Eleaml


"Si rilevò da qualcuno, che il carattere della nostra criminalità è medioevale. Questa è una verità, che sta in intima connessione colla seguente: la organizzazione politica e sociale della Sicilia, per quanto lo consentivano i rapporti e gli scambii commerciali odierni, era pienamente medioevale nel 1860. Sull'isola non era passato il soffio della rivoluzione francese."

Così scrive Napoleone Colajanni - nel più puro stile risorgimentalista -. nonostante le sue buone intenzioni e la intelligente polemica contro le tesi lombrosiane,. Quando oggi sappiamo da un recente studio della Banca d'Italia che la Sicilia nel 1871 era ancora una delle regioni più industrializzate d'Italia. Nonostante il terribile decennio 1860-1870 che aveva visto continue rivolte (anche se si tende a sottolineare che non vi fu brigantaggio come nelle provincie continentali dell'ex-Regno delle Due Sicilie) e misure economiche che portarono alla chiusura di numerose manifatture meridionali.

La genesi delle organizzazioni criminali che oggi tanto fanno parlare di sé va cercata in quel decennio caotico, quando lo stato mostrò solo il suo lato repressivo e le classi borghesi meridionali dovettero stare al gioco per paura della guerriglia contadina. Alcuni dei gruppi che avevano appoggiato Garibaldi causando il crollo del regime borbonico invece di avere una naturale evoluzione politica nella rappresentazione dei propri interessi, conservarono la loro struttura militare degenerando in conventicole criminali vere e proprie.

I tempi in cui la Sicilia era una delle terre più sicure del regno (borbonico) sembravano lontanissimi, furti e omicidi imperversavano e il mito negativo del siciliano violento prendeva sempre più piede nell'immaginario collettivo, grazie alla grande stampa che andava concentrandosi nel nord del paese.

Zenone di Elea - Novembre 2010

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LA
DELINQUENZA DELLA SICILIA
E
LE SUE CAUSE
PER
NAPOLEONE COLAJANNI
PALERMO
TIPOGRAFIA DEL GIORNALE DI SICILIA

1885

I.

Prevenire o reprimere?

Narra il Taine, che a Londra fu una volta condotto i un amico ad un meeting per la educazione e correzione dei giovani vagabondi, promosso da un'associazione, che in un suo stabilimento mantiene un centinaio di giovani dai 13 ai 20 anni. Tra i quali, alcuni hanno già subito delle condanne; altri vi sono presentati da parenti poverissimi, che li fanno ammettere per sottrarli alla compagnia dei bricconi e per spedire che divengano ladri. Sono alloggiati, vestiti nutriti gratuitamente e s'insegna loro un mestiere.


A quelli della seconda categoria si permette anche de studiino musica e formino un'orchestra.
C'è bisogno di dire, che la riunione, per le strane sinistre fisionomie dei giovani, — dalle quali facilmente indovinasi un inoltrato processo di degenerazione fisica e morale, — non poteva fare una lieta impressione al Taine?
 Egli infatti qualificò lo stabilimento come una specie di carcere privato; i cui abitatori, poteva soggiungere, 

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in buona parte vi convenivano spontaneamente. Lo stabilimento fu fondato dal signor Bowver, m San Vincenzo de Paoli laico, e porta il titolo di: Preventive and Reformatorv Institution, Lo scopo per cui alle riunioni dell'associazioni si fanno assistere tutti gli estranei, che lo desiderano, è presto conosciuto dalla narrazione dello stesso Taine: la propaganda, tanto caratteristica negli Anglo-Sassoni, Propaganda filantropica ed utilitaria ad un tempo.

Agli intervenuti si chiede un contributo volontario e si distribuisce loro un libricino molto istruttivo. In quelle poche pagine non si cerca di commuovere il lettore, ma si parla, in modo del tutto pratico, veramente inglese alla sua mente e colla eloquenza delle cifre.

Dalle quali si desume, che il mantenimento per ogni giovane dello stabilimento non costa in media che circa 17 lire sterline all'anno; mentre il mantenimento di ogni delinquente nella prigione di HoUowav uguaglia il trattamento di un Vicario (75 sterline). Da un'altra parte vi si espone, che i lucri di un borsaiuolo di Londra sono valutati circa 300 sterline all'anno.

Conclusione: riesce più economico pagare qualche cosa per la Preventive and Reformatorv Instittition che lasciare crescere im vagabondo abbandonato a sé stesso.

La carità inglese tiene conto delle cifre ed ha ragione (1).

(1) Taine, Notes sur l'Angletefre, p. 336. Non dispiacerà

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Sin qui l'illustre storico e psicologo francese. La evidenza del ragionamento inglese in favore della presunzione del reato cresce a mille doppii quando si pon mente a queste due altre osservazioni di capitale importanza.

L'una si deve al Minzìoff e concerne le probabilità che si presentano ad un operaio di andare incontro

certamente al lettore conoscere le seguenti cifre relative al nostro paese:

Il delitto in Italia costa circa 80 milioni all'anno; ed in questa cifra non sono calcolate: 1. le spese fatte dal ministero dell'interno sui fondi segreti e sui fondi sanitarj per la scoperta e la repressione della delinquenza; 2. le spese della magistratura giudicante e delle 85 corti di Assise; 3. le spese fatte per l'amministrazione della Giustizia militare; 4. le spese per gli stabilimenti destinati alla reclusione militare; 5. le spese sostenute dai Comuni per il servizio della sicurezza pubblica e delle carceri; 6. il valore di mano d'opera perduto dai 600000 testimoni chiamati dalla giustizia; 7. il valore di mano d'opera perduto dalle 9000000 giornate di detenzione consumate dai prevenuti nelle carceri giudiziarie; 8. il danno effettivo risentito a causa dei 4000 uomini circa che ogni anno cadono uccisi; - una vera cruenta battaglia, come fu chiamata in Parlamento, è la delinquenza Italiana; 9. il danno delle ferite irrogate, il cui numero può calcolarsi a quattro: volte tanto; 10. il danno effettivo risentito a causa di tutte le i categorie dei reati commessi, i quali turbando l'andamento tranquillo della vita sociale turbano altresì e talvolta anche! profondamente, le relazioni commerciali e il traffico (Beltrani Scalia: La riforma penitenziale in Italia, p. 334-35).

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ad un infortunio, che gli tolga la vita e lo renda inaj bilami lavoro, dandosi ad un lavoro onesto; e quelle di essere scoperto, e perciò punito dandosi ad un lavoro criminoso Ora le probabilità maggiori sono pel primo caso: epperò la convenienza sta contro il lavoro; onesto (1) di conseguenza l'operaio potrebbe essere in dotto a delinquere e dalla probabilità dei maggiori w| cri e da quella dei minori rischi cui andrebbe incontro. Rischi che del resto si riducono alla privazione della libertà, in gran parte compensata dalla sicurezza di avere un tetto, un giaciglio, una nutrizione sufficiente e spesso delle attenzioni e delle premure dai parte di filantropi più o meno sentimentali.

Quello appunto che manca spesso ad un operaio laborioso ed onesto come da gran tempo aveva osservato il Bulwer. Questi rischi infatti sono di natura tale che non pochi infelici, specialmente negli anni di crisi economiche, commettono qualche lieve reato per assicurarsi i benefizii della prigione. Ciò è stato affermato da non pochi magistrati e dal Lombroso.

L'altra osservazione, enunziata sin dal secolo scorso dal Beccaria e dal Montesquieu tra gli altri, ha ricevuto, nel nostro, la sanzione delle risultanze statistiche; eccola nella sua scoraggiante brevità; la pena, come spesso non correre, il delinquente e difficilmente lo può cogli attuali sistemi carcerarli; così del pari non riesce ad intimidire, e perciò ad impedire la perpetrazione di altri reati..

(1) MINZLOFF,: Etudes sur la criminalité nella Revue de Ph, Positive, 1880.

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Donde la brutale sentenza di un eminente magistrato tedesco, che scrivendo al barone Garofalo, un procuratore del re, rivelatosi partigiano di massima severità nella sua pregevolissima Criminologia ebbe a dichiarargli con amarezza e sincerità che il codice penale aveva fatto un fiasco completo, solenne! E sulla convenienza della prevenzione a causa della impotenza della repressione conveniva testé un alto Magistrato, il procuratore del Re m Bari, nel suo discorso inaugurale per l'anno Giuridico 1885. I fattori della criminalità, egli disse, sono in massima parte i fattori dell'impunità. La soluzione progressiva del primo problema trarrà seco anche quella del secondo. Non fa d'uopo quindi di rifare leggi espressamente dirette a restringere i casi dell'impunità, ma mirare invece a cercare nella complicata dinamica" sociale delle forze intime sottrattive della criminalità ed allora avremo anche combattuto l'impunità ed "assicurati i più facili e splendidi trionfi della giustizia".

L'utilità, la necessità anzi, della prevenzione e dal punto di vista morale e da quello economico potevasi dimostrare con argomenti più pratici e convincenti? Ma pure non sono questi soli i motivi, che devono spingere allo studio della delinquenza, onde prevenirla ed eliminarla nei limiti del possibile. Che se riesce dolorosa l'erogazione forzata di somme considerevoli pel mantenimento dei delinquenti: è certo più penoso il timore di vedersi turbato il tranquillo godimento

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del frutto della propria attività, fisica o intellettuale, e ancora di più sapersi esposto al pericolo di perdere la vita per dato e fatto di cotesti delinquenti che ci stanno sospesi sul capo come una minaccia continua.

Tutto, adunque, induce a prevenire i reati senza che per questo si rinunzi a punire chi li commette, anche per criterii diversi da quelli della esemplarità e della correzione. E gli sforzi in favore della prevenzione devono essere più attivi e perseveranti in quei paesi dove i reati sono molto frequenti e molto gravi.

Stabilita con ciò la pratica utilità e la convenienza indiscutibile della prevenzione, ne deriva la necessità di studiare i modi più sicuri ed efficaci per proseguirla. Ora condizione sine qua non per impedire la presentazione di un fenomeno si è la conoscenza della causa che lo genera.

Quali, dunque, sono le cause del fenomeno criminoso, quando non ci si voglia accontentare alle viete teorie del libero arbitrio, e si prenda a guida invece la dottrina del determinismo.

Ecco la ragione di questo breve studio: la esposizione della attuale delinquenza della Sicilia e la ricerca delle sue cause.

II.

La delinquenza della Sicilia.

È noto, checché ne pensino taluni ottimisti reclutati in tutti i partiti politici e in tutte le scuole scientifiche, che l'Italia ha un triste primato in Europa: quello della grave delinquenza.

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Pochi Ignorano altresì, almeno pel rumore levatosi uni anni or sono, forse per intendimenti politici, che Sicilia a questa grave delinquenza somministra un continente rilevantissimo.

Uno sguardo alle cifre che ci indicano la frequenza del più grave reato: l'omicidio, nelle varie regioni d'I talia, dimostra la evidenza dell'asserto.

Per Centomila abitanti in un primo periodo, che ab braccia gli anni 1864, 1865, 1866, (1) 1867, 1869, 1870 gli omicidi avvennero nel seguente ordine decrescente l.° Basilicata 28,17; 2.° Abruzzi e Molise 21,56; 3.° Sicilia 21,40; 4.0 Calabrie 20,84; 5.° Campania 17,25; 6. Umbria 16; 7.° Sardegna 15,63; 8.° Marche 10,05; 9.° Puglie 9,33; 10. Toscana 5,88; 11.° Emilia 5,11; 12. Piemonte 4,3; 13.° Liguria 3,93; 14.° Lombardia 3,28; 15.0 Veneto 1,85 (2).

In questo primo periodo la Sicilia pel numero degli omicidi occupa il terzo posto. Il primo ed il seconda spettano alla Basilicata, agli Abruzzi e Molise, che nei primi anni erano in condizione eccezionali: v'infieriva più che mai il brigantaggio.

Il secondo periodo va dal 1868 al 1877, comprende un decennio, meno che pel Lazio, i cui dati statistici concernono soltanto il sessennio 1872-1877.

Per ogni centomila abitanti vi furono omicidi: 1. in Sicilia 14,40; 2.° Lazio 13,50; 3.° Abruzzi 12,50; 4.o Calabrie 12,20: 5.0 Umbria 11;

(1) Per la regione Veneta mancano i dati su questo anno

(2) ZIINO. La fisiopatologia del delitto, p. 124.

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6.° Campania 10,80; 7.° Basilicata 10,20; 8. Sardegna 8,40; 9.° Marche 6; 10. Puglie 5; 11.0 Toscana 4,10; 12. Emilia 4; 13. Lombardia 5,50; 14.0 Piemonte 2,90; 15.o Liguria 2,50; 16.° Veneto 1,60 (1).

La Sicilia in questo secondo periodo occupa già il primo posto. Si rilevi che il miglioramento è generale eccettuata la Lombardia; è notevolissimo poi il miglioramento nella Basilicata.

Pel terzo ed ultimo - dall'anno 1878 al 1882 - la comparazione può farsi non pel solo omicidio, ma per tutti i crimini, e non per regioni, ma per distretti di Corte di Appello. La riduzione per regione è facilissima. Dei venti distretti di Corte di Appello saranno indicati soltanto quelli che precedono la Sicilia nella delinquenza, di guisa che il posto dalla medesbna occupato in ogni singolo reato, rimane chiaramente indicato. Di alcuni reati, come quelli contro la religione, dello Stato ed altri culti, contro la sicurezza dello Stato, ribellioni e violenze ecc., altri reati contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, falso in moneta ecc., non si terrà conto, sia per la esiguità del numero, sia per la loro indole poco grave, sebbene siano di competenza della Corte di Assise. Il numero dei reati è per ogni 100,000 abitanti.

1. Omicida qualificati.

1. Cagliari 11,16; 2. Palermo 9,70; 3. Catanzaro 9,40. 4. Catania 5,30; 5. Messina 5,24.

(1) SORMANI. Geografia nosologica d'Italia, p. 321. Negli Annali di Statistica.

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2. Omicida semplici.

1. Catanzaro 19,86; 2. Roma 17; 3. Palenno 15,88; 4.Napoli 15,68; 5. Catania 9,84; 6. Trani 9,74; 7. Messina 7,24.

3. Altri reati contro le persone.

1. Catanzaro 6,40; 2. Aquila 5,26; 3. Messina 4,92; 4.Palermo 4,54; 5. Napoli 5,46; 6. Roma 3,06; 7. Trani 2,88; 8. Ancona 2,30; 9. Cagliari 1,36; 10. Catania 1,35.

4. Grassazioni v ricatti estorsioni con omicidio.

1. Palermo 4,50; 2. Cagliari 4,44; 3. Catania 3,07; 4.Messina 1,78.

5. Grassazione ricatti estorsioni,rapine senza omicidio.

1. Palermo 16,50; 2. Cagliari 16,08; 3. Catania 7,52; 4. Catanzaro 7,12; 5. Napoli 6,92; 6. Bologna 5,46; 7.Ancona 3,74; 8. Messina 3,26.

5. Furti qualificati.

1. Roma 16,04; 2. Catanzaro 14,68; 3. Palermo 13,96; 4. Cagliari 13; 5. Aquila 10,90; 6. Messina 9,38; 7. Catania 7,62.

14 7. Altri reati contro la proprietà.

1. Palermo 4,86; 2. Catanzaro 4,50; 3. Roma 3,86; Cagliari 2,80; 5. Catania 2,68; 6. Aquila 2,44; 7. Napoli 2,34; 8. Trani 2,24; 9. Bologna 1,94; 10. Ancona 1,6 11. Parma 1,54; 12. Venezia 1,48; 13. Genova 1,42; 1 Messina 1,28.

Riassumendo si scorge che i primi posti nella delinquenza grave tra i venti distretti di Corte di Appello del regno vengono occupati: il primo per tre volte d Palermo nelle grassazioni ecc. con e senza omicidio negli altri reati contro le proprietà; da Catanzaro per due volte nell'omicidio semplice e negli altri reati contro le persone; da Cagliari una volta nell'omicidio qualificato; e da Roma pure una volta nel furto qualificato.

Il secodo per due volte da Cagliari nelle grassazioni con omicidio o senza; da Catanzaro per due volte m furto qualificato e altri reati contro la proprietà; da Palermo per una volta nell'omicidio qualificato; da Re ma per una volta nell'omicidio semplice.

Il terzo infine, da Palermo per due volte nell'omicidio semplice e nel furto qualificato; per due volte d Catania nelle grassazioni ecc. con omicidio e senza; d Roma per una volta negli altri reati contro la proprietà; da Catanzaro per una volta nell'omicidio qualificato; e da Messina per una volta negli altri rea contro le persone (1).

(1) Questi calcoli sono stati fatti su di un diligente studio del signor S. Barzilai pubblicato nella Rivista di Discipline Carcerarie. Fase. IV, 1885.

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Non si deve tacere, che migliora alquanto la condizione della Sicilia nei reati di competenza dei Tribunali correzionali, ma rimane pur sempre grave.

Invero nei reati contro le persone Palermo coi suoi 76,90 reati per 100,000 abitanti viene superata in ordine decrescente da Napoli, Catanzaro e Aquila; Catania dai precedenti distretti e da quello di Roma; Messina dagli accennati e da Lucca e Trani. Palermo quindi occupa il quarto posto, Catania il sesto e Messina il nono.

Nei reati contro la proprietà, il distretto di Catania viene superato da Roma, Cagliari e Catanzaro, Palermo da questi quattro e da Napoli, Aquila e Genova; Messina viene immediatamente dopo e sempre ultima tra le tre regioni dell'isola (1). Epperò nei venti distretti di Corte di Appello del regno a Catania spetta il quarto posto, a Palermo Voltavo a Messina il nono. Ed ora brevemente alle cause della preminenza deplorevole, che le cifre assegnano alla Sicilia nella produzione del fenomeno criminoso.

III.

Il delitto In rapporto al clima e alla razza.

Accettando la classificazione delle cause della delinquenza data dal Ferri e sostenuta dalla nuova Scuola

(1) Pei reati di competenza del Tribunale Correzionale la media riguarda il triennio 1880, 82, 83 ed è stata stabilita sulle cifre date dal Barzilài nella Rivista delle Discipline carcerarie, 1884, n. 8 e 9.

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positiva di diritto penale, coloro che accordano una grande influenza ai fattori fisici al clima e fra gli elementi, che lo compongono, principalmente, al grado della temperatura, avrebbero buon giuoco e vedrebbero pienamente confermate le loro vedute, se in Sicilia si commettesse soltanto un maggior numero di reati contro le persone. E il Lombroso in varie delle sue pregevoli pubblicazioni, non esita menomamente di segnare la elevatezza della temperatura, quale causa precipua degli omicidii e dei ferimenti numerosi, che tra noi si deplorano (1). Egli inoltre volle dare ad intendere, che la differenza tra la valle di Aosta e la Sicilia, dovuta alla diversità del clima, estendevasi anche ai criteri, che presiedavano nei giudizi delle Corti di Assise. Sicché nell'isola non solo si delinqueva di più che nella parte nordica del continente contro le persone; ma questi gravi reati si guardavano con maggiore indifferenza e frequentemente o si accordava loro l'impunità o almeno le circostanze attenuanti, quando non ne era affatto il caso.

A questa osservazione dell'illustre psichiatra torinese, veniva data una formale smentita da giudice competente e imparziale, dal Procur. Generale della Corte di Appello di Torino. Egli infatti nel resoconto giudiziario per Tanno 1883 deplora;- a proposito di una (1) Anche il Bonfadini nella Relazione della Commissioni d'Inchiesta per la Sicilia, attribuisce la maggiore frequenza in Sicilia, dei reati di sangue pure per futili motivi, pia ehi ad altro, alla tempra ed al clima meridionale.

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decisione della Corte di Assise di Saluzzo, - che i giurati abbiano stabilita una graduatoria inversa a quella della legge nell'apprezzamento dei reati: primi vengono quelli che attentano alla proprietà, poi quelli che alla persona, ultimi quelli che all'onestà (i)". Il male quindi non è attribuibile al clima, poiché lo si riscontra tanto nel Nord quanto nel Sud.

perché si potesse attribuire al clima l'alta delinquenza della Sicilia bisognerebbe che esistesse la così detta inversione tra i reati contro le persone e i reati contro la proprietà, come vogliono i distributori geografici del delitto: il Guerry tra i moderni, più rimessivamente, poscia il Maury e trai contemporanei il Lombroso, il Ferri, il Puglia, il Lacassagne, il Kocher ecc. Conformemente alla loro quasi aprioristica affermazione vedremmo prevalere, per attenerci all'Italia, i reati contro le persone in Sicilia e quelli contro la proprietà in Piemonte, in Lombardia e nel Veneto. Se così fosse ci sarebbe da contentarsene. Ma disgraziatamente la realtà è diversa.

Al distretto di Palermo tocca il primo posto nelle grassazioni evi o senza omicidio e negli altri reati gravi contro la proprietà. E il Barzilai, che pur si è rivelato partigiano della distribuzione geografica della delinquenza, conviene, che nel periodo da lui preso

(1) Rivista penale del prof. Lucchini, settembre-ottobre 1884, p. 239. Il Garofalo, Criminologia, pure constata come generale all'Italia tale graduatoria, la quale da molti e reputati scrittori viene segnalala come un indizio di poco avanzata civiltà.

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in esame - 1875-1883 - in Miti gli anni e quasi in tutti i reati figurano al primo posto i distretti di Catanzaro, Cagliari e Palermo! Vengono dopo Aquila, Napoli e Roma, Un altro fatto importante viene a rovesciare denunziata teoria. Nel Nord della penisola vi sono delle regioni che danno una delinquenza minima in tutti» nella maggior parte dei reati: così abbiamo un distrette fortunatissimo, quello di Casale, nel quale si hanno le cifre minime per tutte le specie di reati; vengono immediatamente dopo per le buone condizioni morali il Veneto, la Lombardia e la Toscana. Ivi si delinque molto meno che da noi e contro le persone é contro le proprietà.

Vi ha quindi una divisione geografica della criminosità, ma non nel senso del Guerry, ma in un senso peggiore per la regione meridionale della penisola, e cioè che al Sud si commettano molto più reati di ogni specie che al Nord.

Differenza che verrebbe a confermare la asserzione brutale di Montesquieu:

"Approchez des pais du Midi, vous croirez vous éloigner de la Morale même: des passions plus vives multiplieront les crimes; chacun cherchera à prendre sur les autres tous les avantages qui peuvent favoriser ces mêmes passions (1).

In questa guisa il clima, lentissimamente e pochissimo modificabile, ci condannerebbe fatalmente alla immoralità. Ma è gran ventura che esso non abbia affatto tale influenza e che il delitto sia-

(1) Exprit des lois, liv. XIV, chap. II.

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come dice il Tarde - un prodotto essenzialmente storico variabile per io ed eliminabile.

Paragonando la frequenza dell'omicidio, il reato contro la persona per eccellenza, in Algeria con quella che si è constatata in Sicilia si trova la smentita più normale al giudizio di Montesquieu. Se la moralità diminuisce sempre più avvicinandosi al Sud, non dovremmo trovare più frequenti i reati in Algeria, che in Italia? Eppure in quella plaga Africana la delinquenza, fra gli indigeni, è minore che nella principale isola del Mediterraneo. Dall'eccellente studio del Koìher (De la criminalitè chez les Arabes) invero si riceva, che la media annua del 1879 al 1882 di assassinii, omicidi volontari, colpi e ferite mortali è di 211 per una popolazione di 2,962,858 musulmani (p. 20 e 27). Arroge che la maggior parte di questi reati contro le persone ebbe per movente il furto.

In Algeria non riscontriamo migliori condizioni che In Sicilia, se si pensa ai soli omicidi commessi nel decennio 1868-1877!?

Contro la distribuzione geografica del delitto arriva pure in buon punto il parere di uno dei capi della Scuola positiva di diritto penale. Il Garofalo scrive: "Qual è il tipo da cui si allontana il delinquente? Il tipo di uomo civile o semi civile. Prendete l'abitante delle isole Viti e della Nuova Zelanda, ed avrete l'omicida; prendete il negro africano, ed avrete il ladro" (Criminologia p. 96). Ma se il furto è il prodotto caratteristico del Nord, perché cercare il ladro tipico in Africa?

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Non posso adesso dilungarmi a dimostrare, che delitto sia mi prodotto essenzialmente storico, nel sena più comprensivo; mi basta qui accennare a due soli fatti, che lo provano luminosamente.

La Corsica è un'altra isola del Mediterraneo, la qua pel clima e per la razza cui appartengono i suoi abitanti, si avvicina moltissimo alla Sicilia. Le si avvicinava di altrettanto per la sua delinquenza specifica ma sessantanni or sono; non più oggi. Nel 1825, all'inizio della stupenda Statistica Criminale Francese, avevano 311 omicidi in un primo periodo - 1826 -! -451 nel 1836-46; 507 nel 1846-55; 162 nel 1856-66; e 196 nel 1866- 73. (Bournet. Bela Criminalitè France et in Italie, p. 38). Chi non vede quanto è enorme la differenza tra i primi tre periodi e i due ultimi. La differenza apparirà maggiore considerando che popolazione dell'isola era di 146,000 ab. nel 1801, di 262,700 nel 1876 (Reclus. Nou Geographie Universelle 1° p. 641).

Tale la considerevole diminuzione di omicidii in Corsica nella terra classica e romanzesca della Vendetta Nessuno al certo penserà, che si sia trasformato il si vitina.

Passiamo ad un'altra estremità, alla Scozia. Ivi il clima e la razza sono completamente diversi da quelli della Sicilia. Non è paragonabile la moralità attuale questo baluardo del puritanismo e ad un tempo e Malthusianismo, colla nostra: stiamo molto al disotto. Pure gli Scozzesi del secolo scorso forse ci superava nella delinquenza.

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Essi, secondo Buckle, vivevano allora di furto e di omicidio. La vendetta vi era tanto in onore, che un Mac Leod, per semplice spirito di vendetta, fece morire in una grotta, soffocati dal fumo, ben duecento persone! Si arrivò mai a tanto in Corsica? (1).

Accennai alla razza come elemento similare, tra la Corsica e la Sicilia, e del tutto dissimile tra la Sicilia e la Scozia; occorre insistervi un pò per dire rapidamente di questo precipuo tra i fattori antropologici del delitto.

Il Lombroso, e con lui molti altri attribuiscono una grande importanza alla razza nella determinazione del fenomeno criminoso. Egli dice che la maggiore delinquenza della Sicilia e principalmente della Conca d'oro la si deve al fatto che ivi le rapaci tribù Berbere e Semite ebbero le prime e più tenaci dimore. (L'uomo delinquente p. 245).

Intanto sappiamo già che in Algeria delinquono meno che in Sicilia; ed in Algeria i Berberi si trovano puri da incrociamenti. Lo stesso Lombroso si affretta poco dopo a contraddirsi, constatando, ciò che si sa da tanti altri, che gli Ebrei da per tutto danno un minimo contingente alla delinquenza (p. 247). Ma gli Ebrei non rappresentano la razza Semitica per eccellenza?

(1) Nella seconda parte dell'opera, Socialismo e Sociologia Criminale, che spero pubblicare tra non guari - Editore F. Tropea, Catania - mi proverò a dimostrare meglio V attuale minima e sempre decrescente influenza del clima e delle variazioni annue della temperatura, sulla delinquenza e sugli altri fenomeni sociali.

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Inoltre, gli Abruzzi se non superano la Sicilia, certe la uguagliano in ogni specie di reati.

Ora negli Abruzzi il clima è molto più freddo, che da noi; e non vi è traccia alcuna di incrociamenti Semitici e barbereschi. Infine Trapani è la città della Sicilia dove furono più numerosi e più dominanti i Fenici (razza Semitica); ma Trapani per lo appunto non è la provincia che dà la nostra massima delinquenza.

L'on. Damiani accenna pure, sebbene sotto riserva, ad un carattere craniologico, (che ha attinenza colla razza), alla prevalente dolicocefalia occipitale in alcuni paesi della provincia di Girgenti, come causa della sua maggiore delinquenza (Inchiesta Agraria. Relazione per la Sicilia, p. 35). Quale valore possa avere questo carattere craniologico, lo si può desumere dal brano seguente:

"In generale nei malfattori l'indice cefalico non si sposta da quello etnico medio, cosicché prevalgono fra essi i brachicefali nell'Italia settentrionale e i dolicocefali nella meridionale, in corrispondenza del tipo cranico della popolazione. Ma osservati a parte gli omicidi, essi hanno dato una prevalenza notevole di brachicefali. (Lombroso, Id. p. 13, 41). Dunque la dolicocefalia è propria della Sicilia; se poi si dovesse trovare un segno caratteristico cranico degli omicidi che vi prevalgono, non la dolicocefalia dovremmo riscontrarvi, ma la brachicefalia.

Da tutto ciò quali conseguenze derivano? Una sola, e a me par chiara: che né il clima né la razza valgono, come si è ripetuto spesso, a spiegare la delinquenza della Sicilia.

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IV.

Le condizioni economiche.

Il Lombroso, il Ferri e tutta la schiera dei valorosi che nella etiologia del delitto assegnano parte non piccola ai così detti fattori fisici ed antropologici sono dalla evidenza dei fatti costretti ad accordarne una di;molto maggiore a quelli sociali; poiché mentre l'azione di questi è evidente, certa, costante, l'influenza degli;altri è instabile, contraddittoria e sopratutto non controllabile. Onde ben a ragione osservava il Turati che i fattori fisici ed antropologici si poteva accordare, tutto al più un valore predisponente riserbando ai fattori sociali quello d'importanza assai maggiore di determinante: gli uni eserciterebbero un'azione indiretta ed ssai lontana, mentre quella degli altri sarebbe diretta ed immediata.

Da ciò il dovere di occuparsi precipuamente degli ultimi, che sono, d'altra parte, i soli sui quali possano 'gli individui e gli Stati esercitare la loro azione per modificarli o eliminarli;- non occorre qui discutere se ciò possa farsi rapidamente o lentamente. -

Il Ferri dà, dei fattori sociali la enumerazione seguente: "varia densità della popolazione, stato dell'opinione pubblica, dei costumi e della religione; costituzione della famiglia e regime educativo; produzione 'industriale; alcoolismo; assetto economico e politico; ordinamento dell'amministrazione pubblica, della giustizia

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e della polizia giudiziaria; ed infine ordinamento legislativo in genere civile e penale.

"Una congerie insomma di cause latenti che si compenetrano e s'intrecciano e si combinano in ogni più riposto meato della società, o sfuggono quasi sempre all'attenzione dei teorici e dei pratici, dei criminalisti e dei sociologi". (Nuovi Orizzonti ecc. 2a ediz p. 308).

Accettando questa enumerazione dei varii fattori sociali, sento il debito di far delle riserve in quanto alla asserzione del simpatico e geniale prof, di Siena, che queste cause lamenti cioè sfuggano quasi sempre all'attenzione dei sociologi e dei criminalisti.

Si deve pure soggiungere, che tra queste varie cause si può, con poca fatica, stabilire un processo di derivazione delle une dalle altre.

Chi non vede che la istruzione diffusa fuga molti pregiudizi, modifica i costumi, rende inevitabili le trasformazioni politiche e legislative, facilita lo impianto di nuove industrie e le già esistenti perfeziona? Chi non sente che vera educazione non è possibile senza sufficiente sviluppo intellettuale, che dia coscienza degli atti da compiere; e che la conveniente educazione tempera le passioni o le volge a lodevoli e proficui intenti? Chi vorrà negare infine che istruzione conveniente e vera educazione siano possibili senza, un relativo benessere economico? Constatando così la serie dei concatenamenti, si arriva quasi a stabilire la esistenza di una causa prima - lo stato economico di un paese, di una classe, degli individui

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-dalla quale le altre successivamente derivano. Tale, la ragione che indusse qualcuno a ridurre tutti i fattori del delitto alla organizzazione economica come ad una causa causarum.

Parere ragionevolissimo diviso completamente da un membro illustre dell'ultimo Ministero Gladstone. Ecco infatti come sintetizzava un tale concetto, il Chamberlain in un suo discorso pubblico: Il gran male che dobbiamo curare è l'ineguaglianza delle ricchezze; gli altri mali - ignoranza, intemperanza, immoralità,delitto e malattie - sono mali minori, comecché derivino dalla proprietà".

Di tutti e singoli questi fattori sociali non è possibile accennare, anche di volo, nelle colonne di un giornale: è forza dunque circoscriversi a trattare dei più importanti comprendendoli, per la Sicilia, sotto la denominazione di condizioni economiche, intellettuali e politiche.

Arduo è l'occuparsi di tali fattori serenamente: lo spirito di parte può offuscare la mente di chiunque nella massima buona fede, si proponga di serbarsi imparziale. Nel caso presente soccorre opportuna una singolare circostanza: la convergenza nella descrizione di queste tre condizioni - almeno sui punti principali e direi quasi fondamentali - di scrittori appartenenti ai più opposti partiti politici, che hanno esaminate, in varie epoche, le condizioni nostre o con veste ufficiale o da semplici privati, attingendo dati ed informazioni od alle statistiche o dalle autorità politiche e giudiziarie e amministrative

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non disposte certo ad esagerare mali, dei quali dovrebbero molte volte esser re bili od infine da cittadini eminenti per censo, tura, per posizione sociale. Basta citare questi scrittori perché si scorga se veramente vi è da sulla attendibilità delle loro informazioni ed osservazioni. Chi vorrà infatti dubitare del Franchetti Sonnino, del Bonfadini, del Turiello, del Damiani?

Con la manifestata intenzione di accennare i dizioni economiche dell'isola non s'intende qui alcun dato sulla sua produzione e sul movimento d'importazione e d'esportazione e su di alcuni a menti che valgono a somministrare criteri importanti sulla ricchezza complessiva della regione; gl'intendimenti nostri sono assai più modesti; noi voglia soltanto e di volo della distribuzione della r] stessa, dei salari e dei rapporti esistenti tra classi sociali e che derivano in parte dalla precedente organizzazione politica e da quella economica.

E però giova fare in precedenza qualche e osservazione su di alcune condizioni di fatto che spiega che la ricchezza non si è sufficientemente svi o somministrano elementi di prova sulla miseria di alcune classi e sul limitato incremento dei capitali. Accenneremo perciò allestrade al credito al risparmio, alle associazioni.

I rappresentanti legali nel Parlamento, i Consigli provinciali e comunali, le Camere di commercio: stampa, i viaggiatori hanno sempre deplorato gran tempo invano, la deficienza di strade di ( nere di importanza primaria o secondaria.

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Il Bonfandini - moderato - il Turiello - statolatra - Sonnino e Franchetti- trasformisti - insisterono lodevolmente sul la esiziale influenza esercitata dalla difettosa viabilità.

Essi confermarono e giustificarono le eterne querimonie di tutta la deputazione Siciliana - per lunga serie di anni in grande maggioranza appartenente alla sinistra - e misero a nudo i danni economici e morali che ne derivarono. Ora, bisogna convenirne, si sta assai meglio di prima e l'azione benefica dello incremento nella costruzione delle strade è innegabile sotto tutti i riguardi e noi rileviamo, pel lato del quale ci occupiamo, che il grande malandrinaggio è agonizzante, se non spento del tutto (1).

Non si deve nascondere però che nella costruzione delle strade, in ìspecie comunali e provinciali non si fu guidati sempre da criterii equi ed opportuni; ingiustizie non poche furono commesse, male influenze feudali non mancarono, dilapidazioni enormi o per disonestà o per ignoranza avvennero. Va ricordato al proposito il monito severissimo della Relazione della Commissione di d'inchiesta per la Sicilia all'indirizzo dei Consigli provinciali di Girgenti e di Caltanissetta; e le roventi parole del Bonfadini, se tutte le magagne fossero state note, sarebbero uscite dal suo labbro ancora più infocate!

(1) Un largo ed intelligente contributo dello Stato darà completa soddisfazione ai nostri bisogni e alle nostre giuste esigei se e se ne avranno gli ottimi risultati multiformi che vi ebbero in Iscozia mercé l'intervento del Regno Unito.

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Conseguenza necessaria e prevedibile di tali enormi dilapidazioni furono l'aumento dei debiti e l'aggravamento spesso insopportabile delle imposte, sotto forma dei centesimi addizionali sull'imposta fondiaria; risultanze disastrosissime che hanno non di rado e per non breve tempo neutralizzato i vantaggi conseguendi dallo incremento dei mezzi di comunicazione.

Sulcreditonon vi è malauguratamente da dilungarsi. Ai bisogni dell'alto commercio e di buona parte della industria solfifera sopperisce sufficientemente il Banco di Sicilia e la Banca Nazionale; poco o niente alle industrie ed agli industrianti che ne hanno vero bisogno; ai piccoli commercianti ed agli agricoltori. Mancano le piccole Banche nelle loro forme svariate, che dovrebbero vivere rigogliose nei numerosissimi paesi dell'isola, come vivono in Inghilterra, in Germania ed ora anche nell'alta Italia, diffondendo è quei succhi vitali, che, se soverchiamente i danno pletora da un lato e corrispondente anemia dall'altro: condizioni morbose entrambe esiziali.

Da qualche tempo però è notevole un miglioramento per i criteri più larghi adottati dalBanco di Siciliache non apre ora gli scrigni esclusivamente a dei grandi commercianti ed industriali che attraversare brutti quarti d'ora e per lo sta di succursali della

Banca Popolaredi Palermo in vari paesi dell'isola ed altre che promette stabilirne con utile proprio e di ogni ceto di cittadini. Comunque, ilcreditoè ancora insufficiente, perciò l'usura l'usura viene impunemente esercitata e su larga scala.

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In taluni paesi che non occorre nominare, vi ha preso proporzioni deplorevolissime; altrove si crede dì essere onesti e generosi quando ai contadini si anticipano sementi o mezzi di sussistenza nell'inverno con l'interesse del 20 0|o a ragion d'anno.

C'è da meravigliarsi quindi se molti reati di sangue vengono dalla voce pubblica attribuiti a vendetta contro usurai?

Né la mancanza di onestà nella custodia dei prodotti agricoli, come crede l'on. Damiani, si deve soltanto alla insufficiente retribuzione del rude lavoro del contadino (Relaz. cit, pag. 37); questi crede dì aver diritto dì farsi giustizia da sé appropriandosi parte dei prodotti affidati alla sua custodia per tale motivo e per rifarsi dell'indebito pagato al padrone più o meno usuraio.

In intima connessione col credito sta il risparmio, il quale alla sua volta lo crea e crea per lo appunto quello di cui è avvertita maggiormente la mancanza. Bea poco ha da risparmiare la piccola borghesia tra noi, che per ignoranza o per soverchio amore al loco natio, che non le consente allontanarsene, o per le condizioni generali che non le aprono vie larghe e rimuneratrici di attività, vive pili che le altre classi, in precarie condizioni.

In quanto agli operai agricoli o industriali i salari meschini non consentono risparmio alcuno. Sul riguardo si hanno le risposte unanimi fatte al quistionario dellaCommissione per la Inchiesta Agrariarisposte di pretori e di sindaci fonti attendibilissime,

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come bea osserva il Damiani, quando sì considera, che se non tutti, la più gran parte di essi sono proprietari e q inclinati più al silenzio che alla rivelazione.

Dove il risparmio è impossibile, e si aggiunga l'istruzione tra le classi inferiori non esiste affatto, comprende di leggieri che non possono sviluppare quelle poderose associazioni di mutuo soccorso, direttamente o indirettamente rivelano la condizione economica dei lavoratori. Nulla vi ha in Sicilia rassomigli, anche lontanamente, alle

Trades Unions

, molto meno ancora possiamo attenderci che vi si riscontrino delle associazioni cooperative o dì consumo produzione.

Abbiamo soltanto deitentativio già riusciti a male, o di breve durata e sui quali perciò non vi è da potare sicuro giudizio (1).

Da tutto ciò chiaramente emerge che la condizione degli operai è pessima. Ed a questo stato di cose osserva il Damiani, e non allamafiavanno addebitati i numerosi reati contro la proprietà, e la circostanza particolare della Sicilia che i contadini danno delinquenza un contingente superiore a quello e altre regioni.

Che tale sia la condizione degli operai ce lo atti un grosso proprietario, il barone Mendola da Favara.

(1) Soltanto izolfatai

in alcuni paesi dell'isola sarebbero in condizioni che permetterebbero loro di fare qualche risparmio e di organizzare buone società di mutuo soccorso; ma essi s disgraziatamente i più incolti e perciò i più dilapidatori ricordano a titolo di onore quelli di Riesi e quelli di Agira.

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Per le varie classi d'operai, egli scrive, non ho saputo architettare un bilancio qualunque.

Ho provato metter su prima l'attivo anche generosamente concedendo più di quello che si dà dal padrone che si guadagna a giornata; e di poi ho veduto lo stato passivo ridotto al minimo punto; e sempre il passivo supera l'attivo. Da ciò si possono considerare le privazioni e le sofferenze dei poveri agricoltori ed anche l'immoralità resa quasi necessaria a loro poiché non bastando l'onesto guadagno, per mantenere la famiglia bisogna rubare!". (Notizie intorno alle condizioni dell'agricoltura 1878-1879, pag. 746).

Quali possono essere le relazioni tra contadini e profetarli, tra operai e padroni è facile immaginare. Esse sono tutt'altro che cordiali, ed è appunto in esse; dice il Damiani, che si trova la misura dell'abbassamento della classe agricola; ed io soggiungo che i zolfatai vengono reclutati esclusivamente fra gli agricoltori e che gli uni e gli altri sono i più delinquenti.

Per Io più si è riferito dalla autorità, continua l'onorevole rappresentante di Messina, che tali relazioni tono come tra schiavo e padrone il quale di ordinario. Va da sé la parte del leone sia redistribuendo molto male il contadino, sia prendendo per sé una parte di molto maggiore dì quella convenuta, sia anche prendendone la migliore (1).

(1) È celebre nel centro dell'isola un grosso proprietario che faceva coltivare i suoi terreni a mezzadria, ma che alla fine dell'anno agricolo se il raccolto era stato buono e il contadino

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La mancanza di case rurali, che i proprietarii si ostinano per diverse ragioni a non costruire non è causa ultima di tali discordie. Ma quello che più di tutti contribuisce a rendere peggiore questa condizione di co già abbastanza deplorevole è la esistenza del latifondo. Più estesa è la proprietà, e maggiore è ladistanza che intercede fra proprietario e contadino.Tale distanza è appunto quella che togliendo tra l'uno e l'altro ogni e qualunque punto di contatto, li rende estranei fra loro, impedisce la reciprocità degli affetti, che m possono nutrirsi per persone lontane e quasi sempre sconosciuto, ed è forse occasione alla intromissione i un corpo coibente fra questi due elementi destinati vivere d'accordo, ma pure tanto in disaccordo in quelle Provincie. (Relaz, cit. p. 37) (1).

dedotte le sementi e le anticipazioni restava in credito, chiudeva il libro ed ostentando generosità lo rimandava ed Dio con una frase caratteristica in Sicilia per indicare liquidazione a forfait. Egli lì licenziava dicendo: cu fici fia. Se però rimanevano in debito, si faceva rigorosamente pagare. Dì un altro grosso proprietario vivente si narra che costringeva tutti i suoi mezzadri a prendere da lui la semente anche quando non ne hanno bisogno, e che la dà con un tomolo più piccolo e la riceve con uno più grande, oltre l'aggio del 25 0|0. Forse vi è della esagerazione, ma qualche cosa di vero vi deve essere. Ciò è noto ai contadini che l'odiano e se ne vendicano quando e come possono. E informazioni peggiori mi pervengono da altri paesi dell'isola delle quali, per ora taccio, riserbandomì di constatarne bene la esattezza.

(1) Il censimento dei beni delle Corporazioni religione giovi

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Non sì può richiamare abbastanza l'attenzione del lettore sulla distanza tra le varie classi sociali: Là dove è minima, quand'anche il benessere economico non sia molto grande, le condizioni morali sono ottime; pessime invece e con alta delinquenza come in Sicilia, dove la distanza è molta. Questa, fra le cause della maggiore delinquenza delle grandi città, non è certo l'ultima come avrò aggio di dimostrare ampiamente nel capitolo Benessere e Beato della mia prossima pubblicazione:Sociologia Criminale.

Dopo tutto ciò parrebbe una discussione bizantina Quella sulla esistenza o non della quistione sociale in Sicilia, se il Bonfadini non l'avesse recisamente negata.

Se la esistenza della quistione sociale si dovesse soltanto ammettere quando essa viene esplicitamente formulata con agitazioni, nella stampa, in società politiche o economiche, in riunioni o in qualsiasi altro modo adatto a porla nettamente, si avrebbe certamente diritto a negarla in Sicilia come per lungo tempo fu negata da molti in Italia e che furono costretti negli ultimi tempi a ricredersi. Non così pensano gli studiosi di cose sociali. Essi non possono escludere, cullandosi talora in una fatale sicurezza, la esistenza in un paese del grande problema, che si presenta da uno o da più

a modificare in Sicilia la divisione della proprietà. Sui danni enormi economici e morali del latifondo in Sicilia concorda un intelligente osservatore, Costantino Baer, che. alcuni anni or sono pubblicò sullo argomento un bello studio nella Nuova Antologia.

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dei suoi lati, quando in esso esistono i termini che la costituiscono, lo delineano, lo pongono.

Si potrà al più affermare che esso sia allo stato latente, e forse con maggiore esattezza, che Si no le manifestazioni incoscienti; ma guai a trascurarla a non approfondirne la natura intima! Si corre il pericolo di essere scossi bruscamente da una j grave e minacciosa e tanto più feconda di irreparabili quanto meno fu preveduta e studia i nascere.

Con tale convinzione giudicarono il Sonnino Franchetti ammettendo la esistenza di una quistione sociale anche in Sicilia, riconfermata dieci anni più tardi dal Damiani. È saviamente il Turiello riflette che: le questioni sociali sussistono sempre dove sia una larga ingiustizia sociale ed un largo risentimento. Ora la prima condizione è frequente in Sicilia e spesso non manca la seconda" (Governo e Governanti in Italia, Aderendo pienamente a queste savie parole di un eminente pensatore che milita tra i conservatori, a maggior dimostrazione di questo largo risentimento soggiungere che la ribellione è latente negli che devono considerarsi come sintomi significa bene incoscienti, della larga ingiustizia sociale e l'alta delinquenza, a torto attribuita a cause accidentali individuali; e la mal celata simpatia e gli aiuti che i briganti trovarono spesso tra i contadini e zolfatai a soddisfazione del largo risentimento e non a scopo di lucro immediato o di criminose compartecipazioni; e pur astraendo dai moti sanguinosi del settembre 1866 i frequenti torbidi,

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non importa se lievi o gravi, scoppiati qua e là come a Tusa in quel di Messina, a Cattabiano, a Caltanissetta,.... e il tristo ricordo delle stragi di Nissoria e di Bronte nel 1860, tentati anche i Randazzo, quando contadini ed operai al grido di morte ai Galantuomini! uccisero realmente quanti poterono dell'aristocrazia e della borghesia! Lacrimeroli avvenimenti la cui ripresentazione è dal Damiani.

Dichiarata possibile e forse non remota per l'antagonismo dichiarato tra le varie classi sociali che ogni giorno più si delinea e si sviluppa in alcuni paesi e che spinse talvolta a commettere reati comuni senza un apparente motivo; di che potrei addurre esempi eloquenti se non temessi di eccitare dolorose suscettibilità, che il lettore può facilmente comprendere.

Ora massime se quei moti rimarranno isolati, parziali riuscirà facile allo stato una severa repressione delle manifestazioni collettive; non così quella delle manifestazioni individuali sotto forma di delitto! Provvedere a tempo opportuno, con intendimenti larghi ed efficaci ecco l'unico mezzo di prevenzione, la vera opera saviamente ed altamente conservatrice.

V.

Il Regime politico e le sue conseguenze.

Pasquale Villari nelle celebri Lettere Meridionali scrive: Ecco una notizia singolarissima, la cui verità ho potuto in molti modi accertare. Il maggior numero di delitti

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si commette da abitanti dei dintorni di Palermo, che per lo più non sono poveri, spesso anche contadini censuarii o proprietarii che coltivano mirabilmente i loro giardini di aranci. Nella Conca d'Oro l'agricoltura prospera; la grande proprietà non esiste, il contadino è agiato, mafioso e commette un gran numero di delitti. Io non voleva credere a questa notizia che sembrava sovvertire tutti quanti i principii dell'economia politica e della Scienza sociale; ma la riscontra in mille modi ed in mille modi mi fu riconfermata. I Comuni di Morreale e di Partinico sono quelli in cui le basse classi o meglio il contadiname si trova più che in tutti gli altri comuni della provincia in uno stato di agiatezza. Ora in questi due paesi appunto gli omicidii sono più spessi e più efferati che nella provincia (Articolo sulla Mafia 2a Ed. Firenze 1878, p. 27, 31 29) (1).

Uso a non nascondere né a me stesso, né agli alti le obbiezioni ben fondate che si possono sollevare contro tutta una serie di fatti e di relative induzioni, h voluto riportare integralmente le parole dell'acuto e imparziale osservatore Napoletano. Queste parole sembra che diano una smentita formale a quei rapporti che precedentemente sì cercarono stabilire tra miseria e delitto e riconfermerebbero al contrario la cosiddetta

(1) Anche la Commissione d'inchiesta parlamentare per la Sicilia, come il prof. Villari, rimase colpita dalla circostanza che la mafia dominasse maggiormente nell'agro palermitano dove la proprietà era meglio divisa.

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legge biologica della delinquenzadel Ferri, secondo la quale, per lo appunto dove e quando aumenta il benessere economico, aumentano parallelamente i reati contro le persone: quelli prevalenti nella Conca d'Oro.

La obbiezione risultante dal fatto della forte delinquenza dei dintorni di Palermo, che sorprendeva lo stesso Villari, esaminata da vicino perde tutta o quasi; sua importanza.

La prima osservazione da fare concerne la entità della agiatezza dei contadini in discorso. L'illustre Professore dell'Istituto di Firenze, mi pare, che si sia lasciato trarre in errore dalla facile qualifica di proprietarii, per credere all'agiatezza di coloro che la portano.

Questi proprietarii nel maggior numero dei casi differiscono ben poco dai proletarii essendo ordinariamente meschinissimo il valore dell'immobile che essi posseggono. Tale asserto convalida il Damiani il quale constatata che in Sicilia la maggior parte degli agricoltori possiede beni immobili (per lo più enfiteutici) provenienti dalla antica divisione; ma molti son piccoli proletari a cui non basta il proprio per vivere e sono astretti a prender terreni in affitto a mezzadria (1).

(1) Pochi ignorano in Sicilia quante ire e quanti rancori suscitano le gare negli affitti; gare accanite per la difficoltà di procurarsi altrimenti che colla coltivazione di quel pezzo di terra i mezzi di sussistenza, analogamente a quanto avviene in Irlanda. E quando la elevatezza del fitto o le avversità delle stagioni frustrano le speranze dei coltivatori, le ire e i rancori esplodono in atroci delitti. Così, anche dove meno si crede si riscontra la influenza economica nella etiologia dei reati.

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Altri, i più, non possiedono che la casa e sono considerarsi piuttosto fra i proletari che fra i possidenti; giacche con quelli hanno comune il faticoso lavoro il magro vitto e la malsania ed insufficienza l'abitazione. (Relaz, cit, p. 60, 61). E che queste proprietà anche rurali siano soltanto delle vane parrei l lo pruova il fatto che in Sicilia dal 1873 al 1882 espropriarono 13,713 fondi rustici per un debito complessivo di L. 748,356! (Relazione cit. p. 81). È la storia dolorosa delle quote minime rammentata in Parlamento con insistenza degna di sorte migliore, dall'on. Meda-Savini.

Né questo è tutto: sono innumerevoli i casi di rilascio nelle mani del direttario di proprietà rurali, di cui cultura non si ricava né la rimunerazione equa i lavoro, né tanto da pagare il censo convenuto. E che a questo estremo si viene in Sicilia, quando se ne può più, per la nota vanità dei suoi abitato specialmente delle classi inferiori, - rilevata bellamente con perfetta esattezza nei rapporti dei Consoli Inglesi al loro governo, - e che li spinge più al parere che all'essere.

Altre ragioni scemano importanza alla osservazione del Villari ed egli stesso le avrebbe certamente dal assai minor valore e non avrebbe avuto punto tanta meraviglia, se avesse fatto anche attenzione alle con dizioni intellettuali e politiche dell'isola tutta, e alle conde sopratutto, nella Conca d'oro in ispecie.

Il rapporto tra ignoranza ereati di sanguea ben pochi è ignoto e tutti possono constatare il contingente

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minimo che somministrano a questa categoria di reati le classi colte e la facoltà con la quale nelle classi inferiori si viene alle mani per reali o volute offese di minima entità. Questo rapporto trova conferma e spiegazione nella evoluzione psicologica dell'umanità.L'uomo primitivodalle emozioni vivissime, dalla impressionabilità estrema reagisce rapidamente senza riflessione e ponderazione a tutte le sensazioni; egli è essenzialmente impulsivo, E l'uomo primitivo è naturalmente ignorante. Vive, come nell'uomo primitivo sono le impressioni e pronte le reazioni negli esseri, che, a civiltà inoltrata, ancora lo rammentano: nei fanciulli e nelle plebi (Spencer, Perez, Lombroso ecc.)

Inoltre, a parte la influenza che esercita l'istruzione mitigando le passioni e sviluppando meglio, correlativamente, i sentimenti altruistici, altra ne ha importantissima che corrisponderebbe quasi a bene inteso calcolo egoistico, che io da lungo tempo avevo rilevata, e che trovai esposta or ora dal Ferri, colle stesse parole del quale mi piace esporla: "Come nota lo Spencer, essendo lo sviluppo dell'idea di causalità, l'indice della superiorità mentale, appunto nella categoria degli omicidi, come del resto nelle classi inferiori della società, il legame ideale tra causa ed effetto, fra antecedente e conseguente non è così organizzato da rendere costante, in essi, l'associazione tra l'idea del delitto e l'idea della pena. Ed ecco perché la speciale imprevidenza, che risulta da questa mancanza di associazione ideale

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fra la propria azione e le sue conseguenze giuridiche, costituisce uno dei fattori psicologici dell'omicidio ed un carattere antisociale, delinquente; giacché, secondo l'osservazione del Paulhan alla genesi del sentimento del dovere, cioè del rispetto agli altrui diritti, concorre anche l'elemento intellettuale, dell'aspettazione di certi fatti in in seguito a certi altri" (L'imprevidenza negli omicidi e Archivio di Psichiatria. vol. VI. Fase. 3, p. 268) (1)

Si può aggiungere, che questa mancanza della casualità derivata dal deficiente sviluppo intellettuale, non nuoce soltanto perché non fa percepire l'azione tra l'idea del delitto e l'idea della pena; m fa correre al reato perché non lascia avvertire la relazione tra il reato e le sue conseguenze a danno della vittima.

Ora, come non avvertì il Villari, che la Sicilia le più ignoranti regioni d'Italia e che non lo era delle altre Palermo e la sua provincia? Provino le secondo il censimento del 1881 la Sicilia dava 8 di analfabeti; la provincia di Palermo 77,93 e la città 65,61. E le condizioni dell'istruzione sono di molto migliorate sul censimento del 1871, al quale poteva riferirsi l'on. Villari.

Riesce poi più istruttiva la conoscenza del numero

(1) Del rapporto tra elemento intellettuale e morali si occuparono. Si sa che il Bukle, in questo senso egoistico, ammetteva che la moralità derivasse dal progresso Intellettuale. Tra i recentissimi scrittori il Veron (La Morale) ha ben mostrato, che non vi ha vera moralità, quando manca la coscienza sugli atti compiuti: coscienza che viene dall'istruzione

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degli analfabeti, non relativamente a tutta la popolazione, ma relativamente al numero degli sposi e dei ascritti, vale a dire di quella parte della popolazione a la quale si recluta il massimo contingente dei delinquenti. In quanto agli sposi in Sicilia appena il 31 B 0(0 sapranno sottoscrivere; e trai coscritti Palermo da il 46,63 0|0 di analfabeti, mentre Milano dà il 4,40, Firenze il 6,58 e Torino l'8,85 0|0! Ecco una delle vere cause efficienti della delinquenza in Sicilia e nella Conca d'Oro! L'altra causa poderosissima, ed è l'ultima di cui si dirà, di una delinquenza, anche non corrispondente alle condizioni economiche, bisogna ricercarla negli antecedenti politici di Palermo e della intera isola.

Si rilevò da qualcuno, che il carattere della nostra criminalità è medioevale. Questa è una verità, che sta in intima connessione colla seguente: la organizzazione politica e sociale della Sicilia, per quanto lo consentivano i rapporti e gli scambii commerciali odierni, era pienamente medioevale nel 1860. Sull'isola non era passato il soffio della rivoluzione francese.

Dì ciò convengono il Franchetti e il Damiani, il Bonfadini e il Turiello; ma la influenza della condizione politica sulla criminalità fu messa particolarmente in luce dal primo e dall'ultimo mentre era sfuggita, ne si comprende il come, tanto al Bonfadini quanto al Villari.

Il Franchetti non solo la constatò in generale, ma additò la ragione per cui maggiormente risentivasi a Palermo e nel suo agro: nella capitale dell'isola e nei suoi contorni

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domina maggiore prepotenza privata, per effetto del maggiore concorso colà dei membri de clientele dominanti; clientele usate a riconoscere p spesso dov'è più folta la popolazione, nel prepotente privato, un diritto che non è poi impedito, da alcuna autorità sociale più forte della loro volontà (Turiello,Governo e GovernatiI p. 79). Lo stesso Bonfadini con stata un altro fatto di capitale importanza, che opportunamente spiega le eccezionali condizioni morali della provincia di Palermo, cioè: la sopravvivenza, in molti paesi, di quelle lotte e di quegli odii di famiglia, che funestarono la società del medioevo; che non è giusta come taluni fanno per preconcetti politici e contro l'evidenza storica, l'asserire che le guerre civili furono un malanno peculiare dei nostri Comuni repubblicani (1); Odii e lotte vivissime in alcuni dei paesi designati dal Villari come tra i più delinquenti, che diedero luogo in tempi vicinissimi a famosi processi nei quali furono implicati non pochi personaggi eminente e che non solo i reati di sangue, ma per ispirito vendetta e per nuocere in tutti i modi agli avversari, determinarono spesso i furti, gl'incendii, e la uccisione del bestiame!

Rimontando alle origini di questo grave stato di cose si arriva a rinvenirle nella azione deleteria esercitata dal mal governo dei Borbonidi che spense in tutti la confidenza nella giustizia collettiva.

(1) Contro il conte Cittadella, credo di averlo dimostrato in un opuscolo: La repubblica e le guerre civili. Firenze 1882. Meco conveniva testé l'on. Cagnola, rappresentante per Lodi in una sua polemica col prof. Turiello.

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Circostanza gravissima che condusse alla creazione della mafia, dei campieri, e dei compagni d'armi. Con che si osserva però, che queste due ultime istituzioni, privata l'una, pubblica l'altra ma in un senso ristrettissimo, non sono dì origine moderna, ma rappresentano organi sopravvissuti, più o meno modificati, della società feudale.

Adesso cediamo la parola al Damiani, che delineando le condizioni attuali, ci darà agio di rimontare allo sviluppo collaterale e connesso della mafia, dei campieri e delle Compagnie d'armi. Egli afferma che il governo borbonico stabilì rapporti soltanto forzati tra popolo ed autorità governative. D'onde tra l'uno e le altre ne sorge un vero antagonismo che non poteva non avere le più deplorevoli conseguenze quali le seguenti.

"In generale non si osserva la parola data e si depone facilmente il falso in giudizio. Le eccezioni sono; rarissime. Qualche volta per favorire un amico, tal'altra per spirito di partito, non raramente per ubbidire alla mafia, si dissimula con pertinacia ed imperturbabilmente il vero stato delle cose e con tanta solidarietà da sviare la giustizia dalla retta via e da rendere impossibile di procedere contro i falsarli. Ciò conduce I spesso all'impunità di molti gravi reati."

"Del principio di autorità non si ha un esatto con I cetto, confondendosi sovente la autorità con la persona eh la rappresenta: la giustizia con colui che l'amministra; d'onde la persuasione che la legge non sia fatta pei ricchi,

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che nella lotta giudiziaria il povero debba soccombere, e che infine, come diceva un filosofo greco, la legge sia come una tela di ragno: le mosche grosse la sfondano, le piccole vi restano impigliate. Non è difficile che tale strano concetto sia stato tramandato agli attuali contadini dai loro antenati, che forse non avevano torto di pensarla a questo modo; ma importerebbe moltissimo di provar loro, e con esempii positivi, che i tempi sono mutati e gli uomini con essi." {Relazione etc, p. 37).

In verità non arrivo a comprendere il dubbio dell'on. Damiani, espresso con quel forse, sulla vera genesi della presente nostra situazione morale. I fatti che stanno inesorabili a provarla sono numerosissimi, come quelli che dimostrarono esistere nell'Ancien Regime francese i germi di tutte le anomalie e le atrocità dell'89. E il parere degli uomini più illuminati che si occuparono negli ultimi anni delle cose nostre, concorda pienamente; e la spiegazione datane trova ampia conferma nello studio comparativo con altre ragioni che delinearassi in appresso.

La giustizia sotto i Borbonidi era cosa talmente confusa con gli arbitrii polizieschi che il popolo in ogni accusato finì per vedere una vittima della prepotenza baronale o governativa.

La polizia e le autorità giudiziarie stavano infatti agli ordini dei feudatari che si trovavano nelle buone grazie delle alte sfere governative. Nacque da ciò che I venuta meno ogni fede nella equità ed imparzialità di chi stava preposto alla cosa pubblica, grandi e piccoli

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pensarono tutti a provvedere Individualmente alla sicurezza della persona e della proprietà: si ebbe un vero regresso a forme sociali primitive, nelle quali la giustizia individuale è tutto, poco o nulla la collettiva.

Così i baroni organizzarono schiere di armigeri detti campieri, vera riproduzione degli antichi bravi, scelti tra i più facinorosi e tra i più celebri e coraggiosi malfattori; e il popolo contò per le sue vendette sulla mafia e nel suo codice dell'omertà (1) e spesso sul brigante che riuscì così in taluni momenti ad essere considerato come un simpatico e nobile cultore del debole oppresso dal forte. La vendetta privata più che un diritto ritornò un dovere. Così si spiega come la mafia, non sia mai stata una delle comuni associazioni di malfattori aventi per iscopo esclusivo la depredazione della proprietà altrui. Alla mafia si riattacavano principalmente i reati di sangue, cosicché arrivarono a far parte della criminosa associazione molti individui riputati generalmente onestissimi e ai quali in realtà si potevano affidare con perfetta sicurezza i più vitali interessi, con la certezza di vederli garantiti; e quella sincerità che i singoli individui non si credevano in debito di palesare di fronte alle autorità, si riteneva; doverosa verso la mafia, e tra mafiosi osservavasi scrupolosamente la parola data.

Non ultimo ed importante indizio della esattezza del

(1) Se il nome non è dì antica data poco monta; la cosa esisteva da tempo remoto.

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giudizio sulla origine della mafia lo si rinviene nei rapporti quasi sempre ottimi serbatisi tra i suoi membri e il partito liberale.

In tutti i moti rivoluzionari e in tutte le cospirazioni tendenti a rovesciare il governo Borbonico, i mafiosi ebbero sempre parte non poca e prestarono importanti servigi sempre disinteressati.

L'odio contro le autorità pubbliche che aveva presieduto alla costituzione della loro associazione e del loro codice, fermentava talvolta come lievito latente sprigionavasi dando luogo alle schiette manifestazioni politiche (1).

(1) Erano scritte le pagine precedenti quando mi giunsel'ultimo fascicolo n. 5 6 della Rivista di discipline carcerarie. L'autorità di cui meritamente gode la rivista e l'illustre direttore M. Beltrami-Scalia consigliere di Stato, m'invogliano a riportare pochi brani di un bello studio sullaMano fraternail cui processo si svolse in Girgenti, perché corroborano il già detto. Eccoli. "Prima dì entrare a discorrere della organizzazione della Fratellanza credo necessario far notare che nell'associazione lo scopo di furto come argomento di comune lucro era eliminato. Siccome d'altronde essa aveva per obbligo di difendere gli affiliati in ogni circostanza e di curare la loro impunità in caso di reato, così, quelli tra li che avessero voluto far preda per proprio conto vi ei maggiormente incoraggiati da quella specie di salvaguardi sociale....... Quanto ai suoi obbiettivi un concetto emerge dall'esame dei fatti spontanei incontroverso, quello della vendetta per spirito di mafia, la protezione scambievole nel compiere vendette sia personale

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A peggiorare tale stato di cose non poco contribuì rettamente lo stesso governo dando in appalto la sicurezza pubblica alle così dette Compagnie d'armi Tentate tra ladri e mafiosi che arruolandosi nelle medesime acquistavano la impunità dei precedenti misfatti e si preparavano allegramente a commetterne di nuovi, sotto l'egida della legge.

Inutile dire che a questo strano e primitivo sistema i polizia il governo era costretto dal suo isolamento dalla generale renitenza in ogni ordine di cittadini somministrargli utili informazioni per l'amministrazione della giustizia per cui era accampato da nemico nel paese e tutti i mezzi reputava idonei per mantenervisi.

che collettive, la voluttà brutale di sopraffare, prepotendo, ciò che costituisce la mafia per la quale la vendetta non è isolo un arbitrario risarcimento dell'onore offeso ma anche la punizione di chi osa resistere alla prepotenza del mafioso; il volersi infine sostituire al potere sociale senza avere principii politici, ecco il concetto su cui corse e si estese l'associazione...

"Quanto agli attenti contro la proprietà potevano essere un

mezzo di vendetta poiché questa si compie contro una persona anche devastandone i beni; ma, come dicemmo, non: era fra i canoni della Fratellanza, il furto organizzato a scopo Idi lucro, e lo dimostra anche il fatto che di tanti chiamati innanzi al tribunale non uno era accusato di furto, ed anco gl'inviati alle Assise non dovevano rispondere che di assassinio con uno o due casi di depredazione... La Fratellanza la più alta espressione della mafia, non volle né rubare per avidità di lucro, né ribellarsi contro il capitale, né attentare alla forma di governo.

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Degli elementi torbidi e criminosi poi non solo serviva organizzandoli nelle Compagnie darmi ma ambiva i più facinorosi in singoli casi, rimunerandoli di denaro e di iniqua impunità per sbarazzarsi criminosamente di altri che credeva più pericolosi o che erano particolarmente invisi a qualche grande signore. Quelle deleterie conseguenze si dovevano avere da tali am malissimi procedimenti è facile immaginarlo. A tal proposito va corretta l'osservazione del Turiello (loc, p, 99) relativa alla durata di tali procedenti.

Non cessarono col 1866; come poté egli dimenticare la causa ella lotta fra il generale Medici e il procuratore generale Tajani, l'antagonismo tra il potere giudiziario e il potere politico che voleva persistere nell'annientare la mafia per mezzo della mafia? farsi nel sangue del nemico od offensore avidamente, ferocemente, impunemente; questo fu il suo ideale...

"A questo istinto selvaggio, quando si voglia studiare l'influenza dell'ambiente, contribuiscono più che altro le condizioni morali in cui si trova la gran parte della popolazione di quei paesi:"La classe degli operai massime di campagna abbandonata a se stessa fin dall'infanzia l'individuo quasi ignora la sua personalità ed agendo per istinto tenace solo in certe sue perniciose tradizioni non dà la debita stima né alla sua vita ne a quella di altri".

Così disse il cav. Fino Proc. del Re presso il Tribunale di Girgenti nel discorso d'apertura dell'anno giudiziario 1885 e si appose al vero".

Est-ce-clair?

Per i pochi che lo ignorassero, avvertiremo, che il Beltrami-Scalia è siciliano, e conoscendo il suo paese non avrebbe pubblicato l'articolo di cui si riportano i brani sopracitati sei li avesse trovati conformi alla verità, o avrebbe almeno qualche riserva.

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I compagni d'arme se la intendevano come non si poteva meglio coi campieri, istituzioni parallele che attingevano alle medesime sorgenti ed avevano l'incarico di sorvegliare e catturare i malfattori in apparenza; in realtà dividevano con loro il prodotto del bottino, è noto d'altra parte, che il Barone chiudeva non due ma quattro occhi sulle marachelle dei suoi Campieri purché venissero rispettate la sua persona e la sua proprietà. Estremo, al quale spesso era indotto non a scopo di lucro, ma per vera necessità di esistenza. Che fare, se il governo mostravasi impotente a proteggerlo?, Il castello diveniva ricettacolo di banditi, il feudo campo di brigantaggio. È notissimo del pari che i compagni d'arme non perseguitavano accanitamente le lande armate, se non quando avevano da vendicare qualche loro compagno ucciso dalle prime. E in questi casi di persecuzione attiva, avveniva non di rado un atto strano e inaudito: una banda armata passava da quella provincia in un'altra sotto la giurisdizione di un'altra compagnia d'arme e vi passava d'accordo con questa facendole la promessa formale di starvi tranquilla e di non destare allarmi in quel territorio, con reati gravi e clamorosi. Per la sussistenza di questi spii funesti non eranvi timori: i campieri i feudi, le masserie vi provvedevano largamente.

Né credasi che tali fatti siano remoti. Si deplorarono fino a pochi anni or sono all'epoca del brigantaggio esercitato da Rocca, Rinaldo, De Pasquale, Leone!!

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Nella inferiorità dello sviluppo intellettuale delle nostre masse, nella azione cumulata per tanti anni delle conseguenze di un mal governo, e che ha creato una vera tradizione disorganizzatrice del senso morale di un popolo a cultura innoltrata, va cercata la ragione intima della delinquenza caratteristica della Sicilia. L'azione di questi fattori intellettuali e politici spiega altresì, come in talune regioni d'Italia, ad esempio della bassa Lombardia o in alcuni punti del Veneto, nelle quali le complessive condizioni economiche del proletariato sono forse peggiori, che in Sicilia, pure vi si riscontra una delinquenza meno intensa e meno estesa.

Ma la trasformazione politica e intellettuale iniziatasi dal 1860 non ha arrecato benefici frutti? Certamente, ma non tutti quelli che se ne potevano sperare, perché sopraggiunse l'azione di alcune gravi cause di perturbazione che paralizzarono in gran parte il bene arrecato dalla rivoluzione, cause che si vanno già lentamente eliminando.

Prima e potentissima tra queste cause di perturbamento fu la introduzione della leva militare; e non solo perché fece perdere l'abitudine del lavoro al soldato, in ispecie se contadino, come vuole il Damiani (Relazione cit. p. 36); ma sopratutto perché il contadino e l'operaio che partivano pel continente si creavano i nuovi bisogni, senza che al loro ritorno avessero i mezzi corrispondenti per soddisfarli. E questo è il meno. Nei primi anni, molti preferirono

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lasciarsi dichiarare disertori, pur di non allontanarsi dalla terra natia. I disertori perseguitati in breve tempo si trasformarono i malfattori, in briganti. Il male prese tale estensione, che misure eccezionali furono prese dal governo; e ella repressione, come avviene quando ci si affida al militarismo, furono commesse ingiustizie atroci, come tielle del sordomuto Cappello e i fatti crudeli di Petralia, ad opera del tenente Dupuy. Tutte le libertà Dreno violate replicatamente; ond'era generale il chiedersi: il nuovo governo non vale l'antico? La sinistra impressione di tali fatti era aumentata all'altra importante circostanza che, respinto il concetto di Minghetti di una organizzazione regionale, la Sicilia fu sottoposto al cosiddetto Piemontesismo: l'elemento civile veniva così a completare l'azione dell'elemento militare, e i Siciliani credendosi, a torto o con ragione, trattati come un popolo conquistato - imprudentemente lo dissero e lo scrissero molti sul continente - non poterono immediatamente confidare nella equità del nuovo ordine di cose e dei suoi rappresentanti. La distanza tra Governo e governati rimase identica, se non maggiore, che pel passato, non ne potevano quindi scomparire le conseguenze. La pretesa, che a fin di bene, dei nuovi governanti di volere Spiantare di un colpo, in Sicilia ciò che vi era di meglio nell'alta Italia infatto di costumi, di abitudini ed istituzioni non poteva che accrescere il malumore i patimenti. E i governanti ci dissero barbari, e barbara pur troppo rimase per molti anni la nostra delinquenza!

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VI.

Confronti e deduzioni.

Vantaggio indiscutibile delle scienze fisiche, è quello di potersi giovare della sperimentazione, chiamata da Vauvenargues la dimostrazione delle dimostrazioni; e mercè della quale si controlla un'idea per mezzo di un fatto (CI. Bernard). Egli è così che nella fisica, la scienza sperimentale per eccellenza, tutte le condizioni del fenomeno a produrre essendo nelle mani dello sperimentatore, egli le fa variare a sua volontà e fa apparire a suo grado i fenomeni con ordine, regolarità e misura; d'onde i suoi progressi e il suo maggior grado di certezza.

Corre ben diversa la bisogna nelle scienze sociali.

A nessuno è dato riprodurre le condizioni di un fenomeno sociale volontariamente, perché sugli aggregati umani non si può sperimentare come in corpore vili.

Quando spontaneamente, però quelle condizioni si riproducono altrove, possiamo osservare, se i fenomeni conseguenti sono più o meno analoghi o rassomiglianti a quelli constatati precedentemente e in altri siti. Non può parlarsi che di una rassomiglianza maggiore o minore, e non mai perfetta e completa, inquanto che elementi che compongono la vita sociale sono cosi numerosi e complessi e i rapporti tra loro così variamente connessi, che riesce difficilissimo, se non del tutto impossibile, sia la loro esatta osservazione e valutazione, sia la loro totale ripresentazione.

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Comunque, ajutati dall'osservazione storica ed oggi ancora di più dal materiale che somministra la statistica, anche nelle scienze sociali, analizzando sottilmente le condizioni varie di un paese, e paragonandone i fenomeni, si può acquistare sulla produzione dei medesimi se non la certezza, una grande probabilità nello stabilire che date certe condizioni si avranno certi dati effetti. E ciò cade in acconcio di rilevare a proposito della delinquenza della Sicilia, onde conoscere se vi è modo di provare che quelle accennate, e non altre, sono le cause che la generano. E lo possiamo comparando le condizioni delle varie provincie della Sicilia tra loro e della Sicilia colle altre regioni d'Italia.

Il Damiani divide opportunamente le provincie della Sicilia, in rapporto alle loro condizioni economico-sociali, in tre gruppi: sono relativamente buoni nel primo gruppo- Catania e Messina; mediocri nel secondo - Siracusa, Trapani, Caltanissetta e Palermo: cattive nel terzo - Girgenti.

Sono migliori le condizioni economico-sociali nel i primo gruppo inquanto che vi è: 1° maggiore divisione della proprietà. A Messina e in tutta la marina orientale la proprietà è frazionatissima e molti sono i poderetti che hanno la estensione di 1 a 4 e di 4 ad 8 I ettari (Damiani. Relazione ult. pag. 77); 2° maggiore! quantità di terreni coltivati intensivamente a giardini,, vigneti, oliveti con compartecipazione diretta o indirei dei contadini,ai prodotti; 3° minore analfabetismo.

Se riguardo vi è da osservare, che il minimum di analfabeti per la Sicilia si riscontra a Palermo, dove tutta la benefica azione

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dell'istruzione è meno palese, non concorrendo la coesistenza del migliore asseti economico delle classi lavoratrici, mentre vi agisce un'altra causa, che sarà menzionata in appresso, di disorganizzazione morale. Ciò che, e meglio sarà dimostrato altra volta, ci mette in sulla strada per riconoscere che dall'incremento dell'istruzione sola indarno si attendono gli sperati risultati); 4° nella provincia di Messina a migliorare lo stato economico dei lavoratori, contribuisce molto la emigrazione temporanea o permanente verso le altre provincie della Sicilia e principalmente verso quella di Caltanissetta.

Nel secondo gruppo peggiorano le condizioni economico-sociali: 1° per maggiore concentrazione della proprietà minore prevalenza della coltura intensiva; 2° per maggiore analfabetismo; 3° per la scarsezza, in qualche mandamento e anche mancanza assoluta di strade rotabili; 4° per la mancanza di lavoro; 5° per la grande distanza sociale tra proprietario e contadino, quello possessore di grandi capitali e di vastissime tenute, questi misero e mal retribuito, quello riottoso e superbo, questo umile e quasi schiavo. La concentrazione della proprietà, e quindi la distanza è maggiore nell'interno dell'isola ed ivi è minore il rispetto all'altrui proprietà (Damiani Ib, p. 34).

Nella provincia di Girgenti infine, che sola costituisce il terzo gruppo inversamente a quella di Messina si ha: 1° massima concentrazione della proprietà; 2° minima coltura intensiva dei terreni; 3° massimo analfabetismo (Damiani. Ib. 35); 4° grandissimo numero di miniere di zolfo, che si possono considerare come

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veri centri d'infezione morale. Si rilevi su questo proposito, che nella provincia di Caltanissetta sarebbero migliori le condizioni morali, se non vi fosse del pari numerosa la classe dei zolfatari, nella quale si recluta la massima parte dei delinquenti di ogni specie.

Questa divisione nelle condizioni economico-sociali delle varie zone della Sicilia corrisponde, su per giù, a quella data dal Sonnino (I contadini in Sicilia) e non può menomamente porsi in dubbio, perché basata essenzialmente sui dati statistici ufficiali.

Ora la delinquenza dell'Isola varia corrispondentemente nelle sue diverse provincie come variano le condizioni economico-sociali? Se le cause della delinquenza sono realmente quelle assegnate negli articoli precedenti, la si avrà massima nella provincia di Girgenti; media in quelle di Trapani, Siracusa, Palermo e Caltanissetta; minima in quelle di Catania e Messina.

Il fatto conferma pienamente l'enunziato aprioristico.

Che le condizioni morali fossero migliori nei distretti delle Corti di appello di Catania e di Messina risulta dall'esposizione antecedente. Scindendo la delinquenza per circondarii e provincie si arriva precisamente a stabilire ch'è massima in quella di Girgenti e minima in quella di Messina.

Nella provincia di Girgenti oltre il grande numero di reati e di condannati si riscontra: 1. il massimo numero dei recidivi della Sicilia col 16,67 0[0 dei condannati pel quatriennio 1879-1884 (1); 2. elevatissimo

(1) Osservo qui, senza fermarmi sulla grave quistione, che

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il numero degli ammoniti pel quinquennio 18781881 e 3. quello dei condannati appartenenti alla classe agri cola, che nel triennio 18791881 arriva al 50,93 per KM di condannati.

Ma più che dalle nude cifre somministrate dalla statistica giudiziaria; quale sia il senso morale nella provincia di Girgenti può rilevarsi dalla seguente descrizione: "Fatte le debite, ma pur non frequenti eccezioni, ivi il senso morale è del tutto spento, e quindi 1 sentimenti di amor di famiglia, di amicizia, di religione e simili o non esistono o sono larvati. Raccapricciano le relazioni di alcuni pretori di quei mandamenti, dalle quali togliamo, riassumendoli i caratteri principali che distinguono la classe agricola di quella provincia.

"La mafia ha estese fila e le altre forme di asso, dazioni di malfattori vi prosperano, dove più dove meno.

"Il mantenere una concubina non è ritenuta cosa vergognosa, ma naturalissima; tanto che gli stessi preti, come riferisce il pretore di Campobello di Licata, ne sono provvisti, e non lo nascondono, il pretore di Ravanusa dice che i padri vendono le figlie e i figli, verso di cui non nutrono nessun amore. Lo sposo in generale cerca nella sposa il gruzzolo e non altro.

I latrocinii, gl'incesti occulti, gli uxoricidii (più spesso per avvelenamento), la prostituzione e la figliolanza illegittima

la recidiva maggiore, secondo il Tarde, non indicherebbe peggioramento delle condizioni morali. A conclusioni analoghe arriva il Garofalo nella sua Criminologia, osservando la distribuzione dei recidivi nelle diverse regioni d'Italia.

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raggiungono delle proporzioni spaventevoli, e, quel ch'è peggio, si compiono spudoratamente, quasi ere di cretini, incoscienti delle loro azioni. Se gli stupri son rari, gli è che la facilità con cui le donne si abbandonano alla richiesta ne rende impossibile la frequenza. Ed in mezzo a tutto questo, non mancano Meretrici invereconde, superstizioni immense, fede superficiale, immagini di santi ad ogni svolto di via ed in ogni tugurio ed infine tutto il treno d'inconvenienti che sogliono accompagnare l'ignoranza spinta fino all'abbrutimento". (Damiani 76, p. 35).

Il quadro è a tinte nerissime; ma pur troppo corrisponde alla realtà! A completarlo, il Damiani soggiunge, che a Ravanusa i padri educano palesamente i figli al delitto. E per parte mia rammenterò, correre da pertutto in Sicilia il detto su di un cospicuo paese della provincia di Girgenti, che ivi, le mogli nel ceto basso toglievano in prestito delle somme dalle amiche e dalle vicine, promettendo restituirle col prodotto della grassazione che il marito sperava commettere in una delle notti venture; che nella provincia di Girgenti ultimamente si svolse il processo della vastissima associazione della Mano fraterna, il quale, per quanto gonfiato dalla polizia, costituisce sempre un fenomeno gravissimo.

Quale espressione politica del pessimo stato econo

mico della stessa provincia, va ricordato infine, che ivi l'Internazionale trovò il maggior numero degli aderenti nella nostra isola.

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Volgiamoci a più spirabil aere. La provincia di Messina ci offre uno spettacolo confortante inverso a quel di Girgenti: Riscontrasi nella prima: 1° il minimum dei reati della Sicilia; il minimum della recidiva risola, e credo dell'Italia intera: 9,10 recidivi su condannati; 3° il minimum di delinquenti appartena alla classe agricola per Pisola e forse per tutto il regi 9,08 agricoltori su 100 condannati; 4° più vigorosi e altrove (1) i vincoli di famiglia e più elevato il se] morale.

Anche la provincia di Messina ha i suoi comuni con forte delinquenza e con notevole peggioramento morale; ma nei medesimi sono state notate queste cause che vi agiscono direttamente: 1° malsania e ristrettezza; delle abitazioni della classe agricola; 2° lontananza campo, in cui si esercita il lavoro, dalla casa di abitazione, circostanza questa, la quale impedendo all'agricoltore di ritornare tutte le sere al focolare domi stico, anzi spesso tenendolo lontano per mesi e mesi è feconda di inconvenienti deplorevoli; 3°; la mancala di case rurali; 4° la scarsezza di facili e pronti mezzi di comunicazione; 5° l'antica ignoranza sull'agricoltore che spesso è di una brutalità inconcepibile

(1) Rilevo che nei furti campestri Messina supera alcol Provincie dell'isola. Questa superiorità in tale reato poco grave io la credo più apparente che reale e derivata da una maggiore sorveglianza dovuta alla migliore divisione della proprietà. Per quel che vale noto altresì una coincidenza; il Veneto; di una delle regioni a delinquenza minima, primeggia nei furti campestri.

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pei tempi che corrono e in un paese non molto lontano dal foco della civiltà moderna, (Damiani 76).

Tali i due estremi: la minima e la massima delinquenza in Sicilia in corrispondenza perfetta colla migliore o peggiore condizione economica delle regioni dove la si osserva.

Sulle Provincie che stanno nella posizione media, Palermo soltanto deve richiamare la nostra attenzione per ridurre a debite proporzioni i giudizii emessi finora sulla sua delinquenza e per valutare giustamente le e condizioni morali mettendole in rapporto alla sua popolazione e al posto che occupa in Sicilia.

Se la delinquenza di Palermo e della sua provincia destò maggiori clamori nel continente e localmente ciò si deve principalmente: 1° al fatto, che nella capitale dell'isola la stampa vi è più numerosa che negli altri punti; essa commenta ed illustra i reati più gravi che vi si commettono e che passano sotto silenzio altrove; 2°. alla circostanza che si attribuisce facilmente a Palermo la delinquenza del suo Distretto di Corte di Apjpello, che comprende quella di Girgenti e di Caltanissetta.

L'occupare oggi Palermo col suo agro un posto intermedio ha un valore morale superiore a quello relativo a Messina che presenta il minor numero di reati.

Ed ecco perché.

Palermo è la città più popolata dell'isola contando di circa 800,000 abitanti, mentre Catania e Messina di poco sorpassano il terzo.

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A Palermo, come alla antica capitale, accorrono spostati, gli ambiziosi, di tutta la Sicilia.

Ora chi ignora che la delinquenza cresce nella città in proporzioni geometriche, quando la pop non si aumenta che in proporzioni aritmetiche esempio basta ad illustrare il fatto. Londra con 3.000.000 di abitanti dà un terzo del totale della delinquenza dell'Inghilterra e del principato di Galles, che conta 25,000,000 di abitanti. In ragione di popolazione Londra non dovrebbe darne presso a poco che un'ottava. Lo stesso fenomeno si osserva a Parigi, a Berlino e in tutte le grandi capitali di Europa e di America.

Il non osservarsi ciò a Palermo colla sua p non è dunque un fatto consolantissimo?

Per la Sicilia già il Procuratore del Re Pie pane, nella relazione sull'Amministrazione di Giustizia nell'anno 1884, deplorò che Catania - città presentasse un numero di reati molto superiore della provincia.

Ed a che cosa attribuirlo? A questo solo, il mio modo di vedere: le conseguenze dell'antico regime politico, man mano che si è assodato il nuovo e vi funziona più regolarmente, sono andate scomparendo, rimanendo invece i buoni effetti di quella migliore distribuzione della proprietà constatata dal Villari rimane spiegata meglio la contraddizione apparente rilevata dal medesimo e riconfermato il conce il delitto è il prodotto delle condizioni sociali ed economiche.

Passiamo lo stretto e dato un rapido sguardo all'insieme

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delle condizioni delle varie regioni della penisola troveremo argomenti inconfutabili a mantenerci in tale convincimento.

La Calabria, la Basilicata, gli Abruzzi, Roma, la Sardegna complessivamente si avvicinano alla Sicilia per sinistra influenza degli anteriori governi dispotici, corrotti e corruttori; pel poco sviluppo delle associazioni, per la pochezza dei risparmii; per la tenuità dei llari; pel numero degli analfabeti; pel movimento economico dedotto oltre che dalle Banche dal numero delle lettere e dei telegrammi e dalla emissione e pagamento dei vaglia; per la divisione della proprietà e pel modo di coltura; e infine pei rapporti esistenti tra proletarii e proprietarii.

I dati statistici ufficiali servono sufficientemente ad illuminarci sulla realtà delle condizioni economiche e sociali di quelle regioni.

Le relazioni diverse per l'inchiesta agraria, li corroborano, sebbene talune, come quella del Salaris per la Sardegna, del Branca per le Calabrie e Basilicata, del Angeloni per gli Abruzzi, Molise e Puglia, attenuino alquanto la verità e siano disposte piuttosto ad un serto ottimismo. I discorsi parlamentari, come quelli pronunziati in varie epoche sulla Sardegna da oratori appartenenti ai diversi partiti politici, e gli altri sul brigantaggio delle provincie napoletane - notevoli sopratutto quelli del Castagnola e del Ferrari perché settentrionali e non accecati dall'amore del loco natio e dalle ire e da risentimenti locali; e infine i rapporti e le descrizioni di viaggiatori en touristes, o a scopo

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politico (1) confermano splendidamente la stabilita somiglianza.

Il rapporto tra certe date condizioni economico-sociali e una data delinquenza è talmente quello che esiste tra causa ed effetto, che le cennate ragioni presentano per lo appunto e nel numero e nella gravità dei reati una grandissima analogia colla Sicilia.

Le analogie si riproducono esattissime non solamente nel movimento generale della delinquenza, ma in quelle singole manifestazioni che assumono una forma caratteristica.

(1) Rammentiamo tra i tanti: per la Sardegna il ]V il Conte Alberto di Lamarmora, per le province i il Villari, il Pani Rossi, Renato Fucini, Jessie W R. De Zerbi, Carlo Dotto dei Dauli, Turiello, Franchetti, ecc. ecc.

Il Colonnèllo Marselli, attuale segretario dal Ministero Guerra pel continente meridionale osserva che: "se la sordida noncuranza di certi proprietarii lascerà in | accumularsi l'odio già condensato e feroce dei o trattati come viti bestie, non è improbabile che uragano si scateni dalla bassa Italia sul resto del e che l'insurrezione delle classi inferiori, schiave dell'avarizia e della prepotenza baronale, ritrovi un Masaniello, od uno Spartaco più fortunato ". (Gli italiani del Mezzogiorno).

Frasi altrettanto incisive, avvertimenti del pari si possono trarre da tutti gli scritti degli autori i in questa nota. E si osservi, che ad accezione del Dotto, appartengono tutti o al partito conservatore o a quello tiepidamente liberale!

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Così, in Sardegna, al dire del Bonfis, la introduzione della leva militare incontrò la stessa ripugnanza e condusse gli stessi effetti che in Sicilia. L'organizzazione feudale e il mal governo vi tolsero altresì l'autorità morale ai preposti alla cosa pubblica e ritornò alla vendetta colla giustizia privata; e in Sara del pari che in Sicilia divenne generale la remmmza a deporre nei processi, e molti reati gravissimi commettono a solo scopo di vendetta, anche da persone agiate (Discorso inaugurale dell'anno Giuridico 1885 del Procuratore Generale di Cagliari) e come nella accussa sì regredì del pari nella difesa: onde si vide la sicurezza pubblica data in appalto ai Barragelli, istituzione rassomigliantissima alle Compagnie d'armi.

Se in Sicilia si rese celebre la mafia nel Napoletano parallelamente s'impose la camorra con maggiore tendenza al furto, mentre la prima e le squadracce nelle campagne a preferenza si davano ai reati di sangue.

La camorra come la mafia assunse alla sua volta cornice politica prestando servizii non pochi al liberalismo. In senso inverso a Roma, nelle Romagne, nelle Marche e nell'Umbria il Carbonarismo, associazione primitivamente ed esclusivamente politica, somministrò on rare volte un contingente rilevante alla comune delinquenza.

Si potrebbe illustrare meglio la deleteria influenza dei cattivi governi, che anche secondo il Lombroso L'Uomo delinquente e specialmente: L'incremento dei delitti 16 e seg.), togliendo ogni autorità ai loro rappresentanti, alimentarono la camorra, la mafia,

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il brigantaggio, e questi alla loro volta contribuirono a deprimere il senso morale? Dopo di che non può che sorprendere altamente inconseguenza e la contraddizione in cui è caduto Turiello. Il quale dopo avere efficacemente descritte le condizioni politiche ed economiche del mezzogiorno d'Italia, mettendole in evidente relazione colla sua delinquenza (Governo e Governati 1° p. 153, 158, 159, 181 189, 195, 198, 333, 348) esce nella seguente conclusione "per quanto possa parere strano (meno male che tTi si avvede della impressione che devono fare le sue parole!) la radice della massima delinquenza Italiana, ( più del mezzogiorno Italiano, e del massimo ottimismo ideale dei giureconsulti Italiani, e più dei Napoletana è la stessa. " È nella maggiore inefficacia abituale sugli intelletti meridionali e sulle loro volontà del sensi del limite e del reale!" (p. 327). E poscia in tutto un paragrafo - il IX - del cap. 3°; si sforza a dimostrare che camorra o brigantaggio non sono che I prodotto dell'indwidualismo eccessivo e disciolto che domina nel Napoletano! " (p. 181).

Ecco a quali esagerazioni conduce l'amore alle teorie preconcette! L'Heghelianasimo imponendosi ad una mente positiva, quale è quella del Turiello, la fa deviare dal retto sentiero, facendole dimenticare le cause vere del fenomeno criminoso, già nettamente descritte, e spingendola alla ricerca di altre ipotetiche e nebulose! (1)

(1) L'illustre prof. Gabriele Rosa indicò tra i primi la vera

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Come in Sicilia nella minore delinquenza di Messina si ha una efficace contropruova sulle cause che la generano, altre convincentissime se ne riscontrano sul ente. È significativo il miglioramento sensibile avvenuto sulla Basilicata man mano che si sono costruite le strade, sviluppate le associazioni e le Banche popolari, dato incremento alla emigrazione, è ancora di più quello delle Romagne, dove la massima azione deleteria fu esercitata dal governo pontificio; rimossa la quale il miglioramento si rende sempre più notevole. Oggi solo l'ira di parte può far sollevare tanto rovello contro quella nobile e fiera regione; dove se i radicali sono numerosissimi, invece i delinquenti, e contro le persone e contro le proprietà, molto meno numerosi che in Sicilia, in Sardegna, nel Napoletano, e Roma: non arrivano o sorpassano di poco la media di tutto il Regno per parecchi anni consecutivi.

Né si avrà dimenticato che il minimum della delinquenza, e in ogni specie di reati si rinveniva nel Piemonte, nella Lombardia, nel Veneto, in Toscana. La maggiore istruzione, lo sviluppo delle strade, i frequenti

sociale del brigantaggio nel Napoletano, che egli fa rimontare ai tempi remotissimi della Guerra Sociale. Ad onore del vero si dica pure, che in seguito all'impulso dato dalla scuola positiva di diritto penale alla ricerca delle cause di reati, moltissimi magistrati trascinati dalla corrente, nei loro discorsi e relazioni sull'Amministrazione della giustizia hanno messo in evidenza la potente influenza dei fattori sociali.

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rapporti coi popoli più civili di Europa, l'essere stati sottoposti a governi o meno dispotici o meno corruttore; la memoria non cancellata dell'anteriore civiltà e benessere, determinarono le sue presenti condizioni morali ottime relativamente a quelle del mezzogiorno continentale e insulare. Ma la più attiva causa efficaci delle medesime ci viene somministrata dal segue specchio comparativo sul numero dei proprietarìi mezzadri, dei braccianti e giornalieri. Nel Piemonte per 100 abitanti vi sono circa 15 proprietarii, in Liguria li in Lombardia 5,72, nel Napoletano 3,48, in Sicilia 2,05 (1] Nella Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia prevalgono i mezzadri e gli affittajuoli. In Toscana i mezzadri sono il 52,11 della popolazione agricola, nelle Marche il 63,j Gli affittajuoli in Lombardia sono il 13,01, nel Vene il 15,84 per 100; nella provincia Romana sono invece l'1,12 della popolazione agricola, nella Sicilia il 3,47 nella Sardegna il 2,72 per cento. I braccianti e giornalieri sono il 54,11 della popolazione agricola nel Napoletano, il 16,06 nelle Marche e nella Toscana (Tammeo, I delitti ecc. nelle R. delle discipline Carcerar 1882, p. 4).

Dunque? Dunque abbiamo maximum di proprietarii," di affittajuoli e di mezzadri col minimum di reati

(1) In Sardegna sono numerosissimi i proprietari; ma la loro proprietà è di quella che va nelle quote minimissima. Secondo Ton. Salaris (Relazione sulla Sardegna per V JnJ Mesta agraria) questi proprietari ricavano tanto dai loro terreni da morirne di fame.

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in Piemonte, nel Veneto, nella Lombardia, nella Toscana, e viceversa minimum di proprietariì, di affittajuoli, di mezzadri col maximum in ogni specie di reati in Sicilia, nel Napoletano, a Roma...

L'intima connessione fra la ricchezza e la sua ripartizione da un dato e la delinquenza dell'altro venne pure bellamente descritto da uno dei più attivi intelligenti deputati del Centro nel Congresso delle Banche popolari Italiane a Bologna e con parole tali, che non so resistere alla tentazione di riprodurle integralmente:

"All'aria di rigoglio e quiete nell'agricoltura, disse Fon. Fortunato, che tanto ha colpito me nelle vostre Provincie succede improvviso nell'animo del viaggia toro nelle provincie del mezzogiorno come un senso indicibile di turbamento e di meraviglia per un non so che di universale desolazione, che gli fa credere ad un cataclisma a una recente irruzione di barbari.

Voi pensate allora come ad una lotta crudele fierissima, fra l'uomo e la natura: una lotta di cui l'uno e l'altra portano indelebili le tracce dolorose. Ed è una guerra acerba, o signori, quella che si combatte laggiù per l'esistenza; la nostra società stessa sconvolta per tanti secoli, non è ancora stabilmente assestata, essa «è ancora all'inizio della sua formazione, con tutte le violenze - malcelate dalle forme di un epoca civile - delle società primitive; con tutto l'urto irresistibile - per quanto sordo e latente - delle pass

ioni irrefrenate.

E una sorte comune adequa tutti proprietarii e proletarii, borghesi e contadini, galantuomini e cafoni:

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l'assoluta mancanza di capitali nel vero sensi della parola, assoluta fin giù nei minuti risparmi dell'azienda domestica dei meno disagiati. Laggiù o signori, quasi non è e non può essere ancora quistione di ripartizione della ricchezza: mal si può ripartire ciò che non è stato ancora prodotto. - Quante volte girovagando per quelle provincie mi si è offerto all'occhio lo stesso uniforme e monotono paesaggio!

Quando si percorrono quelle contrade un'idea vi corre al pensiero ricchezza pubblica è pubblica moralità! E quanti nutrono ancora qualche dubbio sulla equivalenza tra benessere e moralità meditino sulle pagine del non mai abbastanza compianto on. Morpurgo. Egli nella prima parte della relazione sul Veneto per l'Inchiesta Agraria ricorda che nella parte montuosa è proverbiale il rispetto della proprietà privata; e ciò oltre ad ascriversi alle buone tradizioni, alle relazioni più intime tra i conterranei di ogni classe, ad una vita più laboriosa ecc. si deve principalmente attribuire alla poca ineguaglianza delle fortune Però quanto più diminuisce la piccola proprietà a misura che dal monte si scende al piano tanto più crescono i piccoli furti campestri. (Le condizioni dei contadini nel Veneto).

C'è bisogno di dedurre una conseguenza dalle anteriori premesse? Se ciò si vuole non ve n'è possibile che una sola:il delitto è il prodotto delle condizioni sociali.

Conclusione confortante perché dimostra possibile, com'è reale il miglioramento, il progresso morale

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dell'umanità, sbandendo il dolorante fatalismo del Quetelet. Il delitto perciò, essendo un prodotto dei fattori sociali muta e si trasforma, si attenua o aumenta colle varie trasformazioni che le medesime subiscono e diviene un prodotto essenzialmente storico.

E invero il clima e la razza non erano molto diversi da quelli che oggi sono a Siracusa, a Roma, nella Magna Grecia, a Firenze, a Venezia nei tempi antichi e, nell'Evo-medio. Il clima e la razza erano nel medio-Evo quasi identici a quel che oggi sono, in Inghilterra, in, Francia, in Svizzera. Eppure oggi da noi prevale una delinquenza massima; allora prevaleva presso quegli i altri Stati che ebbero anche essi i loro brigantaggi celebri colla Jacquerie in Francia, coll'anabbattismo in I Isvizzera, e in Germania, coi moti di Wat Tvler in Inghilterra.

Perché ciò? perché la libertà e il benessere migrarono dalle nostre plaghe in quelle più lontane. Faccia[ mo che essi ritornino in Italia di unita alla massima possibile uguaglianza, e con una maggior somma di i civiltà vedremo rifiorire le nostre condizioni morali.

(Estratto dal Giornale di Sicilia).

INDICE

I. - Prevenire o reprimere? Pag. 5

II - La delinquenza della Sicilia « 10

III - Il delitto in rapporto al clima e alla razza.. « 15

IV. - Le condizioni economiche « 23

V. - D Regime politico e le sue conseguenze... « 35

VI. - Confronti e deduzioni « 52

ERRATA CORRIGE

Pag. 6, lin. 7 dell'associazioni.......... - dell'associazione

» 10, » 8 correzzione................ - correzione

» 10, » 20 determinismo.......... - determinismo?

» 11, » 20 eccezzionali.............. - eccezionali

» 14, » 14 Il secodo................... - Il secondo

» 17, titolo -18 - …................ -17 -

» 18, titolo -17 - …................ -18 -

» 18, lin. 22 che …..................... - cha -

» 24, » 25 Chi vorrà negare...... - Chi vorrà affermare

» 48, » 12 precedenti................. - procedimenti










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