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L'articolo - Giovedì, 21 Aprile

’Gli interessi italiani ed europei convergono a Sud’

Al contrario del leghismo il neomeridionalismo
può fondarsi su una cultura di apertura e tollerenza

di Pierluigi Boda

Franco Cassano, docente di sociologia all’Università di Bari, è uno dei teorici di punta del nuovo meridionalismo. Abbiamo provato a inquadrare con lui le radici politiche su cui può crescere oggi l’iniziativa del coordinamento dei governatori meridionali dell’Unione.


In un intervento sul nostro giornale, Isaia Sales chiede una politica nazionale che faccia perno sulle classi dirigenti meridionali, evitando riformismi dall’alto. Crede che ci siano le condizioni per rilanciare lo spirito del Patto di Eboli di cinque anni fa, evitando sia i rischi di centralismo, sia degenerazioni localistiche?


«Il patto di Eboli fu varato in gran fretta a ridosso delle elezioni e fu immediatamente bloccato dall’esito del voto. Il ritorno di uno spirito simile oggi trova un quadro diverso. La fine dell’intervento straordinario aveva prodotto risultati anche molto positivi, con una ripresa della soggettività del Sud negli anni novanta. Ma venne meno un adeguato scatto a livello politico, con un ritorno alla passività che è culminato con le elezioni del 2001. La vittoria siciliana del centrodestra in 61 collegi su 61 ne è l’esempio più eclatante. Oggi lo scenario è cambiato. E l’elemento di novità è che nel bisogno di collegarsi espresso dalle regioni meridionali non c’è un ritorno al centralismo, quanto un superamento dei limiti di un regionalismo che perde di vista l’unità del Mezzogiorno. Insistendo troppo sulle differenze tra i “Mezzogiorni”, si lascia spazio a una visione liberistica in cui ognuno può fare per sé. Oggi il problema non è quello di tornare a una dipendenza anacronistica, ma, al contrario, salvare le autonomie con un disegno unitario che porti all’uso ottimale delle risorse».


Quali sono gli elementi fondanti di questa visione?


«Al centro di questo spirito unitario può esserci una visione comune che dia priorità allo sviluppo dell’area euromediterranea. E per crescere in uno scenario così complesso bisogna stare insieme e lavorare sugli elementi di collegamento tra i Mezzogiorni, a cominciare da quelli infrastrutturali. Quando ero studente per arrivare da Bari a Napoli bastavano 3 ore. Oggi i tempi sono aumentati. È una tendenza incomprensibile e indecente. La riscoperta delle identità locali ha senso se queste vengono messe in rete. Solo così possiamo far vedere che il Sud esiste, dopo anni in cui il Mezzogiorno, oltre a non avere rappresentanza, non ha avuto neanche un’adeguata rappresentazione di sè».


Secondo Sales l’elezione di Vendola dimostra un elemento di apertura e civiltà proprio del Mezzogiorno. Sarebbe potuto succedere nel Nord?


«Senza teorizzare divari estremi, di fronte a iniziative come quella del partito di Formigoni (ipotesi poi tramontata), si ha la sensazione che, accando a una seccessione “calda” affidata alla lega, possa farsi strada nel Nord una seccessione “fredda”, che esprime il desiderio di liberarsi degli oneri derivati dallo stato nazionale. Di fronte a uno scenario simile dobbiamo a maggior ragione mettere insieme i Mezzogiorni facendoli pesare sulle scelte nazionali, aprendole a una visione euromediterranea del ruolo del nostro Paese. Certo è sicuramente più difficile, ma - diceva il poeta - dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva...»


Due mesi fa a Napoli, D’Alema ha proposto un “sano leghismo meridionale”. Quale dovrebbe essere la cifra distintiva di questo leghismo per evitare il rischio dei localismi?


«Eviterei una definizione del genere, non è adatta a un’idea che riguarda un’area così vasta e aperta. Una connessione che riguarda l’intero Mediterraneo, non una patria di valli chiuse. Una visione priva di fobie nei riguardi dell’altro. E, soprattutto, non si fonda su una separazione ma è un tentativo di indicare una direzione per crescere. Recentemente ho sentito con piacere i frequenti riferimenti di Prodi alla nuova centralità mediterranea. Ancora più interessanti perchè provengono da un uomo che torna da anni alla Commissione Europea. È una prospettiva in cui nel rilancio dell’Italia e dell’Europa il Sud cambia la sua collocazione. Bisogna far capire che l’interesse specifico del Mezzogiorno oggi converge con gli interessi italiani ed europei. In primo luogo rispetto agli equilibri di un mondo in cui, si aggravano i cosiddetti “scontri di civiltà” mentre la posizione europea diventa sempre più subalterna rispetto alle scelte “atlantiche”.


Qual dev’essere quindi il messaggio profondo del nuovo meridionalismo?


«Lo spirito meridionalista, all’opposto del leghismo, richiama l’Europa alla costruzione di una sua identità, invitandoci all’apertura. Solo da questa apertura si ricava forza. Un cambiamento che non si basa su un generico altruismo, ma richiede nuove politiche nazionali e un spostamento di attenzione dell’Ue dall’est al mediterraneo. Biosogna proporre una versione dell’Occidente alternativa a quella incarnata dagli Stati Uniti, dando una risposta alle istanze di una parte molto ampia della cittadinanza europea».

 




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