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De Magistris e le ragioni dell'antimafia

di Zenone di Elea


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26 Novembre 2011

Fonte:

http://www.luigidemagistris.it/

De Magistris, giovani a Napoli 

contro la mafia!

“Il Comune di Napoli è impegnato in prima linea per la lotta contro tutte le mafie, ed è fondamentale coinvolgere tutti, soprattutto i giovani, che invito a Napoli per lanciare una grande battaglia per la legalità e la giustizia”.

Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris annuncia “La politica contro le mafie”, un'iniziativa in programma a Napoli, presso Castel dell'Ovo, sabato 3 dicembre, dalle ore 9.30 alle 19.00.

Il convegno sarà preceduto da un barcamp, al fine di promuovere la partecipazione, a cui tutti potranno aderire, iscrivendosi direttamente tramite il sito orangecamp.demagistris.it.

Per l'evento è stata attivata anche una convenzione con l’Ostello della Gioventù “Mergellina”, per il pernottamento e la colazione che saranno gratuite per le prime 50 prenotazioni, per le notti dell’1 e 2 dicembre.

Le proposte elaborate dal barcamp, che si riunirà venerdì 2 dicembre presso l'Anti sala dei Baroni del Castel Nuovo di Napoli, verranno sottoposte all'attenzione dei conferenzieri il giorno dopo.

Al convegno parteciperanno, fra gli altri, i giornalisti Lirio Abbate, Peter Gomez e Sandro Ruotolo; i magistrati Raffele Cantone e Antonio Ingroia; il sindaco di Bari, Michele Emiliano, le europarlamentari Rita Borsellino e Sonia Alfano e il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

Verrà proiettato anche un contributo video di Roberto Saviano, appositamente realizzato per il convegno.

Basterà il colore arancione (orange per chi non mastica l'inglese) a far fare all'antimafia quel salto di qualità che porti il nostro sud a liberarsi delle mafie che l'attanagliano?

I soliti nomi, una liturgia dell'antimafia che finisce per annacquare il tutto e impedirci di pensare ad altre soluzioni che non siano fiumi di inchiostro e di parole.

Non ci serve un'educazione alla legalità astratta e formalistica.

Per combattere concretamente le mafie un politico napolitano dovrebbe preoccuparsi soprattutto di dare risposte al problema principe delle provincie meridionali: la mancanza di lavoro. L'unica strada per far questo sarebbe aprire una vertenza col potere centrale e pretendere misure forti ed incisive, come la definizione di una tax area per un certo numero di anni, mentre il compito sul territorio sarebbe quello di garantire sicurezza negli investimenti ed evitare taglieggiamenti nei confronti di chi decidesse di intraprendere delle attività produttive.

Non venite a dirci che i tempi son cambiati, che la battaglia oggi si fa da un punto di forza, dopo aver conquistato le stanze del potere napoletano, perché io vi rammento del bassolinismo.

Tra comune di Napoli e regione Campania, quanto è durato? Una ventina di anni?

Cosa ha prodotto di rivoluzionario?

Nulla.

Abbiamo una criminalità organizzata diffusa, un potere politico sempre più colluso con ambienti criminali, il territorio campano devastato dai rifiuti tossici, il già modesto tessuto industriale della regione in via di smantellamento. Tutte conseguenze di un potere politico servo di interessi altri (nel caso nostro, padani).


Le catene di convegni antimafia hanno percorso questi decenni che ci separano dal dopoguerra una via parallela alla catena dei morti per mafia. Morti che salvo rare eccezioni (come il prefetto Dalla Chiesa e sua moglie) erano tutti meridionali.

Non accettiamo quindi lezioni da nessuno, tantomeno da chi al nord ci accusa di non combattere abbastanza le mafie.

Se non vi basta l'esempio del bassolinismo vi ricordiamo della esperienza di “ammazzatecitutti”, sembrava che fosse stato raggiunto il punto più alto di una rivolta morale che, partita dai giovani calabresi, avrebbe cambiato il nostro sud.

Per capire davvero cosa ci serve, percorrete la Salerno-Reggio Calabria oppure la statale ionica calabrese, date una occhiata alla linea ferroviaria a binario unico (in via di soppressione da quel che ne sappiamo) e parlate con la gente normale, che vive là tutti i giorni e sa cosa vuol dire stare nell'altra Italia.

In questi anni ci hanno regalato qualche Fiat-Termini Imerese e qualche Fiat-Melfi solamente per alimentare mangiatoie politiche e sorreggere il mercato delle aziende padane, mantenendo un minimo di reddito a chi restava nelle aree sottosviluppate.

 Oggi la crisi aggredisce tutti e forse porterà con sé qualche scampolo di verità, non sarà certo qualche convegno a svelare i misteri sulle trattative fra stato e mafia, bensì il tramonto di una epoca e la disintegrazione di quel blocco sociale che ha mantenuto unito questo paese negli ultimi venti anni.




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