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Associazione Culturale Borbonica di Terra di LavoroASSOCIAZIONE CULTURALE BORBONICA
Terra di Lavoro Caserta
“L’Orgoglio di Essere Meridionali”
Pompeo De Chiara
Associazione Culturale Borbonica di Terra di Lavoro

8 Febbraio 2009

Perché Gaeta?

Che senso ha parlare di partecipazione alla commemorazione di un assedio alla fortezza di Gaeta, nel 1861, in pieno 3° Millennio nel quale imperversa, come un mostro dai mille tentacoli, la TECNOLOGIA che più di ogni altra cosa omologa il Pianeta intero. Dove i nostri giovani intervistati desiderano fare le veline o i calciatori o, addirittura partecipare al “Grande Fratello” o ad “Amici” condotti da leader televisivi che orientano e disorientano le menti da quelli che sono i valori autentici della vita.

Gaeta, forse, rappresenta l’epigone di una Civiltà nella quale molti di questi valori erano sentiti da tutta la Comunità meridionale, con uno sviluppo dell’economia orientato ad una sintesi tra le ciniche leggi del Mercato ed il senso meramente strumentale di quest’ultimo teso al benessere della Società, rispettoso delle persone quali attori primari della stessa e non freddi elementi della produzione tipico delle tesi economiche anglosassoni e liberal-individualistiche americane.

E, probabilmente, proprio per tali motivi fu deciso di spazzare via la millenaria Nazione Duosiciliana dal contesto mondiale proteso a garantire interessi di lobby massoniche internazionali a cui appartenevano, guarda caso, quasi tutti i c.d. protagonisti del Risorgimento Italiano.

Le strategie politiche dello sviluppo economico-finanziario italico incominciarono a delinearsi ben presto: il Sud Italia quale Mercato di Braccia e di Consumo per l’industrializzazione del Nord. Così è stato. La colonizzazione del Sud Italia è realtà.

L’oblìo della Memoria Collettiva è stato raggiunto con la denigrazione sistematica della nostra Civiltà e degli ultimi regnanti Napolitani, i Borbone Due Sicilie.

Si sono denominate finanche le strade delle città meridionali ai nostri carnefici che sfacciatamente chiamano i Padri della Patria. Ma di quale Patria? Noi l’avevamo ed era la più antica e la più tollerante. Fu invasa, saccheggiata e lasciata nelle mani dei falsi Meridionali, di quelli che hanno imparato velocemente la lingua straniera (italiano compreso) ma soprattutto, la logica del più forte, continuando a perpetrare devastazioni e distruzione a danno della propria Terra.

Chi mai avrebbe immaginato, in tutta Europa, nella metà del 1800, che Napoli sarebbe stata sommersa dai rifiuti? Napoli da terza capitale d’Europa diventa terzultima.

Il riscatto del Sud passa attraverso la rilettura della nostra Storia.

Partecipa anche tu alla ricostruzione della tua Memoria e della tua Identità senza le quali non esistono Governi, nazionali o locali che tengano, per arginare il malessere ed il degrado nel quale ci hanno confinato come nelle riserve indiane.

Per non dimenticare, Gaeta 13-14-15 Febbraio 2009

Siti di riferimento informativo:

Sulla battaglia di Gaeta:

http://digilander.libero.it/carandin/assedio1861.htm

http://www.ilportaledelsud.org/mr0_46.htm

Settembre 1860: il re Francesco II di Borbone, costretto dall'incalzare degli eventi a lasciare Napoli, si ritirò a Capua stabilendo nella Piazzaforte di Gaeta la base delle operazioni militari. Perduta anche Capua, il re, la corte ed il corpo diplomatico accreditato presso il governo borbonico, si rifugiarono a Gaeta.

L'esercito borbonico aveva perduto ogni efficienza bellica. Battuto più dal tradimento che dal nemico, incalzato dalle truppe piemontesi del generale Enrico Cialdini, si apprestava a difendere la fortezza più per salvare l'onore delle armi che per vincere.

Le operazioni d'assedio iniziarono sul fronte di terra il 5 novembre 1860.

Il 12 novembre ci furono altri combattimenti nei pressi di Gaeta dove poi Francesco II, con gli ultimi 20mila uomini, fu stretto d’assedio dal 12 novembre 1860 al 13 febbraio 1861, per opera del generale Cialdini (per la storiografia ufficiale il quinto “Padre della Patria”, per altri un criminale di guerra) che aveva con sé circa 18 mila uomini

Il corpo d'assedio era forte di 18.000 uomini con 1.600 cavalli e 180 cannoni moderni. Nel porto di Gaeta erano ancorati pochi avanzi della flotta napoletana (5 unità: la fregata a vela Partenope e gli avvisi Delfino, Messaggero, Saetta ed Etna), quattro navi spagnole (i due piroscafi da guerra Vulcan e Colon, la corvetta a vela Villa de Bilbao, il trasporto a vapore General Alava) ed una prussiana (il piroscafo da guerra Loreley). Era inoltre presente una Squadra Navale francese (7 navi), al comando del Vice Ammiraglio Le Barbier de Tinan, che proteggeva dal mare i borbonici. La squadra francese era composta dai vascelli ad elica Bretagne (nave ammiraglia), Fontenoy, Saint Louis, Imperial, ed Alexandre, nonché dai piroscafi da guerra Prony e Descartes.

Il 19 gennaio 1861, alle ore 16.30, la Squadra Navale francese che aveva impedito dal mare l'assedio della Piazzaforte borbonica, levate le ancore, fece il saluto alla bandiera reale di Gaeta ed uscì dal porto dirigendosi verso ponente. La batteria Santa Maria rispose al saluto.

in media venivano sparate contro la piazzaforte 500 colpi di cannone al giorno

Altrettanto fecero le altre unità straniere.

La Squadra Navale piemontese, composta da naviglio dei Regni Sardo - Piemontese, delle Due Sicilie e della Marina Granducale Toscana, lo stesso giorno salpò da Napoli al comando del Vice Ammiraglio conte Carlo Pellion di Persano. Giunse a sera a Mola di Gaeta, quando l'ultimo vascello francese lasciava la rada.

 Il 22 gennaio, unilateralmente, i napoletani decisero di riaprire il fuoco. Alle 8 del mattino un colpo della batteria Regina dette il segnale: fu una giornata memorabile.

La flotta piemontese dovette allontanarsi per i danni che i colpi della piazza le avevano inferto: oltre 10000 colpi furono sparati dai napoletani, a dimostrazione che non si sarebbero arresi.

 Il nemico ne sparò oltre 18.000, ma il morale napoletano rimase alle stelle. Ad ogni colpo echeggiava il grido VIVA IL RE, e le bande militari intonavano l’inno di Paisiello.

Ormai i piemontesi tiravano soltanto da molto lontano, e non prendevano mai l’iniziativa di assaltare la piazza: “li prenderemo per fame” scrisse Cialdini a Cavour, naturalmente in perfetto francese visto che l’italiano non era molto contemplato da questi signori.

 Quando iniziarono le trattative il vile assassino Cialdini non volle interrompere i bombardamenti, anzi li rinnovò con maggiore accanimento perché “sotto il tiro dei cannoni cederanno a condizioni più vantaggiose per noi”, scriveva ancora il generale a Cavour.

 Dal 12 novembre 1860 al 13 febbraio 1861 diecimila uomini decimati dalle fatiche, dai bombardamenti e dal tifo resistettero, senza mai piegarsi, ad un assedio condotto da vili quali furono gli uomini di Enrico Cialdini.

 Con l’impiego dei modernissimi cannoni rigati, l’ex avventuriero romagnolo, divenuto generale piemontese, poté dalla sua comoda poltrona sul terrazzo della modesta villa privata comprata da Ferdinando II a Mola, far bombardare senza essere colpito la piazza ed i suoi abitanti.

 Fu così che a capitolazione già firmata venne centrata la polveriera della batteria Transilvania, dove morì l’ultimo difensore di Gaeta. Un ragazzo di sedici anni, Carlo Giordano, fuggito dalla Nunziatella per difendere la sua Patria. Egli non ha degna sepoltura, come non la hanno i tremila altri caduti di caduti di Gaeta

Il re Francesco II di Borbone, con la regina Maria Sofia, partiva da Gaeta imbarcandosi sulla corvetta francese Mouette, fatta venire appositamente da Napoli. Il monarca, salutato con la salva reale di 21 colpi della Batteria Santa Maria e con il triplice ammainarsi della bandiera borbonica di Punta Stendardo, prendeva "la dolorosa via dell'esilio da quella terra che l'aveva visto nascere".

La partenza del Re quella notte del 14 febbraio fu la prima di una serie di milioni di partenze di meridionali alla ricerca della dignità e di un futuro non di fame nera.

E’ bene non dimenticarlo.

Villa Reale di Caserta

Il terzo freddo giorno di un triste Febbraio nell’anno del Signore Duemilanove

Il Presidente dell’Associazione Culturale Borbonica

di “Terra di Lavoro”

dr. Pompeo De Chiara

Terra di Lavoro Caserta

info:

pompeodechiara@virgilio.it

339-4230486

392-3918556


Associazione Culturale Borbonica di Terra di Lavoro

GAETA

CONVEGNO TRADIZIONALISTA

E CELEBRAZIONI  IN  ONORE  DEI  SOLDATI

CADUTI  NELL’ESTREMA  DIFESA

DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Diramiamo il Programma-Invito del convegno e delle celebrazioni che si terranno 

nella fedelissima città di Gaeta i giorni 13, 14 e 15 febbraio 2009.

Gaeta è un luogo caro ed importante per la nostra identità di Popolo, il campo di battaglia dove un Esercito, mortificato ed infangato dai tradimenti, riscattò con coraggio ed ardimento il proprio onore scrivendo le più belle e gloriose pagine della nostra storia.

Gaeta è la città martire dove un Re napoletano, dal cuore napoletano, assediato da terra e da mare dall’alleanza atea-massonica internazionale, sacrificando il suo trono e la sua persona, volle lasciarci un forte messaggio di fede e di speranza verso un futuro di pace che tutti noi abbiamo l'onore ed il dovere di raccogliere e diffondere con orgoglio a tutti coloro che si riconoscono quale figli fedeli di una Patria antica ed immortale.

Per ognuno di noi è un dovere raggiungere Gaeta in questa particolare circostanza, un atto di devozione per ricordare e rinvigorire degnamente quegli stessi alti ideali che hanno animato i nostri martiri sugli spalti della gloriosa Fortezza fino all'estremo sacrificio della vita.

A Gaeta per ritrovarci e per sentirci parte viva della nostra amata Patria Napolitana che continua a pulsare nelle menti e nei cuori dei suoi figli prediletti.

Cap. Alessandro Romano



Terra di Lavoro Caserta











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