Eleaml


“Così come relativamente al Grande archivio di Napoli ed agli archivi provinciali continentali, anche per quanto attiene alla Sicilia il processo normativo ed organizzativo, formalizzato rispettivamente nel 1818 e nel 1843, aveva precedenti che risultavano antecedenti rispetto allo stesso atto costitutivo del ‘nuovo’ Regno delle Due Sicilie” scrive Claudio Torrisi dell'Archivio di Stato di Palermo.

La legislazione archivistica borbonica non è una mera prosecuzione delle precedenti disposizioni del Murat, ma si inserisce in una tradizione ben più antica, questo emerge anche dalla lettura dell'opera di Granito, di cui pubblichiamo uno stralcio.

Gli “arretrati” Borbone si interessarono, fra l'altro anche di legislazione archivistica, istituendo fin dal 1818 nella parte continentale del regno un archivio per provincia!

Zenone di Elea – Giugno 2010


LEGISLAZIONE POSITIVA
DEGLI
ARCHIVII DEL REGNO
CONTENENTE
LA LEGGE ORGANICA DEI 12 NOVEMBRE 1818
E GLI ANNESSI REGOLAMENTI
INSIEME CON TUTTI I CONSECUTIVI REALI DECRETI, RESCRITTI E MINISTERIALI RIGUARDANTI GLI ARCHIVII
RACCOLTE
dal Marchese Angelo Tranito
PRINCIPE DI BELMONTE
SOPRAINTENDENTE GENERALE DEGLI ARCHIVII DEL REGNO.
PRECEDUTA DA UN DISCORSO DEL MEDESIMO
INTORNO AGLI ARCHIVII.
Napoli
TIPOGRAFIA DI FERDINANDO RAIMONDI
Vico Sanseverino n.° 1.

1855

AL CHIARISSIMO COMMENDATORE
SIGNOR
D. LUDOVICO BIANCHINI
DIRETTORE DEL REAL MINISTERO E SEGRETERIA DI STATO
DELL'INTERNO ECC. ECC. ECC.





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Dappoiché nel 1818 l'Augusto nostro Sovrano Ferdinando I. ordinò la formazione di un Archivio Generale del Regno, destinalo a conservare, non pure le scritture tutte delle antiche Giurisdizioni abolite, ma quelle eziandìo degli attuali Ministeri di Stato, de Tribunali e di tutte le altre pubbliche Amministrazioni, non che di stabilire un Archivio particolare in ciascuna provincia, sancì a tal uopo apposita legge per regolare il reggimento e le funzioni degli Ufficiali addetti ad averli in custodia. Nel porsi ad effetto così saggio divisamento non tardarono a manifestarsi in così vasta materia una moltitudine di novelli bisogni, cui non era stato possibile prevedere innanzi tratto, ai quali fu mestieri sopperire successivamente con novelle prescrizioni, massime per ciò che riguardava la corrispondenza con le autorità, alle quali sovente faceva d'uopo richiamare dagli Archivii le scritture che vi avevano innanzi depositate, e la estrazione delle copie de' documenti richieste non meno da' pubblici funzionarti che da' privati. Inoltre nel fondare il Grande Archivio non intese il Legislatore di farne un semplice deposito di carie, ma volle creare eziandio nella capitale del Regno un museo storico-diplomatico, nel quale i giunti tutti i posteriori regolamenti, reali decreti e rescritti, non che le svariate ministeriali prescrizioni, riguardanti il reggimento di essi. A renderne più comodo l'uso, ed affinché si trovasse riunito in un sol luogo tutto ciò che riguarda una stessa materia, a ciascun articolo della legge, stampato per distinguerlo in caratteri più grandi, seguono immediatamente i posteriori provvedimenti, che lo modificano o mutano. Il simile si è fatto pei diversi regolamenti, dopo de quali si troveranno disposte nel miglior ordine che si è potuto tutte le altre ordinanze posteriormente emesse. E siccome nel 1844 altra legge organica A fine di rendere più compiuto un così fatto lavoro, ed a maggiore intelligenza de' leggitori, ho stimato far precedere breve discorso intorno alla origine degli Archivii Napoletani, ed alle vicende cui sono andati soggetti sotto le svariale dinastie insino alla fondazione dell'attuale Grande archivio del Regno.

Ora chi altri mai potrebbe intitolarsi tale raccolta, se non a Lei Signor Direttore che tanto sta facendo a vantaggio di una istituzione così importante e così nobile, qual è il Grande Archivio? Accolga Ella adunque con quella cortesia, che così la distingue, l'omaggio di questa compilazione, come cosa a Lei dovuta per ogni titolo, e non cessi di continuare a promuovere il

Il Soprantendente Generale degli Archivii

PRINCIPE DI BELMONTE.

DEGLI ARCHIVI NAPOLITANI

Dovunque è civiltà vi sono depositi di scritture; ed in Italia, ancora ne' tempi più tristi delle invasioni de' barbari, la civiltà non è stata spenta giammai, massime in questa parte estrema, dove la vicinanza di Roma e la dominazione de' Greci conservarono e trasmisero alle generazioni susseguenti gran parte del prezioso retaggio degli avi nostri. Si sono quindi conservati sempre tra noi gli atti della Chiesa, quelli de' Comuni, le scritture de' pubblici Notai, gli atti de' magistrati, quelli de' diversi Principi, e finalmente de' Re che conquistarono queste contrade; delle quali carte, comunque tra tante vicende ne sia perita parte molto maggiore di quella che rimane, pure le reliquie tuttora superstiti abbastanza dimostrano la nostra condizione di allora, e la superiorità che a buon dritto ci appartiene sulle altre nazioni.

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Troppo lungo sarebbe ed inutile al tempo stesso lo annoverare tutto ciò che ritrovasi negli scrittori di Diplomatica intorno agli archivii dell'antichità e del medio evo; per lo che lasciando da banda così fatte erudizioni, diremo soltanto brevemente dei nostri Archivii Reali.

Di quelli di Palermo, Canosa, Lucera e Melfi, dove al riferire degli storici si conservavano gli atti de' Re Normanni e Svevi, non rimane che un sol mutilo registro dell'Imperator Federico II, del quale diremo in prosieguo; e soltanto può sopperirsi in parte a tale difetto, mercè de' diplomi originali degli archivii particolari, de' quali abbiamo gran dovizia. Con tale intendimento è stata intrapresa la pubblicazione delle pergamene anteriori allo stabilimento della Monarchia tra noi (1), avute dai monasteri soppressi, opera la quale in breve sarà condotta a termine, in seguito di che potrà farsi il somigliante per le carte Normanne e Sveve. E già ad illustrare il periodo più importante di questa seconda dinastia, cioè quello dell'Imperatore Federico IL, che comprende non pur la storia del rimanente d Italia, ma di quasi tutta Europa a que tempi, il Duca di Luvnes sta facendo raccogliere in un sol corpo, e pubblicare a sue spese in Parigi dal dotto Signor Huillard-Bréholles

(1) Regii Neapolitani monumenta aedita ac illustrata. Neapoli 1845 et anni. seq. 3

tutto ciò che si è potuto rinvenire ne' diversi archivii e biblioteche Europee di diplomi ed altre scritture, riguardanti il detto Imperatore(1); opera che non si potrà commendare giammai abbastanza, così per l'ordine in cui sono disposti tanti svariati documenti, come per le dotte osservazioni che li accompagnano.

Levata in seguito a metropoli la città di Napoli sotto ai Re Angioini, venne in essa stabilito, com'era di ragione, Io Archivio della Corona, cui Re Roberto fece dal palagio Fieschi alla Selleria trasportare da prima nelle case di Ettore Vulcano a porta Petruzzolo, e poscia in quelle che comperò di rincontro alla Chiesa di S. Agostino; ove l'Archivio, perché vicino alla Zecca e dato in custodia ai Maestri Razionali di essa, s' acquistò nome di Archivio della Regia Zecca (2). Dalle stesse sue scritture conservale insino a noi abbiamo contezza de Registratori della Real Cancelleria, e degli altri ufficiali destinati alla custodia

(1) Historia diplomatica Friderici secundi, sive Constitutiones, Privilegia, Mandata, Instrumenta quae supersunt istius Imperatoris et filiorum ejus. Accedunt epistolae Paparum, et documenta varia. Collegit, ad Jidem chartarum et codicum recensuit, juxta seriem annorum disposuit, et notis illustravit J.-L.-A. Huillard-Brètolles.

Auspica s et sumptibus H. de Albertis de Luynes, unius ex Academiae Inscriplionum sociis. Parisiis 1852 et ann. seq.

(2) Contento istorico-critico-diplomatico sulla Costituzione de instrumentis conficiendis per curiales dell'Imperatore Federico II., opera postuma del dottor D. Antonio Chiarito. Napoli 1772 in 4. pag. 25 e seg.

Nicolai Topii de origine omnium tribunalium mine in Castro Capuano fidelissimae civitatis Neapolis existentium, deque eorum viris illustribus. Neapoli 1666. Vol. 1. pag. 37 e 144.

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ed ordinamento delle carte, della maniera come allora formavansi i registri in quaderni, non che del modo come si apponeva il suggello agli atti de' Sovrani. Non si costumava a que' tempi di mollo scrivere, né di moltiplicare la divisione delle materie di governo; scrivendosi dai Segretaiii del Re le minute di tutti gli alti di qualunque specie in quaderni sciolti di pergamena, stati posteriormente legati in volumi. Paci, trattati, legazioni, cose ecclesiastiche, investiture di feudi, concessioni di titoli e di privilegii, pubblici parlamenti, nomine di ufficiali, ordinanze di ogni specie si trovano in tali registri; raccolta preziosissima, del qual genere non sappiamo che altre ve ne sieno cosi copiose ed ordinate, eccetto quella antichissima de registri dei Pontefici nell'Archivio Valicano (1).

(1) Allorché al cominciare di questo secolo gli stati della Chiesa furono invasi dalle armi Imperiali di Francia, insieme coi capolavori di scultura e di pittura del Museo Vaticano, venne trasportato a Parigi ancora quell'archivio, del quale in un opuscolo intitolato:

Division Italienne à l'hotel Soubise.

I. Section, Archives de Rome.

A. Charles.


Pièce originale et détachées, distribuées par ordre chronologique, depuis le quatrième siècle jusqu'au dix neuvième, dans 300 boites étiquetées

A. I — A.

300

Plus, 500 portefeuilles ou volume contenant des pièce de même nature

A. 301 A.

800


Passato il regno in potere degli Aragonesi, venne dal Re Alfonso I. instituita la Regia Camera

B. Registres de Bulles, Brefs et Suppliques.

1. Collection: depuis Jean VIII. jusqu'à Sixte V. 2018

volume cliquettes

B. I — B.

2018

2. Collection: Bulles des Papes d'Avignon 432 volume

B. 2019—B.

2450

3. Collection: Epìtres des Papes aux Prince depuis Innocent III. jusqu’à Pie VII. Inclusivement 230 volumes

B. 2451—B.

2680

4 Collection: Bulles depuis Jean XXII. Jusqu’à Pie VII. inclusivement 4843 volumes

B. 2681— B.

7523

5. Collection: Suppliques et Brefs depuis Martin V. jusqu’à Pie VII. 6727 volumes

B. 7524 — B.

14250

6. Collection: Brefs depuis Pie V. jusqu’à Pie VII. 4837 volumes

B. 425—B.

19087

7. Collection: Bulles depuis Grègoire Xfll. jusqu’à Pio VI. 863 volumes

B. 19088— B.

19950

8. Collection: Bolle, editti, Bandi etc 226 volumes composés de placards et feuilles imprimées.

B. 19951—B.

20176

9. Autres Collections partielles ou incomplètes, 420 volumes

B. 20177— B.

20596


C. Privilèges, biens et prétentions de la Cour de Rome.


Matière camerale et diverse. 4202 volumes entre les quels l'ordre est à etablir

C. IC.

4202

D. Nonciatures et Légations.

1. Légation d'Avignon, 4$9 volumes.

2. Légation de Bologne, 336 volumes.

3. Légation de Ferrare, 301 volumes.

4 Légation de la Romagne, 217 volumes

5. Légation d'Urbin, 31 volumes

6. Nonciature de France, 964 volumes

7. Nonciature d'Angleterre, 45 volumes

8 Nonciature de Bavière, 19 volumes.

9. Nonciature de Cologne, 379 volumes

10. Nonciature d'Espagne, 587 volumes.

11. Nonciature de Flandres, 888 volumes.

12. Nonciature de Florence, 29 volumes.

13. Nonciature de Lucerne, 279 volumes.

14 Nonciature de Malte, 193 volumes.

15. Nonciature de Naples, 534 volumes.

16. Nonciature de Pologne, 440 volumes.


della Sommaria, per conoscere delle entrate reali e de’ drilli della Corona e del Fisco; magistrato supremo, al quale non solo vennero conferite le attribuzioni dell'aulico tribunale denominato

19. Nonciature de Portugal, 26 volumes.. D. 5742— D. 6002
18. Nonciature de Turin, 49 volumes... D. 6003— D. 6493
19. Nonciature de Venise, 565 volumes... D. 6494— D. 7038
20. Nonciature de Renne, 679 volumes... D. 7059 —D. 7737
E. Secrétairerie d'État.


1. Minutes et Pièces divers, 104 Portefeuilles ou liasses

E. —E.

104

2. 49 Portefeuille contenant des pièces originales relatives aux Prétres émigrés François, depuis 1791 jusqu’à 1800

E. 05—E.

153

3. 170 volumes ou portefeuilles, contenant les lettres (originales ) adressées au Pape, au Secrétaire d'État, à des Cardinaux, par des Princes, des Évêques, des hommes de lettres, et autres personnes

E. 154 E.

1323


P. Daterie.
8800 Portefeuilles, registres, ou Liasses... F. 1—F. 8800
G. Chancellerie 1000 Registres ' G. 1—G. 1000
H. Pénitencerie.
4256 Liasses ou Registres H. 1— . 4256
J. Congrégation du Concile de Trente.
3658 Registres ou portefeuilles J. 1— J. 3658
K. Congrégation de la Propagande.
3963 Volumes, portefeuilles ou cartons... K. 1— K. 3963
L. Congrégation du Saint Office.
6205 Portefeuilles L. 1—L. 6205
Congrégation de l'Index, 49 volumes, liasses ou cartons L. 6206—L. 6696
M. Congrégation des Évêques et des Réguliers.
16082 Liasses ou registres M. I—M. 16082

Congrégation des Immunités 2890 Liasses et registres M. 16033— M. 18972
N. Congrégation des Rites
Canonisation. 4973 volumes ou portefeuilles. N. — N. 4973
Registres et pièces relatives aux cérémonies ecclésiastiques 113 articles N. 4974 —N. 3086
0. Archives Administratives.
Congregazione del Buon governo, 3120 Portefeuilles, registres ou liasses O. I—O. 320
Autres Archives administratives, 4181 articles. O. 32—O. 7301
P. Archives Judiciaires,
$892 Liasses, portefeuilles ou registres... P. f—P. 3892
Q. Inventaires, Tables et Répertoires de tout ce qui précède.
1953 Registres, et 200 cartoni Q. i—Q. 233

Résumé des Archives de Rome.
A. Charles 800 vel porlrf.
B. Suppliques, Brefs, Bulles ecc 20396 ou Itassès.
C. Possessions et Prétentions de la cour de Rome. 4?f2
D. Nonciatures et Légations 7737
E. Secrétairerie d’État 1323
F. G. II Daterie, Chancellerie et Pénitencerie.. 14036
J. Congrégation du Concile de Trente.... 3638
K. Congrégation de la Propagande..... 3963
L. Congrégation de Saint Office; — de l'Index. €696
M. Congrégation des Évêques et des Réguliers, — et des Immunités. 18972
N. Congrégation des Rites Cèrèmonies 3086
O. Archives administratives 730
P. Archives Judiciaires ò'892
Q. Inventaires et Répertoires 233
Total.... 102,433

Oltre agli archivi! di Roma, noi mentovato opuscolo si fa parola di quelli eziandio del Piemonte, di Spagna e d'Alemagna, i quali tutti

8 Curia Sommaria ovvero Reale auditorio dei Conti, e quelle dei Maestri Razionali della Regia Zecca, ma gli fu data ancora molto maggiore importanza ed autorità, tanto da comprendere sotto la sua giurisdizione l'amministrazione dell'intero reame(1). Oltre all'archivio della Zecca, che già vi era, ebbe la Regia Camera un suo proprio particolare archivio, cui per la sua mole ed importanza fu dato l'aggiunto di

Grande,

il quale ci ha conservato innumerevoli documenti riguardanti la storia della nostra finanza, della feudalità, del reggimento dei Comuni, chiamati allora Università, e de' loro privilegi, delle prerogative reali intorno alle materie ecclesiastiche, e di quanto altro riguardava le nostre antiche leggi e costumanze. Quivi lo stesso Re Alfonso I. ordinò che si conservassero i suoi registri (2), de' quali però ben pochi son pervenuti insino a noi, essendo stati distrutti la più parte nella sollevazione del Principe di Macchia. Oltre ai due mentovali archivii, n' ebbe la Regia Camera un terzo eziandio, cioè quello de' Quinternioni e de' Cedolarii; contenenti i primi le investiture de' feudi, e le concessioni de' titoli; ed i secondi le obbligazioni de' feudatarii verso il Fisco per ragione dell'adoa,

volevansi riunire allora agli Archivii Imperiali di Francia; ma dopo la prigionia di Napoleone, lo Archivio Valicano ritornò pressoché intatto all'antica sua sede.

(1) Vedi Toppi, op. cit.

(2) Toppi ivi, pag. 47.

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del relevio e degli altri pesi feudali. Avendo eziandio Alfonso I. instituito il Sacro Regio Consiglio, nel quale, allorché vi presedeVa egli stesso, Irallavansi gli affari più gravi dello stato, ma che d'ordinario giudicava, qual supremo tribunale, delle liti tra i privali in grado d'appello, ebbe ancor esso uno speciale archivio per le sentenze, pei decreti e pei processi delle materie che in esso si agitavano.

Mutale più tardi le nostre sorti, e passalo il reame di Napoli da stato indipendente, sotto la dominazione Spagnuola, molte e sostanziali mutazioni furono apportate alla forma del suo governo; e comechè fossero stati ritenuti gli antichi Magistrati, decaddero essi d'autorità e di grido dopo la creazione dei novelli. Le quali cose essendo copiosamente narrate dagli storici, limitandoci soltanto a ciò che concerne il nostro argomento, diremo di essersi allora formalo un novello archivio appresso i Viceré degli atti del loro governo. L'accorto Ferdinando il Cattolico per moderare la soverchia autorità che dovevano necessariamente avere coloro ai quali era affidato il governo di un tanto regno, così lontano dalla sede della monarchia, institui con saggio accorgimento un Consiglio supremo di stato per assisterli, dello perciò Collaterale, senza il parere del quale, non potessero risolversi le materie più gravi. Per la spedizione adunque de' suoi atti in forma valida, non che per la esecuzione delle risoluzioni e degli ordini che venivano direttamente da Spagna, si ebbe questo Consiglio un'apposita officina, detta Cancelleria del Collaterale,

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dove conservavansi i registri e tutte le altre scritture ad esso appartenenti. Avevano in oltre i Viceré due particolari Segreterie, l'una delta di stato e Guerra, e l'altra di Giustizia, così per la spedizione degli affari ordinarli, come per apparecchiare le materie da trattarsi nel Collaterale.

Ma novelle vicende soprastavano ai nostri archivii. Aveva il Viceré D. Pietro di Toledo, che qui per Carlo V. imperava, riuniti nel 1540 con saggio divisamento in Castel Capuano i tribunali tutti della città, ed insieme con essi gli svariali archivii che ne dipendevano (1). Nella sollevazione del 1647 incominciala da Masaniello, assalito Castel Capuano a furia di popolo, sforzate le carceri che vi erano sin d'allora, e desertati i tribunali, non poche scritture vi perirono (2). Nò a questo si rimasero i danni, dappoiché manomettendosi dalla plebe le case di coloro che nell'esercizio delle pubbliche cariche eransi resi odiosi, fu tra le altre mandato a sacco il palagio del Duca di Caivano Segretario del regno, con bruciare davanti ad esso le suppellettili d'ogni maniera che vi ritrovarono, tra le quali furono arse eziandio tutte le scritture della Real Cancelleria ed i registri del Collaterale, che presso di lui si conservavano; e giunse a tanto il furore, che vennero uccisi persino i cavalli delle

(1) Toppi ivi pag. 92.

(2) Diario di Francesco Capecelatro contenenti la storia delle cose avvenute nel reame di Napoli negli anni 16471650, ora per la prima volta messo a stampa sul manoscritto originale, con l'aggiunta di varii documenti per la più parte inediti ed annotazioni, dal Marchese Angelo Granito Principe di Belmonte Soprantendente Generale degli Archivii del Regno - Napoli 1850 e 1852.

Vol. 2. pag. 37.

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sue scuderie e gittati a perire tra le fiamme (1). Ma il danno maggiore ed irreparabile patito da' nostri archivii fu quello avvenuto nel 1701 in occasione della cospirazione della del Principe di Macchia, allorché tutta Europa andava in fascio per la successione di Spagna. Appartenendo i principali congiurati alla primaria nobiltà del regno, e trovandosi alcuni di essi avviluppati fra sterminale liti col Fisco, divisarono distruggere i pubblici Archivii, perché insiem con essi perissero i documenti loro contrarli. Concitarono quindi il furore della plebaglia contro Castel Capuano, dove, dopo liberali i prigioni e devastate le sale de' tribunali, si avventarono su gli archivii, e gittando a furia dalle finestre le scritture, vi si appiccava il fuoco nella sottoposta piazza (2).

Era riserbato al glorioso Carlo di Borbone, capo della regnante dinastia di sottrarre cosi nobile reame dalla condizione di provincia di monarchia straniera. Richiamata Napoli mercé di lui a vita novella, molte sostanziali mutazioni furono apportate, com'era di ragione, alla forma del nostro politico reggimento; e primieramente, abolito il Consiglio Collaterale, gli affari di governo vennero discussi da allora in poi dai Consiglieri di Stato alla presenza del Re, essendosi creata in pari tempo la Real Camera di S. Chiara per conoscere delle altre materie appartenenti

(1) Si veda il processo originale di Carlo di Sangro, del Principe di Macchia ed altri loro complici, che si conserva nella biblioteca del Principe di Cimitile.

(2) Diario del Capecelatro.

Voi. 1. pag. 36, 43.

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alla giurisdizione del Collaterale, come a supremo tribunale. Le Reali Segreterie, chiamate posteriormente Ministeri di Stato, da due che erano, vennero accresciute insino a cinque, cioè degli Affari Esteri, di Guerra e Marina, di Grazia e Giustizia, dell'Ecclesiastico e dell'Azienda', così con voce Spagnuola si chiamava allora la finanza; alle quali nel 1789 dal figliuolo Ferdinando IV. ne fu aggiunta una sesta detta di Casa Reale. Ebbero esse stanza nel real palagio, e conservandosi presso ciascuna gli alti sovrani promulgati pel loro organo, vennero così a contener diviso tra esse larchivio reale della novella dinastia, affatto separato e distinto da quelli delle altre anteriori, rimasti in Castel Capuano insiem coi tribunali dai quali dipendevano. Ma tra le tante instituzioni ordinate da quei due Sovrani pel bene dei popoli, una delle più rilevanti, non meno pel nostro argomento, come per sé stessa, si fu la creazione di un altro archivio per la registrazione delle successioni e dei contratti tra' privali. Scopo di così fatta istituzione si fu. che divenissero pubbliche le notizie degli averi e degli obblighi delle parti che contrattavano; libero il commercio da ogni insidia forense; fosse in pubblica circolazione il danaro mediante la certezza delle cautele; impedito l'inganno di far credere liberi quei possedimenti, le cui gravezze restavano fra le tenebre involte; ogni frode sparisse facendosi noli i preamboli, le donazioni e tulio quanto racchiudevasi in ogni maniera di contraili; dovesse però ogni allo producente azione reale ed

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registrarsi in questo pubblico archivio, anzi non si eseguisse, se non fosse prima registrato (1). Egregio provvedimento e vivissimo raggio partito fin dal XV secolo da questa terra, quando tutta l'Europa era ancora nell'ignoranza assoluta di ogni giusto sistema di pubblicità d'ipoteca; che se esso fu recato in alto da Ferdinando IV. nel 1786, era già gran tempo da che Ferdinando I. di Aragona, Carlo V. e Filippo II. lo avevano ideato, e lo stesso Carlo III. era per dare la mano all'opera, quando la Spagna ce lo rapì (2).

Avvenuta poscia la rivoluzione Francese e le guerre crudelissime che ne seguitarono, mutati i costumi e le leggi appresso tutte le nazioni d'Europa, lo fu eziandio la forma del civil governo. Perite in quel generale cataclisma tutte le nostre patrie inslituzioni, di esse al presente non rimane vestigio, ricordate sol per vituperarle da' nostri saccentoni, usi a pregiare soltanto ciò che ci è venuto d'oliremonti. In seguito della prima invasione del reame di Napoli dalle armi Francesi nel 1799 durata sol pochi mesi, furono aboliti i Seggi e l'antico reggimento delle Comuni; ma ritornate poscia nel 1806, avendo dominalo tra noi per un intero decennio, promulgati nuovi codici, aboliti i feudi ed insiem con essi tutti gli ordini antichi, venne ogni cosa riformala a norma della nazione dominatrice,

(

1) V. Nuova collezione delle Prammatiche del Regno di Napoli Tom. XIII. Napoli 1805

pag. 76 e seg.

(2) V. Repertorio degli antichi atti governativi di Michele Baldi. Napoli 1852.

Voi. I. p. 241 e seg.

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e cangiala affatto la condizione del reame. Uno degli avvenimenti più gravi di allora si fu la distruzione degli ordini religiosi, cui fecero plauso i pretesi amatori di civile libertà che agognavano di arricchirsi delle loro spoglie, ma tutti i buoni ne piansero, prevedendo le funeste conseguenze che non tardarono a manifestarsi; dappoiché dall'essersi i loro beni incamerati, niun prò ne ritrasse la finanza, pochi uomini nuovi arricchirono, il popolo ne impoverì, venuta meno così larga sorgente di lavoro e di soccorsi. In quel generale desertaraento di monasteri e di chiese, era stato sì bene ordinato, che i codici e le pergamene de' loro archivii fossero depositati in quelli dello stato; ma in cambio di ciò, la più parte involati scomparvero, insieme con le altre loro suppellettili espilate e disperse. Una sterminala copia di concessioni sovrane, Bolle Pontifìcie, sentenze di magistrati laici ed ecclesiastici, contratti di ogni maniera da' tempi Ducali e Longobardici insino a noi, ed antiche Platee contenenti la storia de' nostri più belli monumenti vennero gittate a fascio nel refettorio del convento di S. Domenico Maggiore; il quale tramutato poscia in quartiere di soldati, furono trasportate ne' sotterranei e nelle soffitte di Castel Capuano, dove per lunga pezza si rimasero di polvere e di muffa ricoperte. Vennero soltanto risparmiati i tre archivii di Montécasino, della SS. Trinità di Cava, e di Montevergine, che per la loro celebrità arrestarono il furore de' novatori, che spacciavansi maestri di civiltà e rigeneratori dell'umana specie;

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ai quali non bastan

Ritornato tra noi il figliuolo del glorioso Carlo III, riputando utilità, necessità, gloria del suo regno di torre i pubblici archivii dal misero stato in che giacevano, e condurli nell'altezza che si poteva maggiore, sanzionò la presente legge. Le nostre mutate condizioni, e la confermazione de' novelli codici avevano crealo un ordine di cose affatto nuovo: mentre dunque era necessario lo stabilimento di un novello Archivio Reale, il quale contenesse gli atti posteriori alla promulgazione delle nuove leggi, ed al nuovo organamento dell'amministrazione civile, e di quella della giustizia, faceva mestieri provvedere alla conservazione, non pur degli antichi archivii di sopra mentovali, ma di quelli eziandio delle altre giurisdizioni abolite.

(1) V. Bullettino delle leggi del regno di Napoli, anno 1808 e seg.

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Che se la moderna divisione delle materie di governo, non che i nomi e le attribuzioni dei magistrati erano affatto diverse da quelle degli antichi, non meno perciò si aveva mestieri dei precedenti di quelli; per lo che si rendeva necessario di provvedere alla conservazione ed all'ordinamento delle loro carte per mezzo di appositi ufficiali, istrutti non meno della moderna che dell'antica legislazione. Divisò adunque quel Monarca di fondare nella capitale un vasto deposito denominato Grande Archivio del Regno, dal quale altri stati han preso norma, ordinato a contenere così gli antichi pubblici archivii insieme con tutte le scritture delle antiche giurisdizioni abolite, come ancora l'Archivio Reale moderno, cioè gli alti Sovrani, le carte delle Reali Segreterie di Stato, e delle amministrazioni dipendenti da esse. E siccome la lettura degli antichi caratteri non è agevole che a quelli soltanto che l'hanno appositamente studiala, stabilì che un Professore di Paleografia ammaestrasse gli alunni a ciò in prova eletti; con pubblici concorsi nelle dotte lingue, nella storia patria e nella conoscenza de' pubblici atti amministrativi, finanzieri e giudiziarii, d'ogni età e d'ogni specie si conferissero i gradi; una Commissione imprendesse a compilare il Codice Diplomatico e le memorie per la storia del regno; reggesse il tutto un Soprantendente Generale. Quanto ai Ire archivii di Montecassino, Cava e Montevergine, ristabiliti quei monasteri dalla pietà del primo Ferdinando, con fornirli di novella dotazione, furono rimasti in custodia de' monaci

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per gius

Incominciò per così fatte disposizioni a trasportarsi nelle sale degli antichi archivii di Castel Capuano

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amministrazioni

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dì essere sgravale dalle loro carte, secondo in determinali tempi concedeva la legge, fu mestieri aggregare in supplemento al Grande Archivio l'intero edifizio denominato Casa Cuomo nella strada di S. Nicola dei Caserli, ed una porzione dell'antico Banco di S. Eligio, e dell'altro detto de' Poveri.

Stivate così ed ammonticchiate le scritture dagli spazzi sino ai soffitti a guisa d'impenetrabili muraglie, non che gl'indici ed i repetorii, ma ne pur qualsiasi ricerca era possibile di fare tra esse, per modo che il nobile ed utile divisamento del legislatore rimaneva in gran parte senza effetto. Né a ciò soltanto si restava il male, mentre sdruciti per vetustà i mentovati edifìzii, penetrandovi le acque piovane, molte e molte scritture ne furono guaste e distrutte; e già il somigliante incominciava ad avvenire in Castel Capuano, vecchio edifizio ancor esso, e guasto dalle ingiurie degli anni. Né ristando in pari tempo le Reali Segreterie di Stato, le amministrazioni tutte ed i molli magistrali della metropoli, massime la Gran Corte de' Conti di essere alla perfine sgravate dalle infw nite carie che ne' proprii archivii stavano da lunghi anni stivate, il Soprantendente Generale di allora Commendatore Antonio Spinelli de' Principi di Scalea fece aperto non solo non essere possibile di soddisfare alle loro istanze, ma che non riparandosi velocemente a cotanto male, questo da di in dì si sarebbe accresciuto fino a divenire del tutto inemendabile; che se più oltre si rimanessero le carte in quella strana guisa ammonticchiate

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e

confuse, non solo non avrebbero recalo i vantaggi che avea mostrato la legge, ma si sarebbero tutte irreparabilmente perdute. Dalle quali vivissime rimostranze, avvalorate dalle parole del Marchese Nicola Santangelo, Ministro allora degli Affari Interni, mosso il real animo di Ferdinando II., si volse potentemente a cotal faccenda. E ben considerando che il vastissimo monastero de' SS. Severino e Sossio, già da molti anni destinato a semplice ospizio de' Cassinesi, ed abitato da pochi monaci, era ad essi non che inutile, ma d'impaccio eziandio, e per labbandono in che si giaceva presso a cadere in ruina, ordinò nel 1835, che oltre alla magnifica Chiesa, fosse serbato ai Padri il famoso chiostro detto del Platano, restaurandolo in prima di quello del tesoro, ed il rimanente dell'edilìzio, cioè gli altri tre chiostri di esso fossero deputati a contenere il Grande Archivio. Con ciò due opere magnifiche fece il nostro Sovrano ad un tempo, la prima di collocare il Grande Archivio in un edifizio degno di esso, di capacità proporzionata alla sua mole, preservando così tante e tante scritture pubbliche da perdita inevitabile, e l'altra di restaurare il monastero di uno de' più cospicui della città nostra, celebrato non meno nei fasti della Chiesa, che in quelli della storia e delle arti belle, che a prova l'ornarono con le loro opere. La città tutta ed il regno lodò il nobilissimo atto, e assai più il lodano i. presenti, e loderanno ancora gli avvenire, che l'utilità di esso, oggidì abbastanza chiara ed aperta, si farà chiarissima

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ed apertissima

Nella piazza di S. Marcellino, cui gli antichi nostri dissero di Montorio (1), è posta la Chiesa e la Badia de' Ss. Severino e Sossio. Era stata in questo luogo edificata sin dai tempi di Costantino Magno una chiesetta, intitolata ora di S. Maria del Primo Cielo da una devota immagine di questo nome, ora di S. Basilio dalle monache Basiliane dimoranti ivi presso, talvolta di S. Benedetto, perché governata da' monaci di quel Santo, e finalmente di S. Severino Abbate in gran venerazione appresso ai Napolitani, dappoiché in sullo scorcio del quinto secolo dell'era Cristiana erano state portate in Napoli le sue reliquie dal No ri co nel Castello Lucullano, donde posteriormente nel 902 furono trasferite in questa Chiesa (2).

In seguilo gli stessi PP. Benedettini, che già da lungo tempo vi uffiziavano, fecero edificare accanto ad essa il chiostro, dove lo Zingaro maestrevolmente dipinse i fatti della vita di S. Benedetto,

(1) Celano notizie di Napoli. Napoli

1772 in 8.

Giornata 3.

p. 137.

(2) Vedi

Amistitwn praeclarissimae Neapolitanae Ecclesiae catalogni auctore Bartholomeo Chioccarello. Neapoli

1648 pag. 19 e seg. 106 e seg. -

De Sanctorum Neapolitanae Ecclesiae Episcoporum culti dissertatio, ab Alexio Svmmacho Mazochio. Neapoli 783

Voi. I. pag. XXV. e 111.-

Memorie istoriche-critiche-diplomatiche della chiesa di Napoli compilate dal Sacerdote Napoletano Luigi Parascandolo. Napoli

1817 - si. Voi. 1. pag. 19 -20, 74 e seg. Vol. 2 pag, 163 e seg. 253 e seg.

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a quell'Andrea Ciccione Napoletano fiorito nel XV. secolo, che con raro ingegno e mirabile ardimento innalzò in S. Giovanni a Carbonara i monumenti di Ladislao e di Sergianni Caracciolo (1). Ma nel 1490, essendo la chiesetta ruinante e mal capace della folla che a ciascun dì più cresceva, i Cassinesi commisero al valoroso Giovan Francesco Mormando Fiorentino di fabbricare da'fondamenti una Chiesa molto più vasta e più splendida dell'antica. La quale, avuta meritamente Ira le più belle della città, venne da lui edificata insieme col rimanente del monastero, e con quel maraviglioso portico di che indi a poco farem parola (2). Oltre allo Zingaro, Bellisario Corenzio fé ricca la Chiesa ed il monastero di bellissime dipinture, ed altri egregii artisti l'adornarono di rari e preziosi lavori. I quali noinon verremo distintamente narrando, che lunga opera sarebbe e fuor di proposito, ma tratteremo sol di quelli, che sono oggidì nell'Archivio, lasciando a coloro che danno opera ad illustrare i nostri monumenti il ragionar degli altri che si appartengono alla Chiesa ed alla parte che forma l'attuale monastero.

Posto adunque mano alacremente all'opera, incominciaronsi i restauri dalla parte più nobile, cioè dal maggior chiostro, nelle cui sale terrene, che circondano il portico, la Gran Corte de' Conti non

(1) V. V

ite de' Pittori, Scultori ed Architetti Napoletani di Bernardo de Dominici. Napoli

1840-46 Vol. 1 pag. 197.

(2) De Dominici

Vol. 2 pag. 132 e seg.

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potendo sostenere più innanzi la mole ogni di crescente delle sue carte, onde avea già piene le soffitte del vasto edilìzio di S. Giacomo, i suoi particolari archi vii e le case de' suoi ufficiali, fu mestieri che ne mandasse in tanta copia, quanta se ne conteneva in cinquanta stanze, prima ancora che fosse acconcia la parte ad essa assegnata. Provvedute quindi le sale superiori di appositi scaffali vi s'incominciarono a trasportare da Castel Capuano le scritture più importanti, e così nel 1845, allorché ebbe luogo in Napoli la settima riunione degli scienziati Italiani venne inaugurato il novello Archivio. Né qui le cose si ristettero, dappoiché continuandosi dalla Real Tesoreria uno straordinario assegno di annui ducali seimila pel compimento dell'opera, furon fin dal 1850 ripresi i lavori per restaurare il rimanente del vasto edilìzio e fornirlo di scaffali; e già l'intero terzo atrio che è il più vasto, meno le camere del lato orientale che guardano nel Vico Pensieri, ritrovasi al presente interamente compiuto, come ancora tutto il primo atrio, non che il terreno ed il primo piano del secondo; per modo che non pur tutte le scritture che giacevano stivale nello edilìzio detto

Casa Cuomo,

nel Banco de' Poveri ed in più della metà del piano superiore di Castel Capuano, dove risedeva il Grande Archivio, si son potute trasportare in ma ancora più e più centinaia di carra vi sono state inviate da' Reali Ministeri, dalle diverse pubbliche amministrazioni, e massime dalla Gran Corte de' Conti, e soltanto una parte degli antichi processi rimangono tuttora

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nel terreno di Castel Capuano, donde a mano a mano saranno tolti ancor essi, a misura che andranno a compiersi le sale destinate ad accoglierli. E così di un pubblico Archivio vastissimo ed egregiamente ordinato la città nostra oggidì va lieta e superba per opera del pronipote del glorioso Carlo III. Imperocché per la quantità ed importanza delle sue carte, pel magnifico luogo ove son poste, e per gli ufficiali deputali ad interpretarle, ordinarle, farne copia agli altri e metterle a stampa, l'Archivio Napoletano già fin da ora entra innanzi a non pochi de' più celebrati d'Europa.

E bene è questo il luogo in cui torna in acconcio avvertire, che i benefizii di così bella istituzione sono stati eziandio dal Sovrano accomunati agli stati oltre il Faro, promulgando nel 1844 un Decreto organico per gli Archivii di Sicilia. E chi è versato nella storia importantissima di quell'isola maggiore del Mediterraneo, nella conoscenza delle infinite carte Greche, Saracene, Normanne ed Aragonesi di che tutta la sua terra è piena, e nella lettura delle opere di quei valorosi che ne hanno illustrata la storia, assai bene comprenderà i risultamenti di questa grande instituzione in quella parte del regno.

Or volendo toccar brevemente, non meno dello edilizio del Grande Archivio come delle principali cose in esso contenute, non sarà fuori proposito riferire innanzi tratto le sue principali dimensioni, per dar così un saggio della sua vastità e magnificenza.

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La sua pianta è formata da due rettangoli, sovrapposti l'uno all'altro, il primo de' quali è diviso

Per una gran porta nel vicolo di si entra nel primo atrio, destinato insieme col secondo a contenere le scritture appartenenti alla Finanza cosi antica come moderna del regno, che formano il terzo de' cinque Uffizii nei quali l'Archivio è compartito. Le più importanti sono:

I conti del Real Tesoro dall'anno 1437 insino al 1806, dove si trovano registrate tutte le entrale del regno

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e le spese che si facevano dal

I conti e le liquidazioni dei Percettori e Tesorieri delle diverse provincie del regno dall'anno 1446 insino alla stessa epoca.

I registri del patrimonio de' Fiscali ed Adoe a carico delle Università, ossiano Comuni del regno, dal 1612 insino al cominciare di questo secolo, distinti per provincie. Siccome a quo' tempi tutti gli sforzi erano indirizzali a procacciar danaro con ogni mezzo, sovente i Viceré stretti dal bisogno vendevano talune delle delle imposizioni, e così i compratori venivano notati nei mentovati registri per le partite de' Fiscali o Adoe da loro acquistale.

I registri del patrimonio reale degli Arrendamenti, cioè delle gabelle denominale al presente dazii indiretti, e dritti di privativa, alienali ancor essi sollo ai Viceré, per sopperire ai sempre crescenti bisogni della Spagna, i cui possessori eran detti Consegnatarii.

E abbastanza nota la sorte di questi ultimi dopo la rivoluzione del 1647, e finalmente sotto la dominazione Francese, allorché venne instituito il Gran Libro del debito pubblico consolidato, i conti del quale, e quanto altro lo riguarda sono parimenti depositati in questo terzo Uffizio.

I registri e le altre scritture riguardanti la vendila, gli affitti e le concessioni degli uffizii vendibili;

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cioè di moltissime cariche le quali durante

Le scritture dell'Azienda degli Allodiali, consistenti nei titoli e negli atti di amministrazione dei feudi devoluti al Fisco, sia per mancanza di eredi successibili nella famiglia dei feudatarii, sia per fellonia de' possessori. Tra gli Allodiali comprendevansi eziandio i feudi detti Medicei e Farnesiani.

I conti della Dogana di Napoli e delle altre Dogane del regno.

I conti del Percettore della Regia Dogana di Foggia sin dalla sua instituzione nel 1442 al 1806.

I registri degli antichi Banchieri privali anteriori allo stabilimento de' pubblici Banchi, avvenuto nel 1604, innanzi alla qual epoca era lecito a chicchessia di aprir banco, purché avesse data malleveria. Furono colali Banchieri la più parte Toscani o Genovesi.

I conti della Regia Zecca delle monete dal 1535 insino al 1755.

I conti dello stato detto de' Presidii di Toscana.

Le scritture patrimoniali ritrovate nei monasteri de' PP. della Compagnia di Gesù, allorché vennero nel passalo secolo espulsi dal regno, e quelle della cosi detta Azienda Gesuitica, nome dato ad una Giunta istituita per amministrare i loro beni.

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Gli archivii dei monasteri soppressi, de' quali abbiamo di sopra fatto parola.

Le carte dell'antica Segreteria di Stato di A

E finalmente la sterminata mole delle scritture della Gran Corte dei Conti, consistenti nelle liquidazioni dei conti della Real Tesoreria, e di tutte le amministrazioni e contabili del regno.

In passare quindi al terzo chiostro s'incontra un vestibolo che lo precede, a' cui lati veggonsi quattro grandi statue formate su gli originali del Real Museo, rappresentanti Omero, Demostene, Aristide e tutto, cioè la poesia, l'eloquenza, la giustizia e la sapienza. La porta a destra, che è Ira le due statue d'Omero e d'Aristide mette in una ampia sala già capitolo de' monaci ed ora destinata alla conservazione degli antichi Catasti dei Comuni del regno, e del generale Catasto incomincialo a formarsi nel 1742 in virtù della regia Prammatica de' 17 Marzo 1741 (1); la qual sala segnatamente è da ammirare per l'eccellenza delle pitture, onde dal Corenzio è stata riccamente abbellita. Imperocché ponendo mente il valoroso uomo a quello a che ordinata era la stanza, avvicendò maestrevolmente nella base della volta le virtù, onde i monaci hanno ad esser dotati, e non pochi putti sì vivi, sì spiranti, ch'e' ti guardano, ti sorridono, ti favellano. Condusse ancora nel mezzo di essa (tuttoché questo ad alcuni paia lavoro di altro pennello)

(1) Nuova collezione delle Prammatiche etc.

Voi. 6. p. 1. e seg.

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in tre diversi quadri la guarigione del paralitico, l'adultera e la parabola della trave, e sulla porta d'ingresso un Crocifisso di maravigliosa bellezza. Erano stati cotali affreschi scialbati da mano sagrilega al pari di quelli del refettorio di cui in breve farem parola, allorché espulsi i monaci era stato il monastero tramutato in quartiere di soldati, per modo che non ne rimaneva più vestigio, quando nel restaurarsi queste due sale, screpolata in alcune parli la calce che li ricopriva, si conobbe esservi pitture al di sotto; e veduto come facilmente avrebbe essa potuto distaccarsi, si tentò di toglierla, il che fatto con somma diligenza si pervenne a scoprire interamente i dipinti, i quali furono restaurati e ridotti nello stato, in cui ora si veggono, dal Professore Nicola la Volpe.

Uscendosi di questo luogo per la parte opposta a quello onde s' entra, sboccasi nel terzo cortile coronato in su quattro Iati da un portico di purissima architettura, ornato di trentadue colonne di marmo bianco avanzo dell'opera del Mormando. Nel suo mezzo è posto un giardino partito in aiuole e cassoncelli or piccoli ed ora grandi, e seminato d' eletti fiori, i quali in su loro cespi spandono graziosamente le loro foglie, e di soavissimo odore rendono al circostante aere fragranza. Nel centro in un aperto circondato da sedili di candidissimo marmo levasi quasi lutrice e signora del luogo una grande statua del Naccarini, tolta dai depositi del Real Museo Borbonico, ferma in sopra due globi, e simboleggiante, come si tiene, la sapienza o la verità.

Intorno al portico di esso melton capo molte spaziose

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camere destinate a contenere il secondo

I conti delle Università, ossiano Comuni, a cominciare dall'anno 1516, e gli stati delle loro rendile e pesi sin da quando nel 1627 incominciaronsi a formare la prima volta, per ordine del Viceré Duca d' Alba dal Reggente D. Carlo Tappia Marchese di Belmonte.

I processi compilati presso la Regia Camera della Sommaria (stante le altre scritture di questo magistrato sono spartite tra gli altri Uffizii), il cui numero ascende a più migliaia. Essi riguardano le controversie agitale tra il regio Fisco ed i possessori di feudi; quelle delle Università ossiano Comuni, così col Fisco, come coi feudatarii, e coi privali; la deduzione de' patrimonii degli stessi Comuni,

(1) V. Privilegii, Capitoli e grazie concesse alla fedelissima Città di Napoli - Milano 1720. Voi. 1. pag. 7.

(2) Ivi pag. 24. e seg.
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allorché oberati da debiti, non potendo soddisfarli, le loro rendile venivano amministrate dal detto magistrato; e finalmente le liti della Regia Dogana di Foggia, che oggi appellasi Tavoliere di Puglia, e di altri corpi morali. I più antichi di sì fatti processi sono del tempo dei Monarchi Aragonesi, gli altri del governo Viceregnale, e proseguono insino al cominciamento di questo secolo. Sì gli uni che gli altri si vogliono riguardare come importantissime scritture, non solo perché contengono titoli autentici e fondamentali di dominio, ma ancora perché presentano monumenti rilevanti per la storia. Imperocché sovente le questioni di che trattano, riguardano i dritti e le possessioni feudali, tanto dei Baroni, cui la pertinace avversione ai non legittimi discendenti di Alfonso I. fruttò memorabili disastri, quanto di altri potenti feudatarii, che nelle guerre alle quali fu teatro il nostro regno al cominciar del secolo XVI, parteggiarono chi per Francia, chi per Spagna, e però si videro o spogliati o arricchiti di feudi dal Monarca vincitore.

Le voci delle vettovaglie, e gli stati discussi dei Monti frumentarii.

Vi sono inoltre le scritture del Tribunale Misto; della Cassa Sacra istituita per riparare i danni cagionali dai tremuoti delle Calabrie con le rendite de' monasteri ed altri luoghi pii di quelle Provincie; della Delegazione della decima, tributo imposto nel 1796; quelle de' Visitatori economici inviati nel 1800 nelle provincie; e finalmente gl'innumerevoli processi e scritture della Commissione

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Passi il Iato occidentale del portico, al cui estremo è una copia della Minerva Etrusca del Real Museo, e per gli altri lati che guardano il settentrione e l'oriente giungi alla scala a dirimpetto dell'entrata dello edifizio, la quale mena a' corridoi del primo piano ed alle sale del primo Uffizio. Contiene esso le scritture più rilevanti del nostro Archivio, e primieramente meritano special menzione i pochi ma preziosi avanzi della Cancelleria Aragonese, gran parte del Grande Archivio della Regia Camera della Sommaria, e quello dei Quinternioni e dei Cedolarii, dei quali abbiamo già discorso.

L'archivio del Consiglio Collaterale dei Viceré, tra i cui svariati rami di scritture principalmente distinguonsi i volumi detti

Notamentorum, contenenti

ciò che noi diremmo al presente fogli di udienza, ovvero processi verbali delle sue tornale; e quelli delle consulte del medesimo intorno agli affari pei quali i Re Spagnuoli lo addimandavano del suo parere.

Ottantasette grossi volumi di lettere originali degli slessi Monarchi indirizzate ai Viceré dall'anno 1560 sino all' anno 1732. In esse oltre alla sottoscrizione, non di rado s'incontrano correzioni e giunte, e talvolta eziandio interi paragrafi di mano del Re Filippo II, il quale sovente mutava ed aggiungeva di suo proprio pugno a ciò che i suoi segretarii gli presentavano a sottoscrivere.

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Le carte delle due particolari Segreterie dei Viceré, di stato e Guerra, e di Giustizia.

I volumi dei

Notamentorum

e delle Consulte della Regia Camera della Sommaria, e quelli delle lettere reali indirizzale alla stessa.

Le scritture delle Reali Segreterie di stato creale da Carlo III, tra le quali principalmente distinguersi quelle della Segreteria degli Affari Esteri per la importanza delle materie trattate nelle corrispondenze con gli Ambasciatori ed altri agenti diplomatici Napoletani presso le corti straniere. Conservavansi tali corrispondenze in fascicoli, pressoché dimenticate negli scaffali, allorché avendone io conosciuta la importanza, disposi che venissero cronologicamente ordinate e legate in volumi, con farvisi un indice generale de' nomi e delle materie, a che attualmente si dà opera da due valenti uffiziali del Grande Archivio. Mi avvenne così di scoprire una lunga serie di lettere originali non pur inedite, ma insino ad ora sconosciute del celebre abbate Ferdinando Galiani Segretario di Ambasciata in Parigi, scritte di là al Ministro Tanucci negli anni 1759 1769, monumento preziosissimo non pure per la storia della nostra Diplomazia, ma ancora perché in esse vien narrato quanto avveniva in quella Corte, e le sue relazioni col restante di Europa a que' tempi, in cui già apparecchiavasi la terribile rivoluzione del 1789, cose le quali inutilmente si cercherebbero nelle storie messe a stampa.

Oltre alle mentovate lettere, tra le scritture della Real Segreteria degli Affari Esteri ve ne ha

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non poche eziandio del celebre nostro Archeologo Matteo Egizio, stato prima del Galiani Segretario di Ambasciata in Parigi negli anni 1736 1740. Da esse chiaramente si scorge come questo valente nomo anche tra le occupazioni della carica non intermise di dare opera agli ordinarii suoi studii, massime intorno alle antichità di Ercolano. Né Archeologo soltanto, ma Economista eziandio ed istorico può affermarsi di essere stato lo Egizio, siccome dimostrano varii suoi opuscoli da lui composti, così per incarico ricevutone dal Segretario di stato Marchese di Monteallegre, come per suo proprio diletto, che si conservano tra le mentovale scritture. Sono essi:

Progetto di ragioni per gli allodiali e mobili.

Perché le meccaniche fioriscano in Francia con tanto vantaggio del commercio.

Scrittura per la quistione tra gli Spagnuoli e gl'Inglesi pé bastimenti confiscati in America.

Avviso sull'opera dell'Abate d'Etrée intorno all'istoria della Real Casa di Francia, e dei rami che ne derivano.

Ritornato quindi in Napoli a motivo della sua cagionevole salute, ottenne l'onorevole officio di Bibliotecario del Re.

Lo archivio della Curia e Segreteria del Cappellano Maggiore, il quale è ben nolo a chi è versato nella nostra storia quanto vasta giurisdizione esercitasse per lo addietro, e di quanta importanza fossero le materie giurisdizionali di sua competenza.

Gli atti del Delegato della Reale Giurisdizione

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L'archivio della Real Camera di S. Chiara istituita dal Re Carlo III.

Le carte della Giunta di stato, tribunale ordinato dai Viceré per giudicare delle colpe di maestà. Molle lagune incontransi nelle sue scritture, avendo probabilmente i congiunti dei colpevoli procuralo di distruggere i documenti di essere state le loro famiglie macchiate dal delitto di fellonia e di ribellione, i quali nomi erano avuti in tanto orrore dai Napoletani, che non meno nei tumulti avvenuti in tempo del Viceré D. Pietro di Toledo, che nella generale sollevazione del regno del 1647, gli stessi capi de' sollevati chiedevano, che negl'indulti espressamente si dichiarasse di non essere i Napoletani incorsi in simili colpe. Mi è riuscito di sopperire non ha guari ad una delle più forti lagune che vi erano tra le scritture di questo tribunale, avendo in una pubblica vendita di libri acquistato una copia manoscritta del processo di Carlo di Sangro e di altri complici del Principe di Macchia, il cui originale ritrovavasi nella biblioteca del Duca di Cassano Serra, la quale comperata alla sua morte da Lord Spencer, e trasportata in Inghilterra, quel rinomato bibliofilo, vago sol di antichi codici e di rare edizioni, volle toglierne parecchi manoscritti riguardanti la storia Napoletana, tra' quali il detto processo fu acquistato in Londra per pochi scellini dal Principe di Cimitile, nella cui biblioteca attualmente si conserva. Mancano eziandio

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i processi della Giunta di

Uscendo per l'opposta parie del corridoio parallela all'altro già in principio veduto, vassi difilato al finestrone meridionale, donde si sbocca in un ampio terrazzo, cinto pressoché tulio dal secondo giardino de' monaci, che guarda il mezzogiorno, dal quale terrazzo per una porticina laterale si entra nelle stanze del quarto Uffizio ordinato a serbare le carte del ramo giudiziario. Quivi offronsi a prima giunta agli sguardi de' curiosi i registri delle sentenze e de' decreti del Sacro Regio Consiglio, a cominciare dall'anno 1485; ed i libri detti

Notamentorum,

ove fra l'altro si leggono i diplomi con che i Sovrani nominavano i Consiglieri del Sacro Consiglio. Tali diplomi sono di non lieve momento, per provare la nobiltà gentilizia delle famiglie, ed ancora dimostrano il grande accorgimento de' nostri Monarchi, che a quell'insigne Magistrato non elevavano che i Professori più riputati di giurisprudenza della Regia Università degli Studii, o altri personaggi di merito singolare. Tali libri incominciano dal 1519, e giungono insino al 1808.

Le scritture della Gran Corte della Vicaria, del Supremo Magistrato di Commercio, del Tribunale dell'Ammiragliato e Consolato di Mare, del Tribunale di Guerra e Casa Reale; del Real Ministero di Grazia e Giustizia; e finalmente l'immensa mole de' processi disopra mentovati, compilali dagli Scrivani ed Attuarii degli antichi tribunali sopradetti.

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Vi si conservano ancora gli atti dello stato Civile, e le sentenze del Tribunale Civile di Napoli, e cosi gli uni come le altre cominciano dal 1809, epoca della loro istituzione; le copie degli atti privati, ed i Repertorii dei Pubblici Uffiziali, inviati dalla direzione del Registro e Bollo della Provincia di Napoli; essi incominciano dal 1 Maggio 1817 epoca, in cui novello ordine fu dato presso noi all'amministrazione del Registro e Bollo. Di là riuscendo per l'ultima porta in un altro corridoio posto nella medesima dirittura del primo Uffizio, trovasi a destra una rara colonna di persichino con sopravi un antico vaso di marmo, la quale, quivi allogala per ornamento e bellezza, fu rinvenuta a caso tutta coperta d'intonaco, mentre si dava opera a restaurare lo edifizio, nel muro di prospetto della seconda delle stanze al secondo piano, destinale al presente ad accogliere coloro, che venendo a visitate il Grande Archivio volessero prendere alquanto di riposo. Sul capitello di essa vi stava una cassettina di rame con entro due ampolline di vetro suggellale, alcune monete d'oro ed un picciol rotolo di pergamena scritta in lettere d'oro, la quale rosa ed inumidita per vetustà, è stato impossibile il leggerla. Le monete d'oro, sono stato assicurato, come furono involale da' muratori.

Per le scale più innanzi montasi a quattro corridoi del secondo piano (già forniti di scaffali ) ne' quali metton capo da ambo i lati assai stanze piene di già ordinale carte appartenenti al secondo, al terzo, al quarto ed al quinto Uffizio, e ben distinte fra loro. Di quando in quando

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ed ove me

Dal corridoio orientale vassi all'altro opposto, o per quello che guarda il settentrione, ovvero entrando la porta a rincontro, per le ridenti stanze del quinto Uffizio, ordinalo a serbare le scritture tutte del ramo militare. Comunque molle migliaia di volumi vi si contengano, pure in paragone degli altri quattro vastissimi Uffizii del Grande Archivio, può dirsi il più piccolo: né le sue scritture vanno più innanzi dell'epoca viceregnale, dappoiché le cose militari dei tempi anteriori sono comprese nei registri di Cancelleria e nelle altre carte politiche. Crescerà però di mollo la sua mole ed importanza, allorché compiendosi i restauri dello edilìzio di potrà darsi esecuzione

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agli ordini Sovrani contenuti nel Real Rescritto dei 15 Maggio 18152 di trasportarvisi il vasto Archivio del Real Ministero di Guerra e Marina (l). Dalle sale del quinto Uffizio si passa nel corridoio occidentale, e quasi nel quadrivio ove sono allogati i busti di Socrate, di Platone, di Solone e di Licurgo. Quivi sostalo alquanto li vedi a destra la verdeggiante collina di S. E ramo, nella cui cima levasi a cavaliere alla metropoli la fortissima cittadella; a sinistra come in un quadro una parte della città frammezzala da cupole e campanili; e di rincontro un dirittisimo corridoio lungo 400 palmi a un bel circa, il quale a prima;

(1) Ministero e Rea Segreteria di Stato dell'Interno. Ramo Interno

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II Re N. S onde dare maggior capienza al locale destinato per Archivio della Guerra, ha ordinato di trasportarsi nel Grande' Archivio quelle carte designate nel notamento che qui annesso si trasmette. Nel Real Nome le partecipo, Signor Soprintendente Generale, tal Sovrano comando pel pronto adempimento degli enunciati reali ordini, e perché le dette carte sieno ricevute e conservate in cotesto Grande Archivio, destinando un uffiziale di cotesto Soprintentenza, che all'uopo si recherà nel Ministero di Guerra per la ricezione delle ripetute carte

-

Napoli lo Maglio 1852.

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S. Murena-Sìgnor Soprintendente Generale degli Archivii.

Carte esistenti nell'Archivio Generale del Ministero di Stato della Guerra, che per ordine Sovrano dibbono passarsi nell'Archivio Generale del Regno.

Archivio dell'Ispettore delle Milizie dal 1734 al 1806

Idem del Pio Monte delle Vedove dal 1793 al 1806

Idem del Fondo della separazione de' lucri. dal 1731 al 1807

Archivio de' Presidii di Toscana dal 1734 al ISO

Idem della Piazza di Nuvoli dal 1734 al 1806

Idem dell'Intendenza dell'Esercito dal 1734 al 1806

Idem di Philipstadt dal 1798 al 1806

L'Uffiziale di Ripartimento graduato - Agostino Gerrazio.

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giunta sembra che vada a posarsi nell'acqua azzurra e cristallina del golfo. Di questo luogo andando dritto si svolta al canto dei busti di tutto e di Marone, ed a man ritta entrasi nell'archivio diplomatico, o per dir meglio nel tesoro di tutto l'Archivio Napoletano.

La volta di questa elegante stanza è adorna delle immagini di un Duca di Napoli Sergio, di tre Principi Longobardi, l'uno di Benevento Grimoaldo, l'altro di Salerno Gisulfo, e l'altro di Capua Pandulfo, e dei capi di ciascuna delle dinastie che imperarono sul nostro regno, cioè Ruggiero, Federico II, Carlo I, Alfonso I, Ferdinando il Cattolico, Carlo VI. d'Austria, e Carlo III. di Borbone. Se delle molte carte importanti che sono nei cinque Uffizii del Grande Archivio abbiamo toccato brevemente, egli è ora mestieri che ci distendiamo alquanto più intorno alle scritture di questo Archivio diplomatico, le quali d'antichità, di pregio, di rinomanza vincono tutte quante le altre.

Ed innanzi trailo in 449 volumi si contengono meglio di 40448 pergamene avute dagli antichi monasteri. Sono per la massima parte contratti, enfiteusi, donazioni, vendile, affitti, Bolle Pontifìcie, e diplomi de' Duchi di Napoli e di Gaeta, de' Conti e Duchi di Puglia, dei Principi Longobardi di Capua, di Salerno e di Benevento, dei Re Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnuoli e Tedeschi, ed altre molte di varia natura, e di differente specie. Non vi sono nel Grande Archivio più antiche carte di queste, la prima delle quali è dei tempi d'un Gisulfo Duca di Benevento,

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scritta nel 703, ovvero nel 748, mentre dalla indizione, unica nota cronologica che vi si

Ma di gran lunga più da pregiare per ciò che si appartiene alla Diplomatica sono le pergamene Greche al numero di ben 140, a cominciare dall'anno 1054 insino all'anno 1450, dovizia ancor esse dei monasteri. Che Napoli fosse stata città Greca, e Greche eziandio gran parte delle provincie che ora formano questo reame, già Magna Grecia, a tutti è nolo; e che tali ancora si fossero esse conservate mollo innanzi nel medio evo, ancor dopo spenta affatto la dominazione degl'Imperatori d'Oriente in queste regioni, e lo scisma Costantinopolitano, vien dimostralo tra gli altri dal Montfaucon nella sua Paleografia Greca,

(1) Regii Neap. monumenta edita ae illustrata. Neap. 84$. Vol. I. p. 1 nota 1.

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dove esprime il desiderio che venisse trattato di proposito cosi fatto argomento da dotti Siciliani e Calabresi, quibus ad eam (rem) explorandam otium et facultas est: nobis enim procul positis, non licet instrumenta locorum evolvere,

pag. 386. Ha egli nondimeno pubblicalo nel sesto libro della mentovata opera, consacralo in gran parte a questa branca della nostra Diplomatica, nove diplomi Greci trascritti dagli originali conservali nel monastero de' Basiliani di Ilo in a, dove dice egli aver veduta e svolta una gran quantità,

festivam copiam,

di codici e diplomi Greci quivi raccolti dai monasteri Basiliani del regno di Napoli, dei quali riporta eziandio il catalogo tolto dagli atti della visita fattane nel 1550 dall'Archimandrita Marcello Terracina. Mercè delle dotte sue osservazioni, sparge egli tanta luce sopra cotal materia, da servire di guida a chiunque in prosieguo avesse di proposito impreso a trattarla. Di quanta importanza essa sia, non abbisognano lunghe parole a dimostrarlo, dappoiché trattasi di rannodare la nostra storia all'antica di tante famose città, delle quali tuttora ammiriamo i superbi monumenti, e formano la nostra gloria, di seguire il progresso dell'azione del tempo che tutto muta e consuma, e ricercare come a mano a mano alla lingua Greca de' padri nostri sia sottentrata da prima in alcuni luoghi la Latina, ed in altri l'Italiana, comune di poi a tutta la penisola; la formazione de' nostri dialetti, nei quali non ostante le voci rimastevi dagl'idiomi delle nazioni straniere, che hanno invasa

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e dominata l'Italia, costantemente però vi si

Non tutte le età hanno avuto i loro storici propriamente detti, cioè scrittori, i quali oltre alla narrazione degli avvenimenti, ne riferissero eziandio le cagioni e gli effetti. In tempi meno colti, allorché cronache soltanto o annali tutto al più si scrivono, talune vicende, la cui azione più lentamente e meno sensibilmente si svolge, passano sovente inosservate; e quando più tardi gli storici vogliono renderne ragione, e congiungere l'un'epoca all'altra, hanno mestieri di lunghe e faticose ricerche. Per quanto Greche si fossero conservate le popolazioni dell'Italia meridionale in mezzo a tutte le vicende della caduta del Romano Imperio, non era possibile che la conquista di principi stranieri, i quali posteriormente le riunirono sotto la loro monarchia, non avesse operato di grandi cangiamenti. Greca conservossi la Sicilia sotto ai Saraceni, dappoiché non era possibile che Maomettani e Cristiani diventassero un sol popolo: ma non avvenne cosi quanto ai Normanni, i quali ritrovarono queste regioni, parie soggetteai Longobardi,

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desolate dalle loro guerre ed oppresse dalla legge durissima del Guidrigildo, e parie sollo la dominazione degl'Imperatori d'Oriente, già troppo deboli per governare provincie cosi lontane dalla loro sede. Ciò oltre ad agevolarne la conquista al Guiscardo, fece che i nostri volentieri si accomodassero alla nuova signoria, dalla quale ebbero pace, leggi, prosperità e quanto altro da un ben ordinato governo a seconda dei tempi potevano attendersi.

Quanto alle cose della religione, i nostri Greci costantemente devoti alla Apostolica Sede, non nudrivano que' sentimenti di rivalità e di odio contro ai Latini fomentati appresso i Greci orientali dall'ambizione e dalla superbia degl'Imperatori, i quali a fine di ritenere la Chiesa in quel miserabile stato di schiavitù a che l'avevano ridotta nei loro dominii, si fecero autori di quel deplorabile scisma che cagionò più tardi la totale rovina dell'Impero. Vedevano i nostri la falsità delle calunnie apposte alla Chiesa Romana, né lasciavansi ingannare dagli artifizii dei Patriarchi Costantinopolitani; e però i nostri Vescovi senza il menomo indugio denunziarono al Sommo Pontefice le encicliche di Michele Cerulario che voleva trarli nel suo scisma, protestando altamente la loro fedeltà alla Romana Sede (1). Rigettata quindi la comunione degli scismatici, e ritornate queste regioni a far parte del Patriarcato Occidentale, non riguardavano i nostri Greci il rito Latino

(1) Baronii Annales Ecclesiastici. Lucae 1745 Vol. 17 p. 81 e sg. Acta Conciliorum et epistolae decretates Snactorum Pontifium studio P. Jeannis Harduini. Parisiis 1714 Vol. VI P. I. p, 1067 e seg.

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come cosa straniera, ma il veneravano siccome quello usato dalla Chiesa Romana capo e maestra di tutte le altre.

Moltiplicate frattanto sempre più le relazioni con le popolazioni latine, che a mano a mano andavano diventando con essi un sol popolo, si aggiunse la conquista de' Normanni, e la loro grande pietà, di cui vediam tuttora i superbi monumenti innalzati al cullo Divino: ed avendo eglino riunite sotto la loro monarchia le province meridionali d'Italia, rimasero in uso amendue le lingue Greca e Latina; ma questa propagavasi sempre più a danno dell'altra, insino a che l'Italiana non sottentrò ad entrambe, ed il simile avvenne del rito della Chiesa. Delle quali cose tutte, comunque s'incontrino sparse qua eia non poche notizie appresso gli scrittori delle cose nostre (1), nondimeno a volerne trattare di proposito, non può acquistarsene altrimenti una adequata conoscenza, che ricorrendo agli archivii e studiandone profondamente i monumenti.

Oltre ai mentovati diplomi, pubblicò eziandio il Monfalcone l'indice delle Costituzioni Greche di Federico II. messe a stampa posteriormente dal Carcani nello scorcio del passato secolo insieme con l'unico registro dello

(1) Dell'origine, progresso e stato presente del rito Greco in Italia osservato dai Greci monaci basiliani ed libanesi libri tre scritti da Pietro Pompilio Rodotà - Roma 1758  . 3 in 4.

Morisani Josephi de Protopapis et Dentereis Graecorum, et Catholicis corum Ecclesiis diatriba. Scapoli 1768  4.°

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stesso Imperatore, del quale già facemmo parola (1); ed or sono pochi anni è stato impresso in Eidelberga dal professore Zaccaria lo editto del Longobardo Re Rotari voltato in Greco per uso delle nostre popolazioni Greche soggette al Ducato Beneventano (2). Molti alti in Greco trovansi mentovati dal Capaccio (3), dall'Ughelli (4), dall'Assemanni (5) e dal Vargas (6) negli svariali loro scritti, ma insino al presente soltanto in Sicilia è stato pubblicato ed illustrato un certo numero di Greche pergamene dal Canonico Morso nella sua dotta opera di Palermo antico, da Ludovico Garofalo e da Nicolò Buscemi nel Tabulario della Real Cappella Palatina di Palermo per essi pubblicato (7),

(1) Constitutiones Regum Regni titriusque Siciliae mandante Friderico II. Imperatore, et fragmentum qttod svperest regesti ejusdem Jmperaloris. Neap. 1786.

(2) Fragmenta versionis Graecae legnai Rotharis. Ex codice Parisiensi num. 1384 priimts edidil Carolus Eduardus Zachariae. Heidelbergae 1835. in

. Vedi ancora

Storia d'Italia del MedioEvo di Carlo Trova. Poi. l.p. V. Della condizione de' Romani vinti dai Longobardi, napoli 184. p. CCCLXXFIII.

(3) Julii Caesaris Capacii Historiae Ncapolitanae libri duo. Neap. 1771.

XVII. Volume della Raccolta del Gravicr. p. 47. 48. 97.

(4) Italia Sacra. I enetiis 1721 . IX. p. 424.

(5) Italicac llistoriae Scriptores ex bibliothecae vaticanae mantiseriiti s codicibus collega Jos. Sim. Jssemanus. Romae 1751 53.

4. Voi. I. p. 602. Voi. 3. p. 538. 564.

(6) Esame delle vantate carte e diplomi della Certosa di S. Stefano del Vosco in Calabria di D. Francesco Vargas Macciucca. Napoli 1765. in 4. pag. 505.

(7) Tabularinm Regiae ac Imperialis Capellae Collegiatac Diti Petri in Regio Panormitano Palatio Ferdinandi II. Regni ntriusque Siciliae Regis jussu editum ac notis illustratimi. Panormi ex Regia Tvpographia 1835 in fot. Appendix ad Tabularinm Regiae ac 47

e dal Mortillaro nel suo Catalogo dei diplomi dello Archivio Metropolitano della stessa città (1). Due altri Greci diplorai pervenuti nel Grande Archivio dai monasteri sono stati pubblicati separatamente in Napoli, luno dal già professore di Paleografia Monsignor Scolli nel primo volume degli Alti della Reale Accademia Ercolanese (2), e l'altro dall'attuale Cav. Giuseppe Genovesi (3), intorno al quale scrisse eziandio Salvatore Cirillo un suo opuscolo (4). Ma niun lavoro di proposito per anco è stato fatto intorno alla Napolitana Grecità del medio evo, involta tuttavia da tenebre oscurissime, e soltanto mi è stato riferito siccome il celebre P. Andres, autore dell'opera dottissima:

Dell'origine, progresso e stato attuale di ogni letteratura, scrisse intorno all'uso dell'idioma Greco nel regno di Napoli (5), non so se memoria od opuscolo, Imperialis Capellae D. Pelri in Regio Paint io Panormitano, curis Nicolai Buscemi. Panormi 1839.

(1) Catalogo ragionato dei diplomi esistenti nel Tabulano della Cattedrale di Palermo, ora coordinati per ordine del Real Governo da Vincenzo Mortillaro Marchese di Villareina. Palermo S.f2 in 8.

(2) Memoria sopra un Greco diploma esistente nel Grande Archivio di Napoli dello Ab. D. Angelo Antonio Scotti Napoli 1822. . 279.

(3) Illustrazione di un Greco diploma, che si conserva nell'Archl' tio Generale del Regno - Napoli 1813.

(4) Osservazioni sull'illustrazione di un diploma pubblicato da un Alunno diplomatico, e sopra un articolo del Giornale Enciclopedico di Napoli in difesa della interpetrazione di un sigillo, per Salvatore Cirillo - Napoli 184

(5) V. Elogio storico del P. Andres scritto da Mons. Angelo Antonio Scotti alla edizione Napolitana

Dell'Origine, progresso e stato attuale di ogni letteratura. Napoli 1836. . 1. p. XXVI, e XXXll. In esso trovasi mentovalo questo scritto la prima volta col titolo:

Durata del Grecismo nel regno di Napoli, e la seconda volta con quello di Ricerche intorno all'uso della lingua Greca nel regno di Napoli. si fa parola eziandio di un altro opuscolo dell'Audres

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ovvero schizzo di opera cui meditava su tale argomento, rimasto inedito tra gli altri suoi scritti nella biblioteca del Gesù di Roma, dove egli si ritirò negli ultimi anni di sua vita, allorché fu ristabilita la Compagnia di Gesù. Sopra quali monumenti avesse l'Andres studiato non è nolo, dappoiché faceva egli d'ordinario la sua dimora in Napoli, tutto intento alla cura della Reale Biblioteca Borbonica, della quale fu Prefetto degnissimo, e sotto di lui veniva riputata tra le più cospicue di Europa. Trovasi in essa un fascicolo di copie di Greche pergamene di Calabria, tutte inedite, con le rispettive versioni di Pasquale Baffi, uno dei più valenti Ellenisti Napolitani vissuto nel passalo secolo, dalle quali il dottissimo ed instancabile Andres fu forse allettato a studiare sopra cosiffatta materia; ma la sua condizione da non poter intraprendere lunghi e penosi viaggi, la moltiplicità delle sue occupazioni, la gravezza degli anni ed il santo proponimento di terminare i suoi giorni nella sua religione, gl'impedirono forse di entrare in ciò molto addentro; nondimeno però lo scritto di un tanto uomo, ancorché fosse un semplice schizzo, è sempre di somma importanza, massime in una materia tuttavia oscura, e voglio sperare che in Roma qualche dotto Padre della Compagnia, che non ne mancano, voglia metterla a stampa.

puranche inedito intitolato:

Notizie di due poemetti Greci di Giovanni d'Otranto e Giorgio di Gallipoli del secolo XIII. esistenti nella Laurenziana di Firenze. 49

Or siccome non è possibile di tessere la storia della nostra Grecità del medio evo, innanzi che sien fatti di pubblica ragione ed illustrati una certa quantità di così fatti monumenti, si è da me divisato, confortandomi a ciò fare il Sig. Direttore del Real Ministero dell'Interno, di mettere a stampa tali pergamene, insieme con quelle dei tre archivii Benedettini. La novità della materia e le difficoltà che offre, rendono necessario di andare alquanto a rilento, dappoiché tra le altre cose il Greco in che sono scritte, non solamente non ò quello dei classici, ma né pure interamente quello degli storici Bizantini, ed è invece il Greco volgare di allora delle nostre regioni; onde sovente per determinare il significato di talune voci sconosciute, è mestieri paragonare tra loro i diversi luoghi dove esse s'incontrano.

Conterrà l'opera tali pergamene cronologicamente disposte, con la versione Latina a lato, ed annotazioni a piede di pagina dove occorreranno; ed in fine un indice alfabetico di tutti i vocaboli che non si rinvengono nei lessici. Ciò potrà servire di sprone ad altri di me più dotti e che ne avessero più agio, di proseguire le ricerche di Greci documenti, di cui gran dovizia giace tuttavia sconosciuta nelle nostre provincie, e studiare non pur negli archivii, ma eziandio nei dialetti, e nel linguaggio di non pochi paesi di questo regno. Chi mai crederebbe, che portatomi nel 1841 io Terra d'Otranto, ritrovai di là da Lecce non picciol tratto di quella provincia denominato Grecia, dove sono Soleto, Martano, Maglie, Coriglia

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Sternatia, Calimera ed altri paesi, nei quali si parla tuttora il Greco ancor più comunemente dell'Italiano, a cui dagl'indigeni si dà nome di Latino; Greco somigliante in parte a quello delle delle pergamene, cui non si vuol confondere con l'idioma Albanese delle colonie venute di Levante al tempo della invasione de' Turchi, delle quali colonie molte ve n ha in Sicilia, in Calabria, negli Abruzzi ed in Terra d'Otranto medesimo; Greco nel quale moltissimi vocaboli di ottima lega si sono conservali, disusati al presente nel Levante, e che principalmente distinguesi per le tracce che tuttora vi si ravvisano del dialetto Dorico, lingua comune a tutta la Magna Grecia. Le quali cose esaminando da presso, ed investigando gli usi, i costumi, le fogge, i dialetti, si potranno conoscere una infinità di particolari affatto ignorali insino al presente, e forse potrà rinvenirsi eziandio qualche ragionevole spiegazione, come fra tanto Grecismo, negli atti cosi pubblici come privali del Ducato di Napoli, città Greca quanto altra mai, si trovi costantemente adoperala la lingua Latina e non mai la Greca. E pure sovente nelle sottoscrizioni di parecchie pergamene Napolitane scritte in Latino, pervenute nel Grande Archivio, si trovano adoperati caratteri Greci, il che dimostra di non aver coloro saputo altrimenti scrivere. Che se pur lice tra tanta oscurità di proporre una mia conghiettura allo esame dei dotti, io direi, che Napoli cotanto frequentala dai Romani, e circondata da città Latine, dovette di buon'ora diventar bilingue,

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Romano, perdurando tuttora nel medio evo la venerazione per Roma e la potenza del suo nome sulle menti, ancor dopo la caduta dell'Imperio Occidentale, si avesse a gloria di adoperare nei suoi alti la lingua dei dominatori del mondo. Ciò non parrà straordinario se si porrà mente, che le Instituzioni ed ì Codici di Teodosio e di Giustiniano promulgati in Costantinopoli furono scritti in Latino. A rischiarare un fatto di tanta importanza, non poca luce potrebbe trarsi ancora dall'archivio del Capitolo della nostra Metropolitana, dove è fama che si conservi una gran dovizia di pergamene antichissime, e non poche eziandio in lingua Greca; ma niuno ha potuto penetrarvi sin ora, e forse le antiche e non ancora sopite quistioni tra il Capitolo ed il Collegio degli Eddomadarii faranno che esse si rimangano ad esser pascolo dei topi e delle lignuole, anzi che veder la luce.

Degno eziandio di grande ammirazione è il frammento in cento sedici facce dell'unico registro superstite, dei tempi dell'Imperator Federico II. pubblicato dal Carcani insieme con le Costituzioni Greche dello stesso Monarca. Esso è in carta bambagina, e contiene ordini indirizzati ai Giustizieri, Camerarii ed altri Ufficiali del regno, dal Maggio del 1239 a quasi tutto il 1240, tra quali la fondazione dell'Università degli Studii nella città di Napoli, delta amoenissima et famosa, cui terra et mare deserviunt. Seguono i registri Andegavensi dell'Archivio della Regia Zecca, contenuti in 378 volumi in

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talvolta quelli di uno trovarisi posti in un altro,

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massime durante il regno di Carlo I., in cui non sono segnate le date degli alti, che non hanno altra noia cronologica che la sola indizione; in seguito però sono meglio ordinati, e da Carlo II. in poi vi si leggono lo date. Ciascun volume vien contrassegnato con particolari numeri e lettere impresse nel dorso delle coperte, corrispondenti ai mentovati indici, con le quali note eziandio vengono citali dagli autori. Perché poi potesse distinguersi la loro serie cronologica, ho stimato aggiungervi un'altra numerazione progressiva, incominciando dal più aulico dell'anno 1268, insino all'ultimo di Giovanna II. del 1424 segnato col numero 377. Ad agevolare le ricerche degli studiosi, e fare che senza molla difficoltà si veda quali registri sieno periti, e quali tuttora rimangano, e perché si potessero facilmente rinvenire le citazioni degli autori, ho voluto pubblicarne qui il seguente catalogo (1):

(1) Si avverte che i numeri sognati nella prima colonna sono quelli novellamente aggiunti sul dorso di ciascun registro, per distinguere la loro serie progressiva secondo l'ordine dei tempi: dove invece del numero si vedono apposte due virgole, è segno che il registro manca. Le altre tre colonne contengono le antiche note segnate sul dorso dei registri, le quali sono riportate eziandio, sebbene con qualche varietà, nel catalogo pubblicatone dal Borrelli nell'opera intitolata:

Vindex Neapolitanae Nobilitatis. Neapoli 1653

in 4. p. 181.






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