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Fonte:
http://www.repubblica.it/- 4 settembre 2005

Prima ancora di un modo di vivere e un modo di essere, sulle sue sponde anche il tempo ha una durata diversa, vaga: qui tutto si mescola in una quotidianità quasi letteraria. E forse solo attraverso le parole degli scrittori e dei poeti potrà tornare a farsi sentire con una voce forte in grado di parlare al mondo.

Mediterraneo la poesia del lago di luce

di TAHAR BEN JELLOUN


Il Mediterraneo è una perla. Come le pietre preziose e sorto dalle viscere della Storia, attraversando molte prove e difficoltà. E un'area geografica, certo, e una pane importante della storia dell'umanità: un mare con le sue sponde, con diversi paesi e popolazioni; e una serie di stereo tipi. usati a proprio vantaggio dall'industria turistica. Ed e anche un comodo gadget per organizzare colloqui, che consentono ai promotori di giustificare le sovvenzioni di cui fruiscono Go che si dice in quei convegni — ovviamente non sempre ma in alcuni casi—se ne va via col vento, trattenendo al massimo 1'attenzione di pochi isolati, o appassionati della realtà mediterranea. E ormai un filone, una buona ricetta per parlare senza dir nulla, o magari per proclamare frasi generiche del tipo «il Mediterraneo lago di pace», pur sapendo benissimo che pochi altri luoghi hanno visto esplodere tante guerre civili e conflitti tra stati. Ma questo lago che non e un lago, per quanto calme possano essere le sue acque, e un enigma, un mistero che affascina e intriga.

Il Mediterraneo, prima ancora che un modo di vivere, e un modo di essere. Per comprendere bene quest'affermazione basta immaginare un asiatico un nordico condannati a lavorare a Napoli o a Beirut: troverebbero difficile, se non impossibile. assimilare l'immaginario dei mediterranei, e soprastato la loro concezione del tempo, il loro modo di consumarlo.

Qui il concetto della durata, cos'i preciso e sempre misurato altrove, e vago, estensibile, e a volte anche poetico, nel senso che i punti di riferimento dell’essere si perdono o si o si confondono, mescolando le necessita tecniche e amministrative con l’affettività, gli interessi familiari, le pulsioni irrazionali etc. E’ una questione di grammatica e di sintassi, che nel Mediterraneo non sono come altrove. Si può parlare la stessa lingua, farsi capire passando per l'inglese o lo spagnolo, ma il modo di fare e di comportarsi, i gesti, i simboli cui ci si richiama sfuggono inevitabilmente alla struttura della lingua propriamente detta.

Nel mondo arabo, il Mediterraneo è chiamato «il mare bianco di mezzo». Di fatto non è bianco, né sta nel mezzo. Al limite, lo si pub collocare al centro della carta del mondo: tutto dipende dal luogo in cui si sta, da dove lo si guarda. Bianco, perchè il suo azzurro è talmente luminoso da confondersi con la luce lunare, quando la luna è piena. Il mondo arabo non si è fatto una fama di tradizioni marittime, benché i suoi scambi commerciali siano sempre passati per il Mediterraneo.

Oggi però i leader politici lo citano di rado. Forse perchè appartengono alla sua area più povera e sovrappopolata, che più segnala la differenza rispetto alle nazioni del Nord. Un’area che certo avrebbe voluto poter godere delle stesse ricchezze dei dirimpettai dell'altra sponda.

Il dramma è che il Mediterraneo è multiplo e squilibrato, sia sul piano economico che su quello demografico. La sua area settentrionale è ricca, ma scarsamente popolata; e ha bisogno della manodopera dell’altra sponda, meno sviluppata ma sovraffollata di gente che sogna di emigrare, lasciandosi alle spalle la povertà in cui vegeta da molti lustri. Questa disuguaglianza è anormale. Si contava sull’Europa perchè ristabilisse l’equilibrio facendo del Mediterraneo un'entità armonica, forte, bella e di sangue misto. Ma l'Europa ha preferito rivolgersi ad Est, e ha integrato vari paesi di quell'area con sconcertante rapidità.

Ha dimenticato il Sud, gli ha voltato le spalle. Ma il Sud continua a guardare all'Ue, ad osservarla. E se non è l'Europa a venire al Sud, e la sua gente ad andare, per vie legali o clandestine, verso quell'Europa che 1'ha trascurata.

I ministri dell'interno del G5, che comprende tre paesi mediterranei, si sono riuniti a Evian, nell'Alta Savoia, per mettere in comune le loro infrastrutture e concordare i voli organizzati per espellere gli immigrati clandestini, raggruppati a seconda dei paesi di provenienza. Come ha detto il ministro francese Nicolas Sarkozy, si tratta di “coordinare i nostri sforzi finanziari e politici” (le Monde, 5 luglio 2005). Inoltre. per meglio sottolineare il legame di queU'Europa del Nord con gli stati dell'Est, Sarkozy ha proposto di trasformare il G5 in G6, inserendo nel gruppo anche la Polonia.

La migrazione rimane una costante del Mediterraneo povero. Un tempo erano i portoghesi, gli spagnoli e gli italiani a lasciare il proprio paese per cercare lavoro sull'altra sponda; mentre oggi questi stessi paesi — e soprattutto i due ultimi — sono divenuti terre d'immigrazione. Nel 2004 si contavano in Spagna 375.767 immigrati marocchini regolari, di cui 128.686 nella sola Catalogna. Dal 1996 la popolazione straniera si è triplicata. Con la regolarizzazione di varie centinaia di migliaia di immigrati privi di documenti, la Spagna e L’Italia hanno voluto risanare una situazione in cui il lavoro nero faceva comodo a molti imprenditori. ma insidiava lo statuto lei lavoratori e defraudava lo Stato dei contribuii non versati per questi lavoratori clandestini, inesistenti sul piano legate. Un gesto che è stato criticato dalla Francia, usato persino come argomento per incitare al voto contro il progetto di Costituzione europea. Uno dei leader di destra di questa campagna è arrivato a dire che presto “i marocchini egli albanesi regolarizzati verranno da noi a recare disoccupa/ione nella nostra società”.

***

Il Mediterraneo e tutte queste cose: variegato e uguale a se stesso, complesso e irrazionale, seducente e contraddittorio. Ma come fame un'entità unita e forte, una sorta di blocco ove le ricchezze siano distribuite con equilibro e giustizia, la demografia si sviluppi in maniera armonica e la violenza sia messa al bando?

L’Europa avrebbe potuto fare la scelta di orientarsi verso il Mediterraneo, tenendo in giusta considerazione l’importanza di questa sua componente, con le sue debolezze e suoi punti di forza. Ma l’UE è ancora incompleta, e sta attraversando una seria crisi. Potrebbe darsi che il no al progetto di costituzione — un rifiuto molto ambiguo —rappresenti un'opportunità per il Mediterraneo. Ma per renderla realizzabile occorrerebbe convertire alla "religione" mediterranea paesi quali la Germania, l'Olanda, il Belgio, la stessa Gran Breiagna. E’ questo il vero problema: un problema che non è né politico né economico, ma culturale. La cultura mediterranea è cresciuta attraverso incontri, scambi, passioni, commistioni di razze, duttilità, ma anche forti ambizioni. Agli arabi si deve la traduzione di Aristotele in arabo e in latino. E sono stati viaggiatori arabi come Ibn Batouta, o italiani come Marco Polo, a portare nel mondo lo spirito di questo Mediterraneo. I viaggi, i commerci, le vicende di guerra e pace, i ritrovamenti e i matrimoni, le successive simbiosi culturali, nella musica come nella pittura o nell'arte culinaria: ecco ciò che più fedelmente definisce il Mediterraneo di oggi e di ieri.

* * *

Saranno forse la letteratura e la poesia a unificare il Mediterraneo, dandogli una voce in grado di arrivare lontano e di parlare al mondo. E’ con la cultura e con la poesia che il Mediterraneo resisterà — poiché si tratta di resistere a una globalizzazione che sacrifica il Sud. Non possiamo contare sui politici, più preoccupati della propria carriera che del futuro del Mediterraneo. La resistenza, la fanno i visionari, coloro che portano nel cuore questa luce mediterranea e la celebrano, la cantano al di la del tempo e delle contingenze. I poeti ci parlano di giardini che non hanno più un paese ove fiorire. E ci rammentano «i frutti nella poesia e nel mare».

Sono parole di un poeta libanese francofono. Georges Schehadè, che ci dice ancora:

«Quando avremo

Spiagge dolci da toccare con lo sguardo

E una vita ove l’ombra si scosta dalla luce

Verrà il riposo con i suoi tesori

Tu ed io sulla Terra delle spiagge

O amore mio che i viaggi

Al sonno stai domandando».

E come per rispondergli, il poeta greco Yannis Ritsos scrive, nel marzo 1972:

«I1 nudo sentiero, il sole, i ramoscelli secchi, le pietre.

Raggiunta infine la sorgente, al meriggio,

Davanti al fragore e all'abbondanza dell'acqua,

Comprendiamo quando la nostra sete

Sia poca cosa».

L'andaluso Vicente Aleixandre evoca il sole, che e l'altra faccia enigmatica e immobile del mare, in una poesia intitolata Figli del sole:

«La luce, bella luce del sole,

Crudele messaggio dell'impossibile,

Annuncio dorato di un fuoco sottratto all'uomo,

Ci in via la sua folgorante promessa strappata

Sempre e per sempre in cielo, serenamente statico

(Sombras del paraiso: 1939-1943).

 

Nel settembre 1941, l’altro premio Nobel della letteratura, il greco Georges Seferis, descriveva con parole semplici la quotidiana bellezza di questo Mediterraneo:

«Il mare ti appartiene e il vento

Con un astro sospeso al firmamento.

Signore. essi non sanno che noi

Siamo solo ciò che possiamo

Curando le nostre piaghe con erbe

Raccolte sui verdi pendii.

Non laggiù ma qui, molto vicino.

Respiriamo come possiamo,

Con la timida preghiera d'ogni mattino

Che si fa strada verso la riva

Lungo le faglie della memoria

Signore, non con loro. Sia fatta altrimenti la tua volontà».

***

Come gia disse il poeta francese Renè  Char, «gli uccelli non hanno cuore di  cantare in un cespuglio di domande». Il bacino mediterraneo, e più precisamente la sua parte più povera, il Sud, somiglia a una foresta di interrogativi, di  problemi, di destini contrastati. I poeti  sono i migliori analisti di una situazione  strutturale. Vedono lontano e in profondità. Perciò bisogna consultarli —cioè leggerli in via prioritaria, se si vuole che questa parte del mondo possa divenire un luogo in  cui far vivere e cantare i valori dell'umanesimo. Sarebbe difficile chiedere al cancelliere tedesco, al presidente del consiglio italiano o al premier britannico di tener conto  della voce dei poeti. Ma gia Platone, e in seguito anche  Nietsche, molto prima di quest'epoca moderna cosi violenta e manichea, avevano detto quanto i politici avessero bisogno della filosofia e della poesia.

Viviamo in un mondo bipolare, dove per il momento domina l’asse anglosassone; e il mondo asiatico sta avanzando. L'uno e l'altro hanno in comune una cosa: del Mediterraneo non sanno neppure dove si trovi. Per alcuni è un club di vacanze, per altri un supermercato che vende prodotti coltivati a migliaia di chilometri di distanza.

Ragione di più perchè i mediterranei prendano coscienza dell’eccezione culturale che rappresentano, dell'opportunità di essere diversi, del loro interesse a rafforzare i reciproci legami politici, economici e culturali. ».

(Traduzione di Elisabetta Horvat)



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Fonte:
http://www.repubblica.it/- 4 settembre 2005

LE CAPITALI LE CAPITALI
MENFI
Fondata da Re Narmer, nel II millennio a.C. fu la città più grande del mondo.
 
ROMA
Per sei secoli, fino al 476 d.C, fu la capitale politica del Mediterraneo
ATENE
Nel V sec. a.C., l'era di Pericle, divenne la capitate culturale del Mediterraneo
COSTANT1NOPOLI
La nuova Roma sopravvive mille anni alla prima: nel 1452 diventa Istanbul
CARTAGINE
Città fenicia, nel V sec. a.C. fu il centro di un enorme impero commerciale
GRANADA
Nel XII secolo, è la perla luminosa (e islamica) del medioevo  europeo
ALESSANDRIA
Fino al III secolo d.C. tu l’erede di Atene nel ruolo di guida culturale del mondo
VENEZIA
Nata sulle isole poi sfuggire ai barbari, fino al 1700 è la regina del Mediterraneo


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Un articolo molto bello, ma non condividiamo la scelta della redazione di omettere dalle "capitali" del Mediterraneo città come Napoli e Palermo.

Web@master - 5 settembre 2005
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