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Notarella sulle regionali

di Zenone di Elea


A volte ci vien da pensare che basterebbe la verità per migliorare il mondo, altre volte ci diciamo che questo pensiero costituisce una vera amenità!

Il mondo è bello perché è a-variato diceva scherzando amaramente un nostro parente – emigrante prima in Francia e poi al Nord – quando eravamo giovani ed illusi.

La prendiamo larga per scrivere queste quattro righe sulle regionali 2005, le elezioni amministrative che verranno ricordate come la debacle del centrodestra e il trionfo del centrosinistra. Grazie al Sud!

Il Sud mi appassiona, il futuro passa dal Sud, sento e leggo qua e là: che sia ri-tornata di moda la questione meridionale dopo anni in cui la questione settentrionale l’aveva posta in soffitta?

Anzi, qualcuno in questi ultimi anni ne aveva teorizzato addirittura la fine. Ormai eravamo in Europa, era in arrivo la devolution, non si poteva andare avanti con certi rottami del passato.

A noi non dispiaceva tutto ciò, lo confessiamo.

Quel mettere il paragrafetto della “questione meridionale” in tutte le salse politiche e sindacali ci aveva stufato, per la sua insulsa e inconcludente ritualità. Un contentino alle congreghe politiche che amministravano l’esistente e a volte l’inesistente nei territori del fu Regno delle Due Sicilie.

E ad un amico carissimo dicevamo di essere felici della mozione di maggioranza del congresso di Venezia di Rifondazione, relazione in cui ci si era astenuti – finalmente! – da tale secolare ritualità (anzi ultrasecolare, visto che i prodromi erano nelle conclusioni della relazione Massari, vero capolavoro storico-politico-culturale ovvero tappeto preparatorio della famigerata Legge Pica).

Poi ti arrivano le regionali e tutti riscoprono il Meridione d’Italia e rispolverano la questione delle questioni di questo strano paese: la questione meridionale. Quella che lo tiene unito e quella che rischia di farlo disintegrare, secondo il nostro modesto parere, le avvisaglie ci sono tutte.

Torniamo, però, al nostro tema: le regionali e la vittoria del centrosinistra. Si stanno consumando fiumi di inchiostro sui giornali e di parole nelle varie tv per spiegare l’arcano.

Per gli aspetti economici vi invitiamo a leggere l’intervento di Zitara, noi vogliamo qui limitarci a scrivere della riforma federale, l’argomento principe utilizzato come spauracchio dalle opposizioni per smuovere l’elettorato e convincerlo a buttar giù il berlusca. Soprattutto al Sud, ma non solo, viste le bordate sparate da grandi opinionisti sui maggiori quotidiani all’indomani delle votazioni alle camere sulla cosiddetta devolution.

Una riforma che a detta di autorevoli pareri non governativi correggerebbe alcuni eccessi, confusioni ed errori1 presenti nella riforma del centro sinistra – quella del Titolo V varata in chiusura della precedente legislatura a strettissima maggioranza – e non devolverebbe in realtà poteri che le regioni non abbiano già. Usiamo il condizionale perché a questo punto può accadere di tutto – finanche un ulteriore pastrocchio federalistico sempre ‘a favore del Sud’ ovvero a favore di quei politici legati al governo che temono un disastro elettorale anche alle politiche2.

Il centrosinistra gongola sui dati elettorali3 illudendosi di avere avuto una cambiale in bianco dalle regioni meridionali per la sua battaglia contro la riforma federale, utilizzata come una vera e propria clava per stroncare definitivamente la illusione berlusconiana di un nuovo Mezzogiorno, dove lo sbandieramento di grandi opere (la Salerno-Reggio Calabria) e di grandi progetti (il ponte sullo stretto di Messina) aveva generato grandi entusiasmi.

Si sa, si dice che i meridionali siano facili all’entusiasmo.

Forse oggi molti si illudono che il centrosinistra sia in grado di riportare all’indietro l’orologio della storia, a riportarli al tempo in cui una pensione di qua, un contributino a fondo perduto di là, magari qualche cattedrale nel deserto come contorno succulento4, riuscivano a fornire un sostegno alla domanda alle merci prodotte al nord e ad incanalare la protesta di chi aveva poco o nulla. Così tutti vivevano felici e contenti, o quasi, e in tanti emigravano5.

Quello che vogliamo dire, per tornare al nostro argomento è che si è condotta una battaglia elettorale contro un passaggio di compiti alle regioni già avvenuto a partire dal 1998.

Facciamo un elenco assolutamente esemplificativo (nel senso che omettiamo di indicare tutta una serie di leggi e provvedimenti approvati tra il 1997 e il 2000 che secondo alcuni hanno innestato indirettamente delle modifiche costituzionali) delle principali innovazioni legislative degli ultimi anni:

Completiamo queste poche righe riportando, per correttezza, la preoccupazione principale di chi avversa la devolution: con essa si affermerebbe il principio della competenza legislativa esclusiva, in parole povere si passerebbe da un regionalismo concertato ad un regionalismo unilaterale.

Buona meditazione a tutti.

Zenone di Elea



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1 Dopo la riforma del Titolo V del 2001, ci sono stati centinaia di ricorsi e di pronunciamenti della Consulta su conflitti di attribuzione fra regioni e stato e fra stato e regioni.

2 E’ cronaca di questi giorni. I nodi stanno venendo al pettine, chi ha interessi elettorali forti nel Sud (UDC e AN) rialza la testa e vuol ridiscutere tutto, chi li ha al Nord (Lega Nord), minaccia di abbandonare il governo. Non sarà facile secondo il nostro parere trovare una sintesi e questo dovrebbe far riflettere anche i trionfalisti del centrosinistra. Domani toccherà a loro conciliare interessi che appaiono difficilmente conciliabili.

3 Undici regioni su tredici, i numeri non hanno bisogno di commenti. Qui vogliamo sottolineare la straordinaria affermazione di Bassolino in Campania, per certi aspetti incomprensibile e per altri spiegabilissimo, avendo il governatore fatto una battaglia personale contro il decreto 56 del 2000 e un’altra a favore di una banca meridionale – non è poco, bisogna dargliene atto

4 Chi crede ai luoghi comuni e alle favole sulla mancata industrializzazione del Sud, dovrebbe leggersi il libro di Luca Bussotti, («Studi sul Mezzogiorno repubblicano. Storia politica ed analisi sociologica», Rubbettino, pp. 304, € 16,00).

5 Da anni il flusso migratorio sud_nord è ripreso e non accenna a diminuire. Bene ha fatto D’Alema a contestare a Berlusconi l’abbandono del Sud da parte di migliaia di meridionali, ma per dovere di cronaca ricordiamo che si parla di 77 mila meridionali andati via nel 1998, 79 mila nel 1999, 72 mila nel 2000


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