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Fonte:
Il risorgimento d’Italia narrato dai principi dl casa Savoia e dal Parlamento (1848-1878) - Firenze 1888

INDIRIZZO che la Camera dei Deputati eletta dopo l'annessione delle provincie della Lombardia e dell’Italia centrale, nel metter fine ai suoi lavori, dirigeva al Re Vittorio Emanuele II, guerreggiante nelle provincie napoletane, e che il deputato Giorgini dettava per incarico del Presidente

[Approvato il 19 ottobre I860]

SIRE!

Questa Camera, che deve la sua origine alle recenti annessioni dell' Emilia e della Toscana, sarà presto sciolta da un evento egualmente fortunato, 1' annessione di nuove e più estese provincie, per la quale potrà dirsi, se non in fatto, certo virtualmente compita la liberazione e 1' unificazione dell' intera penisola.

Cosi nessun Parlamento avrà mai una storia più gloriosa di questo, perchè i termini tra i quali si trova compresa la sua breve esistenza sono veramente e resteranno i fatti più grandi del nostro nazionale risorgimento, perchè a lui fu dato di ratificare il primo di questi due fatti, e di apparecchiare il secondo, mediante il pieno e leale concorso che si gloria di aver prestato Alla politica del vostro Governo.

Ma i Deputati delle provincie che gia si chiamano, o presto si chiameranno antiche, non potrebbero separarsi senza pensare che a voi principalmente, o Sire, si deve il merito dei maravigliosi successi ai quali ebbero 1' onore di cooperare.

Ne essi crederebbero di essere stati interpreti fedeli della nazione che rappresentano, se il loro forse ultimo atto non fosse un' espressione solenne di quella profonda e devota riconoscenza che in tutti i modi e in tutte lo occasioni vi ha manifestata 1' Italia.


Essa infatti venne sciolta il 17 discernere 186O.

E nessun momento per far giungere sino a voi 1' omaggio della nazionale riconoscenza potrebbe essere più opportuno di quello nel quale la Maestà Vostra, Alla testa del suo valoroso esercito, affretta il compimento dell' alta impresa che, assicurando col1'unita del Regno 1'indipendenza della nazione italiana e il libero e regolare svolgimento delle sue grandi facoltà, apre all' Europa una nuova era di prosperità, di progresso e di pace.

Possa, o Sire, 1' affetto e la fede che 1' Italia ripone in voi sostenere il vostro e il nostro coraggio tra le difficili prove, che forse ci dividono ancora dal giorno, in cui un nuovo e maggiore Parlamento, riunito intorno a voi, acclami il Liberatore col titolo augusto che deve associare indissolubilmente i destini d' Italia a quelli della vostra nobile Stirpe.


INDIRIZZO diretto nella stessa occasione al Re Vittorio Emanuele II dal Senato del Regno e dettato dal senatore De Gori.

[Approvato il 22 ottobre I860.]

SIRE!

Seguitata dall' esercito valoroso, incontrata dai generosi volontari, invocata ed acclamata da tanto popolo, la M. V. reca agli Italiani del mezzodì 1'indipendenza, 1’ordine e la libertà. L' indipendenza per la quale una nazione dee bastare a se stessa; 1'ordine che riposa sulle grandi verità del cristianesimo; la liberta che, segnando colla legge i diritti di tutti e i doveri di ciascuno, nobilita a un tempo gli affetti dei popoli e la forza degli imperi.

In tanto solenne momento, il Senato del Regno, dopo d'avere col suo voto concorso Alla riunione delle genti italiane, e confortato nel suo cammino il Governo di V. M., vuole direttamente ricordarvisi, o Sire, ed offerirsi cooperatore ad estendere e consolidare nella patria comune lo Statuto che V. M. salvava a Novara e custodiva a Torino; onde in questo patto fondamentale di franchigie e di sicurtà gli Italiani trovino virtù, prosperità e grandezza, e senza oscitanze, senza discordie, senza improntitudini si compia la splendida opera che Carlo Alberto Magnanimo iniziava, e che voi, o Sire, proseguite col patrio ardimento d' Italiano, di soldato e di Re.

 

PROCLAMA rivolto dal Me Vittorio Emanuele II at popoli dell' Italia meridionale nel giorno del suo ingresso in Napoli.

[7 novembre I860.]


Al POPOLI NAPOLETANI E  SICILIANI

II suffragio universale mi da la sovrana potestà di queste nobili provincie. Accetto quest' altro decreto della volontà nazionale, non per ambizione di Regno, ma per coscienza d'Italiano. Crescono i miei, crescono i doveri di tutti gli Italiani. Sono più che mai necessarie la sincera concordia e la costante abnegazione. Tutti i partiti debbono inchinarsi devoti dinanzi Alla maestà dell' Italia che Dio solleva. Noi dobbiamo instaurare un Governo che dia guarentigia di viver libero ai popoli, e di severa probità Alla pubblica opinione. Io faccio assegnamento sul concorso efficace di tutta la gente onesta. Dove nella legge ha freno il potere e presidio la liberta, ivi il Governo tanto può pel pubblico bene, quanto il popolo vale per la virtù. All' Europa dobbiamo addimostrare che, se la irresistibile forza degli eventi supero le convenzioni fondate sulle secolari sventure d' Italia, noi sappiamo ristorare nella nazione unita 1' impero di quegli immutabili dommi, senza dei quali ogni società e inferma, ogni autorità combattuta ed incerta.

VlTTORIO EMANUELE

 

 PROCLAMA rivolto dal Re Vittorio Emanuele II ai popoli delta Sicilia il giorno del suo ingresso in Palermo.

 [1° dicembre I860]


POPOLI  DELLA   SlCILIA!

Coll’animo profondamente commosso io motto il piede in questa isola illustre che gia, quasi augurio dei presenti destini d'Italia, ebbe per Principe uno degli avi miei, che a' giorni nostri elesse a suo Re il mio rimpianto fratello, e che oggi mi chiama con unanime suffragio estenderò su di essa i beneficii del vivere libero e della unita nazionale. Grandi cose in breve volgere di tempo si sono operate: grandi cose rimangono ad operarsi: ma ho fede che, con 1' aiuto di Dio e delle virtù dei popoli italiani, noi condurremo a compimento la magnanima impresa. II governo che io qui vengo ad instaurare sarà governo di riparazione e di concordia. Esso, rispettando sinceramente la religione, manterrà salve le antichissime prerogative che sono decoro della Chiesa siciliana e presidio della podestà, civile: fonderà un'amministrazione la quale ristauri i principii morali di una società bene ordinata, e con incessante progresso economico, facendo rifiorire la fertilità del suo suolo, i suoi commerci, l'attività della sua marina, renda a tutti proficui i doni che la Provvidenza ha largamente profusi sopra questa terra privilegiata.

SICILIANI!

La vostra storia e storia di grandi gesta e di generosi ardimenti: ora e tempo per voi, come per tutti gli Italiani, di mostrare all' Europa, che se sapemmo conquistare col valore T indipendenza e la liberta, le sappiamo altresì conservare colla unione degli animi e colle civili virtù.

Palermo, 1° dicembre 1860.

VITTORIO EMANUELE

G. B. CASSINIS.

PROCLAMA col quale il Re Vittorio Emanuele II annunzia ai popoli delle provincie napoletane la nomina del principe Eugenio a suo luogotenente generale nelle medesime in sostituzione di Luigi Carlo Farini.

[7 gennaio 1861]

ITALIANI DELLE PROVINCIE NAPOLETANE!

Le cure di Stato mi costrinsero a separarmi con rammarico da voi. Non saprei darvi maggior prova di affetto che inviandovi il mio amato cugino, principe Eugenio, al quale soglio affidare, in mia assenza, il reggimento della monarchia. Egli governerà le provincie napoletane in mio nome e con quei poteri che esercitai io stesso e che delegai all' illustre uomo di Stato, cui grave lutto domestico ritrae dall'onorato ufficio. Ponete nel principe Eugenio quella fiducia della quale mi deste prove non dubbie, e mentre attendo i vostri rappresentanti al Parlamento, agevolate colla vostra concordia e col vostro senno civile l’opera di unificazione che egli viene a promuovere. L'Europa che da due anni guarda meravigliando i grandi fatti che si compiono in Italia, apprenderà dalla ventura condotta che le provincie napoletane, se più tardi vennero nel consorzio delle liberate sorelle, non sono meno ardenti nel volere fortemente 1' unita della patria comune.

Torino, 7 gennaio 1861.

VITTORIO EMANUELE

C. CAVOUR








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