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L’ORO DI NAPOLI: QUANDO IL POPOLO E’ UNA RISORSA

Ieri abbiamo assistito al Meeting di Rimini a un incontro dove si è ben vista la differenza tra chi passa il proprio tempo a fare analisi sociologiche e chi, invece, affonda i piedi nel fango della realtà. Immergendosi in quella realtà, diceva Annarita Frongillo, Presidente Centro di Solidarietà nel Rione Sanità, senza condizioni. Ma quello che più ci ha colpito è stato il gesto esplicativo di Felice Autieri, Parroco di San Lorenzo, un gesto chiaro semplice, quello dei "sorde", i soldi. Lo ha fatto tirando su il braccio destro e invitando l'uditorio [erano presenti, abbiamo sentito dire tra la gente, venti famiglie napoletane] a pronunciare la parola magica.

Questo interessa la gente: i soldi e il modo per averli, sia esso un lavoro onesto o meno poco importa! Tutto il resto è aria fritta. Se lo dovrebbero ben stampare nella testa tutti quei soloni che fanno dell'accademia spicciola sui mali di Napoli magari suggerendo l'invio delle forze armate per domare la città.

Poi lo stesso parroco citando alcuni momenti in cui il popolo napoletano ha cercato di porre le proprie istanze di cambiamento ha indicato: la rivolta di Masaniello, la repubblica partenopea del 1799 e le 4 giornate di Napoli.

In mezzo il vuoto.

Qui sta il problema culturale che affligge tutti coloro i quali nel Sud mirano al cambiamento: il periodo borbonico è stato completamente cancellato dalla nostra memoria storica, così pure la guerra civile che seguì all'annessione dell'ex-Regno delle Due Sicilie allo stato sabaudo.

Fino a quando la coscienza della propria storia non sarà abbastanza diffusa non creediamo sia possibile che emerga una nuova classe dirigente, sganciata dalla politica nazionale e realmente legata agli interessi del territorio meridionale e dei suoi abitanti.

Per ora accontentiamoci di ciò che fanno concretamente persone come il parroco Felice Autieri. Da lontanto sembra poco, una goccia in un mare di bisogni, ma per chi ha la fortuna di incontrare queste persone è tanto, tutto.

[email protected] - 22 agosto 2005

Nel pomeriggio di oggi, accogliendo l'invito di un amico napoletano incontrato casualmente, andiamo nello spazio riservato alla CDO (Compagnia delle Opere) dove ci accoglie amabilmente Annarita che ci parla di un popolo formato da persone non di una entità astratta su cui fare della sociologia. Un popolo in cui lei ed altri si sono immersi fino in fondo. Mentre parliamo arriva "Tonino" col quale proseguiamo l'esplorazione della loro esperienza in mezzo alla gente del Rione Sanità.

Per noi che siamo incappati nel nostro recente viaggio a Sud in tante professioni di autorazzismo dai più svariati colori (politicamente parlando) incontrare Annarita e Tonino  è stato rincuorante. Un bel pezzo di una Napoli, senza complessi di inferiorità, fiera della propria storia e decisa ad andare avanti, in mezzo a quel popolo di cui tanti cianciano e che nessuno conosce da vicino come loro.

E veniamo a sapere che - una volta tanto - il tg2 ha deciso di accendere i riflettori del suo spazio serale non per i tanti politici che affollano il meeting e che fanno notizia ma per quel Rione Sanità che di solito riceve attenzione dai media solo per motivi di cronaca nera.


[email protected] - 24 agosto 2005

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Fonte:
Meeting Quotidiano - 21 agosto 2005

Abbiamo trovato l'oro in mezzo agli scugnizzi

Vide Napule e po' muore, vedi Napoli e poi muori, recita un vecchio proverbio, perché una volta, vista Napoli non rimane nulla di più bello da vedere. Ma valgono ancora le parole dell'adagio popolare?

"I media sparano a zero la loro litania dei lamenti, ma si tengono sempre fuori dalla reale vita della città". A parlare cosi è Antonio "Tonino" Romano, vice-presidente della Fondazione Romano Guardini, che nonostante tutto sostiene di trovarci ancora l'oro, nella sua città: oggi introdurrà l'incontro dal titolo "L’oro di Napoli: quando il popolo è una risorsa” per il ciclo "Nuova officina popolare" promosso dalla Compagnia delle Opere e dalla Fondazione per la Sussidiarietà.

Tonino, di Napoli si conoscono solo problemi. dove sta l'oro?

Giusta domanda. I media quasi mai partono dalla realtà, che è effettivamente drammatica ma non tragica. "Sparare" critiche a raffica dall'alto significa solo attribuire problemi e difficoltà alle responsabilità degli altri, giustificare cioè una fuga dalla realtà. Vivendo dentro questa città, invece, noi vediamo gente che lavora, che costruisce, che vive con passione, ed è la maggior parte del popolo di Napoli, secondo Pasolini “l’ultima metropoli plebea". Ecco “l’oro": la forza semplice del suo popolo. Ma per scoprirlo è necessario appartenervi sino in fondo. Allora accade che non si calcola, non si progetta a tavolino, si condividono i bisogni della gente, insomma, ci si sporca le mani. I progetti calati dall'alto, come i tanti che abbiamo avuto, realizzano poco o niente. E oggi, finalmente, a parlare di Napoli saranno dei napoletani.

Quali sono le opere che avete realizzato nel corso degli anni?

La prima è il Centro di Solidarietà nel rione Sanità, uno dei più poveri di Napoli. Accoglie bambini e ragazzi aiutandoli nei loro bisogni, dallo studio al rapporto con la famiglia. Racconto un esempio tra i tanti capitati. un ragazzo violentissimo, espulso da tutte le scuole (dall'ultima per aver scagliato una sedia contro la preside) è stato portato nel nostro centro dalla direttrice didattica, e noi lo abbiamo accolto, cercando di aiutarlo sopratutto nello studio. Tornato a scuola, la direttrice si è accorta del suo cambiamento, ed è venuta a chiederci quale speciale tecnica avessimo usato. Nessuna: gli avevamo solo voluto bene.

Anche le famiglie, visto un cambiamento nei loro figli si sono interessate e ci sono venute a cercare. Perchè, pur nella situazione più drammatica, la condivisione, l'amore all'altro, l'accoglienza producono un cambiamento dentro la persona, la ridestano, la rendono protagonista della propria vita. Collegata al centro è la Fondazione Romano Guardini, che opera nel Vomero, uno, dei quartieri più ricchi della città. Gestisce scuole dall'asilo al liceo, e sostiene molti ragazzi del Centro provenienti da situazioni povere. Pur se in diverse esperienze, l'esigenza comune è quella di essere accolti e accompagnati.

Ma cos'è che vi muove, che vi spinge a "sporcarvi le mani"?

Non abbiamo mai preso la decisione di realizzare delle iniziative. Ci siamo semplicemente accorti che costruire opere per noi non è una scelta, ma è la dimensione vissuta e ragionevole della nostra umanità,senza fuggire la nostra realtà, ma vivendo dentro questa fino in fondo.

A cura di 

Stefano Nembrini 

Francesco Tanzilli









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