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MATTINO - 04 Maggio 2005 - pag. 29
L'ANALISI

Ma non serve un partito

GlANFRANCO VlESTI

Con l'incontro di ieri pare diventa-re operativo il coordinamento fra i presidenti delle Regioni del Sud. II fatto che i governatori si confronti-no 6 in s6 un fatto politico rilevante. Ma pub esserlo di più se da queste riunioni sortiranno proposte artico-late, attività comuni. Per contare nella politica nazionale, il coordinamento deve impegnarsi sulle grandi questioni "tecniche". Consolidare la fiducia reciproca, ma finalizzarla ad azioni comuni e obiettivi precisi. La prima grande area di attività non pub che riguardare l'attuazione della Costituzione.


Non sappiamo che fine farà la nuova proposta che contiene la cosiddetta devolution all'italiana. Ma comunque vada, l'attuale testo costituzionale richiede una lunga e complessa attuazione. Vanno definiti, con una discussione articolata tecnicamente e "alta" politicamente, gli standard delle prestazioni civili e sociali di cui i cittadini devono potersi giovare. Anche in base a questi diritti garantiti va fissato l'ammontare delta perequazione: cioe delle risorse che, come in tutto il mondo, il bilancio pubblico trasferisce dalle Regioni e i cittadini più ricchi a quelli meno ricchi.


La seconda grande area di interesse del coordinamento non che essere quella dei trasporti ferroviari, le autostrade del mare, le red a banda larga, la ricerca e l'università. Non si tratta di determinare un ulteriore livello decisionale, ma di favorire il coordinamento fra il livello nazionale, a cui moke scelte in queste materie non possono che essere prese, e i livelli regionali.


La cooperazione interregionale su grandi progetti di interesse comune non e certo uno specifico meridionale. E la normalità tanto in grandi nazioni federali come il Messico, tanto in paesi che si vanno decentrando, come il Regno Unito, in cui le autorità regionali (tecniche e non politiche) costruiscono visioni comuni, come nel nord dell' Inghilterra.


La terza ovvia area di interesse sono le materie di potestà e interesse regionale. Occorre continuamente ricordarsi quan-to ciascuna regione può apprendere dai successi e dai fallimenti delle altre, non limitando questo confronto alle sole Regioni del Sud: c'e moltissimo da imparare da successi e fallimenti in tutta Italia. Incontri fra presidenti e assessori sulle politiche del lavoro, sui sistemi regionali di trasporto collettivo, sulla gestione del ciclo dei rifiuti, possono essere della mas-sima importanza.


Molto avrebbe da imparare Vendola, alla luce dell'antidiluviana situazione del trasporto pubblico in Puglia, dalle esperienze campane della pas-sata legislatura. E molto potrebbe imparare la Campania in aree in cui il governo regionale e stato meno efficace.

Tutto ciò suggerisce un'implicazione. Il governo delle regioni e dello sviluppo non si improvvisa. Ai presidenti non può bastare una comune volontà politica.


Serve un pensatoio. Che unisca le esperienze, fornisca alla politica concrete materie su cui prendere decisioni. Una strut-tura snella, a rete con i tanti che a Sud e Nord hanno le conoscenze cruciali, in grado di produrre - nella tradizione dei tink-tank europei - i "policy papers" che con competenza e onesta illustrano che si pub davvero fare.


Infine, l'ambizione. Un "partito del Mezzogiorno" non serve proprio. Pu6 essere controproducente. Pericoloso politicamente se contribuisce a disegnare un’asse del Sud contro un'asse del Nord. Non potranno che scontrarsi, ad esempio sulle risorse finanziarie. E tutti perderemmo.


Benissimo hanno fatto i presidenti ieri a chiarirlo. Ma io suggerirei un'ambizione maggiore: provare a governare non solo le proprie regioni, ma l’intera Italia, a partire da Sud. Disegnare l'attuazione costituzionale non guardando all’interesse del Sud ma all'equità e all'efficienza dell'intero paese. Facendo proposte ac-cettabili per tutti, da Sondrio a Siracusa.


Difficile? Difficilissimo. Ma se i nuovi presidenti non saranno contemporanea-mente realisti e straordinariamente ambiziosi fosse produrranno poco. Alla deriva dell'economia italiana, questa volta, il Sud potrebbe dare un contributo sorpren-dentemente positivo. Le crisi - specie le gravi, come 1 attuale - sono anche straordinarie finestre di opportunità.






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