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ITALIANISMO
DI
LORD PALMERSTON
PER
MICHELE DESANGRO
DUCA DI CASACALENDA
FIRENZE 1863
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Alla lettura del discorso pronunziato nella tornata degli 8 Maggio; nell'onorevole consesso de' comuni dal chiarissimo Lord Palmerston, ho sentito impulsata la mia coscienza, e come Gentiluomo e come cittadino Napolitano, a rompere un silenzio che da tre anni io mi ero proposto alla vista della schifosa bozzima in cui la rivoluzione ha gettato la misera patria mia e l'Italia tutta e prendere la prima volta anch'io la penna per dichiarare con tutta lealtà e franchezza, a Voi o Lordi, che Palmerston o inganna se medesimo o segue a sorprendere con le sue parole i gabinetti d'Europa mentendo e travisando in modo i fatti da dare a divedere tutto il contrario di ciò che realmente esiste.

La felicità del reame di Napoli, ora PROVINCIE napoletane, le orridezze del passato regime, sono svolte con quel solito stile che da dodici anni si è posto in opra, per accasciare un edifìzio che il Diritto internazionale, la fiducia de' popoli, e la prosperità publica e privata avevano reso stabile e forte!

ITALIANISMO DI LORD PALMERSTON PER MICHELE DESANGRO

I poetici racconti di sevizie, di soprusi, di torture e non mancano ad essere gemme che adontano il ben noto stile del Nobile Lord, che sembra essersi dichiarato il propugnatore di coloro, che giornalmente calpestano, ogni diritto sia pubblico sia religioso, sia civile sia morale; ma ciò solamente per l'Italia, anzi più specialmente pel Regno di Napoli, e Sicilia, mentre è Egli stesso il Ministro del gabinetto di S. James che nel resto d'Europa il vero diritto delle corone propugna.

Ciò ben dichiara, e ci fa maggiormente convincere, che Egli o rapito in estasi all'enfatica parola di UNITA' ITALIANA, inganni se medesimo, o per sostenere questo beato sogno delle mille ed una notte, si adoperi a tutt'uomo a seguitare la politica commedia, che è però il


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tradimento e lo stato di violenze in cui popoli liberi si son gettati!

L'onorevole Lord non avendo un tema più favorevole di quello, che ha formato le continue elegie rivoltuose edite a Torino, del suo tenerissimo Poerio, ricomincia con la Storia di costui il suo discorso letto il dì 8 MAGGIO 1863, quando il disinganno ha in modo aperto gli occhi di tutti gli abitanti d'Italia, che oggi il Piemonte se alza un grido lo sentirà risuonare da Torino a Genova e là spezzarsi fremente, in faccia al grande scoglio della tirannide che usò nelle altre Città d'Italia! E non ricordandosi che Ferdinando II, è morto che Francesco II, è privo del Regno (materiale ma non morale) ricomincia a dire Poerio, infelice vittima del Governo borbonico.

Questo tema e troppo vecchio, Milord, e tutti ora ne sanno là bugiarda storia; e tanto vecchio quanto l'inno di Garibaldi diventato di tedio agli stessi dominatori Piemontesi che ne erano pazzamente idolatri specialmente quanto dovevano ripetere LE CASSE d'Italia son fatte per noi = Cose nuove, Milord, ma oggi non si può inventare, perché la maschera è caduta, e


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le cose da tutti si vedono nel loro vero aspetto!

Ma giacché si parla a forza di Poerio parliamone un poco.

POERIO è un nome, e nient'altro, un nome di cui se ne è fatto un MITO, per oltraggiare il Governo di Napoli, Chi sia questo vantato EROE da romanzo, questo novello prototipo del Dramma rivoltoso non vi è chi non sappia... oggi! e lo dimostrano i fatti parlanti che ce lo indicano, come un uomo nullo, un zero politico, la montagna gravida di un ridicolo topicino. La sua rinomanza è svanita in mezzo a'fatti della rivoluzione, e tutta Italia ha veduto quest'uomo che a forza Lord Palmerston all'eco della mandola lamentosa di Lord Glandeston, vuoi farci credere una celebrità, non essere che un meschino pagnottista dell'estrema destra che ha cambiato più volte livree, ora indossando quella del Conte di Cavour poi quella di Ricasoli poi quella del francesissimo italianissimo Rattazzi, e l'altra di D. Farini e indosserebbe quella del Beij di Tunisi o di Jannina se fosse co' galloni d'oro!

POERIO il martire, l'erudito, l'ingegno... etc. è divenuto una mummia di sale, lo è forse al


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vedere il turbine di fuoco che si prepara a mandare in ceneri il Parlamento di Torino?

II tempo dimostrò che mendace e bugiardo era quanto si disse di questo MARTIRE... e tutti lo videro uscire dalle prigioni buono e sano, a dispetto di Lord Palmerston, che lo voleva a forza, scarno, stecchito, e con i polsi infranti dalle catene!

E poi come semplice dimanda a Voi Nobile Milord Ministro del gabinetto della Regina Che fareste Voi se un bel giorno gli operai di Londra stanchi della tirannide aristocratica, o i popoli d' Manda che come ogni altro han diritto alla loro libertà ed indipendenza Nazionale, ed i Popoli delle Indie, che voi da un capo all'altro del mondo andaste a proteggere mettendo loro la museruola come alla tigre del deserto, tutti uniti alzassero il capo, a difesa di quei diritti che voi propugnaste in Italia e SPECIFICATAMENTE A NAPOLI che volete libera per forza? son certo che sugli operai, nell'Irlanda e nelle Indie, piantereste tante forche quanto sono i lumi del Palazzo di cristallo, e fareste impiccar centinaia e migliaia anche con macchina a vapore. Sono certo


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che sugli operai, ed in Irlanda ripetereste le scene di bombardamento più volte avvenute, e tutti i Gabinetti direbbero come han detto, BRAVO: perché dunque, ciò che per Voi é diritto per gli altri dev'essere un delitto? forse perché siete il più forte Milord?

Se Francesco II invece di avere un cuore angelico dava ordine a S. Elmo di tirare quattro buone cannonate, se avesse fallo impiccare Liborio Romano, Nunziante, Pianelli, Lanza, e per seconda fila tutti i capi de' comitati Piemontesi, Voi Milord, che state sempre col più forte avreste forse cambiato stile, ed avreste maledetto anche al Vostro svisceratissimo Poerio!!!

L'Italia e l'Europa oggi non ignora, che Poerio fu sleale avvegnacché avesse prima giurato fedeltà alla costituzione del 29 Gennaio 1848 ed alla dinastìa Regnante, e poi avesse tramato il 15 di Maggio per obbligare, Re Ferdinando a dare la Costituente per passare poi a detronizzarlo.

Giustamente, fu Egli quindi giudicato, e condannato con gli altri settarii alla pena di morte; ed a cui il RE TIRANNO, commutò in qualche anno di prigionia, e mano mano che il suo


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governo cangiavasi in quello di Negazione di Dio, dava la libertà a qualcuno di questi poveri innocenti, che preparavano a Londra ed a Torino, pel nostro Paese quest'era di persecuzione e di morte.

La colpa di Ferdinando II, fu il buon cuore; poiché se Poerio, Spaventa, Conforti etc. etc. avessero lasciato il capo alla guigliottina,(come fareste Voi Milord a chi attentasse costà al Governo della Regina) né Francesco II sarebbe a Roma, né il Piemonte avrebbe commesso un atto nequissimo, ne Voi avreste avuto argomento, d'intrattenere poeticamente il Nobile consesso de9 Comuni, che pure sanno la Storia sventurata di sangue perpetrata da tre anni in qua, Napoli ed il suo popolo, non fece rivoluzione, non fé plebiscito... la prima fu compiuta da una svergognata camorra di giovinastri ingannati, trascinati adescati, da quella razza di vipere che si appellavano martiri, e che piombarono avidi, rapaci, affamati, ingordi, turbolenti, feroci ladri ad assassinare la povera Napoli rimasta stupefalla al succedersi rapido di fatti cotanto inaspettati!


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Egli è un fatto pur troppo sventuratamente da noi medesimi provato, che la rivoluzione stabilita e guidata dal gabinetto di Torino, incoata dall'Imperatore de' Francesi a Solferino e Afaggenta, sostenuta dalle mene mazziniane de' comitati residenti in Inghilterra, e compiuta dall'alto tradimento de' Ministri e comandanti del Napoletano, che venduti alla setta per oro, manomettevano il proprio Re ed il proprio paese; dopo che successe la inqualificabile invasione Piemontese, che ogni ragione di pubblico ed internazionale diritto calpestando, chiaramente addimostrava chi fosse il motore di tante sciempiaggini, si die forsennatamente ad aprire la prima pagina di quella serie mostruosa di delitti, d'infamia, di soprusi, di furti, che forse neanche nel 1789, e nel 1793 si videro nelle rivoltare d'Europa!

E gli avanzi onorati dell'armata Napoletana, furono i primi a soffrire dell'immorale risultato, della slealtà de' novelli dominatori, e fu allora che, per la prima volta si son vedutele convenzioni di guerra, e le capitolazioni manomesse, non eseguite. Degli Uffiziali capitolati in Capua ed in Gaeta molti furono deportati su isole, altri


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trascinati fra gli urli di una camorra organizzata da un Liborio Romano, schiaffeggiati insultati e percossi con mille sevizie, e gettati poi in prigione, di dove ancora invano, levano la voce a riavere la libertà.

L'armata piemontese pigliava la dittatura del Regno, ed i stati maggiori de' suoi generali eran pieni di disertori della nostra truppa, non si riconoscevano i gradi guadagnati da nostri prodi sul campo, ed a vilipenderli pretendevasi che tutti dovessero servire all'Armata d'Italia alla di cui guida sono i generali Nunziante e Pianelli, nelle cui fila continuamente vedonsi innalzarsi in gradi maggiori chi altro merito non abbia che il tradimento o la diserzione. Il resto degli Uffiziali, che ritenendo in cor suo, la fede giurata al leggittimo Re non volle prender servizio, fu obbligato ad emigrare, soprafatto dal mezzo illegale, di cui può servirsi un governo illegalissimo, dalla legge di piazza, il cui organizzatore è un Pangrazii surto dalla più vile canaglia, e decorato per tali meriti dalla Croce di S. Maurizio e Lazzaro. Povera Napoli, sede di teste coronate» ridotta ad essere ludibrio di un dispensatoli di


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biglietti teatrali. Ecco i prodigii de' nostri liberatori, de' rigeneratori d'Italia!!!

Milord. Quale era il delitto di questo esercito Risponda la milizia <i' Europa tutta. Contro chi essa combatteva sulle rive del Volturno e del Garigliano se non contro bande di ribelli? Era forse il Popolo Napolitano là su i campi di Capua, ovvero uomini mercenarii di tutte lingue e di tutte Nazioni, che non un fine d'onore ma per setta"rie vedute alzavano un brando omicida?

I popoli per lo più, per non dir sempre, sono come le onde del mare, che rigurgitano dove il vento le spinge.

Le sette avevano preso il di sopra allo spirito pubblico. Il grido: siam liberi, aveva trascinata la fervente gioventù. Una nuova bandiera sfolgorava agitata dagli affamati martiri, che sospiravano, non l'unità Italiana, ma il bottino degli erarii pubblici. Che doveva fare un Popolo inerme a cui si prometteva ricchezza, franchigie ed abolizione di tasse? seguì l'impulso delle grida; ma se domandavi chi è Garibaldi, che è l'Italia, rispondevano: diciamo come gli altri.

Non rispondono ora così i Popolani di


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Napoli, che maledicono alla rivoluzione ed alla sfrenata prepotenza del Piemonte, che regna ancora in Napoli, perché ha 100 mila baionette. Si ritiri la forza. Si lasci libera la voce del Popolo ed un grido sorgerà Viva Francesco II.

Le persecuzioni, col vantato subdolo plebiscito, invece di cessare si aumentarono smisuratamente, e non erano scorsi che pochi mesi dal fatto iniquo dell9 invasione Piemontese, che il regno di Napoli presentava il quadro più desolante della tirannide e dell'ingordigia de' rigeneratori. Le prigioni sopraccariche di detenuti, le isole di deportati, i forti riboccanti di sospetti, le finanze di Napoli, ricche sempre, impoverite ed indebitate, le imposte decuplicate, il commercio diminuito, la religione manomessa, deriso il culto, profanate le chiese, la stampa onesta o dal governo illegalmente oppressa, o impedita dalla forza di piazza che sotto gli occhi del Governo (francamente addimostratosi consenziente) i torchi infranse, gli scrittori perseguitò armata mano; lo spionaggio organizzato, le vendette private soddisfatte, le fucilazioni crescenti ogni giorno,


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tredici paesi bruciati, dopo aver sottoposto le popolazioni al sacco ed alla lieenza militare.

Questi sono i beneficii che il Piemonte arrecava al Reame di Napoli...

Il Nobile Lord questi fatti non ignora, e pure con una cinica freddezza, che fa a calci con la grandezza del cuore inglese, si fa lecito dire che tal trattamento sta bene, a popoli non educati* Perché dunque Milord se è lecito al Piemonte il far man bassa su popoli, si deve menare tanto rumore per la cattura di Poerio, sleale, fedìfrago, settario, e insidiatore contro la pace e l'ordine d'un Reame?

Lord Palmerston non avendo altro mezzo per sostenere la sua tesi carissima, sfoga un odio, che ben si vede non partire da base politica contro la Dinastia Borbonica, e contro lo sventurato rappresentante di Essa, oggi esule in Roma. Ciò sia lecito dirlo a chi nell'anima sente veri principii di quello spirito cavalleresco che è stato sempre la base, del cittadino inglese. Lord Palmerston con i suoi 80 anni trascinato dalla violente corrente dello spirito di parte e di detestazioni private contro Ferdinando II, scende al


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la contumelia, che se è dispregievole in bocca ad un semplice cittadino, addiviene delitto, contro ogni principio di morale politica se viene pronunziata da un rappresentante di un Governo! È egli possibile negarsi che la Dinastia Borbonica fu quella che del Reame di Napoli, il quale come una prostituta era passata di mano in mano a mille dominatori stranieri, avesse costituito Regno indipendente? Da quanti anni in qua quel Reame si rese ricco, forte, florido, ed eminentemente commerciale se non sotto questa Dinastìa? Se ne togli gli sforzi fatti più volte da un pugno di settarii, vi è stato Regno che come quello di Napoli, avesse meglio goduto de' benefìci effetti delle leggi, tendenti sempre, al ben essere ed all'immegliamento morale e civile de' Popoli?

Che mancava a Napoli? Nulla; ma era troppo ricca preda.... e la rivoluzione venne a squanquassarla non perché volesse l'Italia una.... nò... giacché né Napoleone III, né Lord Palmerston la vogliano, perché l'uno diffida dell'altro... ma per lontane vedute, e chi sa per non dividersi il bottino, e rimanere il Piemonte, come il ladro che ruba per la comitiva.


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Da Carlo III a Francesco II, non corse un secolo, e Napoli gareggiò con le prime Capitali d'Europa. Si dia oggi uno sguardo a questa bella città, dove sembra che Dio avesse versato tutto il bello della creazione, e non vedrai quella vita quella gloria, quell'anima tutta propria d'un popolo generato sulla terra de' Vulcani, ma la miseria, il terrore, il lutto, l'esecrazione, il libertinaggio, il cannone, la forza di piazza ed il fucile. Ed in ciò si compendiano le parole unitàr eguaglianza, indipendenza, scritte sulla bandiera de' rivoltosi. L'unità significava l'espoliare i Re, legittimi, eguaglianza impossessarsi delle loro opime spoglie, indipendenza darsi in preda al più nefando libertinaggio.

Noi non tessiamo romanzi o fantastiche elegie, noi non deploriamo un Poerio, ma nove milioni d'abitanti spogliati del loro Re, della loro autonomia, della loro storia, della loro ricchezza!

Francesco II salito al trono per la morte prematura del suo genitore cominciò ad incoare un'era gloriosa, che avrebbe viemaggiormente prosperato il Suo Reame e nel lato fisico, e nel lato morale! Suo primo pensiero fu di chiamare


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al sommo dei potere il Principe di Satriano, il cui nome, e per principii politici, e per scienza abitare meritò laudi da tutta Europa. Ed è sua la, colpa, se questi altro non volle fare nella sua gestione che proclami sulle serotine inondazioni, e sciogliere i valorosi reggimenti svizzeri ancor vergini dal cancro della setta?

Satriano, che nel 48 con poche forse, soffocava l'insurrezione di Sicilia, nel 60 si limitava a dettare: piani non eseguibili, ed a fuggire poi nell'estero; mentre il suo Sovrano da eroe disputava l'ultimo baluardo della monarchia all'invasore e sleale suo congiunto.

La storia imparziale deciderà quale epiteto ad esso convenga, noi non diciamo avvegnaché il cuore ci sanguinasse al ricordo di fatti vergognosi consumati da uomini a cui il Re ed il paese loro: sorti avevano confidate!

Segue il Nobile Lord il suo discorso avventandosi contro il Governo Imperiale di Francia accusandolo di proteggere segretamente il Re 4i Napoli, e permettere che l'uniforme francese s'immischiasse, in quell'accozzaglia di sfaccendati che un comitato permanente di 200 persone arruola


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per gittare il malcontento nel Napoletano.

Noi non sappiamo se quest'accusa il Nobile Lord la dia in buona fede; perché adusati sempre a dubitare delle parole ministeriali siamo ammaestrati da fatti succedutesi.

Ma posto che questa volta il Nobile Lord parlasse da senno, è duopo rispondere.

Io che scrivo, non appartengo a sfere ministeriali, per cui non stretto da vincoli Diplomatici posso esporre francamente le mie idee senza dar loro un valore officiale, ma però un valore storico perché non da quisquilie ideali partissero, sibbene sempre da fatti, che ricordo a Lord Palmerston, il quale mostra di averli obliali interamente, eppure non. son decorsi tre anni ohe si son compiuti.

È vero, l'imperatore de' Francesi, o per meglio dire il Terzo Bonaparte, (i di cui sentimenti la Francia non divise, e prove pubbliche per la stampa ne diede) protesse il nostro legittimo Sovrano da Napoli a Gaeta, da Gaeta a Roma e segue a proteggerlo.

Eccone le pruove! Brennier a Napoli, l'ammiraglio al Garigliano ed a Gaeta, Lavalette a Roma!!!


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Brennier a Napoli, la cui casa era il centro, la riunione, il rimestolamento di tutti i settarii, che si nascondevano, e cospiravano sotto l'egida di quella bandiera! Brennier che garantiva il continente, e faceva mettere in vigore; tanto a proposito la costituzione del 48.

L'ammiraglio, che promettendo, guardar la via di mare, impediva si fortificassero le foci e le spiaggie del Garigliano, ed abbandonava quelle acque di notte, a Navi piemontesi che avvicinatosi senza tema, bombardavono quelle pianure ove era accampata, la regia truppa, ed obbligava quella, levare di colà il Campo; L'ammiraglio a Gaeta, che difendeva quel blocco, ed ancorato restava, innanzi le Batterie della Piazza fino a che Cialdini potè compiere le opere di attacco, ed allora ritiravasi dichiarando, tale essere l'ordine dell'augusto imperante.

Lavalette a Roma, che nìun mezzo a lasciato intentato per obbligare lo emigrato Re ad abbandonare Roma senza mai uscire di usare altri mezzi che la Storia di questa epoca sleale, dichiarerà.

Questi sono i beni che ci ha fatto Luigi Napoleone, non mai dimentico de' patti di Plombière.


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Che se l'imperiale Governo volesse proteggere, la pace Europea calpestando in Italia l'idra della Rivoluzione, che già estende le sua branca nell'oriente, e Dio sa... se non minacci l'istessa Parigi; Vittorio Emmànuele non avrebbe detto nel suo discorso pronunziato il 25 Maggio alla apertura del parlamento, parlando delle reazioni che avvengono nel Reame di Napoli.

«La franerà riconosce la opportunità d'accordi militari a tal fine ed è pronta a stabilirli con Noi» Avrebbe ricordato che questo è un intervento!!!

Ma a che gioverebbe parlare di trattati. i. se oggi coloro stessi che li soscrivono, li lacerano violentemente?

Ma ove mai un miracolo permettesse esservi qualche cosa di vero nell'asserto del Nobile Lord, può desso perciò muoverne lagnanze al Governo Imperiale? Non protegge Egli a Londra il Comitato generale della rivoluzione cosmopolita, e non da spesso al suo Capo Mazzini uniformi inglesi per celarlo e proteggerlo ove egli voglia recarsi? E non è questo comitato, da cui' emana tutto ciò che siavi di disordini, e di rivoluzioni


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in Europa, quello stesso che spedisce gli Orsini, e suoi compagni? e di cui il Nobile Lord se ne fa il difensore?

Milord, Napoleone III educato nella vostra Inghilterra nell'arte politica, vi vince in astuzia! Napoli e la sua mira come Nizza e Savoia furono il cambio della Lombardia.

Milord, un piede di Bonaparte negli abbruzzi resterebbe come e restato a Roma ed a Civitavecchia, dove (per la legge del non intervento) forma campi trincerati; quei Campi non servono ne per arrestare i reazionarii, né per tenere a freno il voluto Garibaldi, che il gabinetto delle Touilleries fa improvvisare, apparire, e sparire, rinascere, e ferire ad Aspromonte come meglio la necessità lo richiede; Luigi Napoleone alleato e protettore del Regno d'Italia, difensore di Roma, dove egli ha imprigionato il Papa è padrone del Mediterraneo, e dell'adriatico; e quanto gli piacesse tiene a sua disposizione i porti di Sicilia, di Napoli, di Brindisi di Civitavecchia e di Ancona!

Milord, non accusate di reazionario Luigi Bonaparte, egli non fomenta la reazione ma la


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vede con piacere, per prestare il suo solito aiuto all'alleato di Sardegna!

Milord, Voi maestro supremo in politica, ben vedete lo stato d'Europa. I fatti d'Italia, di Grecia e di Polonia si son succeduti, questo è un fuoco che si è acceso ne' due poli dell'Europa; Guai, se invece di piangere Poerio, deputato al Parlamento di Torino, non pensate a smorzarlo; il centro non rimarrebbe certamente illeso, e ben sapete che chi accende la mina, raramente può scampare la vita.

Aggiunge l'onorevole Milord che chi assicuri e sostenga che la maggioranza de Popoli nel Napoletano sieno nello scontentamento, s'inganna, e non conosce quei Popoli.

S'inganna il Nobile Milord, e totalmente i rapporti che Egli à dal gabinetto di Torino o da qualche personaggio che di tanto in tanto spedisce sono certamente falsi ed in esatti, come sono inesatti e falsi quelli che riceve dal suo agente in Roma il quale ripete la commedia che i suoi colleghi fecero a Messina, a Palermo, ed a Napoli; ne può essere altrimenti avvegnacchè Torino quantunque ormai corpo cangrenato non può mostrare il cangro che gli rode le ossa.


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I rappresentanti inglesi sono subitamente telegrafati a Napoli ed appena giunti accolti, festeggiati dalle autorità Piemontesi, e da s. Arpino o da Crewen che non gli lascian tempo d'immetterai nei basso del Popolo, franqezzp alla Classe operaja, e civile. Se ciò facessero girando tutte le provincie di quell'infelice Reame, ed interrogando la pubblica opinione e lo spirito de' Popoli, si avvedrebbero o per dir meglio converrebbero, giacché Lord Palmerston non l'ignora, che non la maggioranza ma undici dodicesimi sono per la causa della leggittimità, e che son frenati dal cannone, dalla forza, dalle carceri, dalle fucilazioni... del Piemonte e... da' pugnoli della setta.

Dicemmo il Nobile Milord, non ignorare tai fatti, poiché scientamente sapessimo che alcuni di questi segreti indagatori, venuti a Napoli si accertarono delle vere cose che colà successero, ed il vero riferirono non sorpresi dal solito bastardume che strisciandosi sotto i piedi del potente, ogni ragione di diritto e di verità mentisce, per libidine smodata di quell'ombra di potere che lo scaltro Piemonte loro accorda, come sì accorda un osso all'affamato cane.


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Perché Lord Palmerston non ascoltava i rapporti de' Nobil Hennessy e Bowijér i quali le prigioni1 rigurgitanti e schifose visitarono, in cui onesta gente, per semplice sospetto fu chiusa, lo spiritò pubblicò addimandarono fra la plebe più infima, essi stessi avvertendo quanto svergognata infamia, si fosse usata in un plebiscito, dove non la volontà ma la forza ed il pugnale della camorra obbligava 11 cittadino ad acconsentire?

Da ciò chiaramente vedasi che odio parziale non sentimento politico guidi Lord Palmerston, poiché sarebbero bastate queste testimonianze di leali cavalieri Inglesi per farlo avvertito una volta, che Egli o s'inganna, o inganna l'Europa civile. E poi se questa maggioranza non vi fosse, come si manterrebbero vive le reazioni con i proclami di Cialdini di La Marmora di Fummel e ai altri Neroni della civilizzazione?

Come sarebbe possibile che questa gente nelle campagne vive non mancando di pane, e di vestili, se non avesse amiche le popolazioni?

Ed in fine, questi pochi sfaccendati, bastano à tenere in soggezione un corpo d'armata di Centomila uomini, oltre una Guardia Nazionale,


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e le compagnie di Volontari non solo, ma a forzare il Re Galantuomo (??) ad implorare il Soccorso del magnanimo alleato?

Bisogna dirsi o che sia esorbitante il numero di legittimisti armati che Egli sappia, che le intere Popolazioni non attendono che un momento per rivendicare i loro diritti e cantare sopra altro tuono = fuori lo straniero, giacché il Piemonte non è che là Croazia della nostra Italia. Il Gabinetto di Torino si veda imponente a frenare un movimento che gli mugge, minaccioso sul capo!

Chiude il suo discorso il Nobile Lord dicendo avere speranze ingannarsi quel falso profeta di Oratore che assicurava non poter continuare in Italia il presente stato di cose, è che bisogno richieda di ritornarsi a' Governi che là reggevano prima del 1859 e con ciò non contento della vendetta soddisfatta contro l'erede di Perdonando II ha la bassezza d'insultare migliaia di Nobili Signori, di Uffiziali e di civili, che per amore del loro amato sovrano abbandonarono le proprie case per dividere seco lui i dolori dell'esilio! ed esclama trovarsi con questo


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sventurato Principe, non altri, che quelli i quali finiti avevano di menare innanzi la loro spudorata esistenza.

Milord, a chi si riferiscono queste parole che superbe in bocca di un ministro sarebbero impudenti in quella d' un Gentiluomo? Parla forse de' Generali Duca di Sangro, Duca di San Vitto, del prode Negri e di Traversa, l'uno morto sul Campo di Battaglia, tutti nelle rovine di Gaeta?

Parla forse del Conte Statella di Cassero, del Tenente Generale Vial, del Principe di Ruffano, o del Giovane Conte de La Tour morti nell'esilio benedicendo al loro Sovrano? 0 parla del Marchese Ulloa eminente magistrato, che chiamato al Ministero dal Suo Re nel momento di lasciar Napoli, tutto sagrificava, non ignaro al certo di quanto dovea succedere, dopo la eroica ultima resistenza, e che tutt'ora divide le pene del bando che volontario si è imposto al fianco del Sovrano?

É egli mai l'uomo della spudorata esistenza, quel Duca di Maddaloni, rappresentante, di una delle più antiche famiglie, del Regno


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quanto nei parlamento di Torino alzava la voce per difendere i diritti del conculcato suo Paese?

Milord, se vi dissero che pochi spudorati seguirono Re Francesco II, s'ingannarono, e voi stesso vivete nell'inganno. Mettere qui tutti i nomi di essi è impossibile ma non posso tacere i pur troppo conosciuti nomi del Duca di Caianiello, del Duca di Popoli, del Conte di Camoldoli, che arrestati eran costretti ali9 esilio e di altre migliaia tra cui giovani valentissimi per ingegno, le cui penne fecero impallidire i proconsoli di Napoli...!

Milord, lo spirito di parte confessatelo pure, vi ha da qualche tempo. in qua fatto trascendere in bassezze tali che mal si addicano ad un rappresentante del Trono della Regina. Di ciò ne è convenuto forse buona parte di quei nobilissimi Lordi che vi ascoltano frementi per l'onore inglesi che Voi ledete Milord.... la politica oggi non è un mistero, la vostra astuzia non è più un segreto. Le rivoluzioni ci hanno in modo addottrinati, che la politica è addivenuta scienza come tutte le altre, non più serbata alle casti Ministeriali, come quelle erano il segreto delle casti sacerdotali di Egitto e di Grecia.


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Noi pure Milord, fiduciosi nel nostro diritto abbiamo, la ferma convinzione di veder distrutto, quanto con i mezzi più vergognosi siasi fatto nell'infelice Italia nostra; il domani chi sa... forse non è lontano, solamente ci duole, che i vostri Ottanta e più anni, potrebbero, non permanervi di vedere questo domani, in cui il diritto, risplenderà, e gli ippocriti della rivoluzione, saranno schiacciati, stritolati, sotto il peso della Giustizia delle Nazioni, e de' Re legittimi.


RdS, 7 ottobre 2008 – http://www.eleaml.org












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