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QUANDO I BUOI LEGHISTI SONO SCAPPATI

Zenone di Elea


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RdS 1° Ottobre 2011

Abbiamo seguito la vicenda leghista di riflesso per una quindicina di anni, quindi la reprimenda di Napolitano – a nostro modesto avviso –  giunge fuori tempo massimo.

Se da un lato è vero quel che afferma Berlusconi, quando dice di aver salvato l'unità del paese inglobando la lega nel canale della rappresentanza democratica, dall'altro è sotto gli occhi di tutti che il leghismo è divenuto un atteggiamento assolutamente “naturale” e politicamente trasversale nella cosiddetta padania.

Mentre a sud del Tronto permangono nutrite schiere di romantici tricolorati, quassù il verde di dentro lo trovi dietro l'angolo e quando meno te lo aspetti. Non esistono barriere ideologiche che tengano, anzi i peggiori leghisti (seppur diversamente tesserati) spesso pascolano  dalle parti del PD-exPDS-exPCI.

La ciliegina sulla torta della diffusione del leghismo l'hanno messa i corteggiamenti nei confronti del senatur fatti da giornalisti “alla Fede”; per questioni di bottega lo hanno descritto come un discolo che ogni tanto alzava al cielo il dito medio.

Intanto al nord (e anche al sud!) passavano nella testa della gente i peggiori luoghi comuni sulle genti meridionali, dedite permanentemente al nullafacentismo, allo sperpero di risorse pubbliche se non al vero e proprio ladrocinio.

Ora che la crisi morde il portafoglio i padani si interrogano sul da farsi per conservare un tenore di vita che non ha nulla da invidiare agli stati più ricchi d'Europa.

Se questo sentimento prende piede e si diffonde nessun napolitano potrà arginare la deriva di uno stato nato e vissuto nella menzogna. Quest'anno c'era l'occasione di rispolverare qualche verità nascosta per convincere il padani di buona volontà (ce ne sono ancora tantissimi) che il sud ha subito dei torti e andrebbe trattato con rispetto.

Invece ti ritrovi un Bocca (ora ex ma leghista della prima ora) che continua a rotolarsi nella melma del luogocomunismo più becero. E un senatur che cerca di arginare i malumori della base rilanciando la secessione, che ha imposto delle avanguardie di ministeri al nord e sta tramando per ottenere il controllo di Bankitalia.

La secessione del nord non è un destino segnato bensì una possibilità concreta. Evocare il fantasma dell'arresto di Aprile nel dopoguerra, a questo punto, ci suona inquietante e questo sì fuori della storia.

Il potere statuale avrebbe dovuto sanzionare le intemperanze leghiste anni or sono per evitare che esse creassero quel clima favorevole alla dissoluzione dell'idea stessa di unità nazionale.

Napolitano è il tipico intellettuale meridionale convinto della potenza della parola. Questo perché a noi hanno lasciato solo il lamento inconcludente.

A nord del Tronto conta la potenza dei piccioli.

Delle sfuriate di Napolitano se ne impipano altamente. Sono coscienti che la potenza del portafoglio alla fine vince su tutto, soprattutto sul romanticismo; e le parole “uguaglianza” e “fratellanza” vanno bene al circolo del tennis per far quattro chiacchiere con gli amici.

Anche se appena domani ci aspettiamo la evocazione di altri fantasmi (del tipo “pericolosi neoborbonici”) per sparare politicamente nel mucchio di veri o presunti attentatori alla unità della patria, noi abbiamo la coscienza di aver lavorato per far affiorare verità sepolte e di aver contribuito alla nascita di una nuova generazione di “meridionalisti”, fieri della nostra storia e legati agli interessi del territorio. Saranno queste nuove leve a salvare il sud e ad evitare che, un domani probabile, l'egoismo leghista lo riduca ad una terra senza stato ed in preda alla criminalità organizzata.



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