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Pubblichiamo una serie di interventi scritti da "SalvatorRosa" (alias Gennaro ) - nel forum di Terra e Libertà - su un tema poco conosciuto, la storia dell'arte meridionale, una storia  spesso  ignorata o considerata minore dagli autori che vanno per la maggiore.

Una provocazione ulteriore, questa di SalvatorRosa, che spinge a guardare dentro la nostra storia senza paraocchi e senza pregiudizi.

Ringraziamo l'autore per averci autorizzato a pubblicare i suoi interventi e precisiamo che essi non sono stati rivisti dall'autore, il che si può facilmente verificare cercando gli  originali nell'archivio del forum sopra menzionato.

Buona lettura e tornate a trovarci.


[email protected] - 29 settembre 2005

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Riflessioni sulla storia dell'arte (Parte I)

di "SalvatorRosa"



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Inserito il  -  17 Giugno 2005  : 21:22:28 
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L'argomento dunque: desidero raccontare alcune mie considerazioni circa aspetti culturali relativi alle arti, che hanno fatto epoca in tutta Europa e che in Italia   (guarda caso) sono finite nei libri di storia dell'arte come "minori"



SalvatorRosa

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Inserito il  -  18 Giugno 2005  : 01:15:34  
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Parto da un presupposto:

La storia dell'arte pervenutaci, quella accettata come ufficiale è "storia di tendenza" o "storia poetica"che mischiata a fatti, più o meno, fondati e a un po' di filologia, dà l'illusione di una speciale forma di storia.

Questa cosa è determinata dal fatto che gli storici dell'arte sono mossi, fin dalle origini della S.d.A italiana, da troppo entusiasmo e fede di parte.Questi cominciano con la poesia e finiscono con l'allegazione avvocatesca.

Così , ormai, passa per storia una legenda che tende a dare rilievo a un fenomeno artistico e ad oscurarne, funzionalmente, uno culturalmente più fondato.

Questa è la sorte che hanno subito le personalità artistiche, individuali e collettive, meridionali, nella storia dell'arte postunitaria.

Questa condizione fa immediatamente comprendere che la disciplina "storia delle arti" ha subito, in un certo momento storicamente determinato, nel nostro paese, una piega avulsa alla storia propriamente detta.

La strada battuta dagli storici dell'arte postunitari, quella di una storia fondata su un giudizio di carattere filosofico - modalità interpretative che in Europa erano in disuso da un secolo e mezzo perchè insensatamente fondate su un presunto primato di tutto ciò che è antico - fu funzionale, in Italia, a giustificare la necessità di parlare in modo estesissimo di un Hayez (veneziano, attardato su certe modalità rappresentative preraffaellite, romantiche, ormai desuete)e mettere nella "citazione dei minori" un Palizzi che invece girava l'Europa ed aderiva, quale riconosciuto artista, alla scuola di FontaineBleu   (scuola fondamentale per intendere l'origine dell'arte post-romantica e contemporanea).

Detto ciò , aggiungo immediatamente che non ha senso,  in questa sede, parlare subito di una riforma revisionista -di una "nuova" storia dell'arte, consapevoli però che la storia non si riforma da sè .



SalvatorRosa

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Inserito il  -  18 Giugno 2005  : 13:51:35 
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Questo primo riferimento   (Hayez-Palizzi) ha, ovviamente, la funzione di esempio.

L'intenzione è quella di mettere in luce le omissioni e dare una modesta traccia per una futura riscrittura di una parte della storia delle arti.

Sicuramente, quando si elabora la materia storica, è inevitabile veder risorgere simpatie e antipatie, quindi è necessario uno sforzo di superamento dei personali limiti per veder affermata < < La storia sulle non storie> > 1

Nello specifico:la storia del pensiero e dell agire artistico sulle teorie dell'arte secondo la tendenza in atto, sublimatasi nell'opera di Longhi, Argan e successori.

La "filosofia", la "poesia" di cui la storia dell'arte è foderata, non fa altro che ignorare, in buona e   (spesso) in mala fede, i nessi culturali reali che esistono tra evoluzione delle arti, del pensiero filosofico, politico ed economico.

I "nostri" storici dell'A. interpretano dando luogo a una sorta di infondata classifica dove gli autori, sovente mediocri, adattabili a una teoria ideologica, diventano fondanti e viceversa; riducendo in pezzi l'organismo delle opere al fine di meglio ricostruirlo, secondo i loro principi, ai nostri occhi.

Tutto viene ridotto in un quadro, un ristretto e localizzato agire che comprende la totalità dei fatti dell'estetica come un romanzo.

1) B.Croce "teoria e storia della storiografia



SalvatorRosa

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Inserito il  -  18 Giugno 2005  : 14:01:06  
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[...]

E siccome le cose vanno argomentate, desidero parlare un po'di alcuni autori che non si trovano sui libri   (se non in due righe -quando va bene-) e mostrare che fondamenta avevano le loro poetiche artistiche.Se poi qualcuno, settntrionale magari, mi risponde portando argomenti che supportano la tesi di un maggior rilievo culturale di altri artisti,  coevi di quelli che tratterò , potrebbe nascere pure una polemica interessante.



SalvatorRosa

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Inserito il  -  18 Giugno 2005  : 14:18:26  
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Nei testi in uso mai si affrontano questioni legate ad un diretto riferimento, degli artisti, a fenomeni culturali che caratterizzano quell'epoca.

Si dice, cioè , il riferimento della fase significativa di Annibale Carracci   (tanto per fare un esempio) è la pittura sociale degli autori fiamminghi -punto-

E che stà , culturalmente, dietro alla pittura sociale   (definita spesso, maldestramente, "di genere") degli autori fiamminghi? La riforma protestante, e che ne sapeva Carracci della riforma protestante?Sicuramente qualcosa, ma poco.

Se invece mi riferissi ad un autore napoletano, (cronologicamente più tardo) come Salvator Rosa e mi chiedessi quale sia il suo presupposto culturale, senza sforzo vi leggerei il pensiero bruniano   (di Giordano Bruno) .

Ecco, questo procedere nei testi degli storici come Argan, sembra un dettaglio trascurabile.



SalvatorRosa

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Inserito il  -  19 Giugno 2005  : 14:49:05  
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Croce dice che: "Quanti non riescono ad innalzarsi alla schietta considerazione storica e si attardano su un'opera, su un personaggio, trasferiscono l'immortalità dello spirito universale allo spirito in una sua forma particolare, e non fanno altro che narrarci l'agonia e la morte delle cose".Questo, infatti, si verifica:"Dopo Firenze, dopo Michelangelo, Leonardo e Raffaello è una lenta inesorabile decadenza".Senza curarsi delle ricorrenti "rinascenze"susseguitesi fino ai giorni nostri, cioè , fino all'esaurimento degli stessi conteuti del concetto "arte" che è ormai realmente concluso   (come si concluse quello di "tecné " greco.

Poichè , dunque, gli storici dell'arte emettono sentenze, attribuiscono primati difficilmente dimostrabili, devono necessariamente far ricorso alla "teoria delle piccole cause" quali determinanti il valore.

Per "piccole cause", infatti, si riesce a trascurare che il '600 e il '700 napoletano sono fondanti per l'estetica e il pensiero dell'Europa romantica.



SalvatorRosa

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Inserito il  -  19 Giugno 2005  : 17:21:12 
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La teoria delle "piccole cause", attribuisce il merito di tutta un'epoca ad un singolo personaggio e la capacità di determinare l'estetica grazie a un episodio.

Esempio: la tragedia personale di Caravaggio avrebbe determinato il tenebrismo stilistico diffusosi un po' in tutta la penisola...

secondo questo criterio, gli storici dell'arte ribadiscono sempre l'attaccamento alla ottusa teoria del primato di Firenze prima e del Veneto poi, sopra ogni epoca; come se ciò fosse possibile!

Cadendo in una prammatica tendenziosa e apologetica.

Va allora detto che, per meglio comprendere questo antistoricismo, sarebbe opportuna una lettura storica che includa anche essi, che intenda,  finalmente, gli eventi della storia generale e delle storie speciali   (tra cui la storia dell'arte) , come assieme inscindibile,  dimodocchè ,  diverrebbe evidente che se un'epoca   (il'700) , un luogo   (Napoli) , genera uno che si chiama GianBattista Vico in filosofia; un movimento culturale di mole internazionale come può essere quello della riforma musicale, riforma capace di scardinare le consuetudini precedenti; non può poi essere irrilevante nelle arti visive e nell'erchitettura...ammenchè , questa teoria non sia funzionale a una "politica culturale", che per ragioni altre, deve assegnare il primato per non scontentare chi non ha voce in capitolo su altri fronti, ma deve pur contare qualcosa   (Firenze e il Veneto) .



SalvatorRosa

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Inserito il  -  20 Giugno 2005  : 15:10:28 
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Un fatto certo è che, all'indomani dell'unità savoiarda, a un Veneto che non aveva rilievo politico ed economico, bisognava almeno concedere un valore culturale che accontentava senza spesa.

Ma, mi ripeto, una STORIA dell'arte che sia tale, non può ignorare tutto il contesto culturale che connota le produzioni artistiche.Ciò che in essa è informazione storica può essere intesa solo se inquadrata comparatamente alla filosofia, all'economia e alla politica.



SalvatorRosa

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Inserito il  -  20 Giugno 2005  : 15:11:11  
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Un fatto certo è che, all'indomani dell'unità savoiarda, a un Veneto che non aveva rilievo politico ed economico, bisognava almeno concedere un valore culturale che accontentava senza spesa.

Ma, mi ripeto, una STORIA dell'arte che sia tale, non può ignorare tutto il contesto culturale che connota le produzioni artistiche.Ciò che in essa è informazione storica può essere intesa solo se inquadrata comparatamente alla filosofia, all'economia e alla politica.



SalvatorRosa

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Inserito il  -  20 Giugno 2005  : 16:41:41  
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La disciplina in oggetto è comunque, fondamentalmente, florentiocentrica, ovvero, tutto è fondato sul prima e il dopo rinascimento che più o meno ha influenzato tutto il territorio peninsulare.

Pur partendo dal presupposto dell'indiscusso valore del rinascimento fiorentino, va detto che, dopo la grande stagione del '500, il fermento cede ad un "furor melanconicus"che diventa melanconia e, infine, crisi vera e propria dovuta alla mancanza di parametri certi che prima si attingevano dalla filosofia.

Qui, lo storico italiano, si rifiuta di riconoscere il ramo vitale del processo artistico e ci propone la decadenza centro settentrionale.

Va detto che il tonalismo veneto è un bel fenomeno ma si ferma ai suoi quattro corifé i; se si procede oltre, però , non si può non notare che vi è una cessione al formalismo fine a sè stesso un gusto tutto rivolto alla decorazione e al tecnicismo e sfocerà , qualche secolo dopo, in quella modalità espressiva che è il vedutismo.

Questo seme non darà frutti e ci si ritroverà in un progressivo insterilimento, come dicevo,  dell'arte centro settentrionale che, progressivamente, sarà sempre più esclusa dalla scena artistica europea.


Il seicento italiano sarà un secolo fondato sulle individualità , senza che mai gli artisti riescano a riconoscersi in un mondo sociale, nei valori che, invece, sentono e ritraggono i fiamminghi.
Nonostante le intuizioni dei bolognesi   (Reni, i Carracci) , a conti fatti l'Accademia degli "Incamminati"sarà sopraffatta da ragioni di committenza che coincide sempre col tema sacro, rinunziando definitivamente alla ricerca sul sociale che pure aveva appassionato il giovane Annibale Carracci   (fin quando nella sua pittura c'era il riferimento sucitato ai fiamminghi) .



SalvatorRosa

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Inserito il  -  21 Giugno 2005  : 20:05:12  
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L'unico fermento della penisola riguarda la vivacissima Napoli, città in cui ha luogo una ricerca artistica letta, dagli storici francesi e inglesi, come un'anticipazione romantica.

Ma questo non era funzionale al quadro culturale impostato all'indomani del 1861.

L'annichilimento intellettuale e materiale era funzionale alla crescita della coscienza collettiva del neo stato e lo storico, l'intellettuale meridionale, coercizzato ad accettare il clinamen di un nuovo ordine.

Il nuovo stato affidò , per ragioni ovvie, la gestione dei vari settori alle città settentrionali -espansione industriale a Milano, marittima a Genova- e, per toranare a noi, il primato culturale a Firenze e Venezia, con tutti i vaneggiamenti sulla superiorità linguistica e storica.

Napoli dovette soccombere alla manovra necessaria di sradicamento di un apparato poderoso e secolare.



SalvatorRosa

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Inserito il  -  22 Giugno 2005  : 16:12:13  
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Il fermento artistico della Napoli seicentesca è della massima importanza nel processo di sviluppo dell'estetica europea, poichè fu riferimento per la poetica romantica.

L'orientamento napoletano, sviluppatosi nel XVII sec., è da considerarsi una sorta di "rinascenza introspettiva", atta a superare le paure determinate dalla perdita dell'antropocentrismo a seguito delle scoperte scientifiche di Copernico e Galileo.

La nostra rinascenza prenderà forma in linea con il fiorire di laboratori intellettuali teo-antroposofici che ne determineranno, quindi, l'estetica.

L'Estetica del XVII sec.non è , dunque, una filiazione dell'input caravaggesco; ad onor del vero, l'influenza c'è , ma in che termini?
Michelangelo Merisi soggiornò per un breve periodo a Napoli, prima di ripartire per la Sicilia e poi per Malta; nonostante la brevità della permanenza,  lasciò un'erdità di tre o quattro opere, di cui oggi si conserva solo il "Cristo alla colonna"   (esposto nelle sale del'600 a Capodimonte) e "Le sette opere di misericordia", conservato nelle sedi dell'archivio del "Banco di Napoli".
Le ragioni dello stile drammatico, nell'opera del Merisi, sono dettate dal grande tormento spirituale a seguito di un omicidio commesso dall'artista; qusto evento non fa che aggravare una personalità già complessa e pregna di quelle crisi post-rinascimentali da perdita di cognizioni certe.

-Penso che sia stato scioccante, per quegli uomini, scoprire di non essere affatto centro dell'universo e quindi, nemmeno centro dell'interesse di Dio.-

Anche i santi diventano persone in carne ed ossa, non figure trasfigurate, uomini come gli altri, benchè illuminati, che soffrono, cercano, si feriscono, si sporcano, muoiono.
Caravaggio muore nel dramma, dramma che avrebbe vissuto anche senza quella sua vicenda delittuosa.



SalvatorRosa

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Inserito il  -  22 Giugno 2005  : 21:53:28  
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Gli artisti che raccolsero la sua cifra stilistica furono colpiti dal modo in cui la crisi veniva espressa: attraverso una tenebra nella quale cercare gli spiragli di luce della conoscenza che determinano il progresso intellettivo e morale.

Questi autori napoletani apprezzano Merisi per l'uso dei cromatismi, molto relativamente per il piano formale, tant'è che la disposizione iconica quasi mai si riferisce a Caravaggio.

Dal punto di vista intellettuale, tematico, poi, sono molto distanti da quello in quanto protesi verso una ricerca di conoscenza che è sì tortuosa, nelle tenebre, ma la verità che a Caravaggio sembra sfuggire, quì è oggetto esistente, raggiungibile attraverso un percorso di conoscenza.

E' irrilevante, per questi artisti, l'apporto caravaggesco sotto l'aspetto intellettuale, fatto non da poco, poichè il tema filosofico su cui si fonda la poetica dei nostri è quanto di più rivoluzionario ci sia stato nel secolo decimosettimo,  precorrendo quelli che saranno poi gli orientamenti del romanticismo extra peninsulare; l'arte italica, infatti, si ritroverà , un secolo e mezzo dopo, luogo assolutamente indeterminante per quanto concerne "storia del pensiero" e dell'estetica ad esso correlata.



SalvatorRosa

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Inserito il  -  23 Giugno 2005  : 17:31:00  
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Perchè dunque "Rinascenza introspettiva"?

Il '600 è il momento di una profondissima crisi, si è detto: perdita dell'antropocentrismo, teorie meccaniciste cartesiane.

Da ciò il "dubbio atroce" che non sfiora le menti degli umanisti rinascimentali.

Il cartesianesimo sembrò una via infallibile che poco spazio lasciava alla metafisica, a tutto ciò che si sottraeva al metodo.

Con GianBattista Vico ha luogo la prima, e più importante delle prolusioni accademiche volte a rivalutare, polemizzando col predominio della critica cartesiana, l'apparato conoscitivo della topica e l'educazione alla fantasia e alla memoria, quali antidoti alla moderna frantumazione del sapere   (De nostris temporis studiorum ratione) .

L'opera, e tutto l'apparato di conoscenza che ne è alla base, scaturisce, per ceri versi,  da un'importante struttura di precedenti, al cui vertice si colloca il "De infinito universo et mondi" di Giordano Bruno   (che riconduce l'infinita molteplicità dell'universo alla originaria unità con l'essenza suprema, a sua volta critico col sistema aristotelico e tolemaico).

-Non esiste nel resto della penisola una scuola capace di produrre una linea di pensiero originale come quella di Vico e da Vico nasce lo studio razionale della storia, quella scienza nuova che altri non è s non la storiografia.



SalvatorRosa








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