L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
Eleaml


11 marzo 2004

di Nicola Zitara

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Siderno, 11 Marzo 2004

Sostengo da più di vent'anni che il Sud si tiene, volente o nolente, la mafia, mentre i soldi finiscono a Milano.

Non si tratta di una scelta della mafia, che forse i soldi preferirebbe investirli qui, in alberghi e vigneti. Si tratta invece di una costrizione, la quale peraltro trova la sua trascrizione nella Legge Rognoni-La Torre, in forza della quale il mafioso perde tutta la roba che mette al sole, cioè la terra e le case.

Dovrebbe perdere anche il danaro contante, ma come si sa il danaro non puzza. Cosicché ripulito e odoroso risale la Penisola e si riversa a Milano.

Sebbene l'amplesso fosse fecondo di parti due (o come si dice gemellari), nessuno si è mai accorto di nulla.

Della esternazione di danaro mafioso ci accorgiamo adesso che, ri-pulito e non odoroso - cerca altri cieli. Per esempio Bruxelles, come si è saputo nella prima decade di marzo 2004.

Non conosco Bruxelles, né desidero conoscerla perché immagino sia più brutta di Milano.

Mi piacerebbe invece conoscere Barcellona e Mosca, dove sono certo incontrerei dei meridionali che si sono portati dietro le loro tradizioni di ospitalità e i loro soldi.

Forse, per rifinanziare Milano che, come al solito ha già sprecato i soldi che le erano arrivati in quanto capitale morale d'Italia, sarebbe utile spaventare adeguatamente chi ha abbandonato San Babila per San Pedro de las Puellas, per San Michele e gli altri santi che erano venerati fra le mura del Cremiliono.

 


L'Italia degli Itagliani

Come molti sapranno, il Corriere della Sera vende settimanalmente l'Enciclopedia Rizzoli-Larusse. O un suo rifacimento ad usum Dephini. Ho comprato proprio ieri (9 marzo 2004) l'undicesimo volume, che include la voce Italia. Sulla quale mi sono soffermato.

Ho così scoperto che su una ventina di immagini riguardanti a vario titolo il paese, ce ne sono solo due relative al Sud. Una è quella del marchese di Rudinì che, sindaco di Palermo, nel 1866 ( di cui in fondo), per ingraziarsi i generali di Vittorio Emanuele II e copiarli nel loro stile forcaiolo, contribuì attivante al massacro messo in scena dal generale Cadorna.

Entrato così nelle grazie dei sabaudi, sul finire del secolo fu anche presidente del consiglio, cosa che gli consentì di ripetersi.

L'altra immagine riguarda una contadina siciliana di etnia albanese. Insomma, manca persino Napoli con il Vesuvio, che è stata sempre e dappertutto l'idea d'Italia.

Ma in tempi di cavalieri e arcorai era giusto, anzi doveroso, che una simile anticaglia fosse mandata in soffitta.

E per fortuna è stata mandata in soffitta anche la Magna Grecia, che disturba noi non meno di quanto non disturbasse i Romani. Infatti, secondo l'Enciclopedia del Corrierino dei Grandi, la storia della civiltà italiana ha alquanti padri: gli Etruschi, i Galli, gli stessi Italici, i Romani, ma non sicuramente i Greci, di cui il testo fa menzione una sola volta, ma in ferimento a quelli dell'Ellade. Agli Itagliani, quelli dei Savoia, di Mussolini, della lucrosa ed egemonica Resistenza al fascismo non fa onore ricordare chi ha insegnato loro a leggere e a cuocere un mattone.

Andare avanti nella lettura di un consimile capolavoro, non so dire se d'ignoranza o di faziosità, in cui Carlomagno è rappresentato come un patriota italiano, era troppo irritante per le mie ginocchia. Così tra vinto e rassegnato a sentirmi straniero in patria, ho fatto scivolare le pagine fra le dita senza più leggere, ma annusandole soltanto, se per caso vi trovassi qualche resipiscenza.

Così ho potuto imparare che i Franchi cercarono di dare un po' d'ordine a Napoli, Amalfi, Capua, Gaeta, Salerno, Bari etc.

Fortuna mia impensata!

Certamente la mid ignorabza non aveva limiti prima d'imbattermi con la predetta Enciclopedia. Infatti avevo sempre creduto che dei luoghi come Napoli, Amalfi etc. fossero stati la fonte prima della futura rinascita italiana, che avessero dovuto subire un'onta ad oprera delle orde dei Franchi, che finalmente adesso so invece civilissime e foriere di legge e ordine.

Ma - come si sa - i negri hanno la fuliggine anche nel cervello e nel cervelletto.

Per fortuna ci sono i borsaioli (o forse si dice borsisti o forse bossisti o borsai o bonsisti, insomma…i cambiari…i cambisti…i correntisti… i corridori … i corsatori: ahimè, mi si stanno imbrogliando in testa gli aggettivi da usare con l'alma Milano!).

(Parentesi accessoria, forse volevo dire Atene, la polis di Pericle Provera. No, mi sbaglio ancora. Forse volevo dire la città di Socrate Cuccia. Insomma, è meglio che lasciamo stare. Demetrio Pianelli era di Catania).

Viva l'Itaglia.


(Parentesi sub-accessoria. Non ho solo sbagliato ad acquistare l'Enciclopedia CorSera /Cuore di Sera/ ma anche un altro libro. Si tratta della "Cronologia Universale" di Pelitta /di scarso pelo/ e Meldi / si scrive con la elle e non con la erre/ Editore Gulliver. In detta "Cronologia" ero andato a controllare se la Rivolta di Palermo/ la seconda dopo settecento anni/La prima fu contro gli Angioini e venne detta "i Vespri siciliani"/era avvenuta nel 1866 o nel 1867. Nisba. Tanta cultura non si occupa di rivolte in cui muoiano meno di centomila persone, a meno che non si tratti di un borgo emiliano, nel qual caso basta un ferito leggero alla mano sinistra).

 

Bossi

Mentre vergo (ma non so se chi usa il computer per scrivere possa permettersi un verbo così antico come vergare), dicevo, mentre vergo alcune note che non vorrebbero essere tristi, pretenderebbero anzi d'essere facete, giungono due notizie una dolorosa, la stage di Madrid, e una semitriste, la crisi cardiaca di Bossi.

Stronzobossi è il più attivo e fattivo collaboratore del separatismo meridionale. Viveva Umberto, leggendario Santo Bevitore.

Gli auguro ogni bene.

Così anche ai suoi congiunti. Ma se muore, poco importa politicamente. I suoi epigoni sono più bovini di lui. Echeggiando Mussolini, si può dire che è il bue che traccia il solco ed è la bovinità che lo difende.

 

Spagna

L'altra notizia è terribile. Personalmente sono contro l'idea europea di Stato nazionale. In queste formazioni politiche c'è sempre un gruppo di regioni egemoni, le quali impongono alle altre regioni un sodalizio(un tempo fiscale, poi militare, oggi capitalistico e accumulativo) non pattuito e sempre perdente.

Ovviamente in nome della nazione e della patria, ovvero dell'azienda nazione (loro).

Dopo il Regno Unito, lo Stato spagnolo è stato il più violento al suo interno. A non parlare poi delle violenze esercitate all'esterno, che la Spagna ha spinto fino al genocidio.

Non è certo che la responsabilità dell'eccidio dell'11 marzo sia degli indipendentisti baschi. Ma se lo è, la cosa deve lasciare avvertiti i separatisti meridionali, i quali in un futuro tutt'altro saranno costretti ad arrivare alla guerra contro lo Stato italiano.

La guerra è un atto sempre doloroso anche se spesso inevitabile. Ma, se putacaso la nostra guerra di liberazione dovrà essere combattuta attraverso forme di terrorismo, allora è meglio tenerci l'odioso padrone milanese e fare di necessità virtù.

Nicola Zitara

 


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Siderno, 11 febbraio 2004

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