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STORIA CRONOLOGICA

DEI VICERÉ, LUOGOTENENTI, E PRESIDENTI

DEL REGNO DI SICILIA

DI

GIOVANNI EVANGELISTA DI BLASI

 seguita da un'Appendice fino al 1842

VOLUME UNICO

PALERMO

1842


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CAPO XIV.

Onorato Gaetani duca di Laurenzana, luogotenente generale, e marchese Giuseppe Tschudy comandante generale le armi in Sicilia lasciato alle funzioni della predetta carica dopo la partenza del Laurenzana

Quando ogni cosa fu già in perfetta calma, quando ogni perturbata mente più pensò al passato, quando parve davvero? uomini esser surti a novella vita, allora Ferdinando pensò al reggime dell'isola, o richiamando il principe di Campofranco, vi spedi Onorato Gaetani duca di Laurenzana, che giunse fra noi nel novembre del 1837. Assumendo la carica di luogotenente generale di Sicilia.

In tale occasione abolivansi però direttori del ministero di stato residenti in Palermo, e si ripristinarono gli uffici di consultore e segretario del governo già abrogati a febbraio del 1831, e mentre toglievasi la mal segreteria e ministero di stato per gli affari di Sicilia in Napoli, e sue dipendenze, si rimisero poi in vigore le sottintendenze abolite sin dagli 8 marzo 1825. Intanto venne tolto il divieto imposto colla legge del di 11 dicembre 1816 per la promiscuità degl'impieghi nelle due parti dei reali domini, e fu rescritto che le cariche, ed i civili ed ecclesiastici uffizi tanto di Napoli che di Sicilia potessero essere promiscuamente ed indistintamente conferiti a'  sudditi dell'una e l'altra parte del regno. S'eccettuarono però la questa norma le cariche di consultore, per le quali non fu fatta alcuna novità. Promiscue a'  Napolitani e Siciliani eransi già dichiarate le cariche di ministri consiglieri di Stato, e di direttori delle reali segreterie, e per conseguenza tali rimasero. Si sciolsero inoltre le compagnie d'armi, ed invece la publica sicurezza interna dell'isola venne affidata alla gendarmeria a cavallo. Ma a'  più essenziali bisogni volgeva il re nostro sovrano le cure della mente; conciosaché venuto nell'ottobre del 1838 in Sicilia, e visitati i luoghi in cui erano reclamati noi efficaci provvedimenti, mostrò il maggior possibile impegno di migliorare lo stato dell'isola per quanto le circostanze il permettevano. Le strade pubbliche adunque, oggetto sempre di sommo interesse e per l'industria d'un paese, e pel vantaggio altresì dei governi, aveano in ogni tempo richiamato, come s'è visto antecedentemente nella presente storia, le sollecitudini dei nostri sovrani, i quali non aveano lasciato modo intentato onde poter giugnere con la massima sollecitudine questo interessantissimo scopo.

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Noi infatti servammo quanto per le opere pubbliche fosse stato disposto nel 1810, tempo in cui diverse somme impiegaronsi per la costruzione delle strade in Sicilia; che poi nel 1813 vennero aumentate insino ad once trentaseimila a carico dello Stato. Vi fu allora quale zelo su questo proposito, ma le cose rimasero né più né meno nel pristino stato, sicché si può asserire essersi travagliato in quel tempo più nel far progetti, che nella effettuazione di essi: ma nel 1824 però la faccenda non andò come per l'addietro. Le norme date al luogotenente generale da re Ferdinando, parvero produrre i più utili resultamenti, e dal predetto anno 1821, sino al 1836, la costruzione delle strade non fu più intermessa, sebbene lentamente progredisse; e si vide anzi, a maggior corroborazione di questo nostro detto, il governo prendere in prestito una somma d'un milione di ducati da destinarsi all'uso suindicato, pagando vistosi interessi, affine di far fronte alla ingentissima spesa, o pur di maggiormente affrettare il compimento delle opere. Ciò se non altro mostrava il desiderio e la premura che i sovrani mettevano in questo affare, ed è tanto vero, quanto visto insufficiente, come era certamente da giudicarsi, il primo prestito, un altro nel 1835 se ne effettuiva nella somma di 150,000 ducati. Pur nondimeno in onta a queste somme la costruzione delle strade non progrediva, e sul finir dell'anno 1838 stagnarono nei banchi ben novecentomila e più ducati, prodotti da denari che si destinavano all'oggetto indicato, ma che rimanevano inoperosi per malintesa economia, la quale, al dir del Bianchini. privava la Sicilia in gran parte d'uno dei suoi primi e principali bisogni, e la manteneva stazionaria senza comunicazioni! Le opere pubbliche a carico delle provincia e dei comuni giacevano in peggiore condizione. sicché essendo scorso oltre di terzo del secolo che volge, la Sicilia presentava tuttavia, quanto alle sue opere pubbliche, lo stato istesso di quattro in cinque secoli indietro, e tranne ! poche strade mal costrutte e malissimo mani tenute, si difficili erano i cammini tra i di| versi paesi, che con istento si poteva transi! tare in lettiga e sulla schiena de'  muli, quando pur con pericolo estremo non si fosse costretto ad arrampicarsi colla persona per balze e dirupi!

1 Storia Economico-Civile del cav. Ludovico Bianchirli libri due, pag. 159. Palermo 1841.

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Erano in questo stato le cose quando il re Ferdinando contemplava nell'ottobre del 1838 la posizione infelicissima in cui gli ostacoli enunciati ci avean ridotti; e penetrato pertanto vivamente dalla vera e reale circostanza nella quale le opere pubbliche giacevano, volle con inudita munificenza portarvi il più efficace rimedio.

Per siffatta guisa egli venne disponendo che le strade che restavano a farsi in Sicilia tanto provinciali che comunali su fondi rispettivi delle provincie e dei comuni immantinente s'eseguissero; e perché un tanto impulso non rimanesse privo d'effetto ordinava, che qualora alla costruzione delle opere mancassero mezzi, o per la sollecitudine e difficoltà non potessero essi sopperirvi prontamente. la finanza sarebbe disposta a contribuire dai regi fondi tutti quei soccorsi che v'abbisognassero. Con siffatti egregi provvedimenti, a'  quali altri ancora interessanti han seguito dietro, si è veduta prosperar grandemente la coltura e l'interno commercio di Sicilia, ed anzi NON sarà tardi il compimento di quei voti da gran tempo proclamati, giacché pare che un impulso lodevole e generoso a parte delle sovrane sollecitudini animasse anco i particolari, i quali volontariamente offrono i loro capitali per contribuire ad un'opera che formerà il sollievo delle loro famiglie, l'agiatezza d'uomini industriosi, e la prosperità del paese.

Intanto come le strade andavansi compiendo, diligenze e vetture si costruivano, affin d'agevolare con sollecitudine e prestezza gli affari interni della Sicilia, rendendo il tragitto, pericoloso per lo addietro, piano ed agevole. Si videro perciò spianate le comunicazioni, rotto quel tenace vincolo che mantenendo inceppata l'industria e la proprietà rovinavano l'agricoltura, e il bene del paese ritardavano, si venne a conoscere più da vicino lo stato d'ogni comune, e pronti ed opportuni rimedi a'  mali si apprestarono, cosicché la Sicilia parendo risorgere a novella vita, benedi la provvida mano di colui che a tanto bene e vantaggio solertemente e pietosamente la sospingeva.

Le vicende del commercio dei zolfi intanto rendevansi sempre più interessanti; le cagioni di tanto danno erano pur troppo manifeste, e noi ne trattammo a lungo nel capo XII. Se non che giovando il rammentarli per dar catena a quanto saremo per dire in appresso, costringendoci la natura del presente lavoro a dovere spesso interrompere la narrazione degli avvenimenti,

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accenneremo che le ingente spese abbisognevoli per l'attivazione delle zolfataje spesso avean costretto i proprietari ad abbandonare le loro industriali speculazioni ed intraprese, ovvero a prender danaro ai cambi con positivi interessi, o peggio cedere ad altri (e si ponga mente, a forestieri commercianti) il dritto e la proprietà delle minimi zolfo, i quali esercitando poi il monopolio, rovinavano i piccoli trafficanti,e rendevano stazionario ed inutile un prezioso minerale, ingente di ricchezze e di esteso commercio.

Questo stato rovinoso non era chi nol lamentasse: ma i rimedi che si volevano, erano più dannosi del danno medesimo che si provava, progetto presentato dalla compagnia Taix e Aychard nel 1836 aveva in mira d'acquista tutto a sé il prodotto dello zolfo, ritirarli dai proprietari, e facendolo girare in commercio a quel dato prezzo che meglio folk loro piaciuto. In sostanza l'idea d'animare varie zolfaje, e di procurar loro lo smette del prodotto depositandolo in unica mano, acquietava le comuni doglianze; e sotto questo riguardo parve vantaggioso il contratto di quella compagnia. Pur nondimeno non si volle cosi avventurare la faccenda, e per conseguenza, oltre al parere favorevole d'una commessione all'uopo eretta, che avea altra fiata rigettata una simile proposizione, e a quella altresì del luogotenente generale duca di Laurenzana conforme allo avviso dell'anzidetta commessione, il re bramò il pensamento della consulta, e l'ebbe in questi sensi: il commercio degli zolfi, se non garentisce al proprietà, giova solo ad accrescere il numerario in Sicilia; e perciò in generale i guadagni che potrebbero ritrarsi da queste generale se fosse posto in negozio spartimento; ora cumulato sotto unico padrone, diminuirebbe per poco i lucri ai diversi proprietari anche piccoli che fossero, aumenterebbe il danaro che dal traffico degli zolfi potrebbe per avventura ricavarsi, premesso ancora il caso in cui la compagnia volesse esercitare il monopolio, e perciò rincarire il prezzo del minerale. Essere poi a considerare il commercio non verrebbe perciò punto diminuire, essendo che gli stranieri non patendosene provvedere convenevolmente in altra parte, doveano necessariamente ritirare dalla Sicilia, molto più se si poneva mente essere lo zolfo un minerale sui generis, e non poteva ammettere alcun succedaneo, giacché nel solo caso contrario era a temersi danno pel contratto in parola.

Si venne allora in sul negoziare, e S. E. il ministro

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dello interno incaricato sovranamente di fermare i patti della convenzione credè utile stabilire: Che la compagnia comperasse per la durata d'anni dieci tutto lo zolfo che si produrrebbe in Sicilia, fino a seicentomila quintali; il fondo capitale della compagnia stabilirsi in ducati 1,200,000;  assegnarsi alle diverse qualità dello zolfo un rezzo fisso, che in effetto si venne a descrivere, tanto pei proprietari, quanto per la compagnia; la quale altresì doveva obbligarsi mere un deposito sempre uguale nella quanta di zolfo, in guisaché doveva ritirarlo dai proprietari quando per le vendite veniva quel deposito a sminuire nel peso già fissato; poter ciò non ostante chiunque farne particolarmente delle mercature, purché si pagasse il dritto alla compagnia. Molti pesi si darano poi a'  quei soci signori Taix ed Aycard, quali tutti possono vedersi nel sovrano originale rescritto dei 27 giugno 1838.

Chiaro dunque emerge che dal contratto n parola i grossi proprietari risentivano un iene grandissimo, perché lo smercio della aro produzione era assicurato in modo da non far temere di perdite, ricompensandoli largamente delle spese abbisognevoli per le operazioni di scavamento ed altro. I piccoli possessori però trovaronsene scontentissimi, essendoché la limitata estrazione dello zolfo alle miniere, faceva si che non avessero alcuna relazione commerciale colla compagnia, i quale per altro faceva miglior interesse ritirare tutto lo zolfo dai grossi proprietari, dai quali sperar potea benissimo de'  favori in questo genere di vendite e di acquisti. che non dagli altri gravati da ingenti spese, e perciò costretti a vender caro il minerale in parola. Da ciò ne nasceva che fintando la compagnia le offerte di poche quantità di zolfo, i loro produttori erano costretti con grave danno venderlo ai grossi proprietarj per farne essi medesimi delle venite colla compagnia anzidetta. E anche a flettere che la guarentigia data agl'interessi ai piccoli trafficanti di poter fare smercio del prodotto senza bisogno di venderlo alla compagnia, era doppiamente dannoso, stantechè l'imposizione messa dalla medesima società di carlini venti a quintale sullo zolfo asportato per altra via che la loro veniva ad impedire indirettamente il particolar traffico dello anzidetto minerale, rendendolo ai proprietari più costoso di quello che alla compagnia importasse in effetto; in guisaché lo zolfo che essa vendeva alla straniero poteva benissimo venderlo in minor prezzo di quello che ai proprietari gravati da pelle e dal dritto enunciato

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lo potessero. Con tutto ciò reclamavasi altamente per l'esecuzione  o effettuazione del contratto, e questi che ciò volevano erano i più; dunque pareva che pel generale voto fosse giovevole e non dannosa la compagnia, ed in conseguenza per nuovo ordine sovrano fu posta in attività ogni cosa.

Pur nondimeno però volendo egli che i patti con scrupolosità si osservassero eleggeva una commessione composta d'uomini distinti per dignità e per sapere, ai quali dava particolari istruzioni; mentre limitava poi la produzione delle zolfatare onde la concorrenza fosse generale, togliendo quella specie di secondo monipolio che s'avrebbe potuto praticare dai grossi proprietari nel vendere essi soli lo zolfo alla compagnia. In questo modo S. M. ovviò a qualunque inconveniente, giacché ottenevasi in un tempo il maggior profitto dei proprietari e il bene della Sicilia, ch'era il solo scopo delle auguste intenzioni dell'adorato monarca. Ma un concorso d'inattese circostanze fecero distruggere il vantaggio sperato da un affare di sì alta importanza, ed inaspettatamente perire una istituzione da cui attendevansi felicissimi resultati. Le parole del Bianchini ci serviranno molto a proposito nella narrazione d'un tanto rimarchevole avvenimento.

Forti richiami di negozianti inglesi dimoranti in Sicilia legati nei loro traffichi di zolfi si produssero nel ministero britannico, e nel parlamento sorse a loro difensore lord Lyndhurst, il quale si spinse a dir finanche esser la perdita di essi di mille sterlini al giorno dal tempo del contratto; e però fu inviato alla nostra corte Mac-Gregor per sostenere che violato fosse il trattato del 1816. Che violazione alcuna non vi fosse a siffatto trattato, manifesto risulta dagli articoli che invocavano gl'Inglesi a loro favore, pei quali i medesimi nelle due Sicilie vengono uguagliati alle nazioni più favorite riguardo alle persone, alla proprietà, ed alla imposizione dei dazi.

1 V. Giornale La-Cerere, n. 54, 7 luglio, 1838.

2 Ecco gli articoli del trattato del 24 settembre 1816.

» Art. 4- Promette inoltre S. M. il re delle due Sicilie che il commercio britannico in generale ed i sudditi britannici che l'eserciteranno saranno trattati in tutt'i suoi stati nello stesso piede delle nazioni le più favorite non solamente riguardo alle persone ed alle proprietà dei detti sudditi britannici, ma benanche per ogni articolo del quale essi fanno commercio, e per le imposizioni o altri pesi pagabili su detti articoli o su legni coi quali si farà l'importazione.

Art. 3. Riguardo a'  privilegi personali di cui dovranno godere i sudditi di sua maestà britannica nel regno delle due Sicilie, S. M. siciliana

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Qual violazione adunque al trattato poteva esservi sol perché il governo avea imposto un dazio sotto forma di privativa, dazio che risguardava non meno le nazioni più favorite che i soggetti stessi del re? Certo è che il contratto rendeva gl'Inglesi privilegiati al di là delle genti delle due Sicilie e degl'Inglesi e dei Francesi, co' quali uguali convenzioni s'eran passate. Certo è che il trattato non autorizza gl'Inglesi a fare esclusivamente il commercio degli zolfi.

Che se la fortuna avea loro arriso in tal commercio per molto tempo forza era che dappoi ne seguissero le altre vicende. Parlavasi di dritto di proprietà quando gl'Inglesi non eran proprietarj di zolfataie. Ma pur fossero stati proprietari, non eran per tal fatto soggetti alle leggi del paese?

A malgrado di siffatte cose il governo delle due Sicilie dal canto suo fermato avea nel 22 febbraro 1810 di sciogliere il contratto mediante indennizzazione. la di cui quantità sarebbe stata fissata amichevolmente, allorché il i-.iv. Temple ministro d'Inghilterra residente in Napoli diresse una nota al nostro governo con cui dimandò rompersi all'istante il contratto. ripararsi con denaro il danno che dicevasi sofferto dai negozianti inglesi. Sarà sommamente memorabile nei nostri annali la ferma e dignitosa risposta data dal re.

promette ch'avranno essi libero e non dubbio dritto di viaggiare e risedere nei territorii e dominii della preti lodata maestà ai salve le precauzioni di polizia che vengono usate colle nazioni più favorite. Essi avranno dritto d'occupare delle case e dei magazzini, e di disporre delle loro proprietà personali di qualunque natura e denominazione per vendita, donazione, permuta, testamento ed in qualunque altro modo, senza che si rechi loro a tale effetto il menomo ostacolo o impedimento.

 Non saranno i medesimi obbligati sotto verun pretesto a pagare altre tasse o imposte che quelle, le quali son pagabili o potranno pagarsi negli stati di S. M. siciliana dalle nazioni le più favorite.

 Saranno essi esenti da qualunque servigio militare sia per terra sia per mare: le loro abitazioni, e magazzini, e tuttociò che ne fa parte e appartiene per oggetti di residenza o di commercio saranno rispettati: non sono soggetti a visite o perquisizioni vessatorie: non potrà farsi alcun esame arbitrario o ispezione dei loro libri  e conti sotto l'apparenza della autorità sopra dello stato; né potranno altrimenti che in seguito di sentenza legale dei tribunali competenti.

S. M. siciliana sì compromette di garantire tutte le occasioni i sudditi di sua maestà britannica che risederanno nei suoi stati e domini a conservazione delle loro proprietà e della loro sicurczza personale nello stesso modo che è garentita a'  suoi sudditi ed a tutti i forestieri appartenenti alle nazioni le più favorite e le più e le più privilegiate.

Dal Bianchini

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«Il trattato del 1816 non è violato dal contratto dei solfi. In luogo di danni, gl'Inglesi hanno ricevuto benefìzi considerevoli, lo ho adunque per me Dio e la giustizia, sicché fido più nella forza del dritto che nel diritto delta forza».

E risposero le parole a'  fatti, perocché in men che baleno preparassi il monarca a valida difesa rendendo più forti vari luoghi nel golfo di Napoli, e spedendo eletta mano soldati a meglio guernire l'importante Siracusa. Un campo militare fu spedito in Messina. La flotta venne tutta armata. Dava questo mentre il console inglese in Napoli insinuazioni a legni mercantili della sua nazione ancorati nella rada d'uscire fra ventiquattro, temendo di qualche aggressione. Or non appena ne fu avvertito il re, ordina tosto che la dogana cessasse da qual sia altro lavoro per disbrigar le carte necessarie a tali legni onde accelerane la partenza, non volendo egli che gl'interessi del commercio avessero a soffrire alcun detrimento per le determinazioni dell'alta politica. Medesimamente ordinò che il commercio inglese continuerebbe ad esser rispettato nel suo regno, e che i porti resterebbero liberi come per lo passato. Intanto un forte navilio inglese comandato dall'ammiraglio Stopford nelle vicinanze di Capri e delle circostanti isole in vista della città di Napoli, senza esservi alcuna dichiarazione d'ostilità, cominciò a predare diversi legni mercantili di real bandiera. A quest'atto il re fu forza che rispondesse con disposizione del 24 aprile, ponendo l'embarco su tutti i legni mexxx inglesi che si trovassero sulle coste e nei porti del reame, o che potessero in seguito giugnervi. Era indegnato l'univerxx al massimo grado, tutti sentivano altamente la giustizia della causa che con tanta energia già avea il re intrapreso a sostenere, tutti speravan da lui riparazione a'  torti cbe la nazione riceveva. Si ponevano intanto con estrema dignità in luce i dritti che avea avuto il nostro re a fare il contratto verso le corti straniere, allorché il re dei Francesi augusto zio del nostro sovrano fece spontanea e graziosa offerta d'una semplice mediazione presso il governo della Gran Brettagna, diretta unicamente ad accelerare la diffinitiva composizione della questione in discorso.

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Tale offerta accettata dal gabinetto inglese, non esitò il nostro re ad accoglierla egli pure, promettendo tra le altre condizioni che la negoziazione si facesse a Parigi. Cambiatesi questo mentre le corrispondenti comunicazioni tra il nostro governo ed il cavaliere Temple ministro della corte britannica per lo mezzo del visconte Haussonville incaricato dal re dei Francesi, si stipulò d'accordo preliminare convenzione 1. Cessarono quindi le misure di rappresaglia scambievolmente adoperate dai due governi sino a 26 aprile, in conseguenza di che il nostro re in questo giorno prescrisse di togliersi il cennato embarco. Dichiarò il gabinetto francese non esservi stata violazione del trattato in discorso,niun dubbio che il re del regno delle due Sicilie  potesse imporre qualsiasi gravezza ai solfi. Espose non di meno il suo desiderio che cessasse il contratto Taix. perché non confacente coi sistemi di civile economia adottati dalla più parte delle genti, nel quale caso fossero di diritto le indennizzazioni a cui veniva a soffrirne. Terminata in tal modo la controversia, determinò il re con decreto il 31 luglio 1840 di restare abolito il contratto della compagnia Taix e Aycard; il principe di Campofranco consigliere di stato presidente della consulta del regno assistito dal duca di Cumia procuratore generale presso la gran corte dei conti di Sicilia fissasse le indennità da darsi alla compagnia, laddove v'avesse dritto.

Fu stabilito ancora che rimanesse il dazio dei golfi di carlini venti a quintale, che non è guari venne ridotto a soli otto, non meno per sopperire alla tesoreria il mancamento dei ducati 400,000 diminuiti dal balzello della macinatura dei grani nel 1838, che per pagare annualmente le indennità indicate. Da ultimo fu incaricata la commessione de'  zolfi già eretta nel 1838 di proporre acconci regolamenti pei modi e tempi del cavamento delle miniere di zolfo, onde non ne soffrisse la pubblica salute, e l'agricoltura, e non si depreziasse e sciupasse si prezioso minerale.

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Fin qui I egregie parole del Bianchini. Ma noi aggiugniamo che con decreto de'  29 ottobre 1842, S. M. affine di sempre più favorire ed incoraggiare l'industria ed il commercio degli zolfi ridusse il dazio precedentemente imposto su questo minerale dai carlini otto a quintale, a carlini due. In tal guisa ritornaron le cose al pristino stato e l'estrazione dello zolfo gravata da si leggiero dazio venne d'allora in poi agevolata e quasi protetta.

Trascriviamo Io articolo che all'uopo venne inscritto nel giornale officiale delle due Sicilie nel 28 aprile 1840.

 Sono oramai di pubblica ragione le vertenze insorte tra la real corte del re nostro signore, e quella di S. M. britannica; né devesi pure ignorare che attivissima ed energica è stata la corrispondenza coltivata col gabinetto di Londra e con l'inviato inglese presso la nostra real corte, affine di mettere in luce i dritti del re nostro augusto sovrano nella sanzione del contratto della compagnia Taix per lo smaltimento degli zolfi della Sicilia.

 La condotta illuminata e dignitosa del governo del re, secondata dalla efficace cooperazione dei regii agenti diplomatici nello straniero, ne assicurava di già di veder ben presto condotta al suo soddisfacente termine la bene impresa trattativa. In tal mentre però, S. M. il re signor nostro ha ricevuto dal re dei Francesi suo augusto zio la spontanea e graziosa offerta d'una semplice mediazione presso il governo della Gran Brettagna diretta uni..umile ad accelerare la definitiva composizione della questione in discorso. Accettata dal gabinetto di s. lames la mediazione della Francia; S. M. il re animata sempre da quei sentimenti di conciliazione, compatibili col suo real decoro, e col bene i dei suoi amatissimi sudditi. non ha punto esitato ad accogliere la cortese ed affettuosa mediazione di S. M. il re dei Francesi, permettendo o tra le altre condizioni, che la negoziazione si facesse a Parigi.

 Cambiate il di 26 di questo mese le corrispondenti comunicazioni tra il governo di Napoli ed il signor cavaliere Temple inviato di S. M. Britannica, per lo mezzo del signor conte d'Haussonville incaricato di affari di S. M. il re dei Francesi, siamo ora lieti poter annunziare che mercé una convenzione preliminare d'accordo redatta, sono interamente cessate tanto dalla parte del nostro real governo, che dal governo inglese tutte quelle straordinarie misure di rappresaglia adottate fino al 26 aprile; saranno restituiti i bastimenti napolitani che non erano stati condotti a Malta fino a detto giorno; è promesso altresì di rendersi gli altri legni di real bandiera che fossero stati colà trasportati dalle crociere inglesi, prima della detta epoca.

Dal Bianchini

» V. Bianchini, Storia Economico-Civile dì Sicilia, vol. II, capo ultimo.









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