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Fonte:

Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai primi giorni del 1863 di Giacomo Margotti - pagg. 110-115

LA STRENNA DEGLI ITALIANISSIMI

AL BIMBO REGNO D'ITALIA

(Pubblicato li 20 e 21 dicembre 1861 )

(se vuoi, puoi scaricare l'articolo in formato ODT o PDF)


Si avvicinano i giorni, in cui soglionsi regalare le strenue ai bimbi, e i nostri Ministri e i nostri onorevoli Deputati ne preparano per le feste natalizie e pel capo d'anno una ricca e solenne ai neonato regno d'Italia. Ohi gli italianissimi non seno come quell'avaro di Rennes,

Qui trépassa le dernier jour de l'an

De peur de donner les étrennes.

Essi amano il bimbo regnetto, la pupilla dei loro occhi, l'opera delle loro nani, e vogliono che incominci bene il 1862, e per gennaio gli avranno regalai certa imposte, delle quali si può dire col padre Dante: e mai non furo sirenne o che fosser di piacere a queste eguali! »

Cinque disegni di nuove tasse vennero già presentili alla Camera elettiva dai ministro sopra le finanze, il conte Bastogi, e fin dal 17 dicembre s'incominciava la discussione del progetto di legge sulle tasse di registro. In quest'articolo noi diremo agli Italiani in che cosa consiste la strenna che loro preparano gli italianissimi. Saremo obbligati a scrivere qualche cifra, ma abbiano pazienza i lettori, e badino che oggidì i numeri sono più eloquenti delle parole.

Le cinque tasse che formano la strenna delli signori Bastogi e compagnia da darsi, fra giorni, al bambino regno d'Italia, si chiamano così:

1° Tasse di registro, che comprendono le tasse sugli atti civili e sui contratti, le tasse sugli atti e sulle decisioni giudiziarie, le tasse sulle successioni;

2° Tasse di bollo;

3° Tasse sui beai dei corpi morali di mano-morta;

4° Tasse sulle società commerciali;

5° Tasse sugli atti amministrativi.

II Piemonte, che da tanto tempo gode la libertà, per le cosi dette tasse di registro pagava ogni anno la bagattella di quattordici milioni e ottocento venticinque mila lire. Bastogi trovò che il basto di Gianduia era insopportabile, e colla sua nuova legge lo alleggerisce di un milione e 92$ mila lire. E noi,- Piemontesi, gridiamo: viva Bastogi! Ora veggano gli altri Italiani, se possano ripetere l'evviva.

E prima i Lombardi tiranneggiati dall'Austria. Per le così dette tasse di registro essi già pagavano cinque milioni e 338m. lire. Dopo la legge pagheranno otto milioni e 27m. lire. Piacciono loro questa ciambelle, questi mostazzini alla lombarda, per le feste di Natale?

I Toscani setto il despotismo del Granduca pagavano per le tasse di registro due milioni. Il grande, generoso e liberale Bastogi farà loro pagare iinvece cinque Milioni e 460m. lire. Saranno contenti i Toscani di questo prime pizzico di confetti, di queste paste amatè alla pratese?

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E i Parmensi? Ah! i Parmensi sotto quella ferocissima tiranna, ch'era la Duchessa reggente, pagavano per le tasse di registra L. 756,000. Ma il conte Bastogi fa sedere i cittadini di quel Ducato al banchetto delle nazioni, e aumenta l'imposta ad un milione e 433m. lire. Non sono cari questi diavolini e queste morlacche?

E le Romagne? E le Marche? E l'Umbria? Le Romagne dissanguate da preti non pagavano per le tasse di registro che un milione e 428,981 lire; e fra breve, per bontà del signor Bastogi, pagheranno tre milioni e 10m. lire. E le Marche e l'Umbria che, smunte come sopra, pagavano un milione e 345,700 lire, rigenerate dal signor Bastogi pagheranno invece quattro milioni e 43m. lire. Non sono soavi questi zuccherini, questi confortelli alla borgognona?

Finalmente Napoli e Sicilia sotto il bastone dei Borboni pagavano per le tasse di registro tre milioni e 412,750 lire; fra pochi giorni, benedette dal signor Bastogi e dalla sua maggioranza, pagheranno invece venticinque milioni e 800 mila lire. Non è generoso il sig. Conte? Non è abbondante la sua strenna? Non sono squisite queste boracciate e zeppoloni alla napoletana, e queste castagnolette alla maltese?

Insomma per questa sola imposta intitolata tassa di registro, l'Italia barbara, insieme col Piemonte libero, pagavano ventinove milioni; e l'Italia rigenerata pagherà sessantadue milioni, coll'aumento di trentadue milioni su di una sola imposta! Vivano i torroncini all'indiana, i pan turchi e i biscottini all'anacleta!

Passiamo, se vi piace, ad un'altra tassa, a quella che vien dopo, ed è intitolata tassa sul bollo, e ripetiamo l'analisi, valendoci delle cifre officiali somministrateci dallo stesso sig. Bastogi, che ha preparato la strenna agl'Italiani.

Le tasse, sul bollo aggravavano, il Piemonte rigenerato di cinque milioni 175,800 lire. Il conte Bastogi trovò che il povero Piemonte non era ancora bollato abbastanza, e nella sua immense bontà gli pose sul gallone ancora 234,200 lire, sicché noi Piemontesi pagheremo all'anno pel bollo L. 5,400,000. Mille grazie, signor Conte, militi grazie delle vostre crochignolette!

La Lombardia così infelice ed impoverita dall'aquila grifagna ohe “per meglio divorar due becchi porta”, non pagava pel bollo che due milioni e 740,000 lire. Ma ora bollata italianamente coll'impronta della libertà, pagherà tre milioni e 860,000 lire, e sentirà fluirà con un aumento di L. 636,600. Evviva i coriandoli della libertà e i croatini alla mamalucca!

II Granduca non avea bollato i Toscani che per 800,000 Uro, e l'eroico Bastogi sarà più largo verso i suoi compatrioti, bollandoli invece per due milioni e 160,000 lire coll'aumento di un milione e 860,000 lire. E questi sono i marzapani di Siena e i biscotti alla faentina!

Il ducato di Parma vedrà raddoppiarsi la sua tassa sul bollo, perché mentre non pesava sui suoi cittadini che per L. 300,000, ora il signor Baslogi ne vuole estrarne invece in cifra rotonda 600,000 lire. Godetevi, o Parmigiani, questi bericoccoli, questi baffi mandorlati e questi cornetti!

E qualche cosa di più pretende il Bastogi da quelle che egli chiama provincie modenesi giacchè prima non pagavano per tassa di bello che lire 300,000, e i sig. Bastogi ne vuoi cavare inveoe L. 720,000, e così un aumento di L. 420,000.

 Deliziosa questa stiacciata, non è vero? Care queste sbragatine!

E di più ancora vuole il Bastogi dalle Romagne: sotto il governo del Papa

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pagavano per tasse di bollo L. 500,000, laddove oggidì le aggrava di un milione e 260 mila lire, aumentando l'antica imposta di L. 760,000. Cotesti sì che sano veri confetti di Tivoli e torroni di Benevento!

E di più ancora dalle Marche e dall'Umbria esige il Bastogi, che prima della libertà pagavano per tasse di bollo appena L. 586,000, e fra breve pagheranno un milione e 680 mila lire col piccolo aumento di un milione e 94 mila lire. Buon prò vi facciano, o Umbri e Marchigiani, cotesti coriandoli del progresso, coteste bracciatelle alla ferrarese!

Finalmente anche gli abitanti del regno delle Due Sicilie avranno dai conte Bastogi il pan pepato. Imperocché essi nelle tenebre dell'ignoranza e negli orrori del dispotismo pagavano per tasse sul bollo due milioni e 863 mila lire, mentre a giorni pagheranno dieci milioni e 800 mila lire, coll'aumento di quasi otto milioni. Superbe queste cocuzze di Messina, queste nocchiate di Salerno, questi cannelloni di Siracusa!

Noi potremmo proseguire ad esaminare le altre tre imposte enumerando i berlingozzi e i pan di Pavia che il Bastogi regala all'Italia, ma per non riuscire soverchiamente lunghi, piglieremo insieme tutte cinque le imposte, Registro, Bollo, Manimorte, Società e Tasse amministrative.

Per tutte queste imposte il Piemonte pagava L. 21,277,800, e dopo i progetti Bastogi non pagherà che L. 20,040,700. Dunque Gianduia avrà un po' di sollievo, ed era tempo! Ma ciò che non paga Gianduia pagheranno i suoi compagni. Procuriamo di compitare uno specchietto di queste strenne, affinché gli Italiani possano metterselo sotto gli occhi, e farci sopra un po' di meditazione.


Provincie
Pagavano
Pagheranno
Lombardia L. 9,116,000 L. 12,517,050
Toscana » 2,800,000 » 7,946,000
Parma » 1,176,000 » 2,248,650
Modena » 945,000 » 2,676,600
Ramagne » 1,828,961 » 4,655,850
Marche ed Umbria » 2,320,700 » 6,358,100
Due Sicilie » 6,335,750 » 39,721,600

Per sole cinque imposte, che sono nulla in proporzione di quelle che hanno da venire, gli Italiani, sotto i loro rispettivi governi, pagavano quarantacinque milioni e 800,211 lire, e sotto le ali dell'intrepido signor Bastogi pagheranno invece novantasei milioni e 164,550 lire.

Di guisa chela strenna pel 1862 preparata dal signor Bastogi al bimbo regno d'Italia è una prima imposta di cinquanta milioni e 364,339 lire. Ah godi, o bimbo, godi di questo primo saggio! I banchieri non vogliono più imprestarci danaro, epperò è mestieri ricorrere alle strenne della libertà. Questa non ha mai dato ai popoli che imposte, e tu, o marmocchio regno d'Italia, tu vorresti altra cosa? Goditi questa strenna e preparati a goderne delle altre dello stesso genere. Bastogi te l'ha detto parlando alla Camera il 17 dicembre: «Chi vuole grandi imprese deve cominciare a raccogliere grandi mezzi, cioè sopportare grandi imposte» (Atti Uff. N°370, pagina 1432).

Capisci, o bimbo regno d'Italia? Capisci? GRANDI IMPOSTE. La Francia ha avuto Carte Magno, la Prussia Federico il Grande, la Chiesa il Magno Gregorio,

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è tu, o regno d'Italia, tu, povero bimbo, avrai grandi imposte. I tuoi uomini sono piccoli, le tue imprese meschine, il tuo sapere assai al disotto del necessario, microscopica la tua libertà, omeopatico il tuo progresso, nulla la tua indipendenza: una cosa sola sarà grande in te, o bambino regno d'Italia: Tu avrai grandi imposte. È questo il tu Marcellus eris, che ti dice il conte Bastogi.

Anzi questo caro conte ha annunciato alla Camera che bisogna dichiarare all'Europa che noi siamo concordi in tutto, e principalmente nell'addossarci grandi imposte. E sta sicuro, o bimbo regno d'Italia, sta sicuro che i ministri questa volta terranno la parola, e ti daranno le grandi imposte che ti promettono. Non ti daranno Rema, no, perché Dio la guarda; non ti daranno la Venezia no, perché l'Austria la custodisce; non ti renderanno Nizza, perché la Francia se la gode; non pacificheranno Napoli, non libereranno Bologna dai ladri, una cosa sola li daranno, o neonato regno d'Italia, ti daranno grandi imposte.

Ma che cosa dicono i Deputati? Che cosa fanno? Approvano ciò che Bastogi domanda? Conoscono lo stato delle nostre finanze, o votano alla cieca? Risponderemo domani a queste interrogazioni.

II.

Che cosa dicono i Deputati di cotesti disegni del ministro Bastogi, che vuoi regalare la strenna al neonato regno d'Italia, facendogli pagare in una volta sessanta milioni d'imposte? Con questa domanda noi chiudevamo l'articolo precedente. Ed eccoci ora a rispondere, citando alcune confessioni di Deputati, che leveremo dalla relazione ufficiale della tornata del 17 dicembre, in cui s'intavolò la discussione sulla tassa di registro.

II deputato Romano Giuseppe disse sottosopra che l'Italia era divorata dagl'italianissimi. Egli notò il prodigioso numero d'impiegati che abbiamo «numero che invece di diminuire aumenta tuttodì»; notò l'immenso stuolo d'impiegati messi in disponibilità, in aspettativa, in riposo, ecc., e governati da quelle mille foratole inventate della metafisica ministeriale, e che potrebbero ridursi ad una sola categoria, quella cioè d'innumerevole gente che depaupera le finanze dello Stato, e non presta ad esso alcun servizio(1)». E l'oratore soggiungeva:

«E vuoisi altresì por mente alle tante pensioni ai borbonici, ai martiri veri, ai martiri pretesi, al merito, al demerito. Fino a che tutte queste pensioni non iscompariscano, non saremo giammai al caso d'avere un bilancio, il quale presenti ai nostri contribuenti ed all'Europa l'idea d'una buona amministrazione finanziera. Né va infine taciuto, che nei nuovi bilanci si è introdotto l'abuso di certe spese di rappresentanza non mai conosciute per lo innanzi. Altre volte erano soltanto gli Ambasciatori ed i ministri quelli che avevano le spese di rappresentanza. Ora si danno spese di rappresentanza e di traslocamene agli officiali superiori ed anche agli ufficiali di secondo ordine; si danno spese di rappresentanza ad altri impiegati, il che sicuramente non conduce a stato florido le nostre finanze».

Vedete perché ci vogliono tanti danari? Perché tutti mangiano. E l'uno grida:

(1) Atti uff. 18 dicembre, N° 370, pag. 1431.


Viva l'Italia, e se ne ingoia un pezzo; e l'altro esclama: Fuori il barbaro! e da del dente nel bilancio; e questi predica: Vogliamo Roma, e s'insacca parecchie migliaia di lire, e quegli inneggia a Ricasoli e a Garibaldi, e si pappa un grasso stipendio, E poi allo stringere dei conti, sui bambina regno d'Italia piombano le strenne del ministro delle finanze che sono le imposte!

Il deputalo Romano Giuseppe piangeva sul nostro credito pubblico di molto degradato e scaduto: «Ed in vero, diceva egli, io non posso senza dolore osservare che laddove ai tempi della dittatura, tempi di un governo eccezionale, la rendita pubblica delle provincia meridionale valeva 90, adesso è ridotta miseramente a 70. Io non posso vedere senza dolore che, laddove il 3 per 0|0 dei consolidati inglesi corre al 90, laddove il 3 per 0|0 francese corre al 67, il nostro 5 per 0|0 è al disotto di quest'ultimo livello. Sappiano i banchieri d'Europa, che naturalmente sono diffidenti, la vera nostra posizione finanziaria, e la nettezza e la certezza della posizione ci concilieranno quella fiducia, la quale, è vano il dissimularcelo, nel momento attuale noi non godiamo, perché non abbiamo saputo inspirarla!».

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Benissimo detto! Gli italianissimi non godono fiducia perché non hanno saputo inspirarla. Ed ora vorrebbero acquistar credito coll'accrescere straordinariamente le imposte? Oh tengono mala via! Essi non faranno che imbrogliare sempre più la matassa. Il deputato Romano Giuseppe, che citeremo questa volta ancora, ha giustamente avvertito, parlando di Napoli; «Vorremo noi, 0 signori, nello Stato di confusione e di rovina, in cui la rivoluzione e la successiva condizione delle  cose hanno ridotto quelle provincia, nel momento in cui hanno acnora potuto fruire di alcuno dei benefizi della libertà, aggravarle ancora di nuove tasse, ed accrescere in esse il malcontento che sventuratamente vi regna? lo spero che no».

Il deputato De Blasiis invece la pensa tutto all'opposto. Egli dice: ― Fate pagare gli Italiani, e il più presto possibile. ― E! calcola quanto si perde se più si tarda ad applicare la strenna bastogiana! Questo djscorso del De Blasiis è curiosissimo. Uditelo:

II provento che, secondo le previsioni del signor Ministro di finanze avrà Io Stato dalle tasse contenute nella presente legge sul registro, sarà ai di là dei sessanta milioni, lo credo anzi che l'onorevole Ministro si sia prudentemente tenuto piuttosto al disotto che al disopra di ciò che veramente potrà produrre una simile imposta. Si badi adunque che si tratta di un'entrata di circa 20,000 lire al giorno, che entrerebbero nelle casse dello Stato con l'attuazione della presente legge.

«Ora, io spero che questa semplice osservazione varrà non solamente a farci respingere qualunque proposta di rigetto verso una legge di tanta importanza, non polo a farci rifiutare sospensione qualunque della medesima, ma varrà inoltre a rendere la nostra discussione tanto seria, tanto sobria, quanto si richiede per ritardare il meno possibile l'epoca, in cui una tale legge potrà essere in esecuzione; dappoiché ogni giorno che fosse inutilmente perduto in una discussione meno che sobria, meno che seria, porterebbe la perdita di 20, 000 franchi(1)».

(1) Atti uff. N° 370, pag 1432

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Dopo il De Blasiis parto il deputato Ricciardi, il quale ricordò come già si fosse regalata ai Napoletani una nuova imposta sotto il titolo di di decimo di guerra, il cui effetto è stato pessimo. Inoltre aggiunse che cotesta tassa di registro fu già introdotta nel regno di Napoli da Gioacchino Murat, ma poi abolita nel 1815 «quando ebbe luogo la ristaurazione di Casa Borbonica. E da ultimo conchiuse che il ministero, prima di aggravare le imposte, dovrebbe pensare alle economie, e non venirci fuori ad ogni momento con ispese nuove e spese maggiori ».

«Durante le interpellanze, osservava il signor Rrcciardi, si è parlato di queste spese maggiori, e l'onorevole signor Ministro non ha punto risposto; ed è questo un importantissimo capo, poiché, ripeto quello che ebbi l'onore di dire altra volta, noi camminiamo difilato alla bancarotta (Mormorio); e voler libera l'Italia mercé 300 o 400 mila soldati, ed aver le casse vuote, è certamente la massima delle assurdità (1) ».

E finalmente parlava il deputato Minervini, e pigliava le mosse dal lamentarsi che dopo l'imposta del decimo di guerra, votata quasi senza esame (notate bene queste parole!), si pensasse a regalare agl'Italiani nuove e gravissime tasse. «II dire: pagate (esclamava il sig. Minervini) è una cosa molto agevole, ma bisogna saperlo dire, sapere scegliere il momento ed i modi ». E l'oratore provava che questo non era il momento da mandare principalmente a Napoli le strenne del Bastogi. «Signori, questa tassa che voi andate a mettere è inopportuna fra un popolo contristato-dalla guerra civile». E più innanzi:

«Volere che un popolo perda la sua autonomia, che abbia il brigantaggio, che, dopo una prima tassa dovesse ancora in questo momento pagare la tassa che si propone, è tale inopportuna ed impolitica misura, da non parer vera, se non fosse oggetto dell'attuale discussione.

 «Signori, la logica dei fatti, che tanto può sulle masse, è cosa più grave delle utopie dei filosofi. Per imporre nuove tasse, e tutte ad una volta, e senza consultare e senza sapere le condizioni dei luoghi e delle persone, è, a parer mio, opera vuota; che il sopperire alla finanza con mezzi nè utili, né opportuni, nè politici, sia grave e pericoloso ed assurdo esperimento (3)» .

Tutte queste erano belle e buone ragioni non è vero? Belle e buone per gl'Italiani, ed anche pei rivoluzionari che non dovrebbero in questi momenti accrescere il malcontento. Ma la maggioranza della Camera è bastogiana, e vota col ministro delle finanze. Laonde checché dicessero alcuni Deputali in contrario, si decise di votare la tassa sul registro, e si prese il galoppo, egli onorevoli sono già all'art. 48. È vero che il disegno di legge consta di ben 110 articoli, ma ai voteranno a vapore, come già si è votata l'imposta del decimo di guerra, e pel 1°  bell'anno il bimbo regno d'Italia avrà certamente la strenna.

(1) Atti uff. N. 371, pag. U33.

(2) Id. N. 371, pag. 1436.







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