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Carlo Scarfoglio

 

Regno delle Due Sicilie

 

Questo è un appello agli editori, per un libro da ripubblicare
che tutti i meridionali dovrebbero leggere:

IL MEZZOGIORNO E L'UNITA' D'ITALIA
di Carlo Scarfoglio, Parenti Editore, Firenze 1953

ECCO ALCUNI STRALCI DAL TESTO

 

L'EPOCA OLIMPICA NEL MEZZOGIORNO

Ciò che risulta evidente ad una osservazione libera da preconcetti politici nel Mezzogiorno d'Italia è la sua singolare unità geo-storica. Esso si presenta come una forma a sè, che nessuna vicissitudine storica è riuscita a frazionare o a rendere in tutto o in parte membro di altra forma, e che ha conservato dai tempi preistorici ad oggi gli stessi confini e la stessa separazione dal resto del mondo. Ciò è tanto più singolare, in quanto i suoi confini settentrionali non sono confini veri e proprii, essendo costituiti da due fiumi di mediocre importanza, il Garigliano e il Tronto, i quali del resto, non delimitano nemmeno tutta la sua frontiera settentrionale. Ci troviamo quindi davanti ad un fatto più storico che geografico che non può essere spiegato se non colla coincidenza tra il genio delle popolazioni del Mezzogiorno ed un richiamo geografico- economico verso le tre direzioni che allontanano questa zona dal Nord, cioè l'Est, il Sud, l'Ovest.
Come sviluppo di vita civile, tutto dimostra che il Mezzogiorno ha preceduto il Nord di un millennio all'incirca. Anzitutto bisogna notare che esiste alcuna traccia della famosa "invasione dal Nord". Tutti i movimenti che vi si possono notare vanno sulle linee dei paralleli, non dei meridiani. [pag.1]

 

UNITA' ITALICA E UNITA' IMPERIALE

Il culto per l'Italia è una formula così superficiale e falsa negli Italiani, che ben pochi sono coloro che deviano dalla loro strada per visitare il luogo dove veramente è nata l'Idea-Italia, e non vi sono cinque italiani su mille che sappiano dove sia. Se si dicesse loro che l'Idea-Italia è nata in Abruzzo, nel 90 a. C., e non alla Corte di Sardegna, nel 1821 d. C.,
considererebbero la cosa come una stravaganza. [pag. 42]


SECONDA GRANDE EPOCA DEL MEZZOGIORNO

E' estremamente indicativo che i confini del nuovo Stato creato dai Normanni dopo le lunghe lotte coi Papi abbiano riprodotto, come per magìa, la stessa linea di confine che il Mezzogiorno aveva prima dell'inizio delle Guerre Sannitiche. [pag. 87]

 

LA RIVOLUZIONE DEL 1647

La Rivoluzione meridionale del 1647-48 viene generalmente considerata dagli storici italiani come un tumulto di mercato, sorto tra lazzaroni oziosi e abituati a nutrirsi di frutta, irritati da una gabella sul loro cibo preferito. E' vero invece che questo "tumulto di mercato" durò senza interruzione nove mesi (16 Luglio 1647- a Aprile 1648), durante i quali la Rivoluzione fu padrona di Napoli, e di gran parte delle provincie, sconfisse l'esercito dei Baroni, radunato in Aversa, e l'esercito di don Giovanni d'Austria, sbarcato a Napoli, cambiò la costituzione, e proclamò la prima Repubblica popolare italiana ed europea. [pag. 107]

 

IL MEZZOGIORNO SOTTO IL REGIME BORBONICO

[...] bisogna ammettere che la condizione generale del Mezzogiorno è stata assai migliore sotto il regime borbonico che sotto quello dell'Unità sabauda, la quale non ha significato per esso che un continuo arretramento dal limite già poco soddisfacente segnato dal regime precedente. La ragione principale di questo fatto non è da ricercarsi in una presunta abilità amministrativa dei Borboni [...] ma semplicemente nel fatto che essi hanno potuto, per un periodo di circa cento anni, dare al mezzogiorno e alla Sicilia quella autonomia, prima economica, poi politica che questi paesi avevano perduto da Alfonso il Magnanimo in qua, e che sembra ad essi indispensabile per poter vivere una vita segnata almeno dalla sufficienza, ma nella maggior parte dei casi, come abbiamo visto, dalla prosperità. [pag. 134]

 

DALLA RIVOLUZIONE DEL 1799 AL PROCLAMA DI RIMINI

[...] quando Ruffo ebbe firmato con i repubblicani l'armistizio che garantiva loro la vita salva e l'uscita con le armi e lo fece firmare dal rappresentante dell'Inghilterra, della Russia, della Turchia e della Francia, accadde un avvenimento singolare. Giunsero da Palermo i messi della Corte Borbonica, che rifiutò di riconoscere l'armistizio; giunse soprattutto Nelson, che a sua volta rifiutò di riconoscerlo, sebbene portasse la firma del capitano Foote. Allora il generale dell'Esercito cristiano della Santa Fede, che aveva guidato i briganti meridionali alla riconquista del Mezzogiorno e della capitale, si rivoltò in nome dell'onore militare e rifiutò di prender parte alla violazione dell'armistizio. [...] ma anche i loro avversari, i repubblicani, sapevano che non erano briganti senza un perchè, e li rispettavano, come le poche parole della Fonseca Pimentel a proposito della fermezza di carattere e del coraggio mostrati dal popolo napoletano nella prima difesa di Napoli contro Championnet, ampiamente dimostrano. [...] E come il brigantaggio nasce dalla presupposizione di un diritto violato, giusta o falsa che sia, così esso è capace di produrre diritto, che, per abnorme e singolare che sia, è pur sempre diritto. Tale è il significato della straordinaria lezione che Fabrizio Ruffo e i suoi briganti diedero nell'occasione ai rappresentanti delle Potenze europee, quando rifiutarono di violare la propria firma che quei figli di superiori civiltà violarono così sfacciatamente in cospetto al mondo. [pag. 159-160]

 

COSTITUZIONE DI SPAGNA O MORTE

Tutte le storie diffuse in Italia, e che hanno il suggello ufficiale di qualsiasi regime, dicono senza eccezione che il Risorgimento italiano ebbe inizio nel 1821, coi moti di Torino. Sembra impossibile che si possano rovesciare così completamente i fatti. La verità storica è che il primo moto del secondo Risorgimento italiano cominciò a Napoli nel Luglio del 1820 e finì a Torino nel Marzo del 1821 [pag. 191] Così il Mezzogiorno si diede, primo fra tutti gli Stati italiani, una Costituzione e un Parlamento, in aperta sfida del divieto che la Quadruplice Alleanza aveva imposto su queste istituzioni. [pag. 201]

 

LA REAZIONE DOPO IL '21

La vita del Mezzogiorno si svolse, fino al 1830, in una atmosfera di chiusa tristezza, di monotona ferocia, di untuosa codardia, alla quale era soltanto sollievo una risvegliata attività commerciale e industriale nelle città, che, per differenti ragioni rappresentavano delle isole nella generale depressione. Questo risveglio fu indubbiamente dovuto alla buona attività finanziaria del Medici [pag. 262]

 

COMPETIZIONE TRA PRINCIPI

I meridionali hanno sempre ripetuto, con viva nostalgia, che è gran peccato che Ferdinando non abbia compreso che il suo vero vantaggio sarebbe stato nel fare la parte che ha fatta, invece, Carlo Alberto; i settentrionali hanno sempre asserito che non si può nemmeno supporre che egli volesse superar di generosità e di spirito liberale il loro Principe, e che egli non avrebbe mai pagato il prezzo che questi pagò; cioè la concessione di una carta costituzionale. Quello che dimenticano questi ultimi giudici è che Ferdinando lo pagò, invece, concendendo la Costituzione del 1848 (la terza) e che la concesse, anzi, prima che Carlo Alberto concedesse lo Statuto che ha il nome di Albertino; dimenticano, soprattutto, che se Carlo Alberto concesse frettolosamente lo Statuto, fu appunto perchè Ferdinando aveva concesso la Costituzione. [pag. 292]

 

LA FINE DEL RISORGIMENTO MERIDIONALE

[...] i fatti fondamentali sono che Carlo Pisacane era socialista, benchè nobile del Regno, che i mazziniani, seguendo il loro capo, non amavano i socialisti, che i liberali li detestavano e li avevano in orrore [...] e che Pisacane, sbarcato a Sapri, non trovò nessuno, si inolrò nell'interno [...] Bisogna tuttavia correggere la voce che afferma che i contadini di Sapri si gettarono sugli sbarcati. E' assolutamente falso. Pisacane morì in conflitto con le truppe regolari borboniche[pag. 420]

 

CONCLUSIONE

E quando il Settentrione ci chiederà perchè ci chiudiamo nella contemplazione dei nostri Morti in luogo di occuparci di affari, potremo rispondere, come Antigone immersa nel lutto di Polinice alla faccendiera Ismene, tharsei, sè dè mèn zès; è d'èmè psychè palai tethneken, rallegrati, tu che sei viva; la mia anima è morta da tempo. [pag. 462]

 

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