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Strana proposta la nostra, quella di suggerire la lettura si un romanzo tra alcuni libri di storia! Non si tratta di un testo qualsiasi, "L'eredità della priora" di Carlo Alianello è un magistrale affresco storico la cui lettura fa venire in mente "Guerra e pace".

Meritava ben altro destino, ma in questo paese la latitudine di nascita a volte conta.

Cogliamo l'occasione per ringraziare Bartolomeo Di Monaco per averci autorizzato a pubblicare la sua recensione al testo di Alianello.

Se ne avete la possibilità visionate lo sceneggiato televisivo (con la bellissima colonna sonora di Eugenio Bennato)  e poi leggetevi il libro.

Non solo leggerete un ottimo romanzo, ma imparerete anche qualcosa della storia di questo paese.

[email protected] - 15 gennaio 2006
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L'eredità della priora

di Carlo Alianello

CAPITOLO PRIMO


Guardò l'uomo che gli sorrideva ammiccando. Alto, grosso, con due spalle troppo larghe e un torso troppo lungo; il viso una macchia rossa tagliata da una dentatura bianca, come la fessura d'un salvadenaio, all'insú.

"Toh!" disse, "Max" e involontariamente si dette una guardata attorno.

Era stato seduto fino allora comodo comodo davanti al Caffè d'Europa a Toledo e pareva che si contemplasse beato uomini, carrozze e donne che passavano, e invece no. Stava facendo i conti tra sé e sé perché le acque erano basse e le dita irrequiete avevano stanato dal fondo delle tasche solo poche monete spicciole, un carlino forse in tutto e non piú. Pensava che l'aver preso una cassata invece del caffè era stato un errore grosso; e se i soldi non gli fossero bastati? Erano due anni che mancava da Napoli e tante cose erano successe; prima con dieci grani ti consolavi con la migliore cassata, ma adesso? Con l'arrivo dei piemontesi, poi, tutti i prezzi erano saliti, per Dio. Che succede se ... ? Una scenata e un povero cristiano è fottuto. Gli avrebbero chiesto nome, cognome e... eppure era sicuro d'avere almeno un ducato in tasca, ma vattelappesca...

L'uomo raggiunse il tavolino con due sgambate: "Tu sei Gerardo, Gerardo Satriano, no?»

"Zitto!" disse il giovane e poi aggiunse in fretta: "Mettiti a sedere."

"Ah!" fece Max e lo guardava benevolmente. Poi si sedette e allungò le gambe a suo agio. "Dunque?"

"Mah!" disse Gerardo e la sua mano inguantata fece leggermente il segno di scansare un monte di dispiaceri. L'altro chinò il capo a significare che aveva inteso e si passò un dito sui baffi rossicci.. "Ho sete!» disse e si rigirò uíi poco a cercar con lo sguardo un cameriere.

Gerardo si chinò verso l'amico e gli chiese a voce bassa: "Corne stai a soldi?"

"Perché?" ribatté quello e levò il viso a guardarlo meravigliato.

"Perché io sto piombo," e Gerardo rise piano. "Non riesco a capire come mai... Mi sono accorto che sono uscito senza soldi. Succede. Per la consumazione ce li hai? Anche per me?»
"Per te?"

«A servirvi."

L'altro lo guardava fisso con gli occhi piccoli, chiari tra le ciglia color di paglia. «Non ti preoccupare," disse, "di nulla.» E calcò la voce sull'ultima parola.

Il cameriere veniva verso di loro ciondolando un poco.

«Birra,» ordinò Max, "uno sciop." Aspettò che quello se ne fosse andato, poi chiese: "Dunque che fai a NapolW'

Gerardo non rispose, ma lo guardava. Sorrise: "E tu?»


[...]

 


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La conquista del Sud

L'eredità 

della priora

Carlo Alianello


Feltrinelli, 1963

Osanna 1999







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