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Sud 2009: chi votare?

Angelo D’Ambra

2 Giugno 2009

Cari amici,

in questi giorni di elezioni, tra decine di nomi di candidati sussurrati nelle orecchie nelle occasioni più disparate e volantini di tutte le misure destinati a traboccare dal mio cestino della spazzatura, mi preme ribadire come la penso.

Partiamo dalla nostra storia, partiamo da quel Regno delle Due Sicilie che fu il più grande esperimento di natura colbertista d’Europa, capace di intervenire con raziocinio nell’economia e nella società a difesa delle proprie eccellenze, dettando i tempi della crescita in un periodo in cui il passaggio dall’economia agricola a quella industriale sembra non ammettesse alternative.

Crollato questo nostro Regno con gli eventi politici e militari che conosciamo sotto il nome truffaldino di “Risorgimento”, l’avida borghesia agraria, possidente e baronale, si strinse in un blocco con gli industriali del nord e tagliò fuori dai giochi la borghesia industriale meridionale. Ebbero, così, origine quei mali del “sud” che perdurano ancora oggi: disoccupazione, criminalità, emigrazione.

I meridionalisti di oggi dicono che ci vuole l’autonomia. Tutti i partiti non hanno pensato due volte a mettersi in bocca questa parola, hanno voglia di mandare al diavolo le loro segreterie romane e sbattersi i soldi direttamente in tasca. Sotto gli occhi di tutti, la Lega non perde occasione di invocare più Stato e Maroni è diventato il campione della militarizzazione sociale, ma nessuno si accorge che autonomia vuol dire più Stato, più Stato vuol dire più burocrazia, più burocrazia vuol dire più tasse.

La logica che seguo è un’altra. Noi dobbiamo individuare i criteri giusti per rafforzare e proteggere le nostre imprese, dobbiamo far nascere quella figura di imprenditore virtuoso che ci manca, quella figura di imprenditore che investe e sa come e quando farlo, in tecnologia, ambiente e innovazione. Noi dobbiamo creare mercato per le nostre aziende ed il mercato può tutelare le nostre maestranze. Mentre la Fiat di Pomigliano e quella di Termini chiudono che facciamo? Che faranno le forze autonomistiche per difendere le nostre imprese? Che faranno i vari capetti per difendere il lavoro della nostre gente? Tutto quello che hanno fatto fino ad ora? Saltelleranno tra l’indifferenza e la tiepida richiesta a Roma di sussidi per la FIAT, impresa del nord, predatrice di quel polo d’eccellenza che fu di Nicola Romeo, ingegnere di Sant’Antimo in provincia di Napoli!

Allora, mentre già nascono altri partiti che sbandierano autonomia e riscatto per il “sud”, lasciatemi dire che vorrei meno partiti e più mercato, meno burocrazia e più imprese, meno tasse e più lavoro, solo così potremmo salutare disoccupazione, criminalità ed emigrazione e solo così potremmo porre le basi per la vera autonomia, che non è quella concessa dallo Stato centrale sotto la pressione di lobbies politiche locali tutt’altro che affrancate da clientele e parassitismo, ma quella conquistata con le nostre braccia e le nostre spalle. Votiamo pure, ma non caschiamo nel teatrino della politica italiana!

Angelo D’Ambra























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