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OMAGGIO A CARMINE CROCCO

di Sebastiano Gernone

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Il 18 giugno 2005 ricorre il centenario della morte di Carmine Crocco "Donatelli", il maggiore brigante che si oppose alla conquista del Sud nel decennio 1860 - 1870.


Nato a Rionero in Vulture nel 1830 Crocco, pastore e contadino,  da bambino fu privato con gli altri famigliari della madre rinchiusa nel manicomio di Aversa a seguito dello shock dovuto alla perdita del figlio che attendeva in gravidanza, perché presa a calci da un nobile borbonico locale, al quale il fratellino Donato aveva ucciso con una secca randellata il cane levriero che azzannava conigli e molestava la famiglia Crocco.


Il "nobile" delinquente rimase impunito dalle autorità locali.


Ritrovai negli anni '80 il registro di ricovero della poveretta a testimonianza reale, inoppugnabile del fatto. Crocco iniziò di lì a qualche anno il suo percorso di vendette e furti, si arruolò finanche nell'esercito borbonico e mentre Ferdinando II presenziava alla sfilata, chiese al re di porre rimedio alla povertà della sua famiglia orfana della madre altrimenti gli avrebbe dato filo da torcere. Ferdinando II lo fece arrestare e rinchiudere in carcere.


Continuò a delinquere e a rifugiarsi da brigante nei boschi, fin quando i latifondisti e i borghesi della Lucania e di Rionero in particolare alleati locali dei gruppi insurrezionali al servizio del progetto moderato - democratico di conquista delle Due Sicile lo coinvolsero con il suo fidatissimo compagno Summa soprannominato "Ninco Nanco" di Avigliano nelle file garibaldine, promettendo loro di assolverli dalle condanne subite; e Crocco con i suoi uomini si schierò con Garibaldi nella determinante battaglia del Volturno.


Ritornato a Rionero e conquistato il Sud la promessa di redenzione non fu mantenuta e i carichi penali furono riaccesi nei confronti di Crocco e dei suoi uomini. Coinvolto questa volta dallo schieramento sconfitto dei clericoborbonici - capeggiato nella sua zona dalla famiglia Fortunato - si schierò per il ritorno di Francesco II.


La lunga guerriglia contro i Savoia lo vide protagonista con una formidabile banda come lui stesso scrisse che arrivò anche a più di duemila uomini.


Fu affiancato nelle scorrerie e attacchi guerriglieri nell'ex regno borbonico da numerosi capibanda ma soprattutto da Augustine De Langlais, un francese che si presentò come ufficiale legittimista al servizio di Francesco II, ma in realtà spia di Napoleone III con il compito di controllare e pilotare l'insurrezione contadina.


La corte borbonica a Roma e Francesco II in prima linea rinunciarono nonostante l'insistenza di Maria Sofia a capeggiare la guerriglia partigiana anche perché controllati da spie piemontesi, francesi e dall'abate di Montecassino.


Si preferì - decisione discutibile - delegare al generale carlista di fama internazionale Borges la riconquista del Sud.


Sbarcato in Calabria il Borges e raggiunta la Basilicata trovò l'ostilità di Crocco - che non voleva cedere il comando popolare, ed inoltre il guerrigliero riteneva perdente la tradizionale tattica militare dello spagnolo; e fu naturalmente avverso al Borges l'impostore De Langlais.


In pochi mesi Borges si accorse dell'inutilità dell'impresa e volle ritornare a Roma per informare Francesco II della reale situazione nel Sud.


La lunga risalita del Borges con un drappello dei suoi spagnoli e d'alcuni meridionali fu bloccata in Abruzzo a pochi chilometri dal confino pontificio nei boschi di Tagliacozzo, in seguito a numerose segnalazioni e spiate: circondati nella masseria Mastroddi a Luppa dai bersaglieri comandati dal maggiore Enrico Franchini e da alcune guardie nazionali di Sante Marie agli ordini del capitano Vincenzo Colelli, decisero di arrendersi anche per evitare l'incendio appiccato al loro rifugio.


Per ordini superiori furono condotti a Tagliacozzo e sbrigativamente dopo che recitarono una toccante litania in spagnolo furono fucilati. Solo il corpo di Borges fu restituito a Roma e omaggiato da Francesco II, dalla corte in esilio e dal clero romano con una cerimonia solenne.


Crocco e De Langlais continuarono le loro scorrerie ma il francese ormai sabotata l'impresa del Borges riuscì con la collaborazione francese - italiana a rientrare in Francia dove fu assunto nella nascente ferrovia francese e lavorò per anni nella stazione di Lione, senza pagare alcun prezzo a saldo del suo ruolo d'infiltrato.


Crocco continuò fino al 1864 a resistere ma, soprattutto grazie al tradimento del capobrigante Giuseppe Caruso, il generale Pallavicini -criminale di guerra e della gente meridionale - era vicino a catturarlo.


Riuscì con pochissimi a sfuggire ad ogni imboscata e a raggiungere lo stato Pontificio con una lettera di presentazione di un latifondista che gli fu ritirata, insieme con un ricchissimo bottino di guerriglia, da un cardinale - monsignor Lorenzo Randi, governatore del Papa Re - che gli assicurò l'impunità e un sicuro rifugio nello Stato Pontificio.


Nulla di ciò accadde, Crocco fu imprigionato e rinchiuso in orride carceri, ormai pedina inutile alla lotta di potere tra clerico - borbonici, moderati e democratici. Non fu mai visitato negli anni di detenzione né da Francesco II né tantomeno da Pio IX ma consegnato imprigionato - dopo un breve tentativo di espatrio nel 1867 fatto fallire per accordi diplomatici - ai piemontesi nel 1870 alla conquista di Roma; scrisse Crocco in proposito nelle sue Memorie:"Il ditronizzato governo di Sua Santità pio nono mi sepellì nella torra della rocca di paliono (Paliano.ndr), dove fui liberato da prossima morte…"


Condannato a morte dal governo italiano al servizio dei Savoia conquistatori, la sua pena - anche per evitare confessioni pericolose per i latifondisti meridionali ormai alleati con il gruppo vincente moderato di Cavour - fu trasformata in ergastolo che scontò in gran parte a Santo Stefano e negli ultimissimi anni a Portoferraio dove morì poverissimo per atonia senile il 18 giugno 1905.


Le sue memorie raccolte dal capitano Massa e quelle non "italianizzate" da Cascella, queste ultime purtroppo incomplete ma toccanti nella loro autenticità, sono state pubblicate e sono riportate nel sito www.eleaml.org.


Sebastiano Gernone, giugno 2005


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La grotta di Crocco a Monticchio

(Ringraziamo la ragazza di Rionero che ce l'ha fornita)

La grotta di Crocco a Monticchio

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Carmine Crocco Donatello







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