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Fonte:
Il Foglio - 22 giugno 2006 - pag 1

Sberleffi al mito

Salvemini, "le scempiaggini dei costituenti" e il contributo ai lavori di Oscar Luigi Scalfaro

La Costituzione bibbia civile? A suo modo sì. se è vero che "i principi fondamentali che sono sanciti nell'introduzione, e che possono sembrare vaghi e nebulosi, corrispondono a realtà ed esigenze di questo momento storico, che sono nello stesso tempo posizioni eterne e manifestano un anelito che unisce insieme le correnti democratiche degli immortali principi, quelle anteriori e cristiane del Sermone della Montagna e le più recenti del Manifesto dei Comunisti, nell'affermazione di qualcosa di comune e di superiore alle loro particolari aspirazioni".


Parola di Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 che per conto dell'Assemblea costituente elaborò il progetto della Carta. Il nocciolo di verità che è il cuore della mitologia patria, infatti, è tessuto di attitudini e pulsioni ben più prosaiche quanto non appaia nelle celebrazioni di sessant'anni dopo. E, soprattutto, di quanto m lascino intendere coloro che la Costituzione l’hanno messa al centro dell’abside nazionale e vogliono difenderla, elmo di Scipio in testa, dall'eresia berlusconian-bossiana.


La retorica costituzionale fa della carta del '48 un totem intoccabile, l'equivalente laico delle tavole che Dio consegnò a Mosè. Solo che. a differenza di quanto accade nel racconto biblico, la voce che fulminò l'azionista-costituente Piero Calamandrei veniva non dall'alto, ma da Est, come lui stesso testimoniò: "Vedete come nella Costituzione staliniana del 1936 tutto è preciso: quei diritti sociali affermati in quella  Costituzione trovano in ogni articolo, in un apposito comma la specifica indicazione dei mezzi pratici che ogni cittadino può sperimentare per ottenere la soddisfazione concreta di quei diritti... La Costituzione è il risultato di un compromesso politico. La politica è l'arte dei compromessi, delle transazioni: per ora, formule elastiche: e poi si vedrà chi tirerà di più".


Ne era convinto pure il presidente socialista dell'Assemblea costituente Giuseppe Saragat "II progetto che stiamo discutendo riflette sul piano giuridico un compromesso fra le forme tradizionali dell'economia privata e la forma nuova dell'economia collettiva". Pietro Nennì, ribadiva che "non si tratta tanto di assicurare il libero accesso a tutti alla proprietà, quanto di sottoporre la proprietà alla legge comune attraverso il collet-tivismo... Naturalmente siamo in enorme  ritardo in confronto alla Costituzione sovietica, dove l'idea del lavoro che assume la direzione della società è diventata un elemento positivo e concreto". Naturalmente.


"Un Himalaya di somaraggine"


Si capisce che ì padri della patria rotolino nella tomba, al pensiero di ciò che potrebbe accadere se il 25 giugno. Stalin non voglia vincessero i sì: l’aveva intuito il rischio, Palmiro Togliatti. che si chiedeva: "Ma vogliamo proprio fare dell'Italia uno stato federale, creando tanti piccoli stati che lotterebbero l'uno con l'altro per contenderei le risorse scarse del paese?".


II no alla devolution trasuda dalle parole di quei galantuomini. Parole che Gaetano Salvemini bollava come "le scempiaggini dei costituenti" perché "da quelle scempiaggini sta uscendo la Costituzione più scema che mai sia stata prodotta dai cretini in tutta la storia dell'umanità. Ti par poco farei un'idea di quell'Himalaya di somaraggini?".


Dato che "una assenza così totale di senso giuridico non si è mai vista in nessun paese del mondo", "i soli articoli che meriterebbero di essere approvati sono quelli che rendono possibile di emendare o prima o poi quel mostro di bestialità... Non c'è nulla da fare. Bisogna lasciare che la barca vada a mare come può, e bisogna mettersi a costruire un'altra barca".


E, va da sé. trovare operai migliori, dato che. scriveva su Controcorrente nell'aprile 1947, gli italiani "meritavano di meglio che un'Assemblea costituente formata in gran maggioranza da somari, scelti non dagli elettori ma dalle camorre centrali dei partiti così detti di massa. Meritavano di meglio che quel polpettone incoerente che sarà la Costituzione italiana".


Il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che oggi dirige il coro dei no, giura invece che la nostra è la meglio Costituzione che c'è. Lo dice lui che c'era, e che alla Costituente si fece notare giusto per alcuni emendamenti e interventi relativi alla carriera dei magistrati.






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