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Fonte:
Corriere del Mezzogiorno - Invenzioni - IX MEZZOGIORNO ECONOMIA LUNEDÌ 26 MARZO 2007
La novità - Il dispositivo, realizzato dagli esperti del professor De Santis, può anche essere installato su palmari e computer

Con “Speech” cellulare blindato

Messo a punto dall’Università di Salerno un software antintercettazioni
di ANGELA CAPPETTA

Se ci fosse stato “speech” non sarebbe scoppiato lo scandalo di Calciopoli e Luciano Moggi sarebbe ancora il dirigente della Juventus.

Il fotografo di Vallettopoli, Fabrizio Corona, non sarebbe rinchiuso nel carcere di Potenza. E la faccia di Salvo Sottile, segretario dell’ex premier, Gianfranco Fini, non sarebbe apparsa su tutti i quotidiani nazionali accanto a quella della bella valletta, Elisabetta Gregoraci. Per non parlare del principe Vittorio Emanuele di Savoia che sicuramente oggi avrebbe avuto un blasone incontaminato all’altezza della sua famiglia.

Ma, se ci fosse stato “speech” anche la commissione parlamentare non si sarebbe riunita più volte per negare l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche che, secondo la Procura della Repubblica di Salerno, vedevano coinvolto il sindaco, Vincenzo De Luca, in una presunta storia di concessioni edilizie illegittime.

Insomma, un sistema che avrebbe reso la vita difficile anche alla spia più famosa del mondo, James Bond. Perché, come si evince dal nome, guarda caso in perfetto stile inglese (che tradotto in italiano significa discorso), “speech” è un particolare software che, installato su telefoni cellulari, palmari e computer, permette di dialogare in maniera riservata, garantendo il più alto livello di sicurezza tra i due interlocutori.

Il software di ultimissima generazione è figlio del Dipartimento di Informatica ed Applicazioni, “R. M. Capocelli”, dell’Università degli Studi di Salerno, diretto dal professore Alfredo De Santis e composto da Giuseppe Cattaneo, Roberto De Prisco, Barbara Masucci, Paolo D’Arco, Aniello Castiglione, Fabio Petagna e Maurizio Cembalo. Ancora in via sperimentale, il sistema, installato all’interno degli ingranaggi dei cellulari, permette di cifrare la conversazione ma, allo stesso tempo, ne impedisce la decifrazione.

Ciò significa che, in caso di intercettazione, il contenuto della conversazione rimane top secret, perché criptato dal software che, a sua volta, non consente ai bits captati di tradursi in parole.

E non solo. Con questo nuovo sistema si garantisce anche l’autenticità delle conversazioni, nel senso che ognuno dei due interlocutori sa perfettamente con chi sta parlando, ed entrambi possono addirittura registrarne il contenuto, che rimarrà memorizzato nel software e personalizzato con la firma digitale classica. “Si garantisce così il principio della non ripudiabilità della conversazione — spiega il professore Alfredo De Santis — con la conseguenza che entrambi i partecipanti ad essa non potranno negare di avervi preso parte né tanto meno potranno ripudiarne il contenuto”. Il prodotto altamente tecnologico può essere utilizzato, oltre che per la tutela della privacy, anche nel campo giudiziario, in ambito militare-investigativo e nelle e-mail commerciali.

“La non ripudiabilità della conversazione — continua il professore De Santis — diventa un fattore determinante in operazioni militari critiche, in cui un imprevisto o il fallimento nella catena delle comunicazioni potrebbero necessitare un’indagine tesa ad accertare responsabilità di chi non ha eseguito un ordine o lo ha impartito male”.

Al di là dei vari Calciopoli e Vallettopoli, “speech” si rivela un ottimo strumento per contrastare gli attacchi di phishing: i messaggi ingannevoli che di solito invadono le caselle di posta elettronica ed ora prendono d’assalto anche ai telefoni cellulari. Ci si riferisce a quegli Sms che invogliano il titolare della scheda telefonica a digitare un particolare numero per accedere a promozioni che poi risultano fittizie. Il software non è ancora in commercio ma l’invenzione (non ancora brevettata), che rientra in un progetto più ampio denominato Go Digital (iniziative a favore dell’innovazione tecnologica) promosso e finanziato dalla Provincia di Salerno per un importo di 80mila euro, potrebbe essere immessa presto sul mercato nazionale.

“Lo scopo — commenta Alfonso Buonaiuto, consigliere provinciale e coordinatore del progetto — è di creare un trait d’union tra università e mondo produttivo”.

A “speech” guarda con attenzione anche la Regione Campania che, tramite il suo assessore al ramo, Teresa Armato, ha firmato un protocollo di intesa con la Provincia per investire maggiormente nella ricerca e nell’innovazione.

“Salerno — ha dichiarato l’assessora Armato — è una provincia effervescente e sempre attenta a tutto ciò che riguarda il campo dell’innovazione, perciò garantisce che il 14,3% dei fondi europei 2007-2013 saranno investiti nel settore della ricerca”.














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