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IL MUSEO LOMBROSO: UNA FOSSA COMUNE IN MOSTRA

Emilio Zangari

26 luglio 2010


Ho visitato il museo Lombroso il 17 luglio  con una delegazione parlamentare guidata dall’Onorevole Domenico Scilipoti. Lo scopo di questa delegazione parlamentare, chiaramente non finanziata dallo Stato ma dalle tasche proprie di ognuno dei partecipanti, era e rimane quella di dimostrare l’inutilità di un museo degli orrori, che non ha nessun motivo di esistere; dedicato ad una persona le cui tesi sono state smentite dalla Scienza ufficiale fin dalla fine del 1800.

Lo pseudo scienziato Cesare Lombroso visse nel periodo in cui l’Italia fu “unificata”, diciamo così, e i suoi  studi furono sostenuti (pagati) da un governo che aveva tutti gli interessi a dimostrare che le feroci carneficine che i “soldati” piemontesi facevano sulle popolazioni  Duosiciliane erano giustificate dal fatto che la popolazione fosse “inferiore “ e atavica, quindi portata a delinquere.

Ma gli “studi” del Lombroso spaziavano in molti altri settori della finta medicina o scienza “antropologica” come lui stesso la fece battezzare:   la donna viene, dal Lombroso, considerata inferiore per natura rispetto all’uomo, e anch’ella  catalogata in diverse  categorie; la donna prostituta, la donna criminale e,quando non rientranti in queste due categorie,  la donna “normale”.  Ma anche in questo caso, scrive il Lombroso…la donna… «ha molti caratteri che l' avvicinano al selvaggio, al fanciullo, e quindi al criminale: irosità, vendetta, gelosia, vanità», e la sua perversità (della donna) si accentua in certi periodi…“Durante le mestruazioni nulla è più frequente che la menzogna, unita con la cattiveria e l' astuzia, le sleali maldicenze, le delazioni calunniose, le trame perfide, l' invenzione di favole“ ; altra prova della “pericolosità” delle donne è il pelo:…  «In 234 prostitute trovammo la distribuzione virile del pelo nel 15%, mentre nel normale era il 6% e nelle criminali il 5%. Viceversa la peluria che va al 6% nelle prostitute russe e nel 2% nelle omicide, manca nelle oneste e nelle ladre», e così via; 634 pagine piene di importanti “scoperte scientifiche” sulle donne scritte in collaborazione con il giovane Guglielmo Ferrero, assatanato disprezzatore di donne che poi divenne suo genero sposando la figlia Gina.

 Un suo saggio  ha visto anche lo studio del biciclo(bicicletta), un’opera veramente “interessante” piena di eccezionali “intuizioni” scientifiche. Il saggio in questione si chiama “il ciclismo nel   delitto” e ne riporto alcuni passaggi significativi:

 

“Ogni nuovo meccanismo, che entri nei congegni della vita umana, aumenta le cifre e le cause della delinquenza come della pazzia; così la elettricità e il magnetismo si sostituirono alle azioni diaboliche nei deliri persecutori dei paranoici ed entrarono nei nuovi strumenti e forme del crimine……    Ed erano appena piantate le ferrovie che già si moltiplicavano i furti più speciali ferroviari, preceduti dai deviamenti dei treni……..  Nessuno però dei nuovi congegni moderni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo, sia come causa che come strumento del crimine; e a tal punto che se una volta si pretendeva (invero con un po’ di esagerazione) di trovare nella donna il movente di ogni delitto virile nel troppo celebrato: Cherchez la femme, — si potrebbe con minor forse esagerazione sentenziare ora: Cercate il biciclo — in gran parte dei furti e delle grassazioni dei giovani, sopratutto della buona società, almeno in Italia.  Ciò può spiegarsi per molti modi: Per la enorme diffusione di questo meccanismo, non solo come mezzo di trasporto e di sollazzo, ma anche come ammennicolo di guadagno nei record e nelle rivendite; come occasione di maggiori rapporti ed attriti fra gli uomini, il che ho dimostrato nel mio Uomo delinquente accrescere sempre il delitto …………… etc.etc.etc

Considerare una persona così degna di avere un museo è veramente paradossale ed offensivo per l’umanità.

Ma l’opera prima del Lombroso, fortemente appoggiato dai governi dell’epoca, è stato lo studio dell’”uomo delinquente”.  Molto dei suoi studi furono fatti su “briganti” che, giustamente, si ribellavano ad un’invasione barbara, cosi come su molti veneti, che guarda caso, erano le due zone (Sud e Veneto) che più si opponevano alla violenta “annessione” che il Piemonte voleva imporre. In una delle tavole allegate al libro “L’uomo delinquente”, su una cartina, venivano indicati i reati di RIBELLIONE E VIOLENZA  contro l’autorita di PubblicaSicurezza, compiuti nel quinquennio dal 1879 al 1883, se al 1° posto risulta esserci, giustamente Napoli, al 4° posto risulta esserci Venezia.  Le zone che più avevano e ancora combattevano per recuperare la libertà perduta risultavano essere le più “delinquenti”.

Da questo studio Lombroso estrae la convinzione che il popolo meridionale sia inferiore  a causa del suo essersi mischiato con razze africane, e quindi impure, che lo hanno fisicamente “contaminato”. Il SUD fu politicamente abbandonato alla criminalità poiché essa venne considerata inestirpabile, essendo intrinseca ad una cultura inferiore e primitiva, frutto di un popolo che essendo "reo" di avere avuto influenze genetiche "negroidi" e semitiche era un popolo di "criminali nati" secondo la terminologia del Lombroso.  L'atteggiamento dello stato italiano, che già nel 1876 accettò la teoria dell'esistenza di almeno due razze in italia: la euroasiatica (padana e "ariana"), la euroafricana (centro-meridionale e "negroide"), contribuì in modo determinante alla nascita di un diffuso razzismo antimeridionale nel nord Italia e in tutto il mondo. Allo stato italiano ciò permetteva di reprimere, senza dover rendere conto del come,  le giuste e sacrosante ribellioni dei Partigiani (gli invasori li chiamavano briganti).  Basandosi sulle dichiarazioni degli scienziati italiani, gli Stati Uniti d'America hanno dato luogo a forme esplicite di apartheid politico nei confronti dei meridionali (in particolare negli stati del sud degli USA: Alabama, Virginia, ecc.). Più in generale gli immigrati italiani venivano separati al loro arrivo a Ellis Island (New York), i settentrionali venivano fatti sbarcare dal lato riservato ai "bianchi" e  i meridionali da quello riservato ai "non-whites". Divisione ufficialmente avallata dalla Commissione Dillingham del Senato degli Stati Uniti nel 1911. Ai siciliani poi, per via della più recente (medioevale) commistione con mori e saraceni, spettava nel profondo sud americano il soprannome di "white niggers" (negri color chiaro), oltre quello di "black dagos" (black = negro & dagos da dagger= accoltellatore) con conseguente apartheid economico, politico e sociale.

La loro paga era inferiore a quella dei "neri" e insieme a loro spesso erano linciati per futili motivi: dal 1880 al 1930, secondo i dati ufficiali, il 90% di tutti i linciati "europei" negli USA erano immigrati italiani, meridionali e/o siciliani. Ed erano spesso minacciati dal Ku Klux Klan.   La stessa campagna razzista si svolse in Australia e in altre nazioni di cultura anglosassone, ma non solo.  Fino a quando, verso la fine degli anni ‘30 in Italia, vennero varati provvedimenti, le cosiddette leggi razziali fasciste, principalmente contro le persone di religione ebraica o di origine semitica, a difesa di una presunta "razza italiana". Nel 1938 infatti alcuni scienziati italiani sottoscrissero il Manifesto della razza, noto anche come “Manifesto degli scienziati razzisti”, il cui testo fu scritto in netta contraddizione con le precedenti teorie, e in esso si volle affermare - per opportunismo politico, dovuto all'alleanza con la Germania - l'esistenza di un'unica ipotetica "razza italiana", interamente ariana.  Il "Manifesto della razza" del fascismo assimilava i popoli latini mediterranei, prima considerati inferiori, a quelli germanici e ariani, facendoli entrambi "puri ariani" e quindi facenti parte di razze  superiori a tutti gli altri (semiti, camiti, asiatici, slavi, ecc.). La sua pubblicazione coincise con quella delle leggi razziali in Italia, che furono responsabili della deportazione e uccisione di centinaia di migliaia di ebrei, zingari e appartenenti ad altre etnie. Come effetto grottesco, l'anno dopo la pubblicazione del Manifesto della razza, nel 1940, i meridionali negli USA divennero ufficialmente "whites" (bianchi).  Tuttavia né questo repentino e breve cambiamento, né il successivo capolinea del razzismo scientifico, rigettato come pseudoscienza subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, modificarono la mentalità formatasi in quasi un secolo di propaganda antimeridionale. Forme inconsce e semi-clandestine di razzismo antimeridionale hanno persistito  e persistono fino ad oggi e  sono spesso documentate da denuncie pervenute a livello mondiale.

Oggi questo antico razzismo viene in gran parte riattualizzato da alcuni semplicemente sostituendo alla parola "razza" quella di "cultura", "popolo" o "civiltà" e mantenendo intatta la stessa precedente impostazione "pseudo-scientifica".   All’interno del Museo, su una delle pareti della penultima sala, vi è appeso un quadro con le statistiche del numero dei  reati divisi tra l’italia meridionale e la settentrionale; non è specificato il periodo della statistica, ma la differenza è enorme, uno ogni circa 5600 al nord, 1 ogni circa 900 al sud, con valore decrescente da nord a sud.  Nessuno dichiara che, se  uno stato viene invaso da un esercito straniero, è soggetto ad atti di rivolta contro gli invasori ( kossovo, Iraq, Afghanistan e altri ne sono la prova) e che i reati aumentino è una conseguenza inevitabile;  ma quello che balza agli occhi è che, nonostante le nostre guide si affannassero a smentire le teorie del Lombroso, non si poteva non notare che, per teorie che soltanto un pazzo poteva partorire, nel 2009 si è aperto un museo di almeno 300 metri quadrati,pagato con soldi pubblici, piene degli scritti, delle dichiarazioni e delle conclusioni a cui il Lombroso è arrivato, mentre per dire che sono completamente false si dicono soltanto poche  parole nel video della  sala 4.

Cosa possono pensare le scolaresche che vengono in visita al Museo e che leggono, ad esempio, che  i Neri (africani) sono tali perché non sono altro che scimmie che hanno perso il pelo? Sapranno discernere tra le poche parole della sala 4  (se le sentono), e le “verità” del Lombroso a cui è dato uno spazio enorme?

Ma andando avanti nella visita del museo si potranno osservare 904 teschi(dati comunicati dal direttore), di cui il 99% senza alcuna indicazione del perché siano esposti, tranne un piccolo foglio su cui trovate scritto che solo per una piccola parte di essi è possibile risalire ai dati anagrafici.   Alcune sale sono piene di questi teschi in bella mostra senza alcun motivo.  Ma il culmine è la sala dove è esposto il teschio del Brigante Villella(chiaramente meridionale), in cui il Lombroso ebbe, come dicono i pannelli esplicativi, la “rivelazione”, una fossetta  che viene indicata, senza ombra di dubbio, come la causa scatenante della violenza del Brigante. Della delegazione Parlamentare faceva parte anche il sindaco del paese di provenienza del  PARTIGIANO  Villella, che ha chiesto di poter seppellire i resti umani del suo concittadino nella sua terra, e sarà una delle battaglie che verranno portate avanti. A questo proposito la presenza di  Padre Antonio Loffredo, sacerdote Napoletano, con cui ci siamo soffermati a recitare una preghiera, è stata fondamentale.  Un museo vergognoso,  una vera e propria fossa comune in cui dei poveri resti umani, facilmente sostituibili con calchi di cera, e privati di ogni riferimento geografico, potrebbero svolgere lo stesso compito, semmai  ci sia, che svolgono adesso.  In questo periodo in cui sento retoriche parole inneggianti ad una presunta unità di questo  paese,  si finanzia un’opera che serve solo a fomentare un odio che, tra nord e sud, cresce in maniera esponenziale ogni giorno che passa. Ma probabilmente chi, in maniera più o meno inconscia, è convinto che in fondo le teorie del Lombroso, depurate da dichiarazioni che adesso non sono “politicamente” corrette,  hanno un senso di verità, si sentono rassicurati, appagati, come quando il positivismo era convinto di poter dare qualsiasi risposta alle paure dell’uomo.  Quello che si è capaci di fare è istituire feste nuove e ricorrenze per ricordare “l’unità”, ma senza curarsi di fare atti concreti per far si che quella unità che tanti, a parole, vorrebbero esistesse,  cominciasse davvero ad esserci.

 Emilio Zangari (Consigliere Nazionale Partito "per il SUD")

 www.nolombroso.org



Gli articoli apparsi sulla Stampa di Torino e sul Mattino di Napoli
relativi alla visita del parlamentare dell'Idv Domenico Scilipoti
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