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Per non far torto a nessuno e per non ledere i diritti degli autori delle opere, riportiamo poche righe tratte dalla prima pagina (in questo caso alcune righe tratte dalla introduzione) di ogni testo, per invogliarvi allo studio personale degli argomenti.

Il grande merito di questo libro ormai introvabile - noi abbiamo scoperto casualmente sul web che ne aveva copia la libreria Sforzini - è di aver riportatto alla luce la mozione  che il duca Proto di Maddaloni avrebbe dovuto leggere al parlamento italiano.

Del nome di quest'uomo  - l'unico parlamentare che dopo aver provato a difendere gli interessi del Sud abbandonò per sempre il parlamento - dovrebbero essere piene le piazze del Sud, invece è ignoto ai più perchè hanno cancellato finanche la memoria di come sia stato costruito questo paese.

[email protected] - 22 Giugno 2007
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Fonte:
LE RAGIONI DEL SUD Giuseppe F. de Tiberiis ESI Napoli, 1969
 

LE RAGIONI DEL SUD

INTRODUZIONE

Una recente serie di pubblicazioni, che ha visto la luce per Io più negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, ha riproposto all'attenzione degli studiosi i problemi delle ultime vicende del Regno delle Due Sicilie, assumendo, il più delle volte, un tono di netta polemica nei confronti della storiografia precedente. 

Questo filone, che si stempera poi in quel movimento di pensiero più ampio, che e il cosi detto processo di revisione della Storia del Risorgimento italiano, trova, essenzialmente, la sua massima giustificazione nella esigenza, indubbiamente valida, di conoscere, dall'interno, il processo involutivo politico, economico ed istituzionale — che determino l'improvviso crollo del Regno nei 1860.

Ristretta in questi limiti la corrente revisionistica della storia meridionale, come anche quella che investe tutto il nostro Risorgimento, ha svolto una funzione certamente positiva e meritoria; essa però si rivela, ad una attenta analisi, non tanto una teoria eversiva — per quel tanto di polemica che può esservi nei confronti delle vecchie impostazioni storiografiche — si bene un approfondimento e svolgimento degli studi precedenti ed un ampliamento del campo delle indagini. In effetti, nei primo quarantennio della vita unitaria, gli scritti sui fatti risorgimentali non si elevarono, salvo rare e lodevoli eccezioni, al di sopra del piano cronachistico. 

Tal genere di cronache, poi, non si discostavano di molto dalla agiografia della parte vittoriosa, condotte, com'erano, sulla scorta di memorie politiche dei protagonisti del moto unitario. Go, d'altro canto, non era evitabile: le passioni di parte erano ancora vive, ne era spenta negli animi l'eco delle battaglie duramente combattute e vinte.

A questa prima fase di studi fa seguito 1'interpretazione idealistica del nostro Risorgimento. Questa, pur con i suoi limiti ben noti la scarsa attenzione rivolta ai rapporti fra storia economica e storia della società — contribuì vivamente a porre in luce per quanto concerne la storia del Regno meridionale, i motivi interiori del suo crollo: Benedetto Croce diede una prospettiva più reale alle vicende storiche del napoletano nell'ottocento, mediante una analisi, «dall'interno» delle forze politiche e delle correnti di pensiero che, contrastando con la politica dello stato borbonico, ne attuarono l'isolamento e la fine. 

Gli studi del Croce ebbero dunque il merito di avvicinarci ad una conoscenza più profonda della spiritualita meridionale ed e naturale che l'indagine crociana rimase circoscritta ai motivi ideali ed alle istanze culturali della classe borghese, prima e pressocche unica protagonista, nel Mezzogiorno, del movimento liberale ed unitario socialiste, hanno costituito un incentivo per un riesame critico di tutte le questioni connesse col sorgere (...) dello stato unitario, riesame che non solo ha fatto avanzare sensibilmente in tal settore le nostre conoscenze, ma ha stimolato all'approfondimento le energie delle varie correnti storiografiche italiane, giungendo a risultati senza dubbio cospicui ».

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ITALIANI, BRAVA GENTE?

LE RAGIONI DEL SUD

 Giuseppe F. de Tiberiis

ESI

Napoli, 1969




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