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LE
FINANZE NAPOLETANE
E
LE FINANZE PIEMONTESI
Dal 1848 al 1860
DEL
BARONE G. SAVARESE

SECONDA EDIZIONE

NAPOLI
TIPOGRAFIA DI GAETANO CARDAMONE
Strada Latilla, n.° 6

1862
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Napoli 24 marzo 1862


I.


Il signor Vittorio Sacchi, che ha diretto la nostra finanza dal 1 aprile al 31 ottobre 1861, pubblicò sul finire di novembre di quello stesso anno un suo rendiconto, che fu accolto con molto favore.

E meritamente; perché tra i moltissimi che qui son venuti di fuori a governarci, il Sacchi è stato il solo che non ci ha detto villanie; anzi è stato il solo che non ha sdegnato di studiare il meccanismo del nostro sistema finanziario, e che ha portato sul personale di quel dicastero un giudizio serio ed imparziale.

Egli non ha temuto, in pieno 1861, lodare il sistema della percezione fondiaria in uso tra noi; l’ordinamento della nostra Tesoreria e dei nostri antichissimi banchi. E parlando dei nostri impiegati ha conchiuso; «che nei diversi rami dell'amministrazione delle finanze napoletane si trovavano tali


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»capacità di cui si sarebbe onorato ogni qualunque più illuminato governo» (1).

Si è detto che a cagione di quella sua pubblicazione, egli sia caduto in disgrazia del ministero. Noi senza affermarlo, non oseremmo smentirlo. Ma è fuor di dubbio, che il paese, o almeno una parte di esso ha renduto un chiaro omaggio alla sua imparzialità, quando ha portato il suo nome, come deputato, sulle liste elettorali.

In un tempo di tanta abbiezione, e di tanta servile adulazione alle passioni dominanti, ogni più picciolo atto, che rivela il nobile istinto dell'indipendenza, onora altamente l'individuo, e giustamente eccita le simpatie popolari.

Perché non è stato egualmente diligente, o imparziale nel rintracciare ed esporre la vera situazione delle nostre finanze, al tempo degli ultimi avvenimenti, che han posto termine all'antica monarchia napoletana? Perché ha preteso dimostrare che nell'anno 4860 le finanze napoletane presentavano un disavanzo dì 62 milioni di ducati?Perché ha voluto dipingere l'antico, regno di Napoli, come un'azienda gravata di debiti, costretta già da più anni a vivere di espedienti, e prossima al fallimento, se la mano, pietosa del ministero piemontese non fosse venuta a sorreggerla? Per verità, queste cose sono piuttosto incredibili, che vere!

Gli è mancato il tempo per ben studiare i fatti; ovvero si è creduto nel dovere di seguire, almeno in questo, quella politica imitante e menzognera che è la politica propria de' partiti, ma che è indegna de’ governi, i quali sono chiamati


(1) Vedi — II Segretariato generale delle Finanze di Napoli dal 1° aprile a 31 ottobre 1861—Pag.12.



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a rappresentare il principio della verità e della giustizia in tutto e verso tutti?

Di queste due ipotesi noi preferiamo di attenerci alla prima, come quella che torna più onorevole all'autore del rendiconto. Non gli rivolgeremo però quel rimprovero che Omero pone in bocca ad Eumeo, quando udendo dire cose incredibili esclama:


«Perché prode uom qual sei, mentire indarno?


Anzi dichiariamo formalmente, che se ora noi togliamo ad esaminare quel lavoro, principalmente nel fine di rettificare il giudizio intorno alla situazione finanziaria dell'antico regno di Napoli, non intendiamo con questo né di scemare il pregio di quel libro, né il merito dell'autore. Ma lo facciamo unicamente nell'interesse della storia; ed in omaggio a quello stesso spirito d'imparzialità di cui l'autore ci ha dato un così bello esempio, ed una così luminosa pruova.

Perché veramente la storia delle nostre finanze, è la storia del regno di Napoli; è la storia nostra. La quale, se pure è stata finora il: retaggio esclusivo di noi napoletani, ora è divenuta patrimonio di tutti gl'italiani. Ora questa storia costa di due parti. Dei principii governativi e della loro applicazione pratica. I primi sono scritti nelle nostre leggi: la seconda si desume da' nostri bilanci.

Noi tratteremo brevemente delle une e degli altri, e cosi ci troveremo in termine del nostro lavoro di aver corretto un giudizio, e rettificato un fatto.


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II.


Il principio governativo che ha regolato tutto l'andamento delle nostre finanze dalla restaurazione della monarchia napolitana che avvenne nell'anno 1733 sino al 1860, è stato costantemente quello di non gravare i popoli di nuovi tributi, ma in vece di scemare gli antichi.

Il marchese Tanucci che nel passato secolo governò per quaranta anni il regno di Napoli; che ricomprò tanta parte delle gabelle alienate; che fu il primo ad attuare l'ammortamento del debito pubblico per mezzo della riduzione, e della cassa delle ricompre; che elevò tanti mirabili monumenti di arte, ed aprì le prime comunicazioni rotabili nel regno, meritò che si scrivesse sulla lapide che cuopre le sue ossa.


CUM PER ANNOS QUADRAGINTA CLAVUM REGNI MODERASSET NULLUM VECTIGAL MPOSUIT


Questo esempio fu religiosamente seguito dai suoi successori.

Pareva a quegli antichi uomini che la stabilità dei governi riposasse principalmente sul rispetto della proprietà privata; e che la morale e la politica si accordassero, per domandare ai cittadini i minori sacrifizii possibili, a nome dello Stato.

D'altra parte essi non avevano molto il gusto di quelle grandi emozioni che procedono dalle inaspettate catastrofi politiche; e credevano di aver fatto tutto, quando avevano mantenuto la pace tra i vicini, e la concordia tra i cittadini.

Evidentemente essi avevano il torto di credere con Cicerone, che:


... ut circumspiciamus omnia, quae populo grata atque


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jucunda sunt, nihil tam populare quam pacem, quam concordiam, quam otium reperiemus.

Il signor Sacchi, è vero, c'insegna che un paese è tanto più ricco, per quanto maggiori sono i balzelli che paga.

»Non neghiamo, egli dice, che tranne la fondiaria, nessuna imposta diretta gravitava sulla rendita nelle provincie napoletane.

»Ma se paese più ricco sia quello nel quale si paga meno d'imposte, Inghilterra e Francia dovrebbero essere paesi poverissimi; le steppe della Russia e le lande dell'America paesi più ricchi e floridi» (1).

Veramente noi potremmo osservare che l’Inghilterra e la Francia pagano grossi tributi perché sono paesi ricchi; ma non sono ricchi perché pagano grosse tasse: nessuno uomo si arricchisce perché spende; ma spende perché è ricco. Or l'imposta è una spesa per il contribuente.

Del resto, se le dottrine economiche del signor Sacelli sono, quelle degli uomini che ci governano, noi non ci permetteremo nessuna osservazione in contrario; solamente li pregheremo, o di lasciarci nella nostra antica povertà, o di trovare un'altra via per arricchirci.

Ma qualunque sia il giudizio che voglia portarsi intorno a queste dottrine, sarà sempre vero in fatto, che il regno di Napoli dall'anno 1733 sino all'anno 1806, fu bensì sgravato in parte dei balzelli che pagava sotto il vice-regnato, ma non fu mai gravato di nuovi tributi.

I Francesi che nel 1806 conquistarono il regno di Napoli, quantunque avessero riformato tutto il nostro antico sistema finanziario, non si allontanarono molto da queste tradizioni.


(1)Pagina 49.


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Essi introdussero tra noi la tassa personale, quella delle patenti, e l'altra del registro graduale; ma l'ammontare delle due prime tasse, unito a quello della fondiaria, non superò di molto-ciò che i cittadini pagavano prima a titolo di contribuzioni dirette (1).


(1)La contribuzione diretta istituita tra noi con la legge degli 8 agosto 1806 venne, a sostituire tutte le contribuzioni dirette anticamente in uso nel regno, le quali con Io stesso decreto furono abolite. Di quelle antiche contribuzioni se ne contavano circa cento; ma le principali erano ventidue. Chi volesse saperne il nome potrebbe consultare la legge citata. La rendita che da quelle anticamente si ritraeva sommava a duc. 7,077,100, xomposti così:

Contribuzioni-feudali

duc.

267,600

Contribuzioni delle Comunità

»

2,819,500

Corti dei Baglivi

»

800,000

Pei ministri del culto

»

3,000,000

Per chiese e strade

»

170,000

Orfanotrofio

»

20,000


duc.

7,077,100

La contribuzione diretta col decreto 2 agosto 1813, fu stabilita in ducati 7,500,000 pari a lire napoletane (di 4,20 per ciascun ducato) 33 milioni, divise così:


Contribuzione fondiaria

duc.

6,150,000

Lire

27,060,000

Tassa personale

»

4,180,000

»

950,000

Tassa di patenti

»

400,000

»

1,760,000


duc.

7,500,000

Lire

33,000,000


A questa cifra che rappresentava il contingente principale dell'imposta diretta bisogna aggiungere i centesimi addizionali ed il dritto di esazione, i quali centesimi erano come segue:

Per la cassa delle rendite (debito pubblico) centesimi dieci.

Pei fondi di non valore (disgravi) centesimi tre.

Per le spese fisse provinciali sulla sola contribuzione fondiaria, centes. sei.



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Ma queste stesse nuove tasse furono di breve durata; i Francesi stessi abolirono la prima; e la restaurazione nel 1815 soppresse le altre due.

Se non fossero storie viete, ed in uggia ai riformatori del tempo, noi raccomanderemmo ai nostri legislatori, ed a tutt'i cultori delle scienze economiche e sociali, di studiare il riordinamento finanziario del regno di Napoli, fatto nell'anno 1815.

I    primi atti di quel governo esprimono tutti un principio, che non potrebbe essere giammai abbastanza rammentato ai rettori dei popoli, cioè: che le risorse finanziarie dello Stato non bisogna cercarle né nel debito, né nei nuovi tributi, ma esclusivamente nell'ordine e nella economia. Perché veramente il miglior governo è quello che costa meno.

II    cav. dei Medici, che in quel tempo reggeva Io Stato, benché costretto a contrarre meglio di venti milioni di ducati di debito, non esitò un istante ad abolire la tassa delle patenti, che rendeva oltre ducati 500 mila annui; quella del registro graduale, che fruttava altrettanto, ed a scemare benanche il contributo fondiario; riforme tutte che fruttarono ai contribuenti un alleviamento di ducati 2,487,923 annui (1).

Così in quei tempi, che ora noi chiamiamo quasi barbari,


Per le dette spese un centesimo in aumento, per le sole provincie di Capitanata, Beri e Terra d'Otranto.

Pel mantenimento della prefettura di Polizia di Napoli, per la sola provincia di Napoli, dieci centesimi.

Tutti questi centesimi uniti al dritto di esazione in proporzione del 5 per o/o, elevavano le contribuzioni dirette alla somma totale di ducati 9,843,323, pari a lire napoletane 41,341,959.

(1) Con decreto dei 10 agosto 1815, il contributo fondiario fu fissato, come segue


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si fondavano le nuove signorie, e si restauravano le antiche!

Per effetto di queste riforme, tutte le tasse furono ridotte a cinque solamente, cioè:

1.° Contribuzione fondiaria.

2.° Dazi indiretti (dogane, privative dei sali, tabacchi, polvere da sparo e carte da gioco).

3.° Registro e bollo (il registro era fisso ed unico).

4.° Lotteria.

5.° Poste e Procacci.

E da questi balzelli in fuori noi non ne abbiamo conosciuti altri, tranne le temporanee eccezioni, di cui appresso terremo parola.

E senza essere stati mai aumentati i nostri tributi, noi abbiamo veduto crescere le rendite pubbliche da sedici milioni di ducati che erano nel 1815, sino a trenta milioni che erano nell'anno 1858; e questo aumento era l'effetto del crescere della ricchezza generale, dalla quale solamente i governi


Contingente principale

duc.

6,150,000

Gli addizionali furono i seguenti



Pel debito pubblico grana dieci

»

615,000

Spese fisse delle provincie grana cinque

»

307,5

Dritto di esazione al 4 per 0/0

»

282,9

Totale

duc.

7,355,400


Le contribuzioni dirette sotto la dominazione francese erano duc. 9,843,323. Quindi vi fu una diminuzione d'imposta di duc. 2,487,923.

Gli aumenti successivi sino alla somma di duc. 8,058,675 che è il carico del 1860, si compongono di centesimi addizionali temporanei per opere pubbliche provinciali, speciali, o comunali, accordati sulla domanda dei consigli provinciali o dei comuni, i quali sebbene fossero introitati dalla Tesoreria, non cedevano a beneficio dello Stato, ma delle provincie e dei comuni.



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giusti e savi debbono attendere P aumento della rendita dello Stato.

Imperciocché, per quanto sieno elastiche le dottrine delle scienze economiche e politiche, e per quanto sia oggi traviato il giudizio, e perduta ogni specie di buona fede, rimarrà sempre vero, che se lo Stato à il dritto di avere un patrimonio per sopperire alle spese del governo, non dovrebbe aver quello d'ingrandire questo patrimonio a volontà, in danno dei cittadini; come non è dato al proprietario privato di arricchirsi, occupando successivamente una parte del campo del suo vicino.

Nel medio evo, la storia ci ha trasmesso la memoria delle triste conseguenze delle tasse fisse, ossia di quelle il cui valsente espresso in denaro, era per legge o consuetudine inalterabile.

In quel tempo i servizi personali ed i tributi straordinari erano stati transatti o consentiti per somme determinate. Le gabelle stesse e tutt'i dritti eventuali erano stati, o censiti ai privati, o riscattati dalle Università per una somma egualmente inalterabile. Le rendite dello Stato rimanevano sempre le stesse, ed i governi non erano chiamati a partecipare del progresso della ricchezza comune.

Quindi per l'aumento successivo dei salari, e per l'incarimento di tutte le cose, le entrate pubbliche riuscivano ogni dì più insufficienti; lo Stato diveniva più povero a misura che i cittadini divenivano più ricchi; la sua azione si infievoliva, e la sua autorità cadeva nel dispregio.

La storia di tutte le grande rivoluzioni europee è la storia dell'antinomia tra l'immutabilità delle imposte, e l'incremento della ricchezza sociale.

Il vero progresso politico ed amministrativo del secolo nostro in fatto di finanza,


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è quello di aver associato l'aumento della rendita pubblica all'aumento della ricchezza, generale.

In questo sistema i cespiti fiscali costituiscono il patrimonio dello stato, come il capitale, e la terra costituisce la fortuna privata di ciascun cittadino. Entrambi questi patrimoni sono soggetti alle medesime leggi; crescono e decrescono insieme. Ma la proporzione rimane sempre la stessa.

Or se vi è un paese dove questa regola, è stata rigorosamente applicata, e fino alla superstizione, noi non temiamo di affermare che questo paese è stato il regno di Napoli, la cui amministrazione, per questa parte, noi possiamo avere il legittimo orgoglio di citare come esempio degno, di essere imitato.

Ma checché ne sia di questo, le riforme dell’anno 1815 furono coronate dal successo; e quando nell'anno 1820 un avanzo si verificava sul bilancio dello Stata, il governo fedele alle tradizioni del paese si proponeva di rimettere una parte delle tasse ai contribuenti,, riducendo di un sesto il contributo fondiarie?


III.


Gli avvenimenti dell'anno 1820 sopraggiunsero a mutare le condizioni della nostra finanza.

Nella notte de’ 2 luglio centoventi soldati del reggimento borbone cavalleria si ritirarono nei boschi di Monteforte. Tutto l'esercito fu impotente a combatterli; le milizie cittadine fecero causa comune con essi; la borghesia e pressocchè tutti gli altri ordini dei cittadini gridarono la costituzione di Spagna, ed essa fu officiàlmente proclamata il 6 luglio dell'anno stesso.


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Gli avvenimenti dell’anno 1820 sono a tutti noti, e non è del nostro argomento di rinfrescarne qui la memoria. Solamente diremo, che l'occupazione austriaca, ed il riordinamento del nostro esercito costò allo Stato la somma di ottanta milioni di ducati; e la finanza conseguentemente si ritrovò gravata di circa quattro milioni d'interessi verso i suoi nuovi creditori (1).

Nondimeno non si ebbe ricorso a nuove imposizioni; ed il cav. de Medici cercò, anche questa volta, nell'ordine e nell'economia quelle risorse, che non voleva attingere da nuovi balzelli.

Vigilare con maggior rigore sul maneggio del pubblico denaro; rendere più fruttiferi i cespiti dello Stato, e diminuire le spese del servizio pubblico, furono i problemi alla cui soluzione quell'uomo di stato applicò il suo ingegno, e la lunga sua pratica nell'arte di amministrare.

Il nuovo regolamento della Tesoreria generale, pubblicato il 15 dicembre 1823, raggiunse il primo di questi due obbietti. La differenza che era tra questo, ed i regolamenti procedenti


(1)Gl'interessi del debito pubblico consolidato nell'anno 1820, sommavano ad annui ducati 1,420,000. Dopo gli avvenimenti del 1820, si elevarono a ducati 5,190,850, composti come segue


Antico debito consolidato come sopra duc.

duc.

1,420,000

Nuova rendita, giusta il decreto Il marzo 1821

»

140,000

Debito coi signori Rothschild, 29 maggio 1821

»

800,000

Altro debito coi medesimi g.a il decr. 5 dicem. 1821

»

840,000

Emissione di rendita giusta il decr. 10 settemb. 1822

»

1,100,000

Altra emissione giusta il decr.15 febbrajo 1826

»

470,850

Per altre emissioni,15 djeembre 1826

»

420,000


»


Totale

duc.

5,190,350


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 consisteva principalmente, nel sostituire il sistema de' versamenti lordi, a quello de' versamenti netti, precedentemente in uso. Anteriormente tutte le diverse speciali amministrazioni finanziere prelevavano dalle somme che riscuotevano dai contribuenti, tutte le spese del proprio loro mantenimento, ed in generale tutte quelle di servizio; e versavano al Tesoro ciò che rimaneva.

Questo sistema sottraendo le spese delle singole amministrazioni al diretto controllo del ministero delle finanze, moltiplicava le spese, e favoriva anche le frodi. Esso fu cangiato col regolamento del 15 dicembre 1823. Fu vietato a tutte le amministrazioni di toccare il denaro pubblico; esso rifluì tutto nella cassa centrale dello Stato. Ogni amministrazione ebbe il suo bilancio particolare, ed i pagamenti delle spese scritte in ciascuno di essi furono fatti. direttamente dalla Tesoreria, su i documenti giustificativi che dovevano accompagnarne là richiesta.

Inoltre tutte le spese dello Stato furono divise in tre classi:

La prima delle quali comprendeva. quelle del personale, cioè; soldi, indennità, soprasoldi; quelle di vitto, foraggi e mobilia per l'esercito; ed i ruoli provvisori.

La seconda classe comprendeva le spese così dette di materiale, ossia quelle de’ lavori pubblici, armamenti, ospedali e prigioni.

La terza classe, finalmente, comprendeva le spese imprevedute.

Così non solamente le amministrazioni secondarie, ma i ministeri stessi furono sottoposti alla diretta sorveglianza, ed al controllo del ministro delle finanze, e costretti a rimanere nei limiti delle spese puramente necessarie; e lo sperpero del pubblico denaro divenne impossibile.


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Difatti per le spese di la classe non fu più richiesto l'appoggio delle approvazioni ministeriali. In vece, delle persone tutte salariate dallo Stato per qualsivoglia ragione, ed a qualunque titolo, si fece un notamento generale, che fu detto assiento. Nessuno individuo fu più pagato, quando non fosse iscritto sull'assiento; e ad esserlo, era necessario un decreto o rescritto sovrano; ma l'iscrizione sull'assiento era sotto il controllo diretto della finanza. Finalmente a pagare anche coloro che erano compresi nell'assiento, fu richiesto il certificato di servizio.

Le spese di seconda classe già precedentemente discusse e stabilite nei singoli bilanci presentivi, dovevano essere giustificate dai contratti superiormente approvati, e dagli atti delle seguite subaste.

Finalmente in quanto alle spese di 3a classe, per ottenerne il pagamento, era necessario che fossero appoggiate da un rapporto del ministro del ramo, e dall'approvazione del Re, scritta di sua propria mano.

Per aumentare poi il più che fosse possibile, i proventi di taluni cespiti fiscali si adottò il metodo delle regìe interessate. Le dogane e la vendita dei generi di privativa furono date in appalto. Secondo il coacervo dei quindici anni precedenti, esse avevano fruttato annui duc. 4,654,519, e col sistema delle regìe interessate fruttarono annui duc. 5,826,146, oltre il 50 per 0/0 sugli utili, che in quel contratto di partecipazione era riserbato al governo.

Ma tutte queste misure non bastavano a ristabilire l'equilibrio tra le spese e le rendite. L'aumento dei debito pubblico superava tutte le risorse, che potevano ottenersi da una amministrazione ordinata e solerte; ed il governo fu costretto di ricorrere ad un aumento di tasse.


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1.° Sopratassa sull'immissione dei coloniali, e dei pesci secchi e salati, dalla quale si calcolava un prodotto di annui ducati



250,000

2.° Tassa sul macino del grano e del granone a ragione di grana sei a tomolo, se ne sperava una rendita di annui ducati



1,420,000

3. Q Tassa, ossia, dritto di patente su i profitti e lucri di talune classi di persone, da cui si prevedeva un frutto di ducati



400,000

(1) Totale duc.

2,070,000


Ma le tradizioni governative tra noi dovevano vincere la forza delle leggi. La sopratassa sull'immissione dei coloniali e dei pesci secchi e salati fu modificata: quella delle patenti fu abolita nello stesso anno 1826; e non molto dopo fu, prima ridotta, e poscia soppressa del tutto l'altra del macino, come vedremo in seguito.


IV.


Tali erano le condizioni delle nostre finanze quando fu pubblicato l'atto sovrano degli Il gennaio 1831.

Con quell'atto fu dichiarato esistere un debito galleggiante di ducati 4,345,251.30, ed un disavanzo annuale di un milione di ducati.


(1) Con l'istesso decreto si stabilì la ritenuta del decimo su tutt'i soldi e le pensioni, non esclusa neppure la lista civile. Questa ritenuta fruttava annui ducati 900,000.

Non essendo questa una tassa, ma una diminuzione di soldi, noi non l'abbiamo riportata di sopra.


— 17 —


Il governo annunziava l'idea di estinguere il debito galleggiante in rate annuali; di ricondurre l'equilibrio tra l'entrata e l'uscita con le economie annuali; e cominciava con l'abolire la metà del dazio sui macino.

Le economie annunciate col detto atto furono le seguenti:


1.° Riduzione della lista civile (oltre il 10 per ; cento) ducati

370,000

2. Riduzione dell'esercito ducati

340,000

3.° Riduzione delle spese degli altri ministeri

531,67

4.° Ritenuta graduale sulle pensioni di grazia; ritenuta, sulle pensioni di giustizia; e decimo sulle spese di materiale ducati



474,03

Totale delle economie ducati

1,715,699

Il disavanzo annuale, compresa la rata del debito galleggiante era di ducati


1,128,167

L'abolizione della metà del dazio del macino, diminuiva le entrate di ducati


626,500

In uno ducati

1,754,667



Mancavano ancora annui ducati 38,968, ai quali fu detto si sarebbe supplito con le economie annuali sul bilancio generale.

Gli uomini di quel tempo, tuttocchè avessero approvato lo spirito dell'atto sovrano degli 11 gennaio 1831, prestavano poca fede ai risultamenti delle misure adottate.

Il cavaliere de Medici era morto; la probità del successore era incontestata, ma non pari a quella era la fama della sua perizia nel maneggio dell'azienda pubblica. Quell'atto era dunque l'opera di un Re di venti anni. Il ministero stesso ne diffidava.


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Il signor Luigi Mauro Rotondo capo di ufficia del ministero delle finanze, che nell'anno-1834 pubblicava il sub saggio politico sul regno di Napoli, parlando delle dette economie si esprimeva così: «Noi ignoriamo se queste economie furono praticate, ma sappiamo che circostanze quanto imprevedute, altrettanto imponenti impedirono di operarsi sul ministero di guerra, e marina, l'economia di ducati 340 mila. Sappiamo altresì che dalle ritenute graduali sulle pensioni e su i soldi, e dal divieto del cumolo degl'impieghi, si ricavarono soli ducati 320 mila. Siamo perciò obbligati a sospettare, che senza altri soccorsi non si arresteranno i progressi del disquilibrio della Tesoreria; disquilibrio che ove non venga ripianato, e non si procuri pel contrario in % ogni anno un qualche sopravanzo, non potrà dirsi giammai abbastanza felice la situazione della pubblica finanza».

Quel libro ricco di moltissimi pregi, fu scritto per ordine del marchese d'Andrea allora ministro delle finanze, e stampato a spese dell'erario pubblico. Esso esprimeva le opinioni del ministero, e degli uomini i più competenti sulla materia.

E nondimeno i consigli fiscali non furono ascoltati, e quelle previsioni sinistre non si verificarono. Le economie giornaliere apportate successivamente in tutte le branche del servizio pubblico, e l'incremento successivo della rendita dello Stato sorpassarono anche le speranze. Nessuna novella imposizione venne a rattristare i cittadini; e nel giro di pochi anni l'altra metà del dazio sul macino fu abolita; il prezzo del sale fu diminuito; le ritenute graduali sulle pensioni furono soppresse; il debito pubblico ridotto a soli annui ducati 4,148,423; il debito galleggiante fu pagato; quaranta chilometri di via ferrata furono costruiti; la marina contò undici navi a vapore; gli arsenali e le armerie furono fornita


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di attrezzi ed armi; ed il bilancio offriva un avanzo che fu destinato ad accrescere ancora i fondi de’ lavori pubblici.


V.


La storia delle nostre finanze è la storia delle nostre rivoluzioni, e delle restaurazioni che a quelle sono succedute.


Di questi ne furono ripartiti ducati 280 mila come segue:

Per l'opera del porto di Brindisi, a titolo di sussidio, ducati.

100,000

Ai censuarii del Tavoliere di Puglia, a titolo di soccorso, ducati


100,000

Per le opere di bonificazione del bacino inferiore del Volturno ducati


80,000

I detti ducati

280,000


Gli avvenimenti dell'anno 1848 discussero quelle previsioni, come quelli del 1820 avevano distrutte le speranze di una prossima diminuzione d'imposte. Nel 1848 noi non subimmo l'umiliazione di una invasione straniera. Ma le nostre finanze sopportarono una spesa di oltre trenta milioni, per la quale il debito pubblico napoletano da annui duc. 4,148,423 montò ad annui ducati 5,186,502.

Le entrate dei due anni 1848 e 1849 che erano state prevedute in uno per ducati 55,886,056 fruttarono appena ducati 44,235,854.14. Le spese che erano state stanziate in uno per ducati 55,258,421.82, si elevarono in vece a ducati 59,964,651.19.


— 20 —


Il disavanzo materiale di cassa in fine del 1849 era dunque di ducati 15,728,797. 05.

Ma questo non era tutto. L'insurrezione di Palermo, le due spedizioni di Sicilia, quella di Calabria e di Lombardia, erano servite di occasione e di pretesto, come suole avvenire in questi casi, allo sperpero delle armi, delle munizioni, e di ogni altro attrezzo guerresco. I nostri arsenali, altre volte così ben forniti, erano pressocchè vuoti; ed ogni altro materiale dell'esercito era distrutto. Tutte queste perdite, benché non figurassero come disavanzi su i bilanci del 1848 e 1849, rappresentavano una spesa di cui i bilanci posteriori dovevano risentirsi.

Nell'anno 1849 la situazione finanziaria del regno era identicamente la stessa di quella del 1821. Noi avevamo a pagare prontamente circa sedici milioni di ducati; tutto il materiale dell'esercito a rifare, ed un governo a riordinare.

Noi non avevamo subito, lo ripetiamo, l’umiliazione di un intervento straniero; ma le conseguenze finanziarie erano le stesse. Nel 1849, come nel 1821, il governo preferì di restaurare l'antico, piuttosto che cercare gli elementi di stabilità in quelle forme governative, che i tempi e l'esempio delle altre nazioni consigliavano. Noi non pagammo i soldati d'Austria, ma le nostre spese militari crebbero nella proporzione di 9 a 13. Quali sieno stati i risultamenti di questa politica, i fatti l'hanno dimostrato. Ma noi che non esaminiamo qui la politica di quel tempo, ci limiteremo solamente ad osservare per ora, che essa accrescendo gl'imbarazzi delle finanze, doveva renderne più difficile e complicata la situazione.

E non di meno si ebbe forse ricorso a nuovi balzelli? Furono forse aumentate le proporzioni degli antichi?

Se la situazione finanziaria del 1849 era la stessa di quella del 1821,


— 21 —


i provvedimenti adottati per ricondurre l'equilibrio furono dell'istessa specie di quelli contenuti nell'editto sovrano degli 11 gennaio 1831.

Il disavanzo degli anni 1848 e 1849, di cui non poteva ritardarsi il pagamento, fu pagato parte col prezzo di nuova rendita iscritta sul gran libro del debito pubblico consolidato, e parte con la riscossione di antichi crediti che la Tesoreria di Napoli vantava contro quella di Sicilia. Al resto fu provveduto coi fondi delle antiche economie, con nuova emissione di rendita, e con risorse che non erano, né nuove imposte, né nuovi debiti. Il disavanzo cagionato direttamente o indirettamente dai rivolgimenti dell'anno 1848 montò, giusta i conti della Tesoreria, a circa trentuno milioni di ducati.

La nuova rendita prontamente venduta, giusta i decreti del 26 aprile e 2 ottobre 1848, si elevò a ducati 700 mila e fruttò allo Stato la somma di ducati 11,720,372.66.

I crediti liquidati e riscossi fruttarono la somma di ducati 8,424,879.


VI.


I rivolgimenti dell'anno 1848 non si limitarono al solo regno di Napoli, essi furono comuni a quasi che tutti gli altri stati di Europa.

Essi costarono al regno di Napoli un aumento annuale di 1,038,079 ducati su la cifra degl'interessi del debito pubblico, ma nessuna nuova tassa venne ad affliggere le fortune private.

Quale è stata la condizione finanziaria, o per meglio dire, quali sono state le conseguenze finanziarie degli avvenimenti del 1848 negli altri stati di Europa?


— 23 —


E poiché noi rispondiamo al signor Sacchi, che ci è venuto di Piemonte, e che ci rimprovera di aver vissuto di debiti, ci permetteremo di paragonare le due gestioni finanziarie, cioè quella di Napoli, e quella del Piemonte dal 1848 al 1859.

Fortunatamente in luglio dell'anno 1860 fu pubblicato per le stampe qui in Napoli là Situazione delle nostre finanze dal 1848 al 1859. Quella pubblicazione fu fatta dal ministero delle finanze; è quindi una pubblicazione ufficiale. Noi non dobbiamo che trascrivere quelle stesse cifre, per tesserne fedelmente l'istoria. E con tanta maggior sicurezza di essere esatti e veritieri, in quanto che gli autori di quella lucidissima esposizione finanziaria, oltre all'aver fama di uomini probi e liberati e di tali materie peritissimi, dimorando presentemente a Torino, è non come privati, ma come pubblici funzionari, non potranno essere tacciati in nessun modo, né di parzialità, né di deferenza verso il passato; e neppure di municipalismo.

Per la storia poi delle finanze piemontesi, sebbene colà fosse stato in vigore il reggime parlamentare, nondimeno l'assestamento definitivo dei bilanci giunge appena all'anno 1853. E per l'anno 1854 vi abbiamo supplito col conto amministrativo presentato al parlamento, ed approvato con legge del 17 luglio 1858.

Ma dall'anno 1855 in poi mancano, tanto i bilanci definitivi, quanto i conti amministrativi. Per supplire dunque alla meglio alla lacuna, noi abbiamo dovuto sottoporci al fastidiosissimo lavoro di spogliare tutt'i bullettini, ossia la raccolta delle leggi piemontesi, per estrarne le leggi che autorizzano i maggiori crediti, ossia le maggiori spese per ciascun anno. Così abbiamo potuto stabilire il disavanzo annuale del Piemonte. Ma le nostre cifre dal 1855 in poi debbono necessariamente


— 23 —


essere molto al di sotto del vero; primieramente perché manca quella parte del disavanzo che nasce dalla minorazione del l'introito; secondariamente non è detto, che oltre le maggiori spese approvate finora, non possono essercene ancora delle altre.

Ma l'involontaria inesattezza delle cifre, che presentiamo al lettore, è corretta dal quadro che in seguito presenteremo, e nel quale abbiamo riportato tutti i debiti fatti dal Piemonte dal 1848 al 1859. Perché realmente il disavanzo del Piemonte per quel periodo, deve essere necessariamente uguale alla cifra del debito da esso fatto nel periodo stesso.

Anzi sembra strano che dal 1854 al 1859 non siano stati più né presentati i conti, né assestati i bilanci definitivi; e deve sembrare poi stranissimo, anzi inesplicabile, che la somma delle maggiori spese approvate dal parlamento dal 1848 al 1859 giunga appena a lire 369 milioni, mentre le somme ricavate dal debito giungono a 928 milioni.

E vero che ai detti 369 milioni bisogna aggiungere il prezzo delle vie ferrate. Il Piemonte ha costruito 600 chilometri di vie ferrate, ed è questa una vera gloria per il suo governo; ma poniamo che in questo avesse speso 180 milioni di li per il disavanzo acclarato giungerebbe a 549 milioni.

Chi ci dirà in che sono stati spesi gli altri 379 milioni?

Comunque sia il quadro seguente contiene i disavanzi annuali del Piemonte e del regno di Napoli.


— 24 —

Anno

Disavanzo napoletano

Disavanzo piemontese

Data delle leggi e de' decreti da' quali si è desunto il disavanzo annuale del Piemonte


Lire Ceat.

Lire Cent.


1848

28,588,760—54

37,951,431—02

Legge del 21 giugno 1856

1849

38^257,830—76

93,032,244—64

Legge del 19 luglio 1857

1850

10,480,075—48

23,438,945—75

Legge del 19 luglio 1857

1851

5,708,927—54

3,716,225—11

Legge del 19 luglio 1857

1852

10,676,108—10

35,896,368—45

Legge del 19 luglio 1857

1853

18,995,573-27

35,024,020—60

Legge del 19 luglio 1857

1854

11,969,226—78

22,026,255—?7

Legge del 17 luglio 1858

1855

4,782,746—96

7,915,922—71

(3) —

1856

(2) » » — »

82,858,206—15

Leg. del 24 marzo 1866(1)

1857

7,467,561-92

12,244,592—88

(5)

1858

2,005,311—60



1859

(6) » » — »

15,203,794—01

(7)


138,932,122—95

369,308,006—59


A dedurre

4,591,023 —76

(8)


Restano

134,341,099 19.




(1)I disavanzi pel regno di Napoli sono stati ricavati dalla situazione ufficiale della finanza napolitana pubblicata nel 1860, per cura del ministro delle finanze.

(2)Nel 1856 non solamente non ci fu disavanzo; ma in vece vi fu un avanzo di ducati 208,489 03, pari a lire 886,056 23.

(3)Pel disavanzo piemontese del 1855, manca la legge per l'assestamento del bilancio definitivo, ed anche quella dell’approvazione del conto amministrativo. Il disavanzo quindi si è presunto sommando tutte le approvazioni di maggiori spese giusta le leggi particolari.

(4)La legge del 24 marzo 1856, approva il bilancio straordinario per le spese della guerra di Crimea in lire 74,198,401 68. Il dippiù del disavanzo si è ricavato dalla somma delle spese straordinarie approvato con le leggi speciali.

(5)Il disavanzo piemontese pel 1857, si è desunto dalia somma delle spese straordinarie approvate con leggi speciali, stante la mancanza del conto amministrativo, e della legge dell'assestamento del bilancio definitivo.

(6)L'anno 1859, anzi che presentare un disavanzo offre un avanzo di ducati 871,778.86 pari a Lire 3,704,967.53. Però siccome quel conto fu fatto prima della definitiva chiusura del biennio, probabilmente questo avanzo potrebbe soffrire qualche riduzione.

(7)Pei due anni 1858 e 1859, il disavanzo piemontese si è desunto dalla somma delle spese straordinarie, mancando il conto amministrativo, e l'approvazione per legge dell'assestamento del bilancio.

(8)La soprascritta somma rappresenta le reste attive degli anni 1856 e 1859, giusta le note 2 e 6.


— 25 —


Da questo quadro risulta, che le finanze napoletane

hanno presentato un disavanzo di lire

134,341,099.19

Le finanze piemontesi anno presentato un disavanzo dì lire


369,308,006.59

Differenza, lire

234,966,907.40


Il quadro seguente poi contiene il paragone dei debiti fatti dal regno di Napoli e dal Piemonte dal 1848 al 1859 inclusivi.

Per la più facile intelligenza di questo quadro giova premettere che sino all'anno 1847 il debito del Piemonte si limitava ad annue lire 9,342,707. 04.

Nel detto bilancio tutto il debito pubblico piemontese per Fanno 1860 è riportato in annue lire 67,974,177.10.

Il nuovo debito dal 1848 al 1859 inclusivo è dunque di annue lire 58,611,470. 03.

È da sapersi inoltre che la partita di lire 43,430,398.16 si compone di tante picciole partite alienate successivamente dal 1848 al 1859.

Noi abbiamo citato solamente le due leggi del 12 e 16 luglio 1849, perché a quelle due si riportano tutte le creazioni successive di rendita.



— 27 —


Da questo quadrò risulta, che il regno di Napoli  ha

aumentato gl'interessi del suo debito pubblico di lire


aumentato gl'interessi del suo debito pubblico di lire

5,210,731

Il Piemonte ha aumentato gli interessi del suo debito pubblico di lire


58,611,470. 03

Differenza, lire

53,400,739. 03


Il quadro seguente contiene le nuove imposte, o l'aumento delle antiche, avvenuto nel regno di Napoli e nel Piemonte dal 1848 al 1859 inclusivo.


— 28 —


Quadro delle nuove tasse, e dell'aumento delle antiche, decretate nel Regno di Napoli e nel Piemonte, dal 1848 al 1859,inclusivo

Regno

di Napoli

PIEMONTE

Denominazione della Tassa

Data

della Legge







Nessuna

tassa

nuova

e

nessuno

aumento

di

tassa antica.

Aumento nel prezzo dei tabacchi

1° febbraio 1850

Aumento nel prezzo della polvere da sparo, piombo, e pallini da caccia


19 febbraio 1850

Tassa nuova per pesi e misure.

26 marzo 1850

Dritto di esportazione sulla paglia, fieno, ed avena


5 giugno 1850

Aumento del 33 per 0/0 sul prezzo della carta bollata.

22 giugno 1850»

Aumento del quinto su i dritti d'insinuazione

22 giugno 1850

Tassa sulle fabbriche

31 marzo 1851

Tassa sulle mani morte

23 maggio 1851

Tassa sulle successioni

17 giugno 1851

Tassa sull'industria

16 luglio. 1851

Tassa sulle pensioni

28 maggio 1852

Tassa graduale sulle donazioni, mutui, e doti che i genitori assegnano alle loro figliuole — Tassa fissa sulla emancipazione ed adozione.


18 giugno 1852

Aumento d'imposta sul consumo delle carni, corame , e pelli, acquavita e birra


1° gennaio 1853

Aumento d'imposta personale

28 aprile 1853

Tassa sulle vetture.

1° maggio 1853

Tassa per la caccia

26 giugno 1853

Tassa sulle società industriali

30 giugno 1853

Aumento di tassa sull'industria

7 luglio 1853

Tassa sanitaria

13 aprile 1854

Aumento della tassa sulle successioni

9 settembre 1854

Aumento del prezzo della carta bollata

9 settembre 1854

Aumento della tassa sull'industria

13 febbrajo 1856


— 29 —


Finalmente il quadro seguente contiene l’elenco di tutti i beni demaniali venduti dal governo di Napoli e da quello del Piemonte dal 1848 al 1859 inclusivo.

Quadro dei beni dello Stato alienati dal regno di Napoli e dal Piemonte dal 1848 al 1859.



Regno

di Napoli

PIEMONTE

Denominazione

Prezzo

Lire Cent.

Data

della Legge



Nulla

è

stato venduto.


Tenimento di Torino,

Chieri, Gassino,

Casetta, Chiavasso,

Genova, Cuneo,


Stabilimento metallurgico di S. Pier l'Arena.


6,100,000—»

2,778,422 — 32

4,628,436—29

806,137 — 13


800,000—»


8 febbraio 1851

11 luglio 1852

19 maggio 1853

13 giugno 1857



19 giugno 1853

(1)

15,112,995 — 74


Quali corollari ricava il signor Sacchi da questi fatti e da queste cifre?

Citiamo le sue stesse parole:

«Era invalsa in taluni l'opinione che il tesoro napoletano si trovasse in floridissima condizione sotto il caduto governo.... Ma da lungo tempo gl'introiti ordinari non bastavano a supplire alle spese, per quanto limitatissimi fossero i lavori pubblici, e nulle le grandi intraprese.... Lo stato finanziario del dodicennio dal 1848 al 1859 non offre che una non interrotta serie di picciole alienazioni,


(1) Le nostre notizie finiscono all'anno 1857.



— 30 —


quante volte era dai bisogni dell'erario consigliata siffatta operazione (1)».

Dopo l’esposizione da noi fatta, ogni lettore di buona fede potrà giudicare della giustizia di queste accuse.

Quale Stato di Europa potrebbe rimproverarci di quello di cui il signor Sacchi ci rimprovera? Ma udircelo dire da chi non può ignorare l'istoria delle finanze piemontesi, è un po' troppo.

Ma dalle premesse cifre noi ricaveremo delle conseguenze di ben altra importanza.

Il Piemonte ha venduto dal 1848 al 1859, circa 58 milioni di rendita.

Qual somma ha ricavato da questa vendita?

Secondo un rapporto del signor Cibrario la rendita piemontese del 1848 al 1851 fu venduta al prezzo di lire 80 per ogni 5 lire di rendita. Supponendo che lo stesso prezzo si sia ottenuto dalle vendite successive, il capitale che il Piemonte ha effettivamente ricevuto e speso dal 1848 ai 1859 somma a 928 milioni di lire.

Questo è il vero disavanzo del Piemonte dal 1848 al 1859.

Il regno di Napoli ha venduto 5,210,731 lire di rendita per 94 milioni di lire. Questo è il suo vero disavanzo.

Ma come avviene che i disavanzi annuali del Piemonte dal 1848 al 1854, acclarati per legge, e le maggiori spese approvate dal parlamento dal 1854 al 1859 sommano appena a 369 milioni?

Come avviene che dal 1855 al 1859 non siano più stati presentati i conti, né siasi proceduto per legge all'assestamento definitivo dei bilanci?


(1) Pagina 48, 49, 50.


— 31 —


Che cosa si potrebbe rispondere a chi ci venisse a dire: che i conti dal 1855 al 1859 contengono spese ingiustificabili; ovvero spese tali, che un ministro non oserebbe confessare al cospetto del parlamento italiano?


VII.


Ma passiamo ali' anno 1860.

Quali erano le condizioni delle finanze napoletane al 31 dicembre 1859? Quali al 30 giugno 1860?

E finalmente, quali erano quelle del 7 settembre 1860, ultimo giorno della monarchia napoletana?

Il disavanzo dal 1848 al 1859 era stato preveduto per ducati 35,987,598.45 pari a lire 152,943,469.82.

Su questa base furono successivamente preparate le risorse; le quali si composero di cinque partite, cioè:


Alienazione di nuova rendita produttiva di una somma di ducati


21,764,632.26

Pegnorazione e vendita di rendita che il governo possedeva; ducati


1,485,728.17

Parte del prestito volontario del 1848, di cui non fu reclamata la restituzione d.

459,763.43



Credito riscosso dalla Tesoreria di Sicilia; ducati


8,424,879 »

Dalla Madrefede dei cambi militari; ducati


4,538,714.84

Totale ducati

36,673,717.20


— 32 —


Riporto

36,673,71120

dai quali dedotti per doti alle reali principesse; ducati


686,118.75

Restano, ducati

35,987,598.45


Ma nel fatto, pei maggiori introiti verificatisi dal 1848 al 1859, e per le economie apportate nelle spese, risultò che il vero disavanzo si riduceva a ducati 31,610,460.64 pari a lire 134,341,099.19.

Rimaneva quindi un avanzo di ducati.4,377,137.81 pari a lire 18,602,370.63.

Quale uso si fece di questa somma?

Dalla pubblicazione ufficiale fatta dal cessato governo in luglio 1860 sappiamo, che essa fu spesa come segue;


Per premiò sul maggior prodotto dei cespiti dati a regìa; ducati


813,883..97

Per compra di grani venuti dall'estero e spediti in provincia per rivendersi per conto del governo; ducati


1,200,000

Pagamenti in linea provvisoria ed in anticipazione fatti dalla Madrefede del Tesoriere, salvo regolarizzazione ducati



2,363,253.84

Sono ducati

4,377,437.81


Di queste partite, la prima era un debito. Esso prendeva origine dagli antichi contratti di regìa interessata, in forza dei quali gli utili andavan divisi tra gli appaltatori ed il governo, a patto però, che la parte spettante agli appaltatori, fosse pagata dagl'introiti del ramo.


— 33 —


Per la qual cosa quel debito non era riportato sul bilancio, ma figurava solamente sulla scrittura del Tesoriere, come minorazione d'introito.

La seconda partita essendo un'anticipazione dalla Madre-fede del Tesoriere, doveva essere restituita in parte, o in tutto, dal prezzo dei grani, quando essi sarebbero stati venduti. E siccome questo stesso sistema era in uso da più anni, per venire in soccorso delle basse classi del popolo, così per questo cespite la Madrefede del Tesoriere vantava anche altri crediti per gli anni precedenti.

Finalmente per le ragioni stesse, le somme riportate nella terza partita, essendo un'anticipazione dovevano essere in parte o in tutto restituite.

Per bene intendere la natura di questi crediti della Madre-fede del Tesoriere, è necessario sapere, che secondo il nostro, antico sistema finanzierò, nelle mani del Tesoriere generale si riunivano tutti gl'introiti dello Stato, che poi venivano spesi, secondo le prescrizioni del bilancio, e dietro gli analoghi ordinativi, per via della Scrivania di razione, Pagatoria, e Controlleria generale.

Ma perché molte volte avveniva, che bisognasse pagare prontamente talune somme, e prima delle rituali approvazioni o formalità contabili, così prevalse il sistema dei pagamenti in via provvisoria, i quali si facevano sull'ordine dei, ministro delle finanze, direttamente dal Tesoriere generale, prelevando le somme necessaire, sia dagl'introiti ordinari, sia dai cespiti straordinari dello Stato. In termine poi di ogni anno tali pagamenti venivano regolarizzati, sia su i propri articoli dei bilancio, sia per aumento di credito, sia per creazione di nuovi articoli. Ed allora si regolarizzavano le scritture, ed il Tesoriere spediva le quietanze dei creditori da lui pagati, come contante; ovvero la finanza restituiva alla cassa


— 34 —


del Tesoriere generale le somme di cui risultava creditrice. Or la cassa del Tesoriere generale, da noi si chiamava Madrefede del Tesoriere.

Per la qual cosa tra la finanza e la detta Madrefede del Tesoriere, esisteva un conto corrente, in guisa che, mentre si regolarizzava un pagamento fatto, un altro se ne eseguiva in linea provvisoria o di anticipazione. Donde seguiva, che una delle risorse delle finanze per ciascuno esercizio, consisteva nella differenza tra i debiti ed i crediti della Madrefede del Tesoriere, per l'esercizio precedente.

Ma quali erano nel fatto le risorse che la Madrefede del Tesoriere offriva a 31 dicembre 1859, di cui le finanze avrebbero potuto servirsi per sopperire alle spese dell'anno 1860?

Noi non abbiamo sottocchio il conto particolare della Madrefede del Tesoriere per poter dire in una parola, quali risorse essa presentasse il 31 dicembre 1859: Ma dall'istesso rendiconto del signor. Sacchi sappiamo, che le somme ricavate dalla Madrefede del Tesoriere nell'anno 1860 furono le seguenti

Introito fatto dalla vendita dei grani del governo ducati


2,335,227.20

Cambiali tratte dal governo per l'approvvigionamento dei grani negli Abruzzi duc.



115,000

Cambiali tratte per servizio dei grani, dedottone le già soddisfatte ducali


1,017,879.94

Resta di Madrefede e portafoglio al 31 dicembre 1859 ducati


453,507.27

Totale ducati

3,921,615. 01


Il 31 dicembre 1859 la finanza napoletana possedeva dunque un valore di 3,921,615,01 di duc. pari a lire 16,666,447.13 di cui poteva disporre nell'anno 1860.


— 35 —


Ma questo non era tutto. Il governo in data dei 13 ottobre 1859 aveva creata una rendita iscritta di-duc. 200 mila, dei quali ne aveva venduto annui ducati 106,085 alla casa Rotschild, come è detto sopra. Vi rimanevano dunque disponibili annui ducati 93,915 di rendita, che calcolati alla pari presentavano il capitale di ducati 1,878,300.

Quindi a 31 dicembre 1859 la finanza napoletana possedeva una somma di valori in portafoglio di duc. 5,799,915. 01 pari a lire 24,648,962.57.

Il bilancio dell'anno 1860 prevedeva un introito di ducati 30,135,442, pari a lire 128,072,426.69.

Prevedeva un esito di ducati 35,536,411.35 pari a lire 151,025,972.59.

Si prevedeva dunque un disavanzo di ducati 5,400,969.35 pari a lire 22,953,545.90.

Al quale controposti i valori in portafoglio come sopra di duc. 5,799,915. 01 pari a lire 24,648,962.57, rimaneva ancora un avanzo di duc. 398,945.66 pari a lire 1,695,416.67.

Senza gli avvenimenti del 1860, in termine dunque dell'anno 1860 la finanza napoletana, pagate tutte le spese contemplate nel bilancio avrebbe dovuto presentare un avanzo di ducati 398,945.66 o lire 1,695,416.67.


VIII.


Gli avvenimenti del 1860 mutarono questa situazione. Dal primo gennaio al 30 giugno, l'introito


giunse appena a ducati

13,563,968.92

e gli esiti a ducati

20,080,299,27


Sicché si verificò un disavanzo di duc.

__________

6,516,330.35


pari a lire 27,693,711.65.


— 36 —


A questo disavanzo fu provveduto come segue


Vendita di rendita iscritta alla ragione media di 114.13 per ogni 5 di rendita duc.


3,408,167,07

Rendita pegnorata di ducati 16,650 per ducati.


333,000.»

Rendita pegnorata di duc. 29,132 per D.

582,640.»

Cessione in pagamento di una rendita di ducati 11,764 per ducati

264,690.»

Boni della Tesoreria scontati alla cassa di sconto ducati


1,345,360.74

Dalla madrefede del Tesoriere ducati

582,472,54

Totale. ducati

6,516,330.35


Quale era dunque la situazione della finanza napoletana a 30 giugno 1860?

I valori preesistenti in portafoglio erano diminuiti di ducati 582,472.54.

Erano stati emessi ducati 1,345,360.74 di boni del Tesoro — rimanevano ancora ducati 3,872,081.73.

Ma contemporaneamente con decreti del 1.° maggio e 6 giugno 1860 erano stati creati 300 mila ducati di rendita iscritta, dei quali solamente erano stati venduti duc. 152,841.57 pel prezzo come sopra di ducati 3,408,167. 07.

Rimanevano dunque ducati 147,158.43 di rendita, che calcolati alla pari danno un capitale di duc. 2,943,168,60, i quali uniti alle reste disponibili del 1859 riportate come sopra in duo.3,872,081.72, sommavano a duc. 6,815,250.33 pari a lire 28,964,089.80.


— 37 —


IX.


Secondo il rendiconto pubblicato dal signor Sacchi

l'introito dal 1.° luglio al 7 settembre 1860 si limitò a ducati


3,152,803.80

Gli esiti si elevarono a ducati

10,096,672.23


Si ebbe dunque un secondo disavanzo di ducati

__________

6,943,868.43


Questo però era saldato con le risorse riportate di sopra nella cifra di ducati 6,815,250.33.

E nondimeno quel governo con due decreti, l'uno del 6 agosto, l'altro del 1.° settembre dell'istesso anno 1860, creava altri ducati 350 mila di rendita iscritta sul gran libro, che calcolata alla pari rappresentano un valore di 7 milioni di ducati, ossia lire 29,749,256.27.

Questa fu l'eredità luttuosa, che il cessato governo del regno di Napoli legava ai suoi successori; perché di quella somma, esso non ebbe il tempo di toccare neppure un soldo.

Ora ecco come il signor Sacchi si esprime a questo proposito:

» L'eredità dunque lasciata dal cessato governo al 7 settembre 1860, era di un capitale passivo, dedotti i crediti tutti e aggiunto il debito della tesoreria verso il banco, di ducati 62,246,373.37 pari a lire 264,540,474.45. Senza computare il numero esorbitante degli impiegati, assegnatari e pensionisti, che stabilivano una enorme spesa, oltre quella preveduta nei bilanci.

» Dal 7 settembre poi al 31 dicembre 1860 le entrate


— 38 —


montarono a ducati

6,970,347.82

le uscite a ducati

17,422,385.80


il disavanzo perciò fu di ducati

__________

10,452,037.98»


Si ha dunque a tutto il 1860 un disavanzo di ducati 72,698,411.65.


X.


Gli avvenimenti del 1860 dal 1 gennaio sino al 7 settembre costarono al regno di Napoli la somma di 13 milioni di ducati pari a lire 55,248,618.79. Ma il Piemonte in quell'anno stesso aumentava il suo debito di altri 150 milioni di lire.

Seguiva Tanno 1861, ed il regno d'Italia s'inaugurava a Torino con un altro debito di 500 milioni di lire; ed a Napoli con un nuovo disavanzo, che dal 7 settembre 1860 al 31 dicembre 1861 montò, giusta i conti del signor Sacchi, a ben 30 milioni di ducati, pari a lire 127,496,812.

Contemporaneamente queste provincie meridionali furono gravate dalla nuova tassa del decimo di guerra; e l'altra del registro graduale è già decretata; e sono in via di attuazione la tassa sull'industria, la mobiliare, e la personale.

Ed intanto, quando il ministro delle finanze presentava al parlamento il bilancio per l'anno 1862 prevedeva anche un nuovo disavanzo di lire 308,846,372. 02.

Noi abbiamo già osservato innanzi, che la storia de’ debi-ti dell’ex reame di Napoli si confonde con quella delle sue rivoluzioni. Ma in tutti quei rivolgimenti, ai tumulti delle rivoluzioni e delle reazioni è sempre succeduto tra noi un periodo, nel quale con l'economia nelle spese dello Stato, e con l'ordine nelle diverse branche delle finanze si è riuscito a ristabilire l'equilibrio tra le entrate e le spese.


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Ma noi ora dove corriamo? E chi sarà tanto benevolo da Venirci ad annunziare, quale sarà alla fine il giorno in cui sarà chiusa questa voragine, che minaccia d'inghiottire noi e le nostre sostanze?


XI.


La storia delle finanze di un paese è la storia della politi-ca del suo governo. Queste due quistioni non possono disgiungersi; il bilancio le riassume.

Dal 1848 al 1860 il regno di Napoli ha seguito una politica, non solamente diversa, ma tutto affatto opposta alla politica seguita dal Piemonte.

Ad altri l'esporre e giudicare queste due politiche.

Noi, che trattiamo unicamente di cifre, ci limiteremo ad osservare: che se la prima di queste due politiche non è stata la più felice, è stata certamente la meno dispendiosa.










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