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La traversata

L'alleanza elettorale tra il neonato movimento Noi Meridionali e Lega Nord ha scatenato una accesa discussione tra i fautori (chi vi scrive è favorevole) e gli avversari.

Pensiamo sia giusto portare questo contrasto alla luce del sole. E avremmo voluto che questo contrasto fosse emerso pubblicamente prima dell'accordo elettorale.

Noi non crediamo nè alle avanguardie rivoluzionarie nè alle teorie sul popolo bue.

La gente ha diritto di sapere la verità: sempre!

Una delle obiezioni - fra le tante - che solleva Petra nell'articolo recapitatoci dalla Rete di Informazione delle Due Sicilie è che si è entrati nell'alleanza "senza peraltro richiedere riferimenti espliciti all'identità dell'Isola".

Noi che non siamo siciliani, l'altro giorno, leggendo la lista dei candidati in un giornale locale ci siamo fatti la stessa domanda e non avremmo accettato per esempio che Maiorana venisse colocato in terza posizione,

Anche il realismo politico ha dei limiti di decenza e di opportunità.

Se la Lega nord usa un movimento siciliano per accreditarsi anche il movimento dovrebbe avere un suo forte tornaconto altrimenti è impossibile poi convincere gli elettori meridionali che la scelta è stata necessaria per superare il problema della raccolta delle firme.

Noi comprendiamo che il problema della visibilità porta tutti a spingere verso l'alto lo scontro, ma a questo punto stiamo assistendo ad un vero e proprio gioco al massacro tra i variegati gruppi autonomistici meridionali e il movimento "Noi Meridionali" che ha scelto l'alleanza elettorale.

Con questo articolo chiudiamo il capitolo "Noi Meridionali" poichè pensiamo di aver fornito abbastanza materiali di riflessione ai naviganti e non serve sprecare altro spazio di questo sito.

L'unico documento che aggiungeremo, se ne verremo in possesso è il programma politico di "Noi Meridionali".

Si sarebbe dovuto diffondere almeno una bozza di programma prima di sottoscrivere l'alleanza ma non è mai troppo tardi.

Per finire, abbiamo linkato anche un articolo di Zitara su Fora per evitare che le nostre posizioni vengano confuse e identificate.

Questo sito non ha una linea politica, Fora ne ha una limpida e chiara.

Noi ospitiamo la rivista di Zitara per una sorta di riconoscenza verso il suo impegno senza compromissioni a favore dei territori dell'ex Regno delle Due Sicilie.

Web@master


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Rete di Informazione delle Due Sicilie


La Dignità calpestata
 
La decisione da parte di stimati Meridionali di appoggiarsi alla formazione politica del Nord, oltre e creare scompiglio e mortificazione tra i Meridionalisti D.O.C., ha generato crisi ideologiche con reazioni di vario genere, in molti casi caratterizzate da giudizi estremamente severi.
Tuttavia un segno positivo è stata la nascita di un comune senso di appartenenza e la disperata difesa di una ritrovata dignità che non si vuole più perdere nemmeno di fronte a lusinghiere possibilità di rivalsa elettorale.
Diramiamo un comunicato stampa diffuso dal periodico "L'Isola" che, nel merito "Lega Nord e Noi Meridionali"  dice la sua attraverso la penna di Eugenio Preta. 
Cordiali saluti
 
Cap. Alessandro Romano

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Bruxelles, 07/05/2004
SICILIA, LA DIGNITA' CALPESTATA

Lo svolgersi della Storia non è per niente originale. I suoi cicli ritornano continuamente e gli uomini niente fanno per tirare lezione dal passato. Così, non ci pare oggi che le dominazioni straniere dell'Isola si siano esaurite - tra gli aneliti unitari - in quello Stato sabaudo che, ad esempio, incamerava allora i beni ecclesistici e demaniali, imponeva la coscrizione obbligatoria, affamava i contadini, dichiarava lo stato di brigantaggio, aumentava le imposte dirette, affrontava una riforma agraria senza creare la piccola proprietà terriera, ma continuino anche in un moderno Stato centralista che ancora gestisce lo Statuto di autonomia per rispondere alle esigenze clientelari della classe politica e dei partiti che di volta in volta si alternano al governo dell'Isola e non per soddisfare le esigenze dei Siciliani.

"L'ALTRA SICILIA" osserva come, negli utlimi 50 anni, nonostante il successo momentaneo di una aggregato politico siciliano svanito poi nel tradimento, nelle gelosie e nelle lotte interne, sia mancato quel riscontro elettorale che in democrazia serve a dimostrare la validità di un progetto politico e così ha ritenuto di dover scendere in campo, in prima persona, per dare un primo segnale di quella spinta alla rinascita dell'Isola, che pur in molti sentiamo fermentare.

Non vogliamo qui ripetere le pressioni ricevute per impedire l'affermazione di una lista siciliana che faceva paura, visto il potenziale regionale a cui si rivolgeva e il supporto culturale su cui poteva contare: il giornale "L'Isola" che è diventato una realtà criticabile forse, ma certamente inconfutabile.

Ci siamo quindi rivolti all'intelligenza del Siciliano, senza opprimerlo con messaggi e ritornelli ruffiani, al vero Siciliano che, pur vivendo all'estero, non si è lasciato contaminare dal linguaggio dell'assimilazione e non riesce a mettere in un unico calderone tradizioni e cultura e si oppone ad una globalizzazione di cui non sa che farsene.

Abbiamo quindi imparato che, anche all'estero, le campagne elettorali anche le meno appariscenti, come quella per l'elezione del Comites, si muovono in un contrasto di accordi, nella logica del voto di scambio, in falsi amici e faccendieri di turno. Ma invece di scoraggiarci ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo imbarcati nell'avventura della presentazione di una lista siciliana convinti di dover dare l'esempio e il segnale di un processo di riscoperta identitaria e di valorizzazione della nostra gente.

I segnali che però oggi ci provengono dal clima elettorale avanzante ci consegnano due realtà: quella di chi sta all'interno della Sicilia e quella di chi invece dall'esterno ne è osservatore attento.

La prima, gelosa delle prerogative conquistate con il rimanere sul posto, nel luogo in cui è nata, pronta alla logica dell'interesse personale a dispetto del tutto, senza grandi ideali, in un perenne dormiveglia gattopardiano;

L'altra che è partita per stare meglio, che ha lasciato terra, genitori e affetti, che vive di sacrificio e di nostalgie e cerca di trovare quell'identità che la partenza le ha fatto smarrire, spaesata in un'appartenznza dimenticata, sostenuta nella forza di andare avanti ipotizzando un'Isola che invece non c'è più.

Le prossime elezioni europee, favorite da un sistema elettorale che premia anche le piccole formazioni politiche, avrebbero consentito ad una forza politica veramente interessata a tutelare l'Isola e i suoi abitanti una rappresentanza importante nelle istituzioni europee. Presenza che avrebbe posto un'Isola di oltre 5 milioni di abitanti nei centri decisionali del continente e avrebbe consentito la rappresentazione diretta delle esigenze e delle aspettative dei Siciliani senza permettere, così com'è avvenuto, che i partiti del Nord scendessero in Sicilia, "novelli Garibaldi", assoldando lanzichenecchi e presentandoli in liste che niente hanno a che spartire con la nostra storia, la nostra cultura, il nostro sentire.

Ora non siamo riusciti a metterci d'accordo sulla necessità di farci trovare uniti e preparati di fronte alla sola possibilità di riscatto che ci si offre oggi: eleggere nostri rappresenanti.

Cerchiamo di imitare il Nord ma dimostriamo di non aver imparato nulla da questo Nord.

Che Lega Nord o Lega lombarda si propongano al giudizio degli elettorii rimane certo un loro diritto. Ma che si presentino, alla luce di un'ideologia separatista e anti-meridionalista, addirittura agli elettori Siciliani, dopo aver assoldato gli ascari di sempre, pronti a vendersi per un posto al sole senza peraltro richiedere riferimenti espliciti all'identità dell'Isola, questo ci offende e ci fa del male umiliandoci nella nostra dignità. Specialmente perchè contattati da questa stessa gente, avevamo avanzato innanzitutto pretese di identità, identificazione certa e programmi per la Sicilia e, non avendone ricevuto assicurazione, avevamo declinato l'offerta.

E tutto questo obbedisce, alla fine, ad una logica abietta: impedire l'affermazione di un partito identitario siciliano, paritario nella rappresentanza ai partiti tradizionali, e annacquare nei soliti partiti centralisti gli aneliti siciliani a "sollevare la testa".

"L'ALTRA SICILIA" continua la sua opera di riappropriazione storica, ma soprattutto civile, sociale e culturale dell'essere siciliano. Un modo di essere forgiato da secoli di dominazioni, certo differenti e importanti e di difficile comprensione, ma da cui è nato un popolo siciliano e con esso gli ideali di una nazione Sicilia.

Smarrendo quel senso di libertà e di indipendenza che lo ha portato a lottare per uno Statuto di Autonomia, oggi sempre disatteso, il popolo siciliano è costretto, ancora oggi, ad affrontare lontananza, sacrifici, dispetti e nostalgie.

Eugenio Preta

"L'ISOLA - L'ALTRA SICILIA"

Al servizio della Sicilia e dei Siciliani


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Ecco i riferimenti al giornale da cui presumiamo sia stato tratto l'articolo inviatoci da Romano

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Updated: fpaolo.catania, 11/05/2004

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