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LA CIVILTĂ€ CATTOLICA

ANNO CINQUANTESIMOPRIMO

VOL. IX. DELLA SERIE DECIMASETTIMA

ROMA

DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE

Via di Ripetta 246

1900

III.

COSE ITALIANE

4. Processo dell’on. Palizzolo: deposizione del generai Mirri: perchĂ© fu ucciso il comm. Notarbartolo. 5. La paura della Maffia anche a Milano: il Palizzolo è massone.

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Luglio 2016

A Milano continua intanto a svolgersi il famoso processo dell’on. Palizzolo. Quanti scandali e scelleraggini vengono mai alla luce! Eppure cotesta luce non si farà mai del tutto, poiché troppi vi sono compromessi, i quali s’arrabattano per avvolgere ogni cosa nell’ombra del mistero. Tutta volta con meraviglia di tutti apparve nell’aula delle Assise a deporre, come teste, nullameno che il generale Mirri, ministro della guerra, il quale, essendo stato in Sicilia comandante del XII corpo d’armata e direttore della pubblica sicurezza, si trovava in caso di potere squarciare certi veli oscuri. Le sue deposizioni contro l’on. Palizzolo furono terribili, schiaccianti. Ma sovratutto fu grandissima l’impressione che destò per queste sue parole testuali, riferite nel verbale:

«L’istruttoria del processo fu fatta dalla magistratura colla massima negligenza e colla massima trascuratezza, anzi con colpevolezza. »

Dalle deposizioni del Mirri e di altri si può ora ricavare qual sia stata la cagione vera dell’assassinio del povero Notarbartolo. Questi, direttore del Banco di Sicilia, aveva mandato un rapporto riservatissimo al Ministro d’agricoltura, industria e commercio, nel quale si indicavano brogli e operazioni illegittime dovute al Palizzolo, consigliere del Banco stesso, spalleggiato da altri.

Pochi giorni dopo, in una riunione del Consiglio d’amministrazione del Banco, il Notarbartolo si sentì leggere, con sommo stupore, quel rapporto riservatissimo mandato al Ministro. Telegrafò a Roma.

Il Ministro non avea ricevuto nulla: il rapporto era bensì arrivato al ministero, ma era stato consegnato ad un funzionario, che non appartiene or più all’amministrazione, perché misteriosamente scomparso. Si fece anche il nome del trafugatore.

Poco dopo il povero Notarbartolo veniva soppresso, come il rapporto accusatore, vale a dire, veniva, per mandato, credesi, dell’on. Palizzolo, trucidato barbaramente in ferrovia dai tre sicarii, addetti alla maffia, Fontana, Cardio e Garufì. Ecco perché fu ucciso il comm. Notarbartolo. Commossa Palermo, dopo ben sett’anni, tributa ora alla sventurata vittima splendide onoranze.

Il 17 di questo mese un maestoso corteo di 30,000 persone, col gonfalone della città in capo, sfilò silenzioso tra due fìtte ali di popolo per le vie principali fino a piazza Castelnuovo, dove sopra un palco, vestito a lutto, spiccava il busto del Comm. Notarbartolo, circondato da corone di fiori.

Riguardo allo strano processo dell’on. Palizzolo, pel recente arresto del Fontana a Palermo e per l’interpellanza annunziata dall’on. De Felice sull’amministrazione della giustizia in Sicilia, è da notare che si dischiuderebbe ora un periodo più clamoroso e meno edificante di nuove rivelazioni e di nuovi scandali. Se non che la paura della terribile Maffia, come a Palermo, così pure a Milano, invade or fatalmente gli animi dei testimoni. Pare che costoro quasi tutti o abbiano perduta la memoria, o non sappiano più nulla, e, se non ispergiurano, tacciono inesorabilmente. Onde il ministero ha deliberato di affrettare le vacanze natalizie e di far sospendere il processo di Milano.

Qui ci si vede lo zampino della massoneria, perché l’on. Palizzolo, checché ne dica in contrario il sig. Ernesto Nathan, è un venerabile massone, un pezzo grosso, se non della massoneria italiana, certo della massoneria di Palermo, e probabilmente della Loggia chiamata «Grand’oriente dell’ordine di Menfi». E, per giunta alla derrata, il Palizzolo è pure grande Ufficiale della Corona d’Italia, nominato il 20 gennaio del 1898 da S. M. con proprio decreto. Che se si volesse anco ire più a fondo, si troverebbe senza dubbio, che tanto la Camorra, quanto la Maffia ed altre simili lordure, non sono altro che o vere società massoniche, com’era la famosa Carboneria, o almeno società di spirito massonico e settario. Quindi alla massoneria mette conto lo stendervi sopra un velo pietoso ad abbuiar tutto.



























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