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Il forcone? E' reazionario.

di Zenone di Elea

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RdS, 22 Gennaio 2012


La spocchia padana dei media italioti ha colpito ancora. Per diversi giorni hanno ignorato la rivolta siciliana e quando sono stati costretti ad occuparsene1 hanno cercato di liquidarla come reazionaria. Fecero così anche con la rivolta di Reggio Calabria, per accorgersi dopo quarant'anni che c'era qualcos'altro dietro il velo nero della destra, della 'ndrangheta e della massoneria. La scintilla era stata un motivo campanilistico (la scelta di Catanzaro come sede dell'Assemblea Regionale), ma alla base vi era la disperazione di un popolo che rialzava la testa2. E gli iscritti alla CGIL che strappavano le tessere non erano certo manovrati dai servizi deviati!

Anche oggi in Sicilia ci saranno infiltrazioni politiche, ci saranno autotrasportatori che non vogliono veder decurtati i loro guadagni3 ci saranno elementi di Forza Nuova, ci saranno elementi legati alla mafia, ci saranno i soliti sicilianisti ad orologeria che con la scusa della patria siciliana poi faranno accordi con lo stato italiano. Ci sarà pure la inadeguatezza della politica lombardiana. Tutto questo, però, non inficia le motivazioni reali che sono alla base della protesta. Conosciamo isolani che avevano una florida azienda agricola entrata in crisi negli ultimi anni e questo li ha costretti a lasciare la Sicilia e a mendicare il pane rassegnandosi a fare i salariati in padania. Per una descrizione del destino dell'agricoltura meridionale vi rimandiamo all'ottimo articolo di Angelo D'Ambra “Le leggi di desertificazione”.

Abbiamo letto delle frescacce inaudite scritte dal fior fiore del giornalismo italiano ma la più colossale è questa: si tratta di una protesta alimentata dalla vecchia politica siciliana, da fascisti e mafiosi perché i forconi storicamente sono stati lo strumento delle ribellioni antimoderniste. E per convincerti gli estensori di tali pezzi citano la Vandea e intervistano lo storico siciliano di turno.

Qualcuno propone addirittura delle analogie con i fasci siciliani, dimenticandosi di sottolineare il fatto che, mentre a sud lo stato italiano in quella occasione mostrava il suo volto feroce utilizzando l'esercito contro i contadini, a nord permetteva la nascita delle prime forme associative.

Qualche altro attacca il revisionismo storiografico, citando Pino Aprile e Giordano Bruno Guerri, argomentando che essi hanno favorito la nascita di una zona grigia, in cui allignano qualunquismo e reti clientelari dei soliti noti delle destre meridionali [sic!].

Insomma tutto un armamentario culturale che da sempre fa da supporto ideologico alla dominazione coloniale sulle provincie napolitane.

Per chiudere vogliamo citare due elementi: 1) ci aspettavamo che il termine borbonico venisse scomodato più di quanto sia stato fatto, ciò prova che vi è il timore inconscio della pericolosità di una presa di coscienza delle cause della subordinazione economica da parte delle popolazioni meridionali; 2) in un articolo apparso oggi, 22 gennaio 2012, sulla prima pagina del Corriere della Sera uno dei più acclamati giornalisti padani mette in guardia sulla sottovalutazione della rivolta siciliana.

Cazzullo è un ignorante per quanto riguarda la storia della formazione dello stato unitario e conosce solo la vulgata risorgimentale da vecchio sussidiario di scuola elementare ma, bisogna dargliene atto, è furbo ed ha fiuto giornalistico: ha capito che a sud qualcosa è cambiato. Per questo i forconi cominciano ad impensierire certi padani.

Qui potete trovare un elenco delle richieste del movimento di protesta:

http://www.linksicilia.it/2012/01/forza-durto-a-monti-e-lombardo-ecco-quello-che-vogliamo/

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1 Grazie al web le notizia viaggiavano lo stesso nonostante la loro vergognosa censura. Una censura che ha visto accomunati terzisti, radical chic, veteromarxisti, ecc. che hanno rispolverato vecchi arnesi interpretativi quali latifondisti, agrari mafiosi e chi più ne ha più ne metta.

2 Per saperne di più sulla rivolta di Reggio Calabria, leggetevi gli scritti di Zitara (http://www.eleaml.org/sud/stampa/reggio1970.html) e di Satriani (Rivolta e strumentalizzazione, Qualecultura, 1971).

3 E che male c'è? Si tratta di una pretesa legittima,. Se lo stato si fosse preoccupato di ammodernare le infrastrutture meridionali magari raddoppiando i binari della ferrovia ionica, tanto per fare un banale esempio, oggi ci sarebbero meno tir in giro sulle nostre strade.






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