioni del re?

R. Rappresentare la nazione presso le potenze straniere (74); far eseguire le leggi, muovere la guerra, far la pace, conchiudere qualunque trattato (75); stabilire il suo privato Consiglio composto da 4. Segretari di stato, e da quei Consiglieri di stato ch' egli vorrà chiamare; eleggere i Segretari e Consiglieri di stato, i direttori delle reali Segreterie, e gl’impiegati subalterni (76); onorare delle cariche e dignità di Corte, degli ordini equestri, de titoli e simili onorificenze tutti coloro, che ne saran degni (77); far coniare la moneta; comandare e regolare le truppe di terra, e di mare; conferire tutti i benefici ecclesiastici di regio padronato tutti i gradi militari, tutte le magistrature civili e criminali a soli siciliani; far grazia, alleviare o commutare la pena a condannati, purché sia ristora to il danno alla parte offesa; sopra intendere al commercio alle opere pubbliche, a porti collegi, carceri, e simili; curare che i ministri ed i magistrati tutti adempiano religiosamente i loro doveri; e far eseguire le sentenze proferite da Tribunali e magistrati ordinarj (78).

P. La Costituzione ha stabilito delle limitazioni al re come Potere esecutivo?

R. Signor sì.

P. Ditele.

R. Tuttochè sia egli il Generalissimo delle truppe non potrà tenere né introdurre in Sicilia altre truppe o forza veruna di terra o di mare meno che quella, per la quale ne ha ottenuto il permesso dal Parlamento (79). Non potrà creare nel regno nuovo ufficio o carica veruna senza il consenso del Parlamento (80). Non potrà forzare verum siciliano a servire nel le truppe senza il consenso del Parlamento (81). Non potrà dare agli Este ricariche, vescovati, benefici, gradi militari o pensioni ec.(82). Non potrà ingerirsi né prender cognizione delle pro poste pendenti in Parlamento (83). Non potrà ordinare delle contribuzioni, o imporre dazi, appartenendo esclusiva mente questa facoltà alla Camera de' Comuni (84). Non potrà tenere nelle terre de' particolari riserve o cacce (85). Non potrà rinunziare o cedere il regno ad altro Principe, che non sia l’erede immediato della corona (86).

P. Sono forse contrarie al decoro del re queste restrizioni?

R. No: queste sostengono la libertà de' cittadini, e formano la gloria del re; poiché la sua maggior potenza e gloria consiste nell’esserlo di uomini liberi, e non di una truppa di schiavi.

P. Che stabilisce la nostra Costituzione sulla successione al trono del regno?

R Che la monarchia di Sicilia sia ereditaria, e che la successione al trono sia conservata nel ramo della famiglia Borbone attualmente regnante in Sicilia (87).

P, Come si deve regolare questa successione?

R. A forma di primogenitura col dritte di rappresentazione nella linea mascolina di maschio in maschio (88), ed estinti tutti i maschi di maschio della di lui discendenza, e dei di lui fratelli dovrà succedere la femina agnata più prossima (89).

P. Nel caso della mancanza di eredi e successsori legittimi che dritto ha la nazione?

R. Quello di eleggersi il suo re, e pre scrivergli le condizioni, che le piace ranno, e sotto le quali dovrà egli co mandare.

P La minorennità del re sino a qual anno è stata fissata?

R. Sino agli anni 18. durando la quale vi sarà una Reggenza (90).

P. Poiché il re non può imporre come prima dazi, ed essendo la nazione proprietaria de' beni dello stato come si manterrà egli, e con qual decoro so sterra la Real dignità?

R. Egli è vero che S. M. non può imporre contribuzioni, dazi, e valersi de' beni dello stato; ma il Parlamento ha stabilito un annua assegnazione per il re e tutta la real famiglia, accordandogli oltre di questa de sussidi, onde cosi possa egli con decoro sostenere la dignità, della quale e rivestito.

P. Il re come potere Esecutivo non po tendo eseguir tutto da se, per mezzo di quali persone comunica i suoi ordini per la esecuzione delle leggi, ed esercita tutte le alte incombenze, delle quali è incaricato?

R. Per mezzo de' suoi Ministri.

SEZIONE XIV

DE' MINISTRI E CONSIGLIERI DI STATO

P. Poiché il re comunica i suoi ordini per mezzo de' suoi ministri, dite quanti sono costoro?

R. Quattro, cioè il ministro o Segreta rio di stato per gli affari esteri, quel lo dell’interno, il ministro di azienda o sia delle finanze, e finalmente quel lo della guerra

P. Che intendete per ministro degli affari esteri?

R Colui che ha la cura degli affari diplomatici, e la corrispondenza colle Potenze o Corti estere, che sopraintende a Consoli ed Agenti della nazione presso le Potenze e Corti straniere.

P. Quali sono le incombenze del Ministro e 66 dell’interno?

R. Egli é incaricato del governo politico del regno, della polizia, di vegliare su i magistrati, di promuovere ed avvivare l’amministrazione della giustizia, de gli affari ecclesiastici, e del buon or dine nell’interno

P. Il ministro delle Finanze su di quali oggetti deve rivolgere le sue cure?

R. Spetta a lui l’amministrazione della rendita nazionale e de beni dell’Erario, esigere le contribuzioni, pagare i pesi dello stato, sopraintendere alle dogane; a Caricadori e simili (91).

P. Di che resta incaricato il ministro del la guerra?

R. Deve curare tutti gli oggetti, che han rapporto al mantenimento, direzione, governo e regolamento di tutte le truppe di terra e di mare; alle fortezze, arsenali castelli e simili ec.

P. Da chi sono eletti questi ministri?

R. Appartiene a S. M. eleggere fra i so li siciliani i quattro segretari di stato non solo, ma i direttori delle reali segreterie, e gl’impiegati subalterni (92).

P. Nel caso in cui uno di questi segretari di stato avesse autorizzato qualche ordine del re contrario alla Costituzione, o contro le prerogative della nazione, chi potrà di questo atto domandar ne conto e ragione?

R. Il Parlamento, il quale ha il dritto di processarlo e punirlo quando troverà che gli ordini emanati siano contrari alle prerogative, ed interessi della Nazione (93).

P. Un ordine espresso di S

R. M potrà scusare il Ministro, che ha autorizzato un atto contrario alla Costituzione?

R. No, (94) poiché è in dovere il ministro di rappresentare a S. M. gl’inconvenienti di un sì fatto ordine, e se ciò malgrado il re insistesse, dovrà il ministro più presto rinunziare la sua carica, che prestarsi ad autorizzare un ordine contrario alle leggi.

P. A che è obbligato in ogni anno il ministro delle finanze?

R. Dovrà egli presentare in ogni anno al Parlamento il dettagliato conto d'introiti ed esiti del denaro dell’Erario e prima farlo stampare per l’intelligenza della nazione, nel caso poi di negligenza o appropriazione sarà il ministro sudetto punito dal Parlamento (95).

P. Da chi è composto il privato Consiglio di stato di S. M.?

R. Da 4. segretari di stato, e da quei e consiglieri di stato, che S. M. vorrà chiamare (96).

P. Il re è tenuto a consultare in tutti gli affari sì fatto consiglio di stato?

R. Si, specialmente in quelli appartenenti alla dichiarazione della guerra, conchiusione della pace, allo stabilimento de' trattati, e sanzione delle leggi (97).

SEZIONE XV

DEL POTERE GIUDIZIARIO

Dopoché abbiamo parlato del Potere Legislativo, e dell’Esecutivo conviene dir qualche cosa del Potere Giudiziario; perciò ditemi che intendete per Potere Giudiziario?

R. La potestà di giudicare, ed appia le leggi a casi, e fatti tanto nel civile che nel criminale (98).

P. Presso di chi risiede questa facoltà?

R. Risiede esclusivamente ne’ Tribunali e magistrati ordinari stabiliti dalla Costituzione (99).

P. Il Potere Giudiziario e forse dipendente da alcuno degli altri due Poteri?

R. No: egli è distinto ed assolutamente indipendente(100).

P. Che vol dir essere indipendente?

R. Che né il re, né il Parlamento possono in caso alcuno esercitar le funzioni giudiziarie, avocar a se le cause, fermare o sollicitare il corso della giustizia; comandare a magistrati e Giudici di riproporre le cause già terminate, e sospendere o deporre i giudici se non per causa legalmente provata, e secondo la costituzione (101).

P. Quali inconvenienti avverrebbero se il Potere Giudiziario fosse dipendente?

R. Che soggettandosi tutti i magistrati o al Potere Esecutivo, o al Parlamento sarebbero allor questi gli arbitri della vita e della libertà de Siciliani.

P. Come può essere che il Potere Giudiziario sia nel tempo stesso indipendente e responsabile?

R. L’indipendenza riguarda le facoltà del corpo morale del magistrato o del Tribunale, in maniera che il Giudice nell’esercizio della sua giurisdizione non può essere sollecitato, coartato, ed obbligato dal re o dal Parlamento per decidere contro la forma delle leggi.

La responsabilità poi ha luogo quando il Magistrato o Giudice avrà trasgredito la legge, o deciso contro la stessa, ed abusato dell'autorità, che gli ha conferito la Costituzione.

P. Nel caso in cui il Tribunale o Giudice avrà abusato della sua autorità, tanto nel procedere che nel decidere, presso di chi sarà egli risponsabile?

R. Presso il Parlamento, il quale pro posta l’accusa dalla parte offesa o interessata, e giudicata legalmente la causa ha il dritto di sospendere, rimuovere e punire il giudice, che ha operato contro la legge (102).

P. Quali sono le condizioni ricercate per esser Giudice?

R. Che uno sia nato Siciliano, che abbia 3o. anni compiti, che sia laureato in dritto canonico e civile in una delle due Università degli studi di Palermo o di Catania, che abbia una rendita netta vitalizia almeno di onze 18, all’anno, e che abbia dato sufficienti pro ve di probità (103).

P. Possono i Magistrati o Giudici esercitare altre funzioni?

R. No: qualunque delegazione, amministrazione, o direzione di beni altrui è proibita a medesimi, e solamente il loro ufficio si riduce a dover giudicare (104).

SEZIONE XVI

DELL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

P. Da chi è amministrata la giustizia? R Da' Giudici e Magistrati stabiliti dalla Costituzione, ed a nome del re (105).

P. Ogni cittadino, che è stato offeso può da se stesso rendersi la giustizia?

R. No Signore; bisogna ch' egli ricorra a Magistrati e Potestà legittime, stabilite dalla Costituzione per punire i malfattori; la giustizia che uno colle proprie mani rende a se stesso e sempre un’ingiustizia, primo perchè in questo caso uno diviene giudice e par te, e poi perchè il male, che uno fa ad un altro non risarcisce mai quello ch'egli ha ricevuto.

P Cosa prescrive la Costituzione intorno le sentenze, che i giudici dovranno pro ferire?

R. Queste sentenze tanto nel civile che nel criminale devono essere ragionate sulla legge; cioè devesi premettere la legge, indi l’azione proposta applicata alla premessa legge, ed in fine conchiudersi colla sentenza (106).

P. Può un giudice a suo arbitrio ordinar l’arresto di un cittadino?

R. No: poiché se il giudice avesse questa facolta sarebbe inutile la divisione de' poteri e l’arbitrio che si é voluto evitare nel re, si trasferirebbe ne' giudici, ed allor in vece di uno avremmo tanti despoti quanti giudici.

P. Per procedersi dunque all’arresto di un cittadino cosa bisogna?

R. Che prima dalla parte offesa, o interessata sia proposta l’accusa, e ricevuta nelle legali forme, o prece dente una sommaria cognizione del fatto, che meriti pena corporale, e che l’ufficiale destinato ad eseguir l’arresto debba avere l’ordine scritto dal giudice o magistrato ordinario (107).

Ma di questa maniera ogni reo avrà tutto il tempo di consumare il delitto, e poi fuggire?

R. E' vero che generalmente ogni siciliano non può essere arrestato se non nel le forme sopra divisate; ma tuttavia quando un cittadino e notoriamente colpevole, o trovato infraganti, cioè nell’atto di commettere il delitto, non solo potrà essere arrestato senza il già detto ordine del giudice ordinario dagli ufficiali di giustizia, ma ben anche da qualunque particolare (108).

P. La Costituzione cosa ha stabilito su la maniera colla quale dovrà esser trattato ogni cittadino essendo in arresto?

R. Dopo 24 ore dal suo arresto dovrà aver comunicato l’ordine, la causa per cui stà in prigione, ed il nome della persona che istanza. I Carcerieri non potranno ricevere nelle carceri verun cittadino per ordine verbale del magistrato o giudice, e questi infra 24 ore dovrà sentire il detenuto (109).

P. Ogni detenuto potrà esser posto in li berta dando un fidejussore?

R. Si, menoché nei delitti qualificati (110).

P. Quali sono questi delitti qualificati?

R. Primo quello di lesa majestà divina, II. di lesa maestà umana, III. quello di sedizione, IV. di omicidio, V. d'incendio, VI. di furto con violenza VII di falsificazione di moneta o di scrittura, e per tutti quelli delitti, che sono contrari alla tranquillità, alla morale ed alla fede pubblica (111).

P. E' lecito al Giudice usar sevizie e tor menti a carico dell’accusato, per ottenere la sua confessione?

R. No, poiché la Costituzione ha proibito a giudici di dar la tortura, far uso de’ damusi, ferri a piedi, ed altri simili tormenti sopra la persona dell’inquisito, ed in caso di trasgressione sarà tenuto il giudice alla rifazione del danno ed interesse, la carica. ed alla perdita della carica (112).

SEZIONE XVII

DE' CONSIGLI CIVICI, E MAGISTRATI MUNICIPALI

P. Cosa significa la parola Comune?

R. L’unione di molti uomini radunati in un certo luogo per vivere in società, i quali si considerano come una per sona morale conosciuta per lo addietro sotto il nome di Università.

P. Dunque per ragion di esempio quando si dice il Comune di Catania cosa intendete?

R. Tutti gli abitanti di quella città pre si collettivamente

P. Ognuna di queste città o popolazioni del regno oggi chiamata Comune ha beni propri?

R. Signor sì.

P. Come distinguete questi beni?

R. In patrimonio del Comune, ed in beni propriamente detti pubblici.

P. Quali sono i beni, che costituiscono il patrimonio civico o sia del Comune?

R. Le terre, i fondi le rendite ed i pro venti, che appartengono al Comune, e che sono destinati a sostenere le spese del mantenimento e de pesi del Comune.

P. Quali sono i beni pubblici?

R. Le strade, le fonti, le ville pubbliche, i Teatri e simili, la cui proprietà è del Comune e l’uso del cittadini del Comune.

P. Quali magistrati la nostra Costituzione ha stabilito in ogni Comune per provvedere alla sussistenza de' cittadini, per amministrarne il patrimonio, e vegliare a questa amministrazione?

R. Ha prescritto che in ogni Comune vi sia un Consiglio Civico, ed un Magistrato municipale (113).

P. Che intendete per Consiglio Civico?

R. Un corpo di uomini probi e facoltosi del Comune destinato a vegliare per l’amministrazione del patrimonio, e dell'annona del Comune.

P. Chi compone il Consiglio Civico di ogni Comune?

R. Un determinato numero di cittadini probi e facoltosi dell’istesso Comune eletti da tutti coloro, che hanno una rendita netta vitalizia almeno di 0,50 all’anno per la città di Palermo, ed onze 18. all’anno per le altre città e popolazioni del regno (114).

P. Quali persone potranno essere elette membri del Consiglio Civico?

R. Tutti coloro, che votar possono per la elezione del Rappresentanti delle medesime città nella Camera de' Comuni e che siano cittadini del medesimo Comune (115).

P. Qual è il numero de membri del Consiglio Civico?

R. Non potrà questo esser minore di 3o, né maggiore di 6o; menoché nelle città popolose, che manderanno al Parlamento più di un Rappresentante il numero di questi membri crescerà in ragione di dieci per ogni Rappresentante, che interverrà in Parlamento (116).

P. Ditemi le incombenze del Consiglio Civico?

R. Dovrà questo Consiglio stabilire il sistema dell’amministrazione dell’annona (117); provvedere alla medesima per mezzo di un peculio, e determinare il metodo come queste debba essere amministrato (118); dovrà proporre i mezzi da provvedere a bisogni del proprio Comune (119); sopraintendere agl’introiti e spese del Comune, divisare o sia addittare quelle pubbliche opere necessarie al bisogno, commodo ed or nato del Comune istesso (120); ele2gere il Magistrato Municipale, e sindicarne in ogni anno i conti dell’amministrazione (121).

P. Il Consiglio Civico per provvedere all’annona del Comune potrà imporre del le tasse?

R. No; né potrà ordinare imprestiti forzati, chiedere preferenza ne' contratti di compra e vendita di frumenti, proibire o limitare l’entrata, o estrazione delle merci, generi di qualunque sorta (122).

P. Può esservi eccezione a questo generale stabilimento?

R. Sì; ma nel caso o di decisa carestia, d'incendio, peste alluvione, tremuoto, o sbarco di nemici (123).

P Chi è il capo del Consiglio Civico in ogni Comune?

R. Il Capitano Giustiziere, il quale ha l’obbligo di convocarlo regolarmente una volta al mese, ed estraordinaria mente quante volte sarà ricercato dal Magistrato municipale. Ha pure il dritto di presedere al detto Consiglio, e nel caso di parità di voti egli ne ha uno di più (124).

P. Da chi vien composto il Magistrato Municipale?

R. Da quei cittadini probi, facoltosi ed onesti, che saranno eletti dal Consiglio Civico (125).

P. Quanti sono i membri di questo magistrato, e qual titolo si da loro?

R. In alcune città principali sono sei, ed in altre quattro, che si chiamano o Senatori, o Giurati; al Magistrato Municipale poi nelle città cospicue si da il titolo di Senato (126).

P. I Nobili soli dovranno oggi esser eletti esclusivamente come prima membri di questo Magistrato?

R. No signore; abolite le mastre serrate restano abilitati ad essere eletti Sena tori o Giurati tutti i probi ed onesti cittadini senza distinzione di grado, o di nascita, meno che si trovassero interessati ne pubblici arrendamenti (127).

P. Quali sono gl’incarichi e le preeminenze del Magistrato Municipale.

R. Rappresentare il Comune, curare gli oggetti di salute pubblica, eleggere i soliti ufficiali subalterni, amministrare le rendite del Comune, eseguire le risoluzioni del Consiglio Civico sull’annona, e finalmente vegliare all’osservanza del nuovo sistema de pesi e misure secondo il codice metrico (128).

P. A che è obbligato il Magistrato Municipale circa i conti della sua amministrazione?

R. In ogni anno deve far pubblicare per le stampe i conti della sua amministrazione, e presentarli indi al Consiglio Civico, dal quale dovranno essere esaminati quittati o querendati (129).

P. Nel caso in cui il Magistrato municipale avrà malamente amministrato il patrimonio del Comune, e pronunziata dal Consiglio Civico la riprovazione o censura del detto Magistrato, da chi sarà egli accusato e punito?

P. Cinque dei membri del Consiglio Ci vico, detti squittinatori, a nome del Comuue proporranno l’accusa contro il magistrato ordinario, che ha il dritto di obbligare i membri di detto magistrato ad indennizzrae il Comune, e di punirli a misura del loro delitto (130).

SEZIONE XVIII

DELLA FORZA NAZIONALE, O DELL’ARMATA

P. Ca significa Forza armata?

R. Le truppe sì di terra che di mare destinate alla difesa del regno al di fuori, ed al mantenimento della tranquillità ed ordine pubblico nell’interno.

P. Chi compone questa forza?

R. Le truppe di linea, della real mari na, di cavalleria, di artiglieria, del corpo del genio, e simili e

P. Ditemi, é necessario mantenersi questa forza?

R. Sì signore, perché non essendo possibile che fra noi siano tutti uomini da bene, e che le nazioni parte sono dominante dallo spirito di ambizione e di conquista, e parte mal governate, o immoderate nelle loro pretese, e che perciò turbano la pace e la quiete delle altre nazioni, e degli uomini, così ne siegue che vi ha bisogno di una forza nazionale, cioè di una porzione di cittadini addetti esclusivamente alla professione delle armi tanto per conserva re la tranquillità e l’ordine interno, che per fare rispettar la Nazione, e difenderla nel caso di essere attaccata da altre potenze.

P. Che stabilisce la Costituzione intorno le truppe?

R. Che S. M. sia il Generalissimo di tutta la nostra armata, e ne abbia il comando (131); che egli non possa tenere, né introdurre nel regno altra forza se non quella stabilita dal Parlamento (132). Che nessuno degli Esteri possa essere considerato ne' gradi mili tari, né ammesso nel corpo dell’artiglieria, del genio, o della marina senza il consenso del Parlamento (133).

P. Riguardo il comando delle piazze di armi, fortezze, Castelli, flottiglie, e corpi di armata quali leggi abbiamo dalla Costituzione?

R. Che non possa questo comando esse re conferito ad ufficiali esteri senza il consenso del Parlamento (134).

P. Può S. M. a suo arbitrio obbligare alcun siciliano a servire nell’armata siciliana?

R. No signore; meno che ne' casi. ne quali vi sarà il consenso del Parlamento (135).

P. Dunque vi son de casi, ne quali ogni cittadino e tenuto prender le armi in difesa dello stato?

R. Si; e ciò avviene quando la necessità della difesa del regno lo esige, il Re lo ricerca, ed il Parlamento lo accorda, ed allora nessuno potrà negarsi di prestare il servizio militare.

P. Per qual ragione debbano tutti pre star questo servizio?

R. Perchè tutti i cittadini abili a portar le armi debbon concorrere alla forza delle armate istituite per conservare i beni, le proprietà e la sicurezza del gran Comune. Di qualunque maniera e che questa contribuzione di forza debba farsi, una volta ch è stata stabilita dal Parlamento bisogna sommettervisi, menoché non voglia uno essere riputato come vile, cattive cittadino ed indegno del nome di Siciliano.

P. Gli ufficiali delle truppe straniere, che S. M. col consenso del Parlamento ha introdotto al soldo della nazione oltre i propri doveri, a che sono tenuti?

R. Tutti gli Ufficiali esteri, assoldati dal la Nazione qualunque sia il loro grado pi debbano prima prestare il giuramento di osservare la Costituzione (136).

SEZIONE XIX

DELLE PUBBLICHE CONTRIBUZIONI

P. Che intendete per pubblica contribuzione?

R. Quella porzione, che ogni cittadino distacca dalla sua proprietà, e la paga all’Erario della nazione per le spese pubbliche P, Perchè la chiamate contribuzione, e non gravezza, o dazio?

R. Perchè sebene in risultato sia la stessa cosa contribuzione, o gravezza, o per so, tuttavia la parola contribuzione è meglio adattata ad uomini liberi, che non lo è quella di peso, o imposizione; e poi perché la contribuzione può dirsi in certo senso volontaria, essendo stabilita di piena e libera volontà della nazione riunita in Parlamento Quali sono le spese pubbliche o dello stato?

R. Quelle che la nazione fa per mantenere le armate di terra e di mare, per i Tribunali di giustizia, per pagare i debiti dello stato, per la conservazione de’ Porti di mare, e delle fortezze, per soddisfare i soldi a tutti gl’impiegati, Ufficiali, e funzionari pubblici, e finalmente per l’assegna mente alla Real Corte.

P. Potrebbe la nazione esentarsi dal pagare tutte queste spese?

R. Sìgnor No; perchè tutti coloro, che servono la nazione nelle officine, nelle armate, ne’ Tribunali, nelle Reali Segreterie ed in tutte le pubbliche amministrazioni non avendo il soldo, né potendosi mantenere lascerebbero di servirla, ed in questo caso lo stato si discioglierebbe.

P. Da dove si percepiscono i fondi per supplire a queste spese, ed a tutte le altre, che occorrono per le Università degli studi, accademie, ed altre opere pubbliche?

R. Come l’utilità di questi stabilimenti risulta in vantaggio di tutti, così tutti debbono contribuire a mantenerli in proporzione del loro beneficio, e facoltà.

P. Essendo dunque necessaria questa pubblica contribuzione ogni cittadino è obbligato a pagarla?

P. Ognuno e obbligato a pagare la rata della contribuzione stabilita dal Parlamento, in quella proporzione fissata da Rappresentanti della Nazione.

P. A chi spetta fissare queste contribuzioni in Sicilia?

R. Al Parlamento, il quale ha il dritto di stabilire e confermare le contribuzioni sian dirette sian indirette, togliere le antiche, e sostituire delle nuove, e si fatte proposte debbono avere la sua iniziativa esclusivamente nella Camera de’ Comuni come si è detto (137).

P. Potrà esservi esenzione o privilegio per non pagare questa contribuzione?

R. No, perchè devesi pagare da tutti a proporzione della utilità, che ne ricava no, e secondo le rispettive facoltà.

P. Colui, che occulta i suoi beni per esentarsi dal pagare il suo contingente della contribuzione commette delitto?

R. Si; egli è reo presso la Nazione, ed oltre la pena che merita, deve incorre re nell’odio e disprezzo pubblico, ed essere annunziato come cattivo cittadino

P. Chi amministra la rendita nazionale?

R. Il Re per mezzo del Ministro, e Consiglio delle finanze (138).

P. Da quali persone viene composto il Consiglio delle Finanze?

R. Dal Ministro delle finanze come Presidente, da quattro gran Camerari, e da uno de 4. vice Camerari in giro come Segretario (139).

P. Nel caso di malversazione, dilapidazione, o frode nell’impiego del denaro dello stato potrà il re esserne risponsabile?

R. No; Il re come abbiam detto è inviolabile, ma saranno risponsabili di tutto ciò il Ministro delle finanze, ed i quattro gran Camerari al Parlamento, che ha il dritto di processarli e punirli (140).

P. Perchè possa conoscersi se vi sia sta ta malversazione o frode nell’amministrazione della rendita pubblica cosa prescrive la Costituzione?

R. Che il Ministro delle finanze in ogni anno faccia stampare il dettagliato conto degl’introiti ed esiti del pubblico, i denaro per l’intelligenza e soddisfazione delle Nazione, e poi presentarlo al Parlamento per farne l’esame (141).

SEZIONE XX

DELL’ABOLITA FEUDALITÀ

P. Esiste più feudalità in Sicilia?

R Signor no; grazie alla Costituzione siamo già liberati da questo mostro, e le popolazioni tutte del regno prima dette baronali sono considerate di uguale dritto e condizione delle demaniali (142).

P. Dunque non vi sono più distinzioni fra vassalli e cittadini?

R. Non vi sono più vassalli, né più Padroni: il Barone conosciuto sotto l’antico odioso titolo di Padrone non è oggi che il principale proprietario della baronia o del Feudo.

P. Ma, vi sono ancora de’ feudi?

R. No Signore; i feudi restarono aboliti; questa parola barbara è cancellata dalla Costituzione, tutte le proprietà, dritti e preeminenze feudali restarono in potere del possessore come allodiali, cioè a dire senza esser soggette al nesso feudale, al peso del servizio militare, delle investiture, relevio, tari feudale etc. (143).

P. E le angarie, le prerogative signorili, ed i dritti proibitivi?

R. Restano anche aboliti senza indennizazione alcuna, e le popolazioni già dette baronali non sono più obbligate a corrispondere al Barone il dritto di te statico, fumo, galline, di vetture per trasportare i generi del Barone; alla prestazione delle opere servili etc. cessarono i dritti privativi e proibitivi de' Baroni come zagato, forni, taverne e fondachi (144).

P. La Costituzione ha fatto forse delle eccezioni per l’indennizazione del Ba rone per la perdita di questi dritti proibitivi?

R. Signor si; nel caso in cui i mentovati dritti proibitivi e privativi siano provenienti da una causa onerosa, o da una convenzione correspettiva fra il ba rone ed il Comune, o da una sentenza dovrà il Barone esserne indennizzato (145).

P. Ogni cittadino, o qualunque Comune e può erigere taverne, forni, e molini?

R. Si, né potrà esservi opposizione dall’antico Barone (146).

P. Cosa prescrive la Costituzione su gli usi civici assolutamente angarici, che i singoli ed i Comuni esercitavano ne' fondi de Baroni?

R. Furono questi usi anche aboliti; per ciò è che né i singoli di un Comune, né il comune istesso possono legnare, pascere, compascere, cogliere ghiande far carbone cd altro ne’ fondi del Barone; servitù introdotte dall’abuso, e che so no state di tanto pregiudizio all’agricoltura, e libera economia de' fondi (147).

P. I baroni hanno più la così detta mano baronale.

R. La mano baronale, cioè il dritto, che avevamo i Baroni di espingnorare di propria autorità, e tener presso di loro i generi e prodotti, e lo bestiame espignorato a suoi gabelloti, censualisti e terragieri sin tanto che erano pagati è già interamente abolito, solo vien per messo a qualunque proprietario del fon do il sequestrare ed impedire che sul momento si estraggano dal suo fondo i prodotti, e gli animali de gabelloti e terragieri, e ricorrere subito al giudice ordinario perchè inteso il creditore e debitore provveda di giustizia sul pegno (148).

___________________

NOTE

1Articolo primo basi della Costituzione.

2§ 3. decreto sulla libertà della stampa.

3Cap. II §.2. Pot, legis.

4Cap III. S 1. Pot. Esec. e cap. II S 2, Pot. legis.

5Cap. VI. § 2. Pot. Esec.

6 § . a 1. loc. cit.

7Cap. VI. 3 1 1, Pot. Eset.

8Cap. I. della libertà dritti e dov. del cittad.

9Cap. V. loc. cit.

10Cap. II loc. cit.

11Cap. IV loc. cit.

12Cap VIII. loc. cit.

13Cap. II §.2. Pot. Esrc.

14Cap. XIII, della lib, dritti e dove del cittad.

15Cap. XII loc. cit.

16Cap X. della libertà dritti e dov. del cittad.

17Cap. IX, loc. cit.

18Cap. III. loc. cit.

19§ 1 decret. sulla liber. della stampa.

20§§ 3, 4, 5, 6, 7 ed 8. loc.

21§.16. e 17. loc. cit.

22§.18. loc. cit. 2 3

23Cap. I §.1. Pot legisl.

24Art. III. basi della Costit.

25Cap. I §.1. Pot. Giudiz.

26§.2. Aboliz de fori, e Cap. V. 1 Pot. Esec.

27Cap. IV. §.1. Pot. legisl.

28§.2. loc. cit.

29Cap. V. §.1. Pot. legisl,, e Cap. VIII §.1. e 3. loc. cit.

30Cap. VIII S 2. loc. cit.

31Cap. V. §.2. Pot. legisl.

32§.3. e 4. loc. cit.

33§.5. loc. cit.

34§.5 loc. cit.

35§.7, e 8. loc. cit

36Cap. V. §.1 1. loc. cit.

37§. 2. loc. cit.

38§.7. 8. e 9 doc. cit.

39Cap.VI. SS. 1.2.3.4 e 6.Pot. legisl.

40Cap. VII. §.1. loc. cit.

41Cap. XI. §.1. e 2. loc. cit. ed Art. I X. basi della Costit.

42§ 9. Cap. XI. Pot legisl.

43§.4. loc. cit.

44Cap. I. §.1. loc. cit.

45detto Cap. §.4. loc. cit.

46Cap. II §.1. loc. cit.

47 Cap. II. §.2. Pot. legisl.

48Cap. I: §.5. Pot. Esec.

49Cap. IV. S 2. loc. cit.

50Artic. II §.1o. ed Art. x1. e XII, della succes. al trono.

51Art. II. §.9. ed Art V. loc. cit.

52Art. III. §. 1 1. loc. cit.

53Cap. II. §.1. Pot, Esec.

54Cap. VI, §. 1 1. loc cit.

55§.7. Cap. VI. Pot. Esec.

56Cap XVI §.1. Pot legisl.

57Cap. XIX. S, 4. loe. cit.

58Cap. XVI §.3. loc. cit.

59Cap. XXIV. §.4. loc. cit.

60Cap. XIV. §.1. loc. cit.

61detto Cap. XIV. loc. cit.

62Cap. XIX, §.1. e 2. Pot. leg.

63detto Cap. §.3. loc. cit.

64Cap. XV. Pot legisl.

65Cap. XVII S 1. e 3. Pot. legisl.

66Cap. XVI. §.1. loco cit.

67Cap. XVIII. §.1. loc. cit.

68cap arr §.a. e 4 loc. cit.

69cap arti e r e a Poe legisl.

70Cap. XIX. §.1. 4. e 5. Pot legisl.

71Cap. XVIII. §.5, Pot. legisl.

72Artic. V basi della costit.

73Art, VI, basi della Costit. Cap. § 5. Pot. Esec, 59

74Cap 1. 1.S. loc. cit.

75detto Cap. §.2.

76§ 3. detto Cap.

77§.7. detto Cap.

78Cap, 1, §.8. sino alli 16 Tot Esec.

79Cap II S, 1. l c.

80Cap. V. S 1 l. cit.

81Cap. II S 2. loc. Vit,

82Cap VI.. 1. e 8. l cit

83Cap. XIX 5. 4. Pot. legisl.

84detto Cap. XIX, §.1, loc. cit.

85Cap. VI. della libertà dritti e doveri del citt,

86§ 16. della successione al trono.

87§.1, c. 2. succes. al trono.

88§.3. e 4 loc. cit.

89§.8, loc cit.

90Art. XI. §.23, loc. cit.

91 Cap. III. §.1. Pot. Eseg.

92 Cap. n. S 6. Pot. Esec.

93 Cap. 1. §.5 Pot. Esec.

94 Cap. XVI. §.2. Pot. Legisl.

95 Cap. IV. §.2. e 4. Pot Esec.

96 Cap. 1. §.3 Pot. Esec.

97 Cap. 1 S, 4. loc, cit.

98 Cap 1. Pot. Giud.

99 Cap 1. §.1. loc. cit.

100 Art. IV. basi della Costit.

101 Cap. 1. §.17. Pot. Esecut.

102 Cap. III, §.1, sino al 5. Pot, Giud.

103 Cap II S 1. sino al 5 l. c.

104 Cap. II. §.6. e 7. l. c.

105 Cap. 1.S.4 l.c.(Cap. V.S. 1, Pot.Esec,

106 Cap. 1. §.5 e 6. Pot Giud.

107 Cap. 1. S 25. Pot. Giud.

108 Cap. 1. §.27. loc. cit.

109 capi. §. 28.e3o.Pot Giud.

110 detto Cap. 1. § 31.

111 Citat. Cap. § 15. e seq.

112 Cit. Cap 1. §.34 e 36.

113 Cap I. §. 1 tit de Cons. Civ.e Mag.

114 Cap. I. §.1, l. c. e Cap. VIII. § 2. 3. e 4, Pot. Legisl.

115 Cap. I. §.1. l. cit.,

116 detto Cap. §.2.

117 Cit. Cap §.1

118 §.1 3. l. c.

119 §.16, l. c.

120 §.17 l. c.

121 §. 18, e seq. loc. cit.

122 Cit. Cap. §.6

123 Cit. Cap. §.7

124 Cit. Cap §.22. e 23.

125 Cap. II. §.1. loc. cit.

126 Cit, Cap. §.1.

127 Cit. Cap. II. §.4.

128 Cit. Cap II. § 6. e seq.

129 Cap I. §. 18. 19. 2o e 24. loc. cit.

130 Cap. I. §.2, Consigl. Civici.

131 Cap I. §.1o. Pot. Esec.

132 Cap. II. §.1. l. cit., 8

133 cap, VI. 3. 3. 5, e 7. loc. cit.

134 Cit. Cap. VI. §.8. i

135 Cap. II. S 2. loc. cit.

136 Cap. VJ. §.4, Pot, Esecut.

137 cap. II. §.Pot Legisl.

138Cap. III. §.1. Pot. Esec.

139 Cit Cap. §.1 9.

140 Cap III. §.2o. Pot Esec.

141 Cap. IV S 2 e 4. Pot. Esec.

142 Cap. I §.1. della feudalità.

143 § 5. e 6. loc. cit.

144 Cap. II. §.2. e 3. loc. cit.

145 Cit. Cap. II: §.4.

146 Cit cap II. §.9.

147 Cap. III. §.1. loc cit.

148 Cap. II. S 1. loc. cit.










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